un blog canaglia

Goodbye, Roberto Sassi!

in talent by

di Pogechi

Premetto che non è stato facile per me trovare un articolo da distruggere in questo blog (altrimenti non lo seguirei così assiduamente dall’imbarcarmi addirittura nel suo “talent”). Ci sono però delle volte in cui certe opinioni “canaglia” stridono con la mia forma mentis, e il post di Roberto Sassi “Goodbye, Montesquieu!” è proprio uno di questi.

Roberto sostiene nella sua tesi che la proclamazione di Grasso a Presidente del Senato (e quindi alla famosa “seconda carica dello Stato”, anche se dubito che la maggior parte degli adulti vaccinati sappia cosa questo significhi) crei un cortocircuito costituzionale, a causa del fatto che un esponente del potere giudiziario sia ora a capo di quello legislativo. Continua poi con l’accusare grillescamente Grasso nel suo intento di voler portare avanti un progetto di riforma del sistema giudiziario, un ambito nel quale il suddetto Pietro, detto Piero, ha sguazzato per anni senza troppi problemi.

Ebbene, a parte il fatto che questa legislatura (che verrà probabilmente ricordata come la più bella e la più breve dagli anni ’60 ad oggi) rappresenti un unicum nel panorama della nostra Repubblica, essendo finalmente la prima in cui è stato effettivamente superato il bipolarismo ideologico (prova ne è che c’è una forza al 25% che reputa gli altri “tutti uguali”); a parte il fatto che il segnale più di rottura mostrato finora sia l’elezione della Boldrini a quella carica che prima era di Fini (FINI!); a parte il fatto che l’elezione di Grasso sia proprio l’espressione di quel cambio di passo della politica vissuta come carriera (la favorita al Senato era infatti la parlamentare credo più attaccata allo scranno, ossia Anna Finocchiaro, di cui potete vedere la digievoluzione qui: http://bit.ly/11tv9iE ); insomma, a parte tutti questi elementi che rendono UNICHE le condizioni che hanno portato alla sua nomina, il problema meramente non sussiste.

Non sussiste perché Grasso, che né più né meno di Ingroia ha chiesto l’aspettativa, è probabilmente meno legato del secondo a processi in cui sono stati coinvolti dei futuri o futuribili politici; non sussiste perché aver esercitato una professione non significa necessariamente essere a favore dello status quo in materia, e quindi ben vengano in Parlamento personalità con esperienza nel campo della giustizia piuttosto che grillini improvvisati; non sussiste perché, credo di prassi, il Presidente del Senato non presenta proposte di legge.

Infine, io credo che un ex procuratore generale antimafia come seconda carica politica nel nostro paese sia un ottimo segnale a. nei confronti di chi combatte la mafia ogni giorno, b. nei confronti dei cittadini che chiedono rinnovamento e un ritorno alla sobrietà in politica, c. nei confronti di chi chiede il ritorno della questione giudiziaria italiana nel dibattito pubblico.

Il corto circuito, semmai, lo creano persone come Paola Pelino, deputata che non ha mai ricoperto cariche giuridiche, ma che è stata condannata per non aver pagato 11.000€ di abiti firmati ad una boutique di Pescara, e che pochi giorni fa protestava di fronte al Tribunale di Milano insieme ai suoi sodali del PDL.

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