un blog canaglia

Dove sono, oggi, le biancovestite?

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In Italia, nella capitale dell’Italia, è possibile che a una donna venga sequestrato il corpo due volte: la prima perché non può accedere alla diagnosi pre-impianto pur essendo potenzialmente portatrice di una terribile malattia genetica, e la seconda perché dopo aver scoperto che il feto che porta in grembo è affetto da quella malattia l’obiezione di coscienza la costringe ad abortire come un animale, in un cesso, tra conati di vomito e svenimenti.
Ecco, a questo punto mi sorge una curiosità: cosa dovremmo aspettarci che facessero, oggi, le parlamentari che ieri si sono vestite di bianco per difendere le quote rosa nella legge elettorale?
Come minimo, se nella vasta gamma delle vicende umane esiste un minimo di proporzione, che accorressero davanti a quell’ospedale coi vestiti bianchi ancora addosso e se li stracciassero gridando fino a restare ignude e senza voce, finché qualcuno non si presentasse a dar loro conto di come sia potuto avvenire un abominio del genere.
Invece, a quanto mi risulta, davanti all’ospedale quelle parlamentari non ci sono andate: né vestite, né ignude; e mi premetto di dubitare che lo facciano nelle prossime ore.
Fate il favore: abbiate almeno la decenza di non venirci a raccontare ancora che il problema è la parità di genere nella legge elettorale.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

19 Comments

  1. per me l’ abominio é pretendere di tentare di diventare madre, a discapito di un futuro bambino che poi butti nel cesso nel caso vada male, quando sai che hai un difetto genetico che può non permetterlo, che hai già perso un figlio. Questo é abominevole.

    • Quindi, siccome TU la pensi così, facciamo abortire LEI nel cesso, così impara a non pensarla come te, vero?

      • Alessandra, ostetrica non obiettrice al San Filippo Neri:

        “Quando il travaglio è ben avviato, si porta la paziente in sala travaglio dove possiamo controllarla più assiduamente. Questo ovviamente quando gli unici 3 letti che abbiamo non sono occupati da altre donne in travaglio a loro volta, di cui dobbiamo controllare il battito fetale su feti che non possiamo rischiare di perdere.
        Questi sono i casi in cui la donna purtroppo, rischia di espellere il feto nel proprio letto.”

        Ecco cosa è successo a questa donna che ha espulso il feto nel bagno. Evviva la strumentalizzazione…….
        Non sta parlando del caso nello specifico, ma descrive la routine del proprio ospedale. Se uno è bravo in matematica.
        Non metto in dubbio che sta donna avesse il diritto all’aborto, dal momento in cui la vita della piccola sarebbe stata un inferno, ma qui sulla storia dell’obiezione quando in questo caso non c’entra nulla si sta davvero esagerando.

        Il problema è che quando uno si fissa, si fissa.

      • Solo una società oscurantista genuflessa al potere clericale può pensare di equiparare la obiezione di coscienza alla libertà di coscienza.
        La libertà di coscienza è un diritto fondamentale inviolabile che trova la sua fonte nella Costituzione e nelle Convenzioni internazionali sui diritti fondamentali dell’uomo.

        La libertà di coscienza è un diritto supremo, che non può trovare limitazioni, che obbliga gli Stati a non compiere attività che possano limitarlo, è un diritto che non accetta deroghe.

        Nessuno può accettare di compiere un’azione che leda diritti assoluti, che incida sui diritti fondamentali.

        Ognuno può legittimamente rifiutarsi di compiere un atto doveroso se dall’esecuzione di quell’atto ne possa derivare una lesione di diritti fondamentali inviolabili. I diritti assoluti sono, a titolo esemplificativo, il diritto all’uguaglianza, alla non discriminazione, alla laicità dello Stato, il diritto alla salute, cioè tutti i diritti di rango costituzionale.

        Nessun organo dello Stato può incidere in maniera pregiudizievole e comprimere i diritti assoluti.

        Chi si rifiuta di compiere un atto dovuto perché ritiene di subire la lesione di diritti inviolabili, non entra in conflitto con altri valori costituzionali, ma denuncia, al contrario, che le attività da cui ci si sottrae con il rifiuto, sono attività che contrastano esse stesse con la Costituzione o con la Convenzione dei diritti dell’uomo, e, attraverso il rifiuto, si sollecita il Legislatore a ripristinare la legalità.

        Con l’obiezione di coscienza invece non si denuncia alcuna incostituzionalità della norma che si intende disattendere e ciò che si invoca sono i personali convincimenti, politici o religiosi, attraverso i quali si ritiene di poter legittimare il proprio rifiuto.

        Nel caso della libertà di coscienza il rifiuto è motivato dalla lesione di diritti costituzionali, nel caso della obiezione di coscienza il rifiuto è motivato dalla lesione di convinzioni personali.

        Nel caso della libertà di coscienza il cittadino, con il suo rifiuto, può sollecitare il Legislatore a ripristinare principi costituzionali violati; nel caso della obiezione di coscienza il cittadino con il suo rifiuto non può pretende che il Legislatore si adegui alle sue convinzioni personali.

        L’obiezione di coscienza nel nostro Paese è il paravento della misoginia religiosa.

        Se recandoci in un ospedale pubblico trovassimo un medico che si rifiuta di praticarci una trasfusione di sangue per motivi religiosi, la nostra rabbia e la nostra indignazione sarebbe giustificata dalla considerazione che è inaccettabile un’obiezione di coscienza legata a una pratica medica che il legislatore ritiene lecita.

        Se alla trasfusione di sangue sostituiamo l’interruzione di gravidanza dovremmo giungere alle stesse conclusioni, e invece il discorso cambia perché in questo caso il Legislatore ha permesso ai medici di rifiutarsi, per motivi religiosi e di coscienza, di praticare un’assistenza lecita e dovuta.

        Nell’esercizio delle professioni sanitarie nelle strutture pubbliche non ci devono remore morali e pertanto se la religione impedisce ad un medico di praticare le trasfusioni di sangue come terapia lecita, sicuramente quel medico dovrà scegliere di non fare l’ematologo, mentre se la religione impedisce ad un medico di praticare l’interruzione di gravidanza, quel medico potrà sempre scegliere di fare il dentista o l’ortopedico, non deve necessariamente fare il ginecologo, ovviamente se opera nella sanità pubblica.

        https://www.change.org/petitions/laura-boldrini-introduzione-del-divieto-della-obiezione-di-coscienza-per-medici-e-farmacisti-nel-rispetto-della-libert%C3%A0-di-coscienza

  2. Alex, che non hai il coraggio di firmare con il tuo nome, non ci sono parole per quello che hai scritto. Se non ci fosse la legge 40, non ci sarebbero rischi per le donne e infelici che nascono per soddisfare le stupide credenze di quelli come te.

  3. Trovo abominevole che ci sia gente come Alex che pensa che la ricerca della maternità sia equiparabile ad un gioco (qualora andasse male….). Rispettiamo chi se la gioca sulla propria pelle e consideriamo che se ci fosse una indagine pre impianto in tante patologie recessive o dominanti potremmo evitare fatti più che abominevoli come quello di ieri. Le quote rosa di bianco vestite questi problemi non li avranno mai , perché qualora dovessero abortire andrebbero , coperte dalla magnifica assicurazione che hanno , in clinica con personale pubblicamente obiettore e privatamente “scucchiaiatore” .

  4. stracciarsi le vesti bianche ed immacolate? ma con quello che sono costate non lo faranno mai!!
    Quello che succede nel cuore di una donna e del/la suo/a compagno/a quando non si possono avere figli o, peggio, quando non li si possono far nascere o crescere, gentaglia come Alex non lo capirà mai!

  5. Scusate ma stiamo parlando di due cose molto diverse. E’ ovvio che trovo indecente quanto voi che una donna sia costretta ad abortire da sola e in quelle condizioni. Nulla da dire, il vostro disgusto é anche il mio. Ma non c’entra nulla con le quota rosa. Che le politiche se ne freghino altamente dei diritti delle donne, tra cui il diritto di aborto, ma si preoccupino di più delle quote rosa, é certo. Siamo d’accordo. Ma si parla di due cose diverse: le quote rosa in politica e nelle sfere alte di molte organizzazioni sono necessarie (un “male” necessario forse). Equiparare le quote rose con l’aborto mi sembra un tantinello esagerato. Che le due cose riguardino le donne, non giustifica il fatto che uno esclude l’altro o che uno sia più importante dell’altro. E’ un pò come dire: perché si discute se quel giocatere deve essere o no acquistato da quella tale squadra di calcio, quando la gente muore di fame altrove?

    • Valentina, non credo sia proprio così.
      Parlare di calcio e di fame nel mondo sono proprio argomenti differenti.
      Invece le parlamentari dichiarano di voler far valere il diritto delle donne di avere accesso ai luoghi di potere. Indipendentemente da come questo diritto voglia venir messo in pratica (in questo caso con le quote, che può trovarci concordi o meno), se difendi un diritto delle donne allora dovresti a maggior ragione difenderne -e con maggior veemenza- uno più importante, cioè il diritto all’assistenza sanitaria, che tra l’altro è un diritto sancito dalla legge e non propriamente marginale.
      Quindi non stiamo parlando di cose diverse.

    • paragone fuori bersaglio. E’ come se in Italia ci fossero 20 milioni di poveri e il dibattito fosse incentrato, che so, sul dare ai quadri delle aziende private uno stipendio londinese.

  6. Io credo che il punto dell’autore sia un altro. La vicenda (terrificante) dell’aborto è un “pretesto” per denunciare come si possa strumentalizzare la condizione femminile in Italia con il giochetto della guerra per le quote rosa, che poi riguarda solo alcune privilegiate.
    Tutte le altre donne, invece, nel frattempo, devono lottare per avere stipendi uguali ai maschi, per non essere licenziate se restano incinte, per difendere la propria libertà e dignità dal sessismo sfrenato che continua a pervadere questo occidente democratico.
    Io non sono per principio contro le quote rosa, sono contro le toppe messe lì solo per non far notare il buco!

  7. Ecco uno dei motivi per cui mi rifiuto di festeggiare l’8 marzo. Che sia diventata una “festa” è una presa in giro spaventosa, e se ci sono tante donne che ancora vanno con le amiche in pizzeria o a vedere gli spogliarelli maschili, probabilmente ce la meritiamo pure.

  8. […] Valentina Magnati, di anni 28, ha abortito come un cane in un bagno dell’Ospedale Pertini di Roma. Un ospedale pubblico dove i medici obiettori la fanno da padrone. Grazie alla foglia di fico della obiezione di coscienza, una donna non ha avuto il diritto di abortire, con decenza e rispetto umano secondo quanto prescrive una legge dello Stato. Nel dolore fisico e psichico di questo calvario si è imbattuta anche nella violenza psicologica dei seguaci del Movimento pro-vita che venivano con il Vangelo a ricordarle probabilmente che era pure una peccatrice. Grazie ad un Ordine dei Medici quasi totalitariamente maschile e cerchiobottista (se non addirittura bigotto) assistiamo alla vergogna della obiezione di coscienza che dovrebbe essere invece vietata negli ospedali pubblici dove le leggi dello Stato si dovrebbero far rispettare. E guarda caso la Comunità Europea ci ricorda a questo proposito quanto lontano siamo dalla civiltà. E forse sarebbe il caso di ricordare alle “biancovestite” di occuparsi attivamente, tutte insieme, di questi problemi e non solo delle “seggiole” di genere. Come giustamente ci ricorda questo bel post di Alessandro Capriccioli, pubblicato sul blog Libernazione. […]

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