un blog canaglia

Fischiettare parecchio

in humor by

Dunque, io nei periodi buoni sono uno che fischietta parecchio. Fischietto, più che altro, motivi popolari tipo l’Inno di Mameli oppure Osteria numero venti se la figa avesse i denti oppure i primi quaranta secondi della Sinfonia N.9 di Beethoven ché il resto non lo conosco. A volte compongo anche, e allora posso andare avanti anche mezz’ore ma è una cosa che succede di rado e devo proprio essere di umore estivo. Ad ogni modo, quando compongo, compongo soprattutto colonne sonore di film molto belli che mi invento lì per lì, che di solito si svolgono attorno al Mississipi e c’è sempre una donna affascinante coi seni enormi e i capezzoli duri che gli puoi appendere un loden, poi c’è la parte triste dove impiccano un negro che però dopo lo salvano, poi fanno un giro con quelle barche che hanno l’elica dietro, dopo bevono degli alcolici trasparenti per sembrare tipi tosti ma in realtà è limoncello molto diluita, che siccome io i distillati non li reggo trovo queste scappatoie per non demolire l’ambientazione.
Comunque, dicevo, io sono uno che fischietta parecchio.
È una cosa che ho preso da mio padre, che quando voleva far andare in bestia qualcuno cominciava a fischiettare, poi ho capito che in realtà fischiettava per non andare in bestia lui, tipo autoipnosi, tipo cobra che si autosuona il flauto.
Ad esempio quando mia mamma era già uscita di casa, e lo aspettava fuori, e cominciava spingere sul campanello come se lo volesse spostare in un’altra dimensione e lui era ancora in mutande: capace che fischiettasse l’opera omnia di Vivaldi.
Oppure quando c’era da accomodare le tapparelle, che ogni tanto la cinghia cominciava a lacerarsi e mia nonna aveva paura che la tapparella cadesse e mi decapitasse e infatti me lo urlava sempre non stare colla testa sotto la tapparella! e cominciava a piangere (e io le rispondevo nonna, non si dice “colla”, si dice “con la” perché era una cosa che avevo appena imparato e ci tenevo a dirla in giro) e allora mio padre quando proprio la cinghia era lì lì che si stava per rompere si decideva a cambiarla e fischiettava moltissimo dall’inizio alla fine della procedura.
Procedura che includeva anche moltissimi viaggi alla ferramenta, tipo cinque-sei viaggi, che però è una storia che racconto un”altra volta.
E fischiettava sempre sempre motivetti allegri, che però lo capivi che erano allegri per finta, che lui in realtà nella sua testa pensava soprattutto ad ammazzamenti, ad incidenti gravissimi e al rumore che fa un gatto quando s’impiglia nella cinghia di una cinquecento, che però era meglio che fischiasse per distrarsi.
Allora questa mattina stavo tornando dal centro, che ero andato a fare un giro in bicicletta e sono sceso nella rimessa per riporre la bici e uscendo fischiavo Osteria numero venti se la figa avesse i denti, che uno dice come fai a sapere che è proprio osteria numero venti se la figa avesse i denti e non, poniamo, Osteria numero due le mie gambe tra le tue o, ipotesi, Osteria quella che non mi ricordo il numero ma ci sono i frati che se lo danno nel culo?
Lo so perchè io nella mia testa, mentre fischio, scandisco anche le parole e cantavo proprio osteria numero venti paraponziponipò se la figa avesse i denti paraponziponzipò e avanti così.
E’ la strofa che in assoluto preferisco, trovo che sia, allo stesso tempo, la più divertente ma anche la più poetica perché la figa i denti non ce li ha mica, ma per certi versi invece è come se ce li avesse.
Allora mentre sto fischiettando passo davanti alla rimessa di un mio vicino di casa che è dentro con il figlio a fare ordine.
Il figlio avrà tre anni oppure quattro oppure sette, io con gli anni dei bambini non è che ci capisca molto.
Diciamo che è in quell”età che non si caga più addosso ma non è che riesca a comporre frasi molto complesse.
Allora il bambino mi sente fischiare Osteria numero venti e mi guarda bene e io gli faccio ciao con le sopracciglia, perché se i bambini non mi vengono a rompere i coglioni io cerco sempre di essere simpatico, e lui mi guarda ancora e poi si gira verso suo babbo e gli fa babbo, te sai fischiare? 
Così, domanda secca.
E allora a me mi è presa una gran tristezza perchè vuol dire che quel bambino lì, che fa una domanda così, non ha mai sentito fischiare suo padre al punto che non sa nemmeno se è capace o no.
Che di sicuro io a mio padre non gli avrei mai chiesto babbo, te sai fischiare?
Magari gli avrei chiesto babbo, te sai fare ordine nella rimessa?
Che però tra le due è molto meglio saper fischiare.
Poi ho detto, vabè, quel bambino dall”età poco precisa non ha mai sentito fischiare suo babbo ma comunque poteva andare peggio, metti che suo padre lo inculava era sicuramente peggio. E infatti uno può sempre pensare che c”è una cosa peggiore.
Metti che suo padre prima lo inculava e poi lo mandava a lezioni di corno francese era addirittura peggio che se lo inculava soltanto. Per dire.
Però comunque tutta la faccenda del bambino che non aveva mai sentito fischiare suo padre mi ha messo di umore castano, e allora quando sono stato in casa ho telefonato a mio babbo e gli ho detto oh babbo, grazie che fischiavi quando ero piccolo e lui mi ha detto come? e io ho aggiunto e comunque grazie anche che non mi hai inculato.

Originatosi nella provincia emiliano-romagnola, da bambino soffre d'asma e ha l'aspetto di un profugo albino del Mali, a quattordici anni gli parte lo sviluppo e prende rapidamente le sembianze del famoso dirigibile Hindemburg. Caparbio collezionista di imprese epiche che terminano regolarmente molto presto e molto male, incallito disegnatore di peni, detesta i film di fantascienza degli anni ottanta ivi compreso Blade Runner ma escluso Ritorno al Futuro, più di ogni altra cosa ama John Steinbeck poi, in ordine sparso, la panificazione domestica, dare fuoco alle cose, il giardinaggio, Phoenix Marie.

23 Comments

  1. Io sono uno che non fa complimenti di frequente, ma questo non è un post: è un capolavoro. Spero di averti in squadra, Canimorti.

  2. Voto questo, c’è un sacco di carne al fuoco. Non ho ancora capito se sei più Maurizio Milani o Qualcosa Del Genere (il blog), ma ci sto abbastanza dentro.

  3. allora, io tipo non li reggo più questi che scrivono come parlano, che poi nemmeno, scrivono come pensano che chi legge pensi che si parli. tipo nori, no? nori è bravo e lo fa, ma nori è nori ed è uno solo.
    che l’idea poi è buona, ma percarità basta con ‘sta roba. (e l’accento sul perché, nori che fa il finto tonto l’accento lo mette giusto)

  4. voto questo perche’ è lungo ed allucinato e perche’ scrive come parla. Inoltre il nick canimorti e’ superiore.

  5. Bellissimo post ma voto l’altro. Un po’ troppo lungo questo e concordo con Adriana, un Nori basta. Si distinguesse di più da Nori sarebbe da Nobel, però!

  6. Formidabile, vorrei averlo scritto io: lo adoro. L’umore castano è un tocco di grande classe. 10 e lode.

  7. Genio! devo ricordarmi di telefonare a mio padre per ringraziarlo pure io… 😉

    allo stesso tempo concordo un po’ con Adriana : lo stile “scrivo come parlo/penso” ora ha un po’ stancato..

    comunque bravissimo.

  8. Cosa mi piace:

    – lo stile. Hai voglia a dire che lo fanno in tanti, che di Paolo Nori ce n’è uno, e robe così: se una cosa funziona, funziona, e questo funziona;
    – la discreta dose di coraggio e sfrontatezza necessaria a portare un post così in un blog composto al 90% di politica, al 7% di critica sociale e al 3% di cazzate in libertà: dio sa quanto può servire un bilanciamento diverso.

    Cosa non mi piace:

    – il mondo a parte. Non c’è nessun aggancio con l’attualità o la realtà. Può essere anche un lato positivo, ma personalmente avrei apprezzato di più anche solo un appiglio concreto;

    A questo giro, andrei contro tutto quello in cui credo se non votassi questo post.

  9. Oh. Il livello si é alzato di molto. Il post di Alessandro ha delle battute stupende. Questo peró ha degli spunti davvero brillanti e originali (anche se in effetti somiglia, nello stile, ad altre cose già lette altrove). Voto questo, ma mi dispiace, meriterebbero entrambi.

  10. Grazie a tutti per i commenti, mi hanno fatto davvero piacere.
    Grazie anche per le critiche.
    Anzi no, ritiro i ringraziamenti per le critiche.

  11. Per me il testo è banale e scritto male. Il registro colloquiale suona alquanto falso, il motivo centrale (i rapporti veri, l’autenticità ecc.) si perde in una cornice debole debole, con passaggi abbastanza volgari.

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