Droga: i numeri e le chiacchiere

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Nel 2010 -lo dice il sito della Polizia di stato alla pagina 173 di questa relazione– i morti per droga in Italia sono stati 374. Ogni anno, sempre nel nostro paese, i morti per tabacco sono circa 80.000 e i morti per alcool circa 30.000.
Numeri -non chiacchiere- alla mano, ne consegue con ogni evidenza -è inutile che fate quella faccia- che rispetto all’alcool e al tabacco il problema della droga è assolutamente marginale: eppure il tabacco e l’alcool possono essere acquistati liberamente, mentre drogarsi è vietato.
Dice: ma se drogarsi non fosse vietato quelli che si drogano sarebbero più numerosi.
Ammettiamo -anche se non c’è la controprova- che sia vero. Ammettiamo che in tal caso i tossicodipendenti diventerebbero molti di più. Diciamo che raddoppierebbero. Anzi, che triplicherebbero. Oppure, tanto per esagerare e tagliare la testa al toro, diciamo che diventerebbero il quadruplo, il che -ne converrete- costituirebbe un aumento decisamente vertiginoso.
Ebbene, posto che il numero di morti legate alla droga aumenterebbe in modo più o meno proporzionale all’incremento dei suoi consumatori, nella nostra ipotesi i decessi -numeri, non chiacchiere, alla mano- arriverebbero a 1.500 l’anno. Un ventesimo dei morti per alcool. Un cinquantesimo dei morti per tabacco.
Eppure la droga è vietata. E quindi i suoi consumatori vengono costretti a condurre una vita da incubo, la criminalità viene gentilmente omaggiata di un redditizio monopolio e le carceri traboccano di spacciatori e tossicodipendenti: tutte “piaghe” che in relazione all’alcool e al tabacco non esistono perché venderli e comprarli è consentito dalla legge.
Il tutto -e questo è il bello- in ragione di un’emergenza che -numeri, non chiacchiere, alla mano- non esiste. Almeno in confronti ad altre questioni molto più gravi che affliggono la società in cui viviamo.
Morale delle favola: i proibizionisti -cioè, a occhio e croce, quasi tutti i partiti politici che si sono succeduti alla guida del paese- hanno preso un problema marginale, l’hanno trasformato -in ragione delle loro politiche ottuse e insensate- in un’emergenza nazionale, per poi invocare quell’emergenza -da essi stessi creata- quale giustificazione delle loro politiche.
Che facciamo, iniziamo a dare un’occhiata ai numeri o andiamo avanti a fare cazzate fidandoci delle chiacchiere?

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

6 Comments

  1. Ma che razza di assurdità scrivi? L’ emergenza droga non esiste perchè ci son pochi morti… ti ricordo che i pochi (e per fortuna) morti sono il risultato di decenni di attività multidisciplinare atta proprio a ridurre la mortalità e contenere il fenomeno. Centinaia di centri a bassa e media soglia in tutto il suolo italiano, finanziati dalle regioni e in collaborazione con strutture ospedaliere e non; decine di comunità chiuse per soggiorno 24ore controllato, campagne di sensibilizzazione, centinaia di SERT… tutto questo ha portato ad avere la bassa mortalità attuale, che é una conquista. Nel 1996 ci furono quasi 1600 casi, ora siamo (se i numeri sono veri) a meno di 200…

  2. Mi sembra un po’ una stupidaggine, mi spiego. Posto che sarei d’accordo, prima di ogni altra considerazione, ad una bella rivisitazione della massima “le droghe sono tutte uguali”, dal momento che così non è. Inizierei dunque dal distinguere droghe che provocano alterazioni permanenti -magari sul lungo termine-, da droghe che non portano alterazioni permanenti. Magari liberalizzando le seconde.

    Dopodiché, penso che il problema principale non è tanto dato dal numero di morti, quanto dal numero di persone già intellettualmente deficienti che lo diventano ancor di più con l’uso continuato di droghe. In fondo, chi muore non porta gravi danni alla società, anzi forse porta solo vantaggi: meno spese mediche, di previdenza sociale, ecc..

    Il problema secondo me sono i danni causati da quelli che sopravvivono alle droghe che assumono, e ovviamente da coloro che sotto effetto di sostanze stupefacenti causano danni agli altri, o li uccidono. Questi ultimi sono conteggiati come vittime della droga? Oppure no?

    Posto che il conteggio sia corretto, questo giustificherebbe la liberalizzazione di qualsiasi tipo di droga? E poi, dobbiamo per forza prendere il pacchetto completo “o tutte o nessuna”, oppure magari è ragionevole fare dei distinguo? Un cocainomane è come un cannaiolo? E un eroinomane? Un impasticcato?

    Un cannaiolo è diverso da un beazzone? E un cocainomane o un eroinomane?

    Forse, e dico forse perché non ho alcuna risposta, la questione è un po’ più complessa del banale conteggio dei morti..

    • Sono d’accordo su tutto ciò che hai detto eccetto il secondo paragrafo. A parte il fatto che non è detto che la sostanza stupefacente abbia effetti dannosi su chi ne fa uso. Prova a sentire la discografia dei Beatles o a leggere Les Fleures du Mal, ad esempio. Come hai detto tu, tutto dipende dal tipo di droga. Non sono d’accordo sul “meno spese mediche”: di alcol, di sigarette e anche di droga si muore, ma prima di morire ci si ammala e anche per lunghi periodi. E’ giusto che chi fa uso di sostanze nocive (anche alimenti ricchi di grassi ad esempio) paghino qualcosa in più per la loro quasi certa convalescenza. Quindi legalizzando gli stupefacenti si piazzerebbe una toppa anche su questa falla.

  3. vorrei ricordare ad alessandro che la maggior parte dei morti di cui parla sono causati dal proibizionismo stesso: overdose, tagli con sostanze letali, emarginazione sociale con conseguente degrado dello stile di vita, ecc, quindi ritorniamo al principio enunciato dal post, che l’emergenza esiste, ma e` stata creata ad hoc dagli stessi che ora si “prodigano” a combatterla

    questo non vuol dire sottovalutare il problema, le dipendenze compulsive sono un danno, sia individuale che sociale, ma il post sostiene una cosa molto semplice, quasi scontata: i problemi si affrontano analizzandoli con obiettivita`, non con il pregiudizio e la demagogia

    il fatto che in questo post si parli del numero dei morti e` pretestuoso, potremmo parlare (come accenna Andrea) del numero di deficienti che mettono in atto comportamenti lesivi per se` o per la societa` (vogliamo parlare dei tanti politici e dirigenti strafatti di coca, ma anche a quelli che alzano il gomito piu` del dovuto, e poi decidono del destino di milioni di persone?), o dei numeri relativi ai costi sanitari, o degli introiti della malavita, del sovraffollamento delle carceri, e vedremmo che le conclusioni saranno le medesime, non esiste proporzione accettabile tra quelle che, ufficialmente, sono considerate “droghe” e quelle che invece sono considerate sostanze legali, se non addirittura esaltate perche` “sinonimo di tradizione secolare”

    eliminare il proibizionismo non e` certamente la soluzione a tutti i problemi, ma senza dubbio eliminerebbe di colpo tutti quelli che il proibizionismo stesso contribuisce a creare

  4. Premetto che sono a favore della completa liberalizzazione.
    Trovo però nella tua argomentazione tre cose che mi sembrano fallaci.
    La prima ha a che fare con i numeri: i morti per droga sono attribuiti direttamente all’assunzione delle sostanze (OD eccetera) mentre quelli per alcol e tabacco sono relativi a patologie ritenute indotte dal consumo di quelle sostanze. Il confronto non è omogeneo e non ha senso.
    Anche la seconda ha a che fare con i numeri: non mi sembra un’argomentazione solida dire “mettiamo che i morti quadruplichino”. Forse c’è modo di fare qualche ipotesi più fondata, basata su quello che sappiamo sui fattori che influenzano il comportamento dei potenziali consumatori.
    Terzo punto: è pericoloso fondare l’argomentazione sulla considerazione che alcol e tabacco sono in libera vendita e lo Stato ci guadagna pure. Il rischio è che in questo modo si diano argomenti, invece che alla liberalizzazione del mercato e del consumo di “droga” a ulteriori restrizioni in quelli dell’alcol e del tabacco.
    Grazie dell’attenzione.

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