un blog canaglia

Fenomenologia delle file

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Disclaimer: se qualcuno volesse fare dietrologia in base al mio paese di residenza sappia che questo post lo avrei potuto scrivere tale e quale prima di vivere per 5 anni a Londra. Chiunque mi conosca da piu’ di 5 anni puo’ testimoniarlo.

Sei in fila per il bagno. Lei arriva, ti ignora e prova ad aprire la porta, facendo la faccia da babbuino a cui hanno rubato la banana quando scopre che ohibo’, la porta e’ chiusa. C’e’ qualcuno nel bagno. Ohibo’. Allora a quel punto agiti la manina le fai notare che non stai mica li’ in fila ad ammazzare il tempo, anche a te tiene un filino di pipi’. Quelle ancora piu’ hard core provano pure entrare nel bagno quando (dopo mezz’ora) si libera. Stesse scene al supermercato, quando la fila alla cassa sconfina in una corsia e gli impazienti si fanno finta di niente e si immettono nella fila lateralmente, creando una specie di albero di Natale. Poi quando c’e’ piu’ spazio si creano le file rotonde, che ad occhi inesperti potrebbero sembrare una massa di disperati che corrono verso un tozzo di pane. Vai tu a spiegargli che le file dovrebbero essere perpendicolari all’oggetto della fila. Poi ci sono quelli che quando arrivano guardano la fila e cominciano con le domande: “e’ questa la fila?”. “No, signore, e’ un trenino dell’amore, proprio qui, alla posta. Vuole unirsi?” “Da quanto siete qui?” “Da tre giorni e tre notti”. “Ma Lei e’ in fila?” “Vedi risposta alla signora incontinente”. Poi si rassegnano ad aspettare, ma non lo fanno in fila dietro all’ultima persona, ma vagando come una molecola di sodio dentro l’acqua Lete, costringendoti a tenerli d’occhio come borseggiatori per evitare che passino avanti. Poi ci sono quelli che arrivano con l’aria trafelata e ti dicono “Devo solo chiedere una cosa, faccio subito”. “Buon per Lei che fara’ in fretta quando arrivera’ il suo turno”. Sono inflessibile, poco piacevole, acida? Si’, e’ vero, se qualcuno cerca di passarmi in fila si ritrova oggetto di un cazziatone in mezzo alla posta o al supermercato. Se mi vedete in fila mettetevi al vostro posto, non chiedetemi da quanto sono li’, se sto davvero facendo la fila e aspettate da bravi. Vi conviene.

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

9 Comments

  1. manca il fenomeno del supermercato. Quello che arriva con due prodotti in mano (io ne ho tre), e mi chiede se può passare davanti, scambiandomi evidentemente per una resdora emiliana con due carrelli zeppi. Ne incontro almeno due al mese.

    • Il sodio nell’acqua minerale non circola come atomo ma fa parte di una molecola. L’ingegnere chimico di famiglia dice che lo si trova come catione. Volendo fare i vaghi era meglio scrivere particella di sodio. Comunque non essendo questo un post di chimica, mi ritengo assolta.

  2. Il trenino della posta è un’ipotesi non priva di un certo fascino. E trovo che abbia anche una sua credibilità dato che siamo un popolo incostituzionalmente incapace di capire che la fila è una cosa per la quale una persona si mette DIETRO a un’altra (dietro, appunto, e non di lato). Ne consegue che può capitare che uno entri in un posto e non capisca dove la fila termini. E quindi chiede chi sia l’ultimo. O se effettivamente la fila sia quella, dato che ci si aspetterebbe una cosa a forma di fila.
    Personalmente detesto anche quando non si riesce a passare sulle scale mobili perché le persone sono tutte ammassate formando un corpo unico e non permettono di passare sulla sinistra (nulla di politico, per carità).
    E a proposito del paese d’adozione, ieri mi trovavo nella prussiana Germania, in fila all’aeroporto. E per fila intendo che mi ero messa dietro ai due primi (fila “due a due”). Una signora (italiana con passaporto tedesco) con la figlia si mette di lato ai primi. Non solo le due passano prima di me, ma io mi becco anche un cazziatone in tedesco quando faccio il gesto di passare dietro ai due primi. Danni dell’esportazione.

  3. Questo mondo fa decisamente schifo e la colpa non e’ solo dei banchieri e finanziari, del Bildberg o della Trilaterale, ma soprattutto della gente comune, piccola, fetente e meschina. Piccole merde dalla faccia umana, gli anelli mancanti dell’evoluzione.
    Li trovi subito. Basta mettersi in coda. E ti accorgi di quanti sono. Basta metterti al volante e ti accorgi che ne sei circondato.
    Piccole merde, insignificanti, ma che tutte insieme annegano questo pianetucolo in un mare di …..

  4. Io lo shock l’ho avuto 5 anni fa, quando sono venuto a vivere in Catalunya. Un centro civico avrebbe regalato dei biglietti per un concerto, fino ad esaurimento, in ordine di arrivo. Ero lì una decina di minuti prima che aprissero lo sportello e la hall era piena di gente, alla rinfusa. Nessun indizio di fila. Poi arriva l’incaricata, apre, e ognuno dei presenti si attacca al culo dell’ultima persona presente al proprio arrivo. In pochi secondi, la massa si era trasformata in un serpentone, ad anse e senza ramificazioni. Senza spinte, senza sorpassi. A pensarci mi commuovo ancora.

    • Nella mia universita’ a Londra viene ogni giorno un carretto degli hindu che da’ il cibo gratis. Prima che arrivi si forma una fila verso un apparente nulla. Non ho mai capito come va il secondo arrivato a capire chi e’ il primo a cui mettersi dietro.

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