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Eutanasia

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I cittadini italiani, com’è noto, non possono decidere di porre fine alla propria esistenza quando una malattia terminale se li mangia vivi e li sottopone a penose sofferenze, né quando una patologia degenerativa li costringe all’immobilità assoluta e li rende prigionieri del proprio corpo.
Badate, non sto parlando di testamento biologico, accanimento terapeutico, rinuncia alle cure e via discorrendo: mi riferisco proprio all’eutanasia e al suicidio assistito, vale a dire all’ipotesi che qualcuno chieda di essere letteralmente ucciso perché non intende portare avanti la propria vita nelle condizioni in cui si trova.
Ora, proviamo a chiederci razionalmente una cosa: perché mai ciò non dovrebbe essere consentito?
Perché la nostra vita, dicono alcuni, appartiene a Dio, e quindi soltanto lui può togliercela: ma si tratta di un precetto che vale soltanto per i credenti, i quali resterebbero liberissimi di obbedire al loro padreterno e di aspettare l’ultimo istante di agonia anche se agli altri, che non condividono lo stesso credo, fosse consentito di farla finita.
Perché i malati vanno accuditi e non eliminati, dicono altri, e io sono d’accordo: senonché, una legge che legalizzasse l’eutanasia riguarderebbe soltanto le persone che la chiedono, non anche gli altri, i quali continuerebbero ad essere curati fino alla fine nel migliore dei modi.
Perché chi sta così male potrebbe non essere in grado di intendere e volere, dicono altri ancora: e infatti nei paesi in cui l’eutanasia è legale sono previsti seri esami psicologici per accertare che al suicidio assistito possa accedere soltanto chi lo chiede nel pieno delle proprie facoltà.
Perché, dicono infine altri ancora, legalizzare l’eutanasia aprirebbe la porta agli abusi, alle falsificazioni, agli omicidi dettati dall’interesse: con ciò ignorando, o volendo ignorare, che l’eutanasia clandestina -come tutte le pratiche clandestine- viene praticata a maggior ragione e con minori controlli oggi, perché non esiste una legge che ne delinei giuridicamente i contorni tutelando al meglio tanto la vuole quanto chi non la vuole.
Insomma, se si escludono le ragioni prettamente religiose e quelle dettate da non meglio precisati timori irrazionali, non esiste alcun elemento concreto in base al quale l’eutanasia ed il suicidio assistito debbano essere vietati.
Eppure sono vietati. Il che equivale a dire che i cittadini italiani vengono privati del diritto più elementare e fondamentale: quello di disporre del proprio corpo e decidere liberamente della propria vita. Il tutto, com’è stato agevole dimostrare in poche righe, senza alcuna ragione.
Ebbene, vi pare serio negare un diritto del genere senza un motivo razionale? Vi pare coerente con l’idea di autodeterminazione, libertà individuale, stato di diritto, vale a dire con gli elementi che dovrebbero essere le pietre angolari di qualsiasi democrazia avanzata come la nostra?
A me no. A me pare un’assurdità senza precedenti. A me pare che dietro il tabù che è stato costruito intorno alla parola “eutanasia” si nasconda il marchio che accomuna qualsiasi tirannide: vietare qualcosa anche quando non c’è alcuna ragione di farlo.
Io vorrei tornare a pronunciarla, quella parola. Soprattutto, vorrei che tornasse a pronunciarla la politica, specie quella che si dichiara progressista e parla di “governo del cambiamento“.
Eutanasia.
Vedete? Non è mica difficile.

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METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

17 Comments

  1. Completamente d’accordo. Tra la’tro se ci pensi e’ pieno di film, libri, storie e racconti sull’eroe che uccide l’amico ferito a morte per non farlo soffrire o che da’ il colpo di grazia al nemico per le stesse ragioni. Sembra che in questo caso l’eutanasia (e che altro sarebbe) sia considerata un gesto di altruismo, se non quasi di eroismo.
    E poi quando un poveraccio vuole farla finita ma si trova ad essere paralitico allora si tratta di una azione spregevole.

  2. Pur essendo un tuo lettore abituale, in questo caso (in realtà accade piuttosto spesso, ma mi piace confrontarmi con idee diverse dalle mie) non sono d’accordo. Lo Stato, io credo, deve affermare con forza che ai suoi occhi ogni vita, anche di un malato terminale, ha valore ed è preziosa. Non può (anche se è il desiderio di chi soffre) eliminarla, ma solo sostenerla con tutti i mezzi che ha a disposizione. Anche la sofferenza è vita, e la dipendenza da altri non corrisponde a umiliazione e degradazione della persona: è solo un concetto distorto di dignità a suggerircelo.

    • Secondo me, Francesco, se lo Stato “deve affermare con forza che ai suoi occhi ogni vita, anche di un malato terminale, ha valore ed è preziosa” la prima cosa che dovrebbe fare sarebbe garantire al proprietario di quella vita la libertà di disporne come crede. Se io sono in perfetta salute ma depressa e decido di buttarmi dal balcone vado a chiedere il permesso al sindaco o al questore? Ovviamente no, riguardando la MIA vita ed essendo una MIA decisione. Non ti sembra profondamente ipocrita, oltre che ancora più mortificante che invece, solo perchè non riesco con le mie gambe a raggiungere il balcone, la MIA vita e la MIA decisione restino nelle mani di un qualcun’altro che manco sa chi sono?

      • Porta pazienza, ma se vedi uno che vuole buttarsi dal balcone cosa fai: lo spingi (o lo aiuti comunque a buttarsi) o cerchi di impedirglielo? L’esempio è fuori luogo: se sei depresso e chiedi allo Stato di ucciderti, lo Stato stesso ti consiglia qualche pillola per curarti la depressione. Nessuno, credo, neanche chi più è a favore dell’eutanasia, ritiene che lo Stato debba aiutare a morire chicchessia solo purchè lo richieda. Il punto è: quali condizioni dovrebbero imporre a uno Stato di venire incontro alle tue richieste di morte? Secondo me nessuna, ma è un’opinione.

        • Sì sono d’accordo sulle tue ultime parole: è un’opinione. Quello che tu chiami concetto distorto di dignità io lo chiamo sacrosanta libertà di scelta per la propria vita. Sempre sia lodata la libertà di opinione, quello che non mi va giù è che troppo spesso le opinioni che diventano legge sono quelle che vietano e non quelle che permettono e semmai regolamentano, troopo coraggio e tropa fatica.

          • Lo Stato non deve fare niente. Lo Stato deve solo assicurare che io possa essere libero di fare quello che voglio. Non deve assicurare niente in base a questionabili principi morali. Deve farsi i cazzi suoi e impedire che qualcuno impedisca a me di fare qual cazzo che mi pare della mia vita. Come dicevo, ne ho 9 di pallottele nel caricatore, me ne serve una.

    • ” Lo Stato, io credo, deve affermare con forza che ai suoi occhi ogni vita, anche di un malato terminale, ha valore ed è preziosa.”

      Questo è un principio di metafisico, di probabile origine religiosa, ed in ogni caso è un principio etico. Capriccioli (e modestamente io con lui) è contrario agli stati etici e favorevole alla laicità.

      Il “valore” (intrinseco) della vita ha senso solo se si fa riferimento ad altri valori metafisici, che però rientrano nel novero delle opinioni.

      Tanto è vero che esistono società in cui il suicidio è socialmente accettato e perfino codificato: non solo il Giappone, ma Roma antica, Grecia classica, Nord America prima dell’arrivo di Colombo, etc…

  3. “Vietare qualcosa anche quando non c’è alcuna ragione di farlo”, magari fosse solo così. La Chiesa ha sempre il suo tornaconto dai divieti che impone. Pensa alla repressione dell’omosessualità che è il vero motore delle vocazioni o ai minori abusati dai preti pronti a diventare nuovi preti abusatori. Con questi metodi medievali, tra cui c’è sicuramente anche la negazione del diritto all’eutanasia, la Chiesa tiene in mano un bel pezzo della società civile e i relativi voti, legandosi a doppio filo alla politica, che per quei voti non si fa problemi ad abdicare dalla ragione.

  4. Concordo con chi – poco sopra – ha commentato che per fare una legge a tal proposito è necessario troppo coraggio (necessario ad affrontare un argomento interessatamente trasformato in tabù) e troppa fatica (ossia, nessun tornaconto – anzi – per la parte politica che si impegnasse in una battaglia di questo tipo).

  5. Basterebbe non perdere di vista il fatto che i politici sono li’ per fare quello che decidiamo noi, non quello che torna a loro vantaggio. Quindi prima di parlare di diritti civili dovremmo pensare a migliorare il nostro sistema democratico.
    Un altro problema e’ che un sistema democratico fa quello che la maggiornaza decide. Vivendo in un paese con una brutale percentuale di idioti, non siamo messi molto bene.
    Dovremmo quindi parlare di un sistema democratico basato su principi di liberta’ e laicita’ imprescindibili e immodificabili, con un sistema di controllo che impedisca persino a un parlamento corrotto di violarli.
    Poi ci basta l’Enterprise e Jean-Luc Picard come Presidente della Repubblica.
    E la percentuale di idioti cresce ogni giorno. Ve lo dico, siamo fregati.

  6. ..in Sardegna esisteva e forse esiste ancora una figura che si chiama “s’accabadora” che si prestava al servizio dei familiari del sofferente per metter fine alla sua agonia… Io credo che oggi se disgraziatamente avessi bisogno di questa figura o se vedessi un mio caro versare in una situazione di estrema sofferenza chiederei il suo aiuto… Senza naturalmente chiedere il permesso a questo stato inesistente nè naturalmente alla chiesa ..ma solo alla mia coscienza!

  7. Sì, e a Sparta era del tutto normale gettare i bambini disabili giù dalla rupe… Questo non lo rende accettabile ai miei occhi: non credo che citare ciò che è (o era) in uso in altre civiltà sia un argomento molto stringente…

  8. Ho cambiato idea più volte su temi etici ma su questo non sono ancora riuscito… mi piacerebbe sentir parlare un accanito sostenitore “”contro eutanasia” con argomenti validi, non ne ho mai trovati

  9. Francesco, non capisci la differenza tra disporre a proprio piacimento della vita d’altri (gettare i bambini disabili dalla rupe a Sparta) e consentire a qualcune di disporre della propria?

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