Figlio di chi?

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Un amico che lavora in una grande azienda mi ha raccontato questa storia: un giorno il suo capo gli chiede se per caso sa “di chi è figlio” il tale collega. Proprio così, non se sia bravo, incapace, simpatico, odioso, no, proprio “di chi è figlio”, nel senso di “chi è suo padre”…

Viene fuori che è l’ufficio del personale ad aver lanciato questa campagna informale determinata all’individuazione dell’eventuale parente potente e quindi pericoloso. In altre parole, i capi delle risorse umane di quell’azienda, prima di “intervenire” su un dato soggetto (per promuoverlo o per spostarlo da qualche altra parte) volevano avere le idee chiare su quali crediti o effetti indesiderati si sarebbero portati a casa con l’operazione prospettata. E la cosa più divertente è che pare non abbiano avuto alcuna remora a sancire, nei fatti, la legittimità di una condotta informata al seguente principio: la famiglia da cui vieni è più importante di quello che sei tu come persona e di quello che hai fatto (puoi fare) per noi (azienda).

Questo è tutto: solo una triste vicenda impiegatizia, che però mi ha scandalizzato. Il che è sciocco: tutti sappiamo quali dinamiche sottendano alla cosiddetta “crescita professionale” all’interno di organizzazioni politiche (in senso stretto e lato) come le grandi aziende. In Italia forse è tutto più degradato, ma a quanto ne so, altrove non è poi tanto diverso.

Dicevo del senso di disagio, che mi ha colpito come un cazzotto allo stomaco, anche di fronte a quella che può rubricarsi come la constatazione di un fatto acclarato, pacifico. Me lo spiego così: una cosa è capire (o sapere) che la tua ragazza ti tradisce. Anche se soffri come un cane, non ti spingi (non ti vuoi spingere) ad immaginare un altro uomo che la bacia e la stringe a sé. Fino al momento in cui questa scena, che con tanto scrupolo hai voluto tenere lontano dalla mente, ti si para davanti agli occhi.

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

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