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I veri tifosi, che non tifano la nazionale

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Colgo l’occasione della partita che la nazionale italiana ha avuto modo di rapinare in nottata, prendendo altresì spunto dalla sottile speranza di vittoria nipponica che mi sono scoperto a coltivare mentre assistevo allo scippo, per mettere nero su bianco una cosa che penso da un po’ ma non avevo mai avuto occasione di puntualizzare.
La Confederation Cup, com’è noto, non costituisce una competizione di primaria importanza: di qui, almeno in apparenza, la leggerezza con la quale un tifoso di calcio quale lo scrivente è a tutti gli effetti si concede di assistervi.
C’è da dire, tuttavia, che se a giocare fosse stata la Lazio, in un torneo per club analogamente poco rilevante, me la sarei goduta con una spensieratezza assai più contenuta: anzi, all’atto del furto finale mi sarei perfino alzato in piedi, avrei agitato, sia pure con una certa compostezza, un pugno in aria, e avrei aspettato il replay di tutti e sette i gol prima di tornarmene a dormire.
Del resto la storia, a volerla leggere per quella che è, parla chiaro: ho mandato giù la sconfitta ai rigori ai mondiali del 1994 senza troppi patemi, mentre se si fosse trattato di una finale di Coppa Italia con la Lazio in campo probabilmente mi sarei sentito male; così come ho accolto la vittoria, sempre ai rigori, ai mondiali del 2006 con una certa soddisfazione, ma senza produrmi in scomposte manifestazioni di esultanza come mi è accaduto di fare, a mero titolo esemplificativo, lo scorso 21 maggio.
Insomma, io la vedo così: il tifoso di calcio, se è un tifoso di calcio autentico, tifa sul serio quasi solo per la sua squadra di club. Si tratta di un tifo personale, intimo, a tratti addirittura onanistico. Guarda le partite importanti con lo stomaco chiuso, lo sguardo vitreo, in apnea. Vive la sconfitta come una dramma, e la vittoria più come la cessazione di una sofferenza che come una vera gioia.
La nazionale fa simpatia, per carità, ma è un’altra cosa. La si guarda insieme agli amici, scherzando e ridendo: quando si vince bella per tutti perché ci beviamo un altro bicchiere e quando si perde pazienza, ce ne beviamo un altro lo stesso e magari pure un pezzettino di quella lasagna che è avanzata, così mettiamo a tacere il languorino di mezzanotte.
I soli individui capaci di tifare davvero per la nazionale sono quelli che tutto l’anno se ne fregano.
Gli altri, quelli come me, fanno un po’ finta. Cercano di entrare nel personaggio, mimano esultanza o delusione, si producono in abbracci affettati e imprecazioni fasulle. Ma sotto sotto, mentre lo fanno, contano i giorni che mancano all’inizio del campionato.
Quando, finalmente, si ricomincerà a fare sul serio.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

18 Comments

  1. Io invece, faccio parte degli “sportivi”, che la vedono esattamente al contrario di te. Simpatizzo per l’Inter, ma ad esempio quel fatidico 5 maggio me lo ricordo, perchè la mia reazione fu di spegnere la radiolina e dire “vabbè, pazienza”. Ma ho più interesse nei campionati internazionali per nazioni, Confederations inclusa.

    Fantacalcio a parte, of course.

  2. il fantacalcio ha rovinato generazioni di tifosi “light” trasformando gente che teneva per una squadra per motivi blandi in appassionati di se stessi e delle squadre dei propri giocatori. Da blando juventino in gioventù, ho goduto come uno della curva sud l’anno che la Roma ha vinto lo scudetto perchè avevo in squadra Montella e Batistuta, e l’anno prima col Vicenza secondo in classifica a metà campionato, mi beavo di avere ben tre centrocampisti loro in squadra (e a volte pure titolari).
    Poi vabbè, l’interesse è scemato, però devo dire che se dà un lato il fantacalcio mi ha ammazzato il tifo per la squadra di club, dall’altro mi ha esposto maggiormente ai patemi della nazionale.

  3. tifo per la nazionale nello stesso modo in cui tifo per l’Inter (e la Confederations per me è alla stregua di una Coppa Italia: poco importante). Allo stesso modo tifavo per i miei giocatori di fantacalcio quando ancora c’era Tutto il calcio alla radio e le partite le facevano la domenica alle 15.00. Se nel derby segna un difensore del Milan, che però ho schierato a fantacalcio, vivo fortissimi contrasti che paralizzano le mie emozioni… il tifo è bello perché è vario 🙂

  4. Il calcio, come sempre, obnubila anche le menti più lucide 😀 , un po’ come quando il mio coinquilino, laziale e profondamente antifascista, arrivò a giustificare le apologie di fascismo di Di Canio e a lamentarsi del fatto che anche Lucarelli, invece, era impunito (quando la legge, giusta o sbagliata che sia, è inequivocabile al riguardo 😀 )

    Tornando più in tema, posso dirti che sono appassionato di calcio, senza essere tifoso di club. Mi piace guardare il calcio con l’occhio “tecnico”, cioè quello dell’addetto ai lavori. E, in riferimento a quello che dice Anmaneri, non gioco neanche a fantacalcio.
    Dire che tifo Roma è tanto: diciamo che, al massimo, sono un po’ più contento se fa un buon risultato. Una sua partita non mi cambia la giornata e la mia reazione ad un risultato oscilla tra una moderatissima soddisfazione (in caso di vittoria) ad un radicatissimo “vabbè, sticazzi” in caso di sconfitta (21 Maggio incluso).
    Per la nazionale, invece, provo qualcosa di vicino al tifo. M’appassiono, esulto ad un goal o ad una vittoria, e mi adombro un po’ davanti ad una brutta partita o ad una sconfitta (fermo restando che, spento il televisore, finisce lì).

    E’ vero, non sono un tifoso, ma non si può dire che io “me ne freghi”, anzi. E’ semplicemente un fatto di cultura sportiva. La mia, in particolare, deriva dal fatto di seguire anche altri sport, come ciclismo, rugby e pallamano, nonché dall’aver praticato due di questi a livello agonistico nell’adolescenza (ed è questo, probabilmente, ciò che mi ha abituato a perseguire l’occhio del tecnico, più che quello del tifoso).
    Scendendo ancora più nel profondo, posso dire che è parte del mio carattere, che mi porta a rifuggire (e, un po’, anche a “snobbare”) il tifo in tutti gli aspetti della vita: opinioni politiche mie e altrui, lavoro mio e altrui, calcetto/calciotto che pratico in maniera amatoriale.

    In conclusione! 😀 Magari sono un caso abbastanza raro ma, come vedi, faccio molta fatica a rientrare nelle tue categorie di pensiero in ambito tifo. 🙂

  5. Non sono d’accordo.
    Anzi la Nazionale è un “rifugio sportivo sicuro” al riparo da partite comprate, ultras, cori razzisti e quanto di peggio il calcio di club (Italiano in primis) sa offrire.
    Io da sportivo inoltre preferisco mille volte una partita come quella di ieri e non trovo affatto che sia stata rubata. Se corri come un matto per novanta minuti e gli altri ti battono passando 3 volte la metà campo vuol dire che sono più forti e tu sei stato pollo. Il calcio è fatto così ed è bello anche per questo.

  6. Da tifoso (della Lazio) condivido tutto, tranne quel 21 maggio. La Coppa Italia l’abbiamo alzata il 26.05.13. Giorno che non dimenticherò mai e che avrò il piacere di raccontare ai nipoti.

    • P.s. Guardate che se vi impegnate fortemente riuscite persino ad uscire dall’adolescenza, garantito. Ripetere come un mantra: le mie abitudine non sono sacre.

  7. Il mio tifo va solo per due squadre,che sono per ordine d’importanza, INTER e UDINESE.Della nazionale italiana non me ne puo fregar de meno.. visto certi personaggi che la compongono.lascio il tifo di quest’ultima ai cosidetti “veri italiani”.
    punto

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