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Free Sallusti! E pure gli altri, però!

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Cari garantisti a targhe alterne, potete stare tranquilli: il dissidente Sallusti non finirà al gabbio! La procura ha sospeso l’esecuzione della pena, non essendoci recidiva né altri carichi pendenti.

Questo, nonostante il dissidente Sallusti NON abbia richiesto le misure alternative alla detenzione: CHE AVREBBE AVUTO DIRITTO DI CHIEDERE ED OTTENERE, essendo la condanna inferiore ai tre anni e mezzo. Potrà chiederle ancora nei prossimi 30 giorni.

Se questa informazione fosse vera, quindi, se il dissidente Sallusti finisse (o finirà) davvero in galera lo farà (o lo avrà fatto) perché si è rifiutato (o rifiuterà) di chiedere di scontare diversamente la pena.

Altra cosa che è bene precisare è che il dissidente Sallusti NON è stato condannato per reati d’opinione. La diffamazione non è un reato d’opinione. Reati d’opinione sono le fattispecie di Vilipendio. La diffamazione, nel caso del dissidente Sallusti, è stata riconosciuta non perché l’articolo giornalistico contenesse opinioni poco continenti o irriguardose del prestigio di chissachi: è stata riconosciuta per aver pubblicato delle informazioni false.

Liberato il campo da queste amenità sparate spesso in malafede, andiamo oltre.

Pensate: “Sallusti è stato condannato per un articolo che non aveva scritto, solo perchè direttore del quotidiano che lo ha pubblicato. E’ ingiusto!”. Lo pensate? Credetela come vi pare ma la legge prevede che sia il direttore responsabile di un giornale a rispondere, insieme con l’autore – se identificabile – degli eventuali reati commessi a mezzo stampa. Ogni giornalista lo sa, e quando si pubblicano pezzi firmati da anonimi la vigilanza dovrebbe essere maggiore, visto che il vero autore del pezzo molto difficilmente sarà chiamato a risponderne e quindi può lasciarsi andare a scrivere cose che integrano reati.

Pensate: “Prevedere il carcere per i reati non violenti è incivile”? Lo pensate davvero? Io lo penso! Vi avviso: siamo in pochi. La maggior parte dei difensori d’ufficio di Sallusti non ritiene che sia ingiusto finire dentro per clandestinità, ad esempio, o download illegali.

Molti dicono che sarebbe necessario abolire il reato di diffamazione a mezzo stampa; benissimo! Ma perché non anche la normale diffamazione? Perché ad un normale cittadino dovrebbe essere vietato quello che ad un giornalista è consentito fare?

Soprattutto, finché la legge è questa, la legge si applica: non si può assolvere una persona solo perché è un famoso direttore di giornale autoproclamatosi “scomodo” che quindi fa molto figo difendere!

Aboliamo il reato di diffamazione a mezzo stampa: parliamone! La cosa riguardi tutti, non solo Sallusti: se proprio vi sta a cuore la libertà personale di Sallusti (a me sta a cuore, come la mia e quella di tutti) facciamo una legge per abolire quel reato ed anche la condanna del dissidente Sallusti verrà meno.

Facciamo anche qualcosa di più: chiediamo la grazia a Sallusti da parte del Capo dello Stato. E’ una misura un po’ ingiusta, perché se io o voi fossimo condannati per diffamazione non ci sarebbe tutto questo casino e nessuno ci grazierebbe.

Sarebbe ingiusto, ma lo preferisco comunque a qualunque incarcerazione per reati non violenti: perché non sono un garantista a targhe alterne. Santè

 

(SINDACATO PAGANO) Nato in terre calde e prospere di disoccupazione si trasferisce giovinetto al Norte dove adesso lavora, rigorosamente a fini di lucro. Attende con speranza che Grillo faccia approvare il reddito di cittadinanza così da poter finalmente vivere come un rentier. Ha scelto il nome da usare nel blog guardando tra le bottiglie di alcolici di un amico rivoluzionario.

19 Comments

  1. Quindi per te il carcere è ingiusto anche verso persone come Calisto Tanzi o truffatori simili, o evasori fiscali di qualsiasi portata?
    Suppongo che tu sia anche contro la carcerazione di spacciatori e importatori di droga, corrotti che hanno rubato miliardi e via di questo passo?
    Sono tutti reati non violenti..

    Non sono ironico, beninteso.

  2. Assolutamente si. Tu ci sei mai stato in carcere? Io ci ho fatto il volontario. Ed è un’esperienza che credo sia da evitare a chiunque non sia indispensabile neutralizzare col carcere. Se non si costituisce un pericolo per l’incolumità degli altri non ha senso essere reclusi. Per evasori, callistitanzi, ecc. possono tranquillamente trovarsi metodi differenti di neutralizzazione: interdizione perpetua dai pubblici uffici, interdizione dal ricoprire cariche o esercitare determinati ruoli in imprese, ecc. Il carcere va limitato al massimo. Quanto ai trafficanti di droga, non credo esistano molti trafficanti che non commettano o concorrano anche in reati violenti. Io sono libertario, se vuoi un’opinione diversa non hai che da leggere il 90% degli altri commentatori e opinionisti.

  3. Ottimo articolo che condivido nella quasi totalità (il carcere per i reati finanziari, seppure non violenti, credo sia estremamente doveroso, anche perché in Italia è un miraggio).
    Se la sanzione fosse stata unicamente pecuniaria (e salata – giacché i giornalisti e gli opinion maker che diffondono idee violente e intolleranti hanno una responsabilità gravissima) non avremmo ora un falso martire del libero pensiero (falso perché come hai spiegato tu, non è stato sanzionato per le sue idee, ma per aver dato alle stampe un articolo con gravi falsità e accuse su persone realmente esistenti).

  4. Caro Andrea Lombardi, per gli evasori fiscali, truffatori ed altro, come Tanzi per capirci (che però in carcere non mi sembra ci sia andato) più che il carcere sarei favorevole a una pena pecunaria calcolata come nel vecchio diritto romano: uguale alla totalità degli averi. Questi reati sono commessi per avere più soldi e spesso ottengono il risultato. Se il carcere è orribile, lo è molto meno se uno ha un sacco di soldi. Sono certo che Tanzi, per fare un esempio, preferirebbe finire al gabbio con i soldi che ha rubato in banca che rimanere a piede libero senza un euro.
    Sugli spacciatori/importatori di droga il discorso è diverso, personalmente sono favorevole a una legalizzazione (quasi) totale che renderebbe questo reato caduco in molti casi.

    • Certo questo mi sembra un ottimo punto di partenza. Ma non credo che un Tanzi, una volta restituito il malloppo, abbia il diritto di ricominciare da zero a lavorare come tutti per guadagnarsi il tozzo di pane.
      Per me dovrebbe tornare sì, a lavorare per vivere, ma con qualche limitazione in più degli altri. Ad esempio quella della libertà, almeno per qualche anno.

  5. Il caso di Sallusti è quello di una calunnia vera e propria elaborata e pubblicata per fare un danno a quel giudice. In fondo si tratta di violenza, come se a uno gli strappassi un pezzo di sè, un pezzo di identità, un pezzo del bene più prezioso che ha: la sua reputazione, la sua dignità. Detto questo, i calunniatori di professione se la cavano nascosti dietro la tutela da riservare a chi esprime opinioni legittime. Il calunniatore questo lo sa. In quanto al carcere per i reati non violenti, francamente mi sembra che un Tanzi o un Madoff abbiano usato violenza, e molta, nei confronti della comunità. Non s’è visto il sangue ma il dolore degli individui danneggiati e lo scossone alle certezze di cui una società vive ci sono state e in abbondanza. Non credo che basti una multa o una pena amministrativa a retribuire quel tipo di criminale. No, non lo credo proprio e Durkheim o Foucault non sarebbero d’accordo.

  6. Nonostante mi consideri anche io un libertario non posso accettare quanto detto da Absinthe. Non sul piano della detenzione, ma sul piano della distinzione di gravità fra un reato violento (come una violenza fisica) e un reato non violento (come una diffamazione).
    A volte la diffamazione, per persone integre, può fare più male di un pestaggio e può anche portare a un suicidio. Per non parlare del fatto che campagne di stampa denigratorie possono distruggere personaggi politici o elevarne altri fino a mettere in discussione la democrazia.

  7. Hannah Arendt, parlando delle origini del totalitarismo, evidenziava come la violenza verbale sia ben più grave della violenza fisica.

  8. Non sono certo che la distinzione tra reato violento e reato non violento sia così semplice da identificare. Non credo di riuscire a spiegarmi se non partendo da un esempio. Pensiamo all’uso strumentale dei mass media a fini politici (non solo in dittatura o in assenza di pluralismo informativo), culturali, sociali: esiste una responsabilità di un professionista – il giornalista – nell’utilizzo di una notizia “plasmata” ad arte per sostenere una propria tesi, convinzione, ideologia?
    Tale uso può generare o contribuire a generare un comportamento violento?
    Poi a prescindere dalla risposta a queste domande si può discutere se il reato di diffamazione debba essere punito con quale modalità, ma dire a priori che una diffamazione non sia un comportamento – anche solo potenzialmente – violento non mi trova d’accordo.

  9. E comunque, sotto mentite spoglie, sono sempre quelli del club del caso Boffo. Lo sputtanamento viaggia quasi sempre sullo stesso binario (Sallusti, Feltri, Signorini e compagnia brutta), cioè su quello (capzioso) della “libertà di parola” – che per questi, EVIDENTEMENTE, è libertà di dire il falso, calunniando ad arte chi ostacola il potere da cui sono prezzolati.

  10. mmm… se io scrivo su un giornale “absinthe (no, nome vero…) è un conclamato pedofilo” – sia vero o no, ma se non è vero è più interessante – e qualcuno ti massacra di botte a un semaforo è un reato violento o no?

    no perché, ad esempio, poi si danno anche casi di medici “abortisti” assassinati per strada…

  11. Eh no, cari miei. Se pubblicare informazioni false fosse veramente un reato le redazioni di Luogocomune, Avvenire, Secolo, Liberazione, RAINews24, ecc., popolerebbero già le patrie galere.
    Da mo’…

  12. L’esecuzione della pena non è stata sospesa per mancanza di recidiva o per fare un favore a Sallusti (un articolo di ieri su Repubblica non era chiaro sul punto). E’ stata sospesa perchè, ai sensi dell’art. 656 comma 5 c.p.p., se la pena detentiva non è superiore ai tre anni, l’ordine di esecuzione della pena ne contiene contestualmente la sospensione, con indicazione delle misure alternative alla detenzione (L. 354/75, artt. 47 e segg.) e delle modalità per ottenerne la concessione con istanza da presentare entro 30 giorni. Se non viene presentata l’istanza, la esecuzione della pena avrà corso. L’art. 47 (affidamento in prova ai servizi sociali) non è una misura “rieducativa” nel senso che il condannato debba seguire dei corsi di rieducazione, come sembra lamentare Sallusti, ma consente, se la pena detentiva inflitta non supera i tre anni e il condannato dimostra (come nel caso di specie) di godere di una stabile e lecita occupazione e di una abitazione (requisiti minimi per presumerne la buona condotta), di scontare la pena facendo tranquillamente il proprio lavoro sotto verifiche periodiche dei servizi sociali quali referenti della Magistratura di Sorveglianza.
    Dopodichè Sallusti, che in quanto direttore responsabile è pagato per esserlo e dovrebbe essere a conoscenza di quanto si pubblica, e si presume inoltre dia il proprio contributo alla linea editoriale della testata, è stato condannato per la diffamazione: che sussiste allorquando, fuori dalle ipotesi di verità e continenza del fatto, si pubblichi una notizia lesiva dell’altrui reputazione. E la diffamazione, considerata la sua attitudine a fare “terra bruciata” attorno a uno (ad esempio, screditandolo personalmente o professionalmente), è per questo motivo riprovata socialmente e, tradotta l’etica in diritto, anche penalmente.
    Ciao

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