un blog canaglia

Gli zingari sono migliori di noi

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Poi, un giorno, ti viene voglia di prenderne due o tre a caso, tra quelli che “sì, sei bravo tu a parlare, si vede che non abiti vicino a un campo, qua la gente non ne può più e tu li difendi pure, proprio bravo”. Prendere due o tre di quelli là, che a volte sono pure amici, persone che stimi e a cui vuoi bene, metterli seduti, offrire loro un caffè e con grande gentilezza chiedere: noi come la prenderemmo?
Noi come la prenderemmo, per dire, se ci fosse toccato in sorte di nascere in mezzo alla mondezza in un posto di merda, e senza fare manco in tempo a sporcare il primo pannolino ci trovassimo catapultati a calci nel culo in un altro posto di merda, in mezzo ad altra mondezza, durante una procedura che risponde al significativo nome di “sgombero” tra urla, pianti, povere cose buttate in mezzo alla strada e manipoli di disgraziati che le raccattano?
Come la prenderemmo, se dovessimo crescere con dei genitori che siccome “non hanno voglia di lavorare” e “tanto rubano” nessuno si fida di farli lavorare, finché non si chiude mirabilmente il circolo vizioso e allora la vulgata che non hanno voglia di lavorare diventa verosimile e il fatto che rubano, inevitabilmente, diventa vero, di tal che tutte le mattine dovessimo alzare il culo, pur essendo ancora dei marmocchi alti così, per procurarci i quattro soldi che servono a dar da mangiare a tutti gli altri?
Come li prenderemmo, gli sguardi scostanti di quelli che passano mentre chiediamo l’elemosina, gli sguardi carichi d’odio di quelli a cui strappiamo un portafoglio o uno zaino perché morire di fame no grazie, gli sguardi spaventosi di quegli altri che zingarella vieni qua, ti faccio toccare qualche cosa che ti piace, tanto dalle tue parti siete abituati?
Come la prenderemmo, se ci toccasse di passare l’infanzia in un postaccio dove c’è solo un filo d’acqua per decine, centinaia di persone, roba che lavarsi non ci si può lavare e allora si puzza, e poi quando si va a scuola gli altri ti schifano perché puzzi finché a scuola non ci vuoi andare più, perché mica è bello entrare in un posto e starsene in mezzo a bambini come te che un po’ ti temono, un po’ prendono per il culo, e ai loro genitori che protestano col preside per mandarci in un’altra classe?
Come la prenderemmo, se fossimo costretti a crescere a forza di espedienti, a vivere in loculi puzzolenti quando va bene e in spiazzi abusivi che puzzano di piscio in tutti gli altri casi, portando abiti smessi, circondati da mosche e polvere e sorci e spazzatura e residenti del quartiere che ci odiano e firmano petizioni, se ci fosse stata negata la prospettiva non dico di un’esistenza luminosa, ma delle gioie banali di una vita modesta, di un segreto col compagno di banco e del primo bacio senza lingua con quella della fila dietro?
Come la prenderemmo, se all’età nella quale le persone normali si affacciano al mondo fossimo già piegati, stremati, rotti a tutto, con in bocca la metà dei denti, la fedina penale che è diventata lunga come un rosario e tra le gambe uno sciame di ragazzini da sfamare, o peggio dai quali essere sfamati?
Come la prenderemmo, se arrivati a quarant’anni ci rendessimo conto che la nostra vita, grosso modo, è finita là, che da quella vita non abbiamo fatto in tempo a prendere niente di bello, che ci sarà capitato di farci una dormita o una cagata in pace, senza essere circondati dal sudore e dal fiato di altri disgraziati come noi, sì e no una decina di volte in tutto, che alla fine siamo diventati, nostro malgrado, la feccia che gli altri andavano dicendo che fossimo fin dall’inizio?
Come la prenderemmo se guardandoci indietro, attraverso le generazioni, non vedessimo che sgomberi, persecuzioni e deportazioni di massa?
La prenderemmo male, io penso.
La prenderemmo così male che molti di noi, forse io per primo, andrebbero fuori di testa. Impazzirebbero, proprio. Altro che chiedere l’elemosina o rubare in qualche appartamento. Individui senza scruopli, branchi di belve assetate di sangue, diventeremmo, disposti alle peggiori nefandezze pur di prenderci per forza tutto quello che ci è stato negato, pur di far esplodere la nostra rabbia, come una granata, su tutto quello che ci ha ridotto così.
La verità è che gli zingari, come li chiamate voi, sono fin troppo pacifici rispetto a quello che subiscono. Da secoli, mica da ieri. Come diceva De André, meriterebbero il premio Nobel, perché da sempre girano il mondo disarmati e spogli dai propositi di vendetta che probabilmente animerebbero chiunque altro al posto loro.
Gli zingari danno fastidio, rubano, non lavorano. E’ tutto vero.
Ciononostante, continuo ad avere la sensazione che siano molto migliori di noi.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

76 Comments

  1. Certo, a tutto c’è una spiegazione, non voglio dire una giustificazione. Ma oggi come oggi sul rubare per non morire di fame mi sembra un po forzata.
    Immagino possano godere di tutti i tipi di assistenza che stato sociale ed associazioni umanitarie gli forniscono, almeno oggi come oggi.
    Tutto si capisce e si perdona, ma mi piacerebbe anche pensare che cambiare si può, anche per loro.

      • Perché l’assistenza sanitaria non gli spetta? E le mense della Caritas gli chiudono le porte in faccia? Non hanno una pensione sociale? Chiedo eh… sono ignorante in proposito.

          • come ho detto in un post sotto, possono usufruire di tutti i servizi a cui hanno diritto gli italiani e gli immigrati con permesso di soggiorno. Compresi i centri per l’impiego, disoccupazione, infortuni, malattia etc.

          • Dunque tutta questa oppressione? Questi poveri cristi che muoiono di fame? Non è per caso che la cattiva influenza gli viene praticamente dal fatto di vivere in una famiglia difficile e da un sistema sociale chiuso, spesso violento e con pessimi retaggi?
            Perché di fatto questo è… quello che capita tra l’altro anche ad una buona fetta della cittadinanza italiana, specie se vive in zone inquinate dalla criminalità organizzata.
            A quando l’esternazione “i mafiosi sono meglio di noi”?

            Non è che per caso 60 anni di pace e benessere ci hanno un tantino intorpidito più di 2000 e rotti anni di chiesa cattolica?

            Un ROM che scippa o ruba nelle abitazioni è, allo stato attuale, nient’altro che un piccolo delinquente con probabili infanzie in comunità e famiglie difficili… niente più. No, perché altrimenti non dimentichiamoci che nel 1200 qui si rischiava la pelle ad ogni angolo di strada ed ogni tre per due passava un nuovo esercito a depredarci. Pure noi abbiamo retaggi difficili.

            Si fa per estremizzare eh….

    • Preferisco gli zingari, che fisicamente entrano in casa mia e rubano qualcosa, che infilano la mano nella mia borsa per prendere pochi euro e mi fanno fare file di ore per rifare i documenti, a chi mi ruba quotidianamente la possibilità di lavorare guadagnando decentemente, a chi mi prospetta riforme e progetti per fregarsi i soldi di tutti con mazzette e raggiri. Almeno gli zingari stanno nella mia dimensione, se li pesco con le mani nel sacco posso rincorrerli, se li acchiappo stringo qualcosa, e non mi interessa se li rilasciano subito: loro rubano cose, che fine ha fatto Poggiolini, che ha rubato la vita a tanta gente per lucro? Preferisco che mi investa uno zingaro che scappa per aver rubato una macchina, piuttosto che un onorato padre di famiglia, che va a 80 km l’ora in un centro abitato di giorno, solo perché non ci sono autovelox, senza necessità, senza nessuno che lo insegua.
      Non so voi, ma io preferisco gli zingari.

  2. E se invece si adeguassero alle regole minime di convivenza civile del Paese che li ospita, trovassero un lavoro come gli altri e provassero ad evolversi e disciplinarsi senza per questo rinunciare alla loro (presunta) cultura?
    Stavolta non ti seguo..

      • Alessandro, su questo punto sei un po’ contraddittorio, visto che 2 settimane fa scrivevi: “No, perché invece risulterebbe che in Italia i rom che lavorano non sono mica così pochi. Quasi il 40%.”

        • Non sono pochi in relazione al fatto che quando si consente loro di lavorare lo fanno. Sono pochissimi in relazione al pregiudizio che ancora c’è. Voglio dire: il 40% di occupati è clamorosamente alto se lo si confronta con la vulgata “non sanno fare niente”. Ma è clamorosamente basso per consentire a una comunità di sostentarsi regolarmente.

          • Insomma, è clamorosamente comodo per appoggiare la posizione che meglio t’aggrada, a seconda della situazione.

  3. Il capo “banda” rom che esce dall’insieme delle baracche poste (abusivamente) sulle sponde del fiume Reno vicino casa mia con una Mercedes bianca coupè nuova fiammante è SICURAMENTE meglio di me che mi sono dovuto vendere la mia Ford KA per risparmiare 2.000 euro l’anno.

  4. no, aspetta… rubare per non morire di fame? loculi puzzolenti? tu mi sa che non hai nessuna esperienza diretta. Qua in provincia di Teramo qualche anno fa sequestrarono beni per oltre un milione di euro agli zingari tra soldi cash, ferrari, ville: questi spacciano e prestano soldi a strozzo, altro che. per non parlare dei ragazzi che hanno ammazzato così per dimostrare di essere più forti. Vaffanculo! Altro che pietà. Vaffanculo mille volte.

  5. Ci hai mai parlato?? Proponendo case al posto di baracche, proponendo case al posto di caravan (loro la chiamano campina) la sai la risposta?? Te la dico io è non tanto per dire na con ragione di causa, la risposta è noi siamo così la nostra maniera di vivere é questa e non chiusi in mezzo a quattro mura. Ma di VISA stiamo parlando mi dispiace ma quello che leggo è populista!!!

    • Io ci ho parlato, eccome. E ‘sta cosa che a proporre loro una casa si mettono a ridere è una leggenda metropolitana enorme. Enorme.

      • io non lo so, ma più ti leggo e più mi sembri quello che vuole andare contro l’opinione comune per forza, uno del tipo “perché gli italiani sono mafiosi, razzisti e qualunquisti”.
        Se c’è una cosa che ho imparato sulla pelle nella vita è che, con i mezzi giusti, tutti possono elevarsi dalla propria situazione.
        Il problema è che posti foto di bambini con anelli e collane d’oro e mi vieni a dire “son poveri”. Io vedo zingari in ferrari, iphone e co e tu mi dici “son poveri”. Io ti dico “son stronzi”. Se una popolazione viene perseguitata dall’alba dei tempi un motivo c’è, se non si sono mai integrati un motivo c’è, se nessuno li ama un motivo c’è sempre. Non puntare il dito sulle 1000 persone che accusano perchè, forse, devi puntarlo sull’accusato.

  6. C’é una cosa che non capisco. Davanti ai nostri occhi abbiamo quotidianamente persone che provengono da situazioni difficili, dalla miseria di aree del mondo dove guerra e povertà sono il pane quotidiano. Lavorano con noi e per noi, si integrano (a volte) e crescono i loro figli insieme ai nostri. Gli zingari no.
    Perché?
    Razzismo!
    Quindi io accolgo senegalesi, cinesi, magrebini, albanesi, peruviani, ma gli zingari no perché mi danno fastidio? E’ realistica questa ipotesi? Non è che forse c’è qualcos’altro? Boh…

  7. nel campo rom affianco a me….nell’ordine…Q7 nera opaca, X3 grigia senza paraurti, Mercedes nera E270 (un classico), due Punto (saranno i camerieri), un Kuga rossa…..più 6…bici mie…di cui 1 la vedo ancora oggi sfrecciare davanti a me…oh bici da corsa eh, che mi han preso davanti a me…ma io gli ho detto “tenetela voi, siete meglio di me!”

  8. Fai due gravissimi errori, e non so se li fai perchè non conosci l’ argomento o per una tendenza a giustificare tutto (la terza possibilità sarebbe un interesse personale o politico ma non credo sia il tuo caso, non sei un politico di spicco).
    Il primo é confondere conseguenza con causa, cioè tu sostieni che questi delinquono, rubano, non lavorano, perchè bistrattati ingiustamente. Sostieni che siano da capire ‘perchè poverini…’
    Il secondo, é pensare che questi siano poveretti ai quali é stata imposta una certa vita.
    Sbagli in entrambi i casi…
    per il primo punto sono certo di non riuscire a farti cambiare idea e nemmeno ci provo.
    Per il secondo punto però posso informarti.
    Ti invito a cercare in rete i nomi Ion, Florin e Daniel & Dorin Cioaba, (gli ultimi tre sono i ‘Regele Tiganilor’, cioè i re degli zingari). Ion era un perseguitato politico all’ epoca nazista, é stato uno degli uomini più ricchi della Romania. Florin, suo figlio, é autoproclamato Re degli zingari e ha creato la struttura piramidale che caratterizza l’ etnia Rrom. Nella sua vita ha posseduto decine di palazzi ed attività commerciali, e ha istituito la percentuale sulla questua zingara (prendeva una percentuale minima da tutte le attività di oltre 3 milioni di zingari). E’ stato lui a dare il via alla costruzione di interi quartieri tigani, e a fondare le associazioni di ricchi zingari che hanno il racket dell’ edilizia… per intenderci son quelli che hanno ricostruito il Palatul Parlamentului di Bucarest. E’ colui che ha iniziato la lotta per il riconoscimento dei Rrom come popolazione indiana. Al momento della sua morte, é passato quasi un anno, aveva un patrimonio di svariati milioni di euro (considerando che 1 euro son circa 4,3 Leu, fai un po’ il conto della sua ricchezza). Gli sono succeduti i figli Dorin e Daniel, il primo ‘re dei rom nel mondo’ e il secondo ‘re dei rom di romania’. Hanno mantenuto la struttura gerarchica esistente, e hanno ereditato l’ 80% degli averi e dei titoli del padre.
    Di fatto, tutte le congreghe rom del mondo generano introito per la ‘famiglia reale’ e per le attività (principalmente edilizie) Rromi in romania…
    il risultato? Eccotelo:

    La casa di Florin Cioaba:
    http://www.click.ro/news/national/foto-opulenta-fara-margini-ce-palat-traia-florin-cioaba

    Quartiere Rom a Hunedoara
    http://adevarul.ro/locale/hunedoara/fotogalerie-palatele-tiganilor-hunedoara-7_50b362c27c42d5a663a422bc/index.html

    Un articolo che un video che ha fatto ormai il giro del mondo…
    http://www.antena3.ro/externe/presa-britanica-despre-palatele-romilor-din-romania-locuinte-colorate-si-supradimensionate-decorate-171250.html

    …Sperando di esserti stato di ispirazione per ricerche più approfondite e meno buoniste…
    Saluti

  9. Dopo l’articolo di sue settimane fa (“Zingari for dummies”), debbo proprio dirlo: Errare è umano, ma perseverare è diabolico … XD
    L’ho scritto allora, e lo ribadisco adesso: non tutti i Rom nascono in campi fatiscenti, vivono nell’emarginazione e nella povertà, debbono subire procedure di sgombero, sono oggetto del disprezzo della collettività etc. etc. .
    Quelli delle mie parti vivono in case occupate abusivamente (e chissenefrega degli operai pendolari dell’Entroterra, per cui quelle case vennero costruite) senza il benchè minimo timore di essere mandati via; sono ricchi, anzi straricchi grazie ad affari illeciti (per lo più droga … sono all’ordine del giorno le operazioni di sequestro); non sono per nulla disprezzati, bensì temuti; quando si trovano ad usufruire di un servizio pubblico, comunque, lo fanno con garbo e civiltà (puntano sono una pistola al medico che deve operare uno di loro … così, tanto per assicurarsi che lavori con tranquillità 😀 ).
    Per carità, ogni opinione è legittima, passi pure scrivere un articolo sulla base di stereotipi romanzeschi; ma cascarci una seconda volta …

  10. Giusto per renderti l’ idea della mentalità Rrom, ecco una barzelletta che mi ha raccontato una di loro, fortunatamente fuggita da un campo in periferia di Sassari:

    Uno zingaro passa di fianco a casa di un famoso medico romeno, allora colto da invidia compra il terreno attiguo e si fa costruire una casa con piscina, 3 piani, cantina, cancelli enormi, vetrate decorate, in tutto uguale a quella del medico…
    il primo giorno che ci si trasferisce, va a salutare il vicino e gli dice ‘Hey, dottore, vedi che sono uguale a te??’. Il medico gli risponde ‘Ma no, zingaro, guarda, io ho abiti firmati e profumo di lavanda….’. Lo zingaro allora inviperito va a comprarsi abiti da 2000 euro, i profumi costosi, va a lavarsi, a tagliarsi i capelli etc, e torna dal medico “vedi dottore, ora son proprio come te…”. Il medico ancora: “No zingaro, vedi che io ho il porsche??”.
    Lo zingaro furente va al primo concessionario, e in contanti si compra un maserati…
    Torna dal medico e gli fa: “Hey medico, guarda, ora sono migliore di te!”
    Il medico gli chiede: “Al massimo potresti essere come me, perchè saresti migliore??”
    E lo zingaro: “Perchè io ho come vicino un medico, tu hai come vicino uno zingaro”.

  11. Che non c’è assistenza e nessuna norma a tutelarli è vero, che nessuno gli darebbe lavoro e un bocco di fiducia è vero, (e parla una a cui hanno rubato il portafoglio nel bus e che nonostante tutto lo trova un popolo “affascinante” e con una storia incredibile alle spalle), ma non sono indifesi, deboli e poveri: esiste la cosiddetta mafia zingara, almeno qua da noi nelle Marche c’è.. A capo c’è una gigantesca famiglia di cui non rivelo il nome, ricchissimi, con case, macchine e beni di ogni tipo..gestiscono un traffico di droga assurdo e in tutta la regione li temono.. So che in Abruzzo è la stessa cosa.. Ma continuano comunque a rubare e chiedere l’elemosina, perché E’ VERO che il lavoro non fa parte della loro cultura, non è una cazzata.
    Magari la situazione non è la stessa in tutti i posti, ma se e quando vogliono si sanno organizzare e prendono tutto quello di cui hanno bisogno.

    • hanno esattamente le stesse norme di tutela sociale di tutti gli italiani e residenti con permesso di soggiorno. La domanda è: come mai i centri per l’impiego sono pieni, oltre che di italiani ovviamente, di marocchini, albanesi, romeni, indiani che SI FANNO UN CULO COME E PIU’ degli italiani, e non c’è neanche un cazzo di rom iscritto. Qualcuno conosce un rom iscritto al centro per l’impiego? Io, che lavoro in un patronato da 10 anni e faccio questo tipo di pratiche tutti i giorni non ne ho mai visto nemmeno uno. E l’ultima volta che ho controllato non esisteva nessuna legge che precludesse l’accesso ai rom.

  12. oh, sì… gli zingari sono migliori di noi, i negri ci hanno il ritmo nel sangue, gli italiani sono bravi schermitori e delle seghe a giocare a calcio…
    ecco, a procedere per luoghi comuni e contro-luoghi comuni se ne possono dire di stronzate
    secondo me il pezzo utilizza a mani basse tanta retorica per sostenere una tesi che ha del vero:
    qualunque altra etnia, gruppo sociale, o quel che è, al posto loro avrebbe già sbroccato di brutto
    quindi se la tesi è al posto loro qualunque altro gruppo sarebbe ricorso alla violenza in modo sistematico
    altri gruppi si sono rapidamente adattati allo spaccio, allo sfruttamento della prostituzione, al racket…
    immagino dipenda dal fatto che ci sono culture che favoriscono l’unione di più clan/gruppi e altre no
    immagino che tra rom di famiglie/clan diversi ci saranno problemi di compatibilità, è difficile la convivenza nello stesso campo di rom provenienti da realtà diverse…
    non ho nessuna competenza per affermarlo, ma penso che sappiano di far parte di una realtà più vasta e composita, ma alla maggior parte di loro non interessa costruire strutture permanenti

      • (promemoria per quell’altro, quello di “sapientemente inciso…”:
        scrivere pezzo:
        Quelli che si sgravano di una sfilza di castronerie che li opprimono da qualche tempo e poi piagnucolano “ma era una provocazione!” hanno rotto il cazzo)

          • Castronerie? Non direi. Le rivendico tutte, le cose che ho scritto. Una per una, senza eccezioni. Ho detto che il tono del pezzo è provocatorio, e soprattutto è provocatorio il titolo, che poi coincide con la riga finale. Magari facciamo anche “quelli che pigliano le cose dette da un altro e le storcono fino a farle diventare un’altra cosa per dimostrare sagacia hanno rotto il cazzo”. Promemoria per promemoria…

  13. beh, unisciti a loro (poi magari ripassa a raccontarci se ti hanno accettato, eh…)!

    …ti regalo il titolo del reportage: “alessandro capriccioli: un uomo chiamato cavallo”

    oppure: “il piccolo grande metilparaben”

  14. Se parliamo di capacità di essere comunità, con tutto ciò che ne consegue, certamente sono molto più avanti di “noi”.
    Se parliamo di gestione dello spazio comune, non c’è confronto: rivincono “loro” perché praticano la condivisione da prima di Kropotkin.
    Se parliamo di mutuo sostegno, non c’è gara.
    Se parliamo di “legalità”, siamo fuori concorso: chi sgarra alle leggi della comunità è fuori senza appello e per sempre (molti campi sono un ricettacolo di “scarti” dei vari gruppi).
    Se parliamo di igiene, si perde al primo round: “noi” siamo tutti imbottiti di medicinali e riempiamo gli ospedali.
    A “noi” fa comodo pensare che siano brutti, sudici, ladri e schifosi soprattutto perché rifiutano di vivere sia da padroni che da servi, prerogative tutte “nostre” che difficilmente ci lasceremo scippare.

  15. Il fatto è, penso, che in realtà, almeno tra le persone che conosco io, nessuno si allontana di molto dall’orbita dei propri genitori.
    Sia culturalmente che socialmente.
    Ok, magari uno fa l’operaio e riesce a mandare il figlio in università e quello diventa dottore (se fossimo negli anni 60-70) ma comunque la situazione non cambia di molto.
    In generale sono pochi quelli che riescono davvero ad allontanarsi di molto dall’orbita in cui sono stati cagati, si vivacchia con gli strumenti che ci sono stati dati pensando che sia per merito nostro e invece è più che altro la conseguenza di un benessere (grande o piccolo) accumulato nei secoli dalle nostre famiglie di cui noi beneficiamo.
    Benessere inteso anche come strumenti culturali, ovvero idee, opinioni, modi di comprendere e affrontare la realtà.
    Quindi non c’è molto da stupirsi, ammesso e non concesso che sia così, che una persona cresciuta lurida e disgraziata rimanga lurida e disgraziata e perpetri la medesima condizione sulla generazione successiva.
    E quindi, sempre secondo me, ci sono dei comportamenti che lo stato potrebbe attuare per risolvere o quasi il problema già da domani.
    Ma il fatto è che chi se ne fotte, tanto sono i zincari, tutto sommato è più comodo avere qualche paria che ci fa sentire superiori.
    P.S.
    Saluto con affetto quelle due merdine di zingarelli che mi hanno inculato portafoglio e cellulare cinque anni fa.

  16. Credo che le persone brutte siano una categoria trasversale che travalica l’appartenenza a classi sociali, cultura e religione. Questo vale anhe per le brave persone ovviamente. Quindi non me la sento di dire chi è migliore e chi peggiore solamente appellandomi alla classe di appartenenza. Oltretutto quando si parla di bambini voglio andare molto oltre. Detto questo, ho avuto esperienze dirette con zingari a vte meravigliose e a volte terrificanti.

  17. Articolo interessante (anche se non approvo i titoli provocatori nell’informazione in generale) più per i commenti che per il contenuto.

    E’ interessante come molti dei detrattori all’articolo continuino ad usare i capi della malavita interna alle comunità zingare come esempio per tutti loro, ragionamento che li indignerebbe se il paragone fosse tra un ricco malavitoso italiano e un comune operaio italiano, ed a dire che l’autore confonde causa ed effetto ignorando che questa non è una semplice reazione duale ma una catena che si perde nel tempo: discriminazione = degrado = discriminazione = degrado = discriminazione = degrado, e così via, in un circolo vizioso che perdurerà fintanto che non vi si metterà termine, così come è stato per tutti gli altri conflitti sociali di tipo tribale.

    • qua in Abruzzo non ci sono campi rom: vivono tutti (e sono tantissimi) in case, ville, villette e villoni con macchinoni che io non potrò mai permettermi nemmeno in quattro vite. Senza lavorare. Quindi quanto cazzo è diffusa in questa etnia questa “criminalità interna”? Qua da noi è il 100%, dati alla mano.

      • ”Qua da noi è il 100%, dati alla mano.”
        Il significato di 100% è ”ogni singolo elemento preso in considerazione sul totale” ed il ”vivono tutti (e sono tantissimi) in case, ville, villette e villoni con macchinoni che io non potrò mai permettermi nemmeno in quattro vite.” implica che lei li abbia analizzati tutti.
        Scusi ma dubito che lei abbia analizzato tutte le persone di etnia rom sul territorio dell’Abruzzo.

  18. Emh, il pezzo è un po’ troppo pietistico e assolutorio, sarà retaggio cattolico, non so, e ho idea che diversi rom leggendolo se la riderebbero. Non toglie che ci siano alcune verità, certo, il diverso fa sempre comodo e piace che se ne stia così, ma spesso il diverso ci marcia.
    Ma io, Stato, a una famiglia rom toglierei la patria potestà nel vedere educare i loro figli in un certo modo, me ne fotterei altamente della cultura, e pretenderei parecchio più impegno da parte loro nell’inserimento sociale.

  19. io ho solo una domanda a cui non so dare risposta, nel merito.
    nessuno si fidava di far lavorare marocchini, senegalesi, polacchi, albanesi, rumeni (in ordine di arrivo).
    ora sono integrati, hanno case, figli a scuola, piccole attività.
    e pure non sono partiti meglio dei camminanti, anzi. venivano da nazioni in guerra, non parlavano una parola di italiano ed erano anche clandestini.
    perchè loro ce l’hanno fatta?

    • Perchè hanno voluto farcela. E ti assicuro, per esperienza diretta, che quelli che si sono voluti integrare, hanno ricevuto tutto il supporto, l’accoglienza e il calore possibili dalle comunità in cui si sono inseriti.

  20. “Castronerie? Non direi. Le rivendico tutte, le cose che ho scritto. Una per una, senza eccezioni. Ho detto che il tono del pezzo è provocatorio, e soprattutto è provocatorio il titolo, che poi coincide con la riga finale. Magari facciamo anche “quelli che pigliano le cose dette da un altro e le storcono fino a farle diventare un’altra cosa per dimostrare sagacia hanno rotto il cazzo”. Promemoria per promemoria…”

    ma insomma: è una provocazione o no? solo un pochetto?
    (chi storce che? tu te la canti e tu te la soni… facce pace…)

  21. Articolo e discussione interessanti.
    Solo per contribuire, anche senza che mi sia stato chiesto 🙂 , il famoso “paese dei rom” dove sono tutti ricchi non è così come viene dipinto. Ci sono stato per lavoro una volta, almeno in quello che gli abitanti indicano essere tale, nei pressi di Tulcea. Ci sono case grandi, molto kitsch, secondo il nostro gusto, ma non finite del tutto. E la povertà nei pochi luoghi di aggregazione è evidente.
    Un’altra cosa che conosco per esperienza diretta è un tizio di origini romanii, “zingare”, che ha fatto un mucchio di soldi con un lavoro onesto e adesso gli affidano interi appartamenti. Ecco, lui non dice mai nulla sulla sua origine. Quindi, quando fate le statistiche, considerate che molti mentono sulle loro origini per ragioni comprensibili, per non rischiare l’isolamento sociale.

  22. Non ho capito una cosa da parte di Capriccioli: parla perchè conosce gli zingari residenti nel nostro paese oppure il suo è un intervento estemporaneo?
    No, perchè a leggere il suo articolo mi sembra si faccia del pietismo e del buonismo ma senza avere basi solide su cui appoggiarsi. E quando intendo basi solide mi riferisco a: esperienza empirica diretta, residenza nei pressi di un campo rom, professionalità acquisita sul campo (rom), amicizie rom. O per lo meno essersi documentato tramite pubblicazioni e articoli.
    Non che i detrattori suoi siano per forza tutti esperti, anche se alcuni commenti sono di gran lunga più interessanti del post, però quando si scrivono articoli su un sito autorevole come questo, per quanto si tratti sempre d’interventi che hanno più del soggettivo che dell’oggettivo, sarebbe meglio di limitare, se non evitare del tutto luoghi comuni da settimanali cattolici.

  23. Ammetto di avere molti pregiudizi sui rom. forse perché vedo solo il lato peggiore e non quelli che magari sono integrati e non lo dicono come diceva qualcuno qualche commento fa. li ho, i pregiudizi, perché li vedo rubare alla luce del sole o dei lampioni della metro a Roma. e le loro espressioni, quelle dei ladri, da impuniti che ti sfidano, che ti sputano se avverti il turista poco prima dell’attacco, che ti dicono che ti seguono fino a casa se provi a chiamare la vigilanza. ho i pregiudizi perché usano i bambini in modo becero, rubando loro, ai loro figli, infanzie ed adolescenze, e giorni di istruzione. li ho perché abito vicino ai casamonica, che con la droga hanno colonizzato un quartiere e si sono, diciamo così, evoluti nelle loro case con piscina con camino acceso anche d’estate, per bruciare la droga in caso di retata. e in tutti questi casi, mi dispiace, io non riesco proprio a vedere in quegli occhi “lo faccio perché sono costretto” ma vedo solo tanti anelli di una catena del valore messi insieme e coordinati da chi ha fatto della droga, dell’accattonaggio, della carità e del furto un business con numeri che vanno ben oltre il piatto di lenticchie.
    e poi vedo i rumeni, i bulgari gli africani che alle 6 di mattina di sabato (andate in giro nelle città alle 6 di mattina di sabato, e vedrete quasi solo stranieri che vanno al lavoro!) si muovono dalla periferia verso i rispettivi luoghi di lavoro, onesto, spesso in nero e sfruttati.
    e allora, io il mio pregiudizio me lo tengo: tra tutte le comunità quella rom è quella che si distingue per il minor ricorso al lavoro onesto dei suoi membri. è il loro modello, e lo è sempre stato. sono stati perseguitati sin dal medioevo? vero! come gli ebrei. ma perché non sono gli ebrei a rubare i portafogli?

  24. Applausi. E i commenti (de)generati a riprova dell’ottimo pezzo. Poi se qualcuno si diverte a indicare “lo zingaro in mercedes” è in cattiva fede: anche molti italiani girano con la berlina, non significa che ce l’abbiamo tutti (né la maggior parte), furboni.

    Il tema è il top, poiché “non sono razzista ma gli zingari” è una frase che sta in bocca al 95% degli italiani (quindi aimé, in questo caso cambia poco se sei rosso, nero, libertario o libaltro). Fanculo, fossi io nelle loro condizioni sarei un serial killer. Bravissimo quindi Capriccioli. Per chi commenta: se gli zingari rubano la colpa è innanzitutto dei vostri paraocchi, toglieteveli così da non meritarvi più quell’odio che vi rode il fegato e vi svaligia la casa.

    • White man’s guilt.

      “se gli zingari rubano la colpa è innanzitutto dei vostri paraocchi”

      E se c’è la mafia è perché non capiamo le loro ragioni.
      D’altronde l’antistato è stato.

    • QUOTO! Vivo a Roma, ho avuto contatti con persone di tantissime nazionalità diverse (incluse quelle che subiscono “razzismo” come rumeni o persone di colore), contatti spesso molto più piacevoli di quelli avuti con gli italiani e quoto al 100% quello che dici sugli zingari. MAI e dico MAI visto un esempio positivo da parte loro. Esempi negativi: tutti quelli che hai descritto tu e molti altri (la zingara che ti butta per aria per salire per prima sul bus, gli zingari allegrissimi e in salute che sono sotto il mio ufficio e che si trasformano in povere anime in pena appena passa qualcuno per impietosirlo, le zingare che abbandonano le borsette, evidentemente rubate, davanti al binario per andare a Salone, quelle che rubano in metro, quelli che razzolano nella spazzatura, buttandola per terra, e poi prendono pure i mezzi pubblici, ovviamente senza pagare, ancora sporchi e puzzolenti (tanto l’igiene a che serve? mica esistono le malattie?) etc.

  25. I rom sono meglio di noi perché ti possono rubare in casa, estorcere i soldi in stazione, accattonare impunemente in ogni dove, essere a Roma una vera e propria mafia, ma son meglio di noi perché noi non li ringraziamo per questo.

    Insomma son meglio di noi perché se uno ti caca nel salotto e tu ti incazzi, la merda sei te, che sei un fascista, un nazista goebbelsiano.

  26. caro alessandro capriccioli, invece che essere provocatorio,perchè non ci porti un esempio concreto di quello che dici?? presentami un tuo amico zingaro che con fatica ha scalato le posizioni sociali passando da nomade a brillante economista o medico o avvocato. fammi vedere uno di loro che con il sudore della fronte,anche coi lavori più umili (COME FACCIO IO E TANTI MIEI AMICI) tira su una famiglia e manda i figli a scuola per dargli un domani migliore. gli unici zingari che io conoco che si siano affermati sono o delinquenti (vedi i Casamonica a Roma, che hanno locali, discoteche, case e ristoranti ma ti assicuro che non sono brava gente) o sono sportivi (quasi tutti boxeur, vedi sempre i casamonica, che ci hanno anche rappresentato alle olimpiadi.) e ti faccio l’esempio dei casamonica perche sono italianissimi quindi non ne faccio una questione di nazionalità ma di cultura. è evidente che loro si affermano o se ti menano inquanto delinquenti o se ti menano in quanto pugili.

  27. morire di fame quando vedi mercedes e bmw uscire da questo o da quel campo nomade.
    gli zingari non sono migliori di noi, perchè nessuno è migliore di nessuno. con le azioni giudichi un uomo e rubare/scippare/eviadiscorrendo, non si descrive un comportamento “sociale”. Io che nel mio piccolo cerco di rispettare SEMPRE il prossimo (ma questo lo so io, di certo non lo devo dimostrare a te) trovo fastidioso che da una parte esista una sottocultura che non rispetta il mio mondo e dall’altra una società che non sa integrare nemmeno chi è della stessa nazione, ma di latitudini differenti.
    e trovo ancora più senza senso schierarsi per forza.

  28. Due cartelle per dire che sono degli zozzoni delinquent sfaticati (per una serie di ragioni) e se ne evince che sono migliori di noi. Perché IPSE DIXIT ovviamente e tanto basta.

  29. In quel pezzo, per me ripeto un po’ pietistico e assolutorio, anche se ha delle verità, c’è un errore di fondo: chi sarebbero i “noi”?
    Io no di certo. Per dire, lavoro da quando ho quindici anni, in cave, cantieri, fabbriche, mi hanno succhiato decenni di buste paghe, e anche la sigaretta che mi sto fumando ora me la sono lavorata. Certo, ero e sono rimasto povero, ma perché uno zingaro dovrebbe essere migliore di me?
    Paradossalmente in questo pezzo, Capriccioli, tu senza rendertene conto oltre che tirare fuori un pochetto di retaggio cattolico, stai sopratutto alimentando proprio quello che andrebbe combattutto: la guerra tra poveri. Ho lavorato con ogni genere di etnia, spalla a spalla, e me ne sono sempre fregato della loro provenienza, non perché sono intelligente, ma perché quando sei sul campo guardi altro, non hai il tempo per stronzate di fede e appartenenze, vai al sodo, e se mi ritrovo con un compagno dello Zaire o bosniaco o francese che fa il ladro, lo scorretto, io lo meno, lo sputtano, gli faccio il terreno bruciato intorno. Ugualmente per strada e in città. Se nel ghetto e quartiere popolare in cui vivo qualcuno si comporta male non guardo di che etnia è, reagisco dritto sul fatto in sé. Mi pare giusto, tempo per pensare ai massimi sistemi qui non ne abbiamo, dobbiamo regolarci sullo spiccio, sulla convivenza alla giornata, come tutte le comunità di questo mondo, ci autoregoliamo.
    Quindi “noi” chi?
    Certo in giro è pieno di imbecilli ignoranti e di squadre di pseudo – razzisti, ma combattiamo anche quelli. Magari saranno meglio dello Stato, gli zingari, quello Stato corrotto e inefficiente che ci tiene in condizioni subumane TUTTI, forse intendi quello, certo è un poco populistico, ma migliore di me, no, né io migliore di loro. Ripeto, non ho il tempo di fare queste classifiche, e come me parecchia altra gente.

  30. E’ veramente deprimente quello che dici. Mi sento catapultato nei Malavoglia di Verga o qualcosa di tremendamente simile. Non c’e’ niente di piu’ di destra nera che fare un discorso del tipo che fai tu: l’ ordine sociale e’ quello che e’ non si puo’ sovvertire. L’ individuo, le sue aspirazioni, la sua volonta’ non conta un cazzo, conta solo dove nasci, la struttura sociale e’ data a priori, immutabile e solida come la roccia. Tocca sentire anche boiate sul fatto che nessuno puo’ uscire dal perimetro angusto delimitato dall’ aia della famiglia in cui un e’ nato. Mi viene da pensare a milioni di immigrati. Non solo i “soliti” che fanno il viaggio verso l’ Italia ai giorni nostri ma anche ai milioni di italiani migrati che hanno lasciato la “famiglia” in cui sono nati e sono andati a fondare societa’ multietniche bellissime. Societa’ dove non si sono continuati a sentire come estranei e stranieri generazione dopo generazione. Societa’ di cui sono parte integrante. Gente che ha saputo poco alla volta, ovvio, cedere e perdere qualcosa delle loro culture originarie e prendere in cambio qualcosa a la loro cultura alieno. Tutto in mododo di permettere il crearsi di un fenómeno mágico e foriero di pace: l’ integrazione. Tutto questo gernerazione dopo generazione, pianino senza forzature e senza troppo dolore: i bisnonni che parlavano solo calabrese, i nonni bilingui, il padre sposato con una donna di origini indiane, i filgli perfettamente e riuscitamente meticci. Ce ne sono milioni e milioni che vivono cosi’. Adesso la domanda che a me viene spontanea riguardo ai cosi’ detti zingari e anche agli ebrei per esempio e’ la seguente: ma che c’ ha la gente del posto in cui siete nati e vivete che vi fa tanto schifo da non potervi poco a poco, generazione dopo generazione e sono tante le generazioni ormai, mischiarvi a loro? Anche io mi sento provocatorio.

  31. Il pezzo è provocatorio, ma, se posso permettermi, non coglie nel segno.
    Innanzitutto confonde la condizione degli zingari con quella del popolo Rom, che è solo una parte di esso. In Italia per esempio vivono con noi da secoli tanti zingari sinti, cui appartengono per esempio le principali dinastie circensi italiane, dagli Orfei o i Togni. In Spagna l’etnia gitana dei Kalè ha praticamente inventato la danza e la musica spagnola per eccellenza: il flamenco.
    In Francia e Belgio l’etnia Manouche ha avuto come illustre rappresentante il grande musicista Django Reinhardt.
    Quindi confondere le condizione gitana con le disgrazie purtroppo patite dal grosso esodo di Rom Balcanici che si sono riversati in Italia al seguito delle guerre nella ex-Jugoslavia, mi sembra una semplificazione che non aiuta la comprensione della questione zingara, della loro presenza nella nostra società, dei loro valori, del loro essere. Non dobbiamo confondere l’emergenza con la normalità.
    Errore ancora più grande è giudicare il nomadismo con la nostra scala di valori di stanziali, ovvero di essere umani domiciliati in un indirizzo fisso (quindi gagé, secondo il popolo libero dei Rom).
    Mettiamoci bene in testa una cosa: se è vero che molto gitani si sono costruiti una casa e si sono quindi stanzializzati, per molti di essi il nomadismo non è il frutto di circostanze avverse, è una scelta. Anzi, è LA scelta, la scelta di essere un popolo libero a differenza di tutti noi, così penosamente legati a un domicilio per l’intera vita.
    Quindi, la presenza di auto di lusso non deve stupire: per un popolo nomade, che non investe nel mattone, la macchina è il bene su cui investire tutto, è l’euivalente contemporaneo di un cavallo sano e robusto. L’auto deve durare a lungo ed essere affidabile. Da qui il culto per le Mercedes fino a poco tempo fa, e adesso per BMW e Audi.
    Ho visto un grande musicista Rom, Jovica Jovic, virtuoso di fisarmonica, esibire su un dito un vistoso anello con il logo della Mercedes: non era folklore, era la realtà di una scala di valori diversa dalla nostra.
    L’errore più grande che si compie nel confrontarsi con il popolo degli zingari è di misurarli sulla nostra scala di valori. Sia per condannarli (come fanno i più), oppure per compatirli (come fa il pezzo, pur animato da ottime intenzioni, di Alessandro Capriccioli).
    In realtà, gli zingari sono altro, da millenni. La cosa scandalosa, che sconvolge anche gli assistenti sociali che vorrebbero aiutarli a vivere come noi, è che spesso vogliono continuare a esserlo. Loro non ci chiedono niente, se non l’elemosina a volte, oppure di farci assistere a qualche spettacolo di flamenco, di circo, a comprarci ferro vecchio (altra professione praticata da rom e sinti), oppure di salire sulle loro giostre. Nessun ci obbliga, siamo liberi di dire di no.
    Essere adulti e ragionevoli significa anche accettare che possa esistere qualcosa che noi non riusciamo a concepire. Se gli zingari vogliono diventare stanziali e adottare il nostro stile di vita la porta è aperta, molti lo hanno fatto, isolandosi però a volte dal loro gruppo etnico. Che invece vuole continuare a vivere come hanno vissuto i loro avi credo che l’unica soluzione sia un faticoso e quotidiano negoziato per indurli ad accettare almeno alcune regole, per esempio quelle inerenti all’obbligo scolastico dei minori, oltre che a mantenere una ferma repressione del crimine quando viene commesso. Ma per il resto, vivi e lascia vivere.
    In fondo, quando viaggiamo con spirito aperto, ci facciamo affascinare da popoli a culture radicalmente diverse rispetto alla nostra. Ecco, il Popolo Rom e Sinti è un popolo culturalmente radicalmente diverso da noi e che vive accanto a noi da millenni. Non vedo altra soluzione che accettare la libera scelta di questo popolo senza condanne ma anche senza un pietismo che loro stessi non capirebbero (secondo un Rom siamo noi, i gagé, da compatire!). Grazie per lo spunto della riflessione

    • Attento però, Mario, col tuo: “così penosamente legati a un domicilio per l’intera vita”, rischi di passare dalla ragione al torto.
      Perché il tuo intervento mi piace, ma caschi in una certa retorica, cioè nel mito avventuriero del senza radici, del viaggiatore che schifa il sistema costrittivo e repressivo ecc ecc. Eppure, ti assicuro che non ho più vent’anni, non sono uno stanziale, manco dalla mia terra da anni, vivo nelle stanze in affitto e mi manca il terreno sotto i piedi da quando ne ho quindici, non sono cioè di parte.
      Può essere una scelta anche il domiciliarsi per sempre in una data terra, e nella mia c’è gente che passa il secolo di età sempre lì, e alcuni hanno uno spirito invidiabile.
      Insomma, attenti alle classifiche, vanno a alimentare il distacco, l’abisso tra uno e l’altro.

    • allora, marco. tu dici “Loro non ci chiedono niente, se non l’elemosina a volte, oppure di farci assistere a qualche spettacolo di flamenco, di circo, a comprarci ferro vecchio (altra professione praticata da rom e sinti), oppure di salire sulle loro giostre.”
      ok, anche se in realtà io sti tizi che dici tu non li vedo dalle parti di Via Tiburtina- Roma, dove abito io.
      inoltre se non sono zingari mi dici chi sono quelli che hanno rubato a casa mia l’anno scorso, che chiedono la stecca ai turisti che devono comprare un biglietto dell’autobus, quelli che sono entrati in 5 nel negozio dove lavora la mia amica nell’unico momento in cui era rimasta sola, facendo sparire il suo telefonino, le borse delle colleghe e svariata merce esposta????
      qualcuno di noi razzisti??

  32. Sì, sarebbe tutto condivisibile se non esistesse la criminalità organizzata.
    Purtroppo la percentuale di rom che si vede costretta a elemosinare o rubare per effettivo bisogno è minima: il resto è parte di un enorme racket che non ha niente da inviadre alla “nostra” mafia.
    Sempre premettendo che chi asserisce che delinquono perché “sono così per cultura / genetica” non è dissimile da un nazista.

  33. Ma se sono proprio loro a non voler alzare le chiappe!! Come ormai a Roma il bravo sindaco non taglia più l’erbaccia abbiamo proposto ad un gruppo di zingari che ogni giorno sono qui in giro di tagliare loro l’erbaccia e in cambio verrebbero pagati. Nessuno e dico nessuno ha voluto perché ovviamente è più comodo restare al parco, portare i loro materassi zozzi e dormire tutto il giorno.

    Tempo fa c’era qui in zona un magrebino senza tetto che si era adagiato in una specie di stanzino in cemento armato abbandonato vicino al parcheggio, ecco questo uomo ogni giorno puliva, toglieva l’erba prima con le mani e poi qualcuno gli ha regalato un rastrello, insomma si dava da fare e tutti nel quartiere gli portavano cibo, vestiti e via dicendo.

    Purtroppo il poverino è morto di infarto però era uno valido e ben voluto

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