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I dolori di un giovane scienziato sociale non di sinistra

in società by

Sono un giovane scienziato sociale non di sinistra. Me lo ripeto spesso come un mantra, quasi a voler combattere un senso di colpa inconscio per un’eresia consumata quotidianamente sulle pagine di Durkheim e di Weber, di Boudon e degli amici della “scuola di Chicago”. Sono un giovane scienziato sociale non di sinistra e per giunta liberale. Potrei addirittura definirmi un giovane scienziato sociale di destra, di una destra liberale che, almeno in Italia, formalmente non c’è. Insomma, non la faccio troppo lunga: sono la minoranza di una minoranza.

Lo sono perché, pur con qualche eccezione, tra i muri delle facoltà umanistiche il pensiero dominante è ancora insindacabilmente quello “de sinistra”. È il pensiero dei collettivisti macroteorici che fanno l’inchino a Marx e baciano la mano a Latouche e Bauman, per intenderci. E quando cerco di spiegare le mie posizioni ai colleghi sociologi e antropologi (ma la cosa riguarda gli umanisti in genere), una buona parte di loro mi guarda con l’aria di chi proprio non riesce a capire; con l’aria di chi si chiede perché non sono andato a studiare Giurisprudenza o Economia (discipline neglette e ripugnate da ogni bravo studente sinistrorso con o senza kefiah).

Nella concezione del mondo di queste schiere di umanisti, quelli come me risultano simpatici come può esserlo una zanzara in una notte d’agosto (non lo confessano, ma i più vivaci e democratici gli farebbero fare volentieri la fine della zanzara). Perché è assurdo che un liberale (per di più di destra e quindi, semplificando, un fascista) si occupi di questioni delicate come i processi migratori, la gentrificazione e le nuove povertà urbane: è come se un gatto si mettesse a studiare il sistema sociale di una comunità di topi.

Del resto, il capitalismo sfrenato, la marginalità, i fenomeni discriminatori non nascono forse da un approccio alla vita di tipo individualistico e, per l’appunto, liberale? Questo è il sillogismo che sta a fondamento dell’ideale bolla di scomunica dei laicissimi e ortodossi umanisti-umanitari (e vaglielo a spiegare che proprio quel Sartre che qualcuno di loro osanna scrisse che, per essere umanisti, non occorre essere pure umanitari).

Gli umanisti-umanitari collettivisti non vogliono sentir parlare dell’individualità. A loro piacciono i dualismi di classe, le società liquide e si fanno le pippe pensando alla collettività. In fondo, gli basta poco per eccitarsi: un’intervista a qualche intellettuale di sinistra su Repubblica o un richiamo alla lotta di classe su qualche saggio neomarxista, quando sono allegri; un libro sulla Resistenza o una bella foto di Piazzale Loreto, quando sono annoiati.

Forse sono stato sfortunato, ma non mi è mai capitato di sentire qualcuno che parlasse di Camus, Adam Smith o Gobetti. Non ne parlano perché non li conoscono e non li conoscono perché non se ne deve parlare. È un circolo vizioso (o virtuoso, a seconda delle prospettive) che permette la conservazione di un modo di essere, di un modo di approcciare alle questioni umane e sociali: un millenarismo laico che profetizza instancabilmente la venuta di se stesso.

Nel 1948, il sociologo americano Robert Merton teorizzò il concetto di “profezia che si autoadempie”, volendo significare una previsione che si verifica per il solo fatto di essere stata pronunciata. Ahimè, mi pare un concetto buono anche per descrivere il mondo delle scienze umane: più si dice che sono “roba” di sinistra e più lo diventano. Con i rompicoglioni come me a fare le eccezioni.

30 Comments

  1. Quindi quelli “de sinistra” non sono liberali perché non conoscono gli autori liberali. Se li conoscessero, sarebbero liberali pure loro.

    Non fa una piega, sarà per questo che il ragionamento piace tanto agli Imam.

    • E’ proprio sicuro che il fatto che, tanto per fare un esempio, le opere di Karl Popper abbiano dovuto aspettare mezzo secolo per essere pubblicate nell’Italia dell’egemonia culturale di Editori Riuniti, Feltrinelli, Einaudi (Giulio), da un piccolo editore semisconosciuto (Armando) non abbia avuto influenza alcuna sulla de-liberalizzazione della cultura italiana e “de sinistra”? Forse se almeno qualcuno avesse letto in tempo “La società aperta e i suoi nemici”……..

  2. Ecco, appunto. Se qualcuno avesse letto in tempo “La società aperta e i suoi nemici” forse sarebbero un po’ meno quelli che pensano che egotismo, egoismo e individualismo siano sinonimi, cosa difficile da imparare internauticando.

    • Non so: il suo commento si riferisce al testo che ho linkato? Non sono citati i termini egoismo ed egotismo, né si dà una opinione sull’individualismo in quanto tale, si fa nel testo un discorso di metodo.
      Comunque sono certo che l’autore quel testo (ma non solo quello) di Popper lo abbia letto.

  3. Magari se smettessi di lamentarti, e sentirti figo come una zanzara, e spiagassi dove sta la figata dell’approccio liberale individualista potremmo capire anche noi che amiamo ragionare per classi e collettivi

  4. Mah…io sarei di sinistra,sono pure mancino di piede,e mi piace Celine,il Sartre esistenzialista – non il “compagno di strada”,tanto per intendersi – e,pure (!), udite udite,Heidegger. Mi sembra,ma potrei sbagliare,che l’autore dell’articolo ragioni per triti stereotipi – come talvolta succede in questo blog di postmoderni dal pensiero debole,anzi,fievole.

  5. Però letta la solita acrimonia spocchiosa di certi commenti…di sinistra,forse lo scienziato sociale liberale non ha tutti i torti.

  6. Credo che la cartina al tornasole ideale sarebbe quella dei diritti per capire meglio cosa s’intende per “destra liberale” e per “sinistra collettivista”. Perché, purtroppo, sul terreno dell’economia non tutti seguono e non sempre si possono fare discorsi dirimenti. Ma sui diritti scomodi, sicuramente, si renderebbe l’idea. Per diritti scomodi intendo il diritto di drogarsi, di farsi infibulare, di farsi ammazzare in un ospedale, di ricerca scientifica e così via (ossia i diritti che consentono l’autodeterminazione in tutti i sensi). Perché, da quel che mi capita di notare, il “sinistrorso collettivista” di solito si scopre reazionario e il “destrorso liberale” insolitamente libertario.

    • Caro Fumatoscani, introduci un’altra questione, altrettanto interessante. Per quanto mi riguarda, sui temi che hai citato, sono sulle posizioni dei radicali: legalizzazione delle droghe leggere e diritto a scegliersi il fine vita. Ti dirò di più: regolamentazione della prostituzione e unioni di fatto. Insomma, tutto quello che la sedicente sinistra parlamentare non vuole.

      • Naturalmente, anche io. E non posso certo definirmi un collettivista di sinistra. Prima ho citato il “diritto a farsi infibulare” perché è su questi terreni spinosi che il nervo è scoperto. Di massima, se seguiamo il principio liberale dell’autodeterminazione, come è permesso a uomini adulti – dopo i dovuti test psichiatrici e fisici – di cambiare sesso per adeguare il proprio corpo alla propria psiche, così dovrebbe essere consentito – sempre a seguito di tutti i controlli del caso – di poter adeguare il proprio corpo alla propria fede religiosa. Giusto per sgombrare il campo da equivoci, io ho chiesto lo “sbattezzo”, quindi non sono un maniaco religioso. Però, mi rendo conto che la legge deve ammettere, per puro amore di statistica, l’esistenza di una donna, anche una sola, che voglia seguire questa strada e far valere il suo diritto a decidere da sola cosa fare del proprio corpo. Io, che ho un’autentica repulsione a quanto è religioso, lo capisco – molti illuminati progressisti o “collettivisti di sinistra”, non ce la fanno proprio.

        • diritto di farsi scoppare come mi pari, o quello di farsi infibulare – come decisioni individuali – nessuno credo lo voglia mettere in discussione. La cosa diventa piu problematica parlando di bambini. Li i cd pedofili, chirurghi religiosi e anche gli onesti insegnanti della religione delle materne vengono spesso fortemente attaccati proprio perche impongono la loro scelta a chi ancora non puo decidere autonomamente.
          Meglio non mischiare le cose anche se sembra figo. Un serio convegno sulla persecuzione dei pedofili nelle societa moderne con comparazioni storiche mi sembra piu opportuno. Imho

        • Che bello spunto di discussione! In effetti mi dico contraria all’infibulazione ma pensandoci bene è un diritto che può o non può essere esercitato. Forse il problema è che molte volte è un obbligo imposto dalla famiglia e diciamo che non è proprio come vietare un tatuaggio, oppure obbligare il figlio a tagliarsi i capelli. Inoltre è un’operazione che viene fatta in condizioni igieniche discutibili che hanno portato a morire in Italia, solo l’anno scorso, tipo 5000 bambine. In questo caso metto in discussione il diritto di poter fare tutto ciò che si vuole in nome della propria religione, anche perchè vorrei ricordare che questa pratica viene fatta a femmine minorenni o molto piccole che non hanno tutto questo potere decisionale. Perchè non lasciarle decidere alla maggiore età? Probabilmente perchè deciderebbero di non farla!!

          • appunto. nessuno deve obbligare nessuno. ma la legge non può impedire a nessuno come gestire il proprio corpo (eccezion fatta per la vendita degli organi, naturalmente). rimane comunque più che altro un caso teorico.

  7. Quasi laureata in Antropologia mi dichiaro liberale di destra!! Non ho mai sopportato la politicizzazione di niente! E’ assurdo che le scienze sociali, l’antropologia sopratutto, abbiano questo perenne alone di “sinistrismo”. La politica andrebbe lasciata a casa. Ognuno di noi dovrebbe avere come principi fondanti la dignità e la libertà per ogni uomo su questa terra, ma perchè io, di destra (in quanto fedele alle politiche del libero mercato e fermamente favorevole alla proprietà privata) dovrei avere meno “sensibilità sociale” di qualcuno di sinistra? Di fronte a uno studio, a una ricerca dovremmo essere tutti uguali: ossia apolitici! Che poi a dirla tutta sono più di sinistra io di tanti parlamentari del PD che proprio stamani non hanno voluto votare sulla questione dei matrimoni omossessuali, questione che io APPOGGIO pienamente.

    • Definendomi liberale affermo solo una mia posizione culturale, non politica, come cerco di chiarire nel seguente:
      http://rottamatoio.blogspot.it/2012/06/affanculo-la-democrazia-un-mostro.html
      Se avessimo idee chiare sulla democrazia come liberaldemocrazia TUTTI i partiti dovrebbero essere liberali, dall’estrema destra all’estrema sinistra. Quelli non liberali, olistici, per cui la libertà dell’individuo è meno importante dell’interesse dell’ente collettivo (stato, popolo, classe…) non sarebbero né di destra né di sinistra, ma semplicemente anticostituzionali.
      Conseguenza sarebbe la comprensione che liberale significa solo che il “principe” è l’individuo, la presenza di un partito liberale ridicola, la differenza tra destra e sinistra coinciderebbe con quella tra tradizionalisti e progressisti e non con quella controriformista (qualcuno direbbe catto-comunista) tra plutocrati e pauperisti. E sarebbe chiaro che la politica dovrebbe occuparsi delle regole del mercato (avete MAI visto un mercato senza regole? Eppure tutti ne cianciano) invece di boicottarlo, e di scontrarsi su argomenti difficili come quello del fine vita e della droga libera (la mia libertà finisce dove comincia il tuo naso).
      Io sono FIERO di essere liberale culturalmente e di sinistra politicamente. Ma non di questa sinistra. Ne sono stato espulso.

  8. Una persona che ritiene chel’individuo debba essere libero di gestire il proprio corpo e la propria vita senza interventi statali e di altro tipo (religioso, economico, sociale) e poi sposa un sistema economico capitalista, del “libero” mercato, che di fatto rende schiavo l’individuo stesso, è per me qualcosa di poco comprensibile. Questa sistema sta fagocitando le materie prime, sta distruggendo l’ambiente e soprattutto sta privando una buona porzione della popolazione mondiale dei più elementari diritti, incrementando le diseguaglienze invece di appianarle. Politiche stataliste e capitalismo, che connubbio micidiale e letale!!! Credo che l’individuo debba essere pienamente libero di vivere la propria vita, sviluppando le proprie aspirazioni e sfruttando appieno il proprio pontenziale in un sistema che non castri ma che valorizzi. Dove valga più la conoscenza, l’empatia, la solidarietà che non il denaro. Dove ognuno sia messo in grado di cercare prima e trovare dopo la propria felicità da solo o in compagnia. Nessuno Stato e men che meno il sistema economico imperante, il capitalismo, possono e vogliono consentire il pieno e libero sviluppo dell’individuo. E’ necessario trovare altre forme politiche, economiche e sociali, li beridi preconcetti, pregiudizi ed etichette.

  9. siamo nella stessa barca. solo che io ho smesso di spiegare. gli intellettuali umanisti a cui ti riferisci sono sordi a questa differenza e il loro razzismo ideologico è proverbiale.

  10. Hai attaccato a testa bassa, in un articolo pieno di ‘io’ e ‘quelli fanno ste cose cattive’. Davvero, ho letto con occhio scientifico ma qui do scienza non vi è nulla. Solo frustrazione.

  11. Come comprendo il dolore dello scienziato libero, molto più libero e dunque distaccato dagli orientamenti nostrani e funzionali ad una sinistra che fa acqua da tutte le parti e che oggi non è più credibile quando cerca i riparare e occuparsi dell’uomo marginale, dell’operaio, della vittima di una umana ingiustizia, della violenza sulle donne nel mondo, dei conflitti nel mondo a causa del tiranno al quale la stessa vende armi…e si perchè i veli della ipocrisia ammantono ogni cosa ed essere di sinistra non ha più quel senso tradito delle lotte di classe decenni orsono, oggi le realtà si sovrappongono sin a confondersi e svuotare di senso la parola “sinistra” utilizzata e metabolizzata e fatta propria per una camuffata estrazione sociale benestante di destra o di sinistra (Di Maio e De Battisti sono solo l’esempio più evidente e popolare ); per non pagare le tasse universitarie…; per andare molto presto in giro per il mondo con i finanziamenti pubblici per la Cooperazione ; per essere in prima fila a manifestare con la violenza e la calunnia, poichè gli umili dietro non avranno il padre ricco e ben relazionato che ti toglie da ogni impiccio con la giustizia, mentre gli altri passeranno la notte in carcere e affronteranno i processi ; per ottenere un “pass” e frequentare i dipartimenti come si frequenta la casa dei nonni ; per entrare nelle nicchie dei dottorati di ricerca; per superare esami come bere un bicchiere d’acqua; per ottenere facili carriere, carriere prestabilite nella foschia delle Università Italiane e in altri enti…ect.

    Ho visto e frequentato i templi della cosi detta sinistra colta,(di letture e miti, ma di scarsa capacità di osservare il mondo…) mica tanto, di quella competenza che è data più dagli altri che dall’individuo che tale si ritiene abbia, ma il paese è specchio di ciò che tentò solo di esistere senza discussione, dibattito, trasformazione, … lo si interruppe per accaparrarsi i gangli del potere rimasti, ma poi crollo insieme ai libri di Marx e oggi persino di Antonio Gramsci. Oggi la Storia declina verso altro, ma l’affanno nel ricondurre ancora dentro le vecchie categorie laiche diventa nauseante e vetusto di fronte a complessità e criticità sociali senza precedenti : Diego Fusaro esprime in parte il fenomeno.

    Caro giovane scienziato sociale di destra, di una destra liberale che, almeno in Italia, formalmente non c’è, sarà rasserenante la mia umile convinzione quando si esprime e sostiene che una sinistra negli stessi termini di cui sopra comunque in Italia non esiste , rimane uno Stato delle compromissioni dove destra e sinistra si sovrappongono per trarne solo vantaggio materiale spacciato per sensibilità verso i paese e il popolo italiano.

    Meglio ridere di noi stessi che pensare di comprendere il mondo.

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