un blog canaglia

Don’t dream it, be it

in società by

C’è questa nuova tendenza: almeno due attrici pornografiche si sforzano di convincere i media di avere un cervello appetitoso, nascosto dentro i loro bei corpi. Sembrerebbe una cosa tanto ovvia che non occorrerebbe nemmeno dimostrarla, ma non è così. Ovviamente penso a Sasha Grey, passata in un batter d’occhio dal SM estremo ad una multiforme nuova carriera di dee-jay, cantante e scrittrice. Gli uomini, credo, potranno anche gioire del cambiamento, che in effetti rischia di rendere la vera intimità della giovane californiana più disponibile di quanto non lo fosse in forma di pixel. Ma c’è chi, come la collega campana Valentina Nappi, la ha criticata per questa scelta, vista come un tradimento del sacro voto al servizio del sesso, voto che questa Vestale sui generis afferma di prendere sul serio (“voglio finire come quella vecchia padrona di bordello di Napoli che, perfino alla sua età, ancora si dà da fare”, ha dichiarato a Linus che la intervistava a “Il Grande Cocomero”). Valentina Nappi, dunque, con le sue tirate contro le “fiche di legno”, con il suo atteggiamento contrario ai ruoli precostituiti tra i sessi (immediatamente bollato  “antifemminismo”), e il suo libertarismo da salotto, pendant ideale alla flemma catatonica di certi conduttori e alle sopracciglia inarcate di altri .

Non entro nel merito della qualità delle espressioni culturali della Grey o della solidità del sistema filosofico di Valentina Nappi, né della sincerità con la quale quest’ultma lo va sbandierando in televisione. Mi limiterò a dire che, al di là dell’artificiosità della persona messa in scena dalla Nappi, le ho sentito esprimere concetti ovvi, ma sui quali ci si sofferma secondo me troppo poco. A Luisella Costamagna che – il sarcasmo trattenuto a fatica – le chiedeva se non ritenesse riprovevole “vendere il suo corpo” (*), Valentina rispondeva con quella sua aria saputella, più o meno così: un muratore non vende il proprio corpo? una persona che fa un lavoro che odia per soldi non vende se’ stesso? un musicista che svilisce la sua arte non è un prostituto? – lo dicevo, provocazioni piccine picciò, niente di sconvolgente, eppure cose che varrebbe la pena non archiviare in cassetto poco usato del cervello, una volta svanita l’effervescenza che bagna (senza lavarlo) il quotidiano conformismo.

Quello che mi premeva dire, però, è altro, e magari anche un po’ contorto. Queste due ragazze, note fino a poco prima solo per i propri exploit amatori, sembra che vogliano dire al mondo: vedete? non sono solo un pezzo di carne, ho un cervello, io! La donna che vive la sua sessualità senza inibizioni e ignorando serenamente il giudizio degli altri è percepita come un pericolo per la società, forse solo perché è, apertamente, esattamente, quello che la gran parte degli altri sogna di essere, quell’altro stufo di starsene rinchiuso in cantina per non turbare il buonsenso, l’ordine e spesso pure alcuni pretesti. Di qui lo stigma della Zoccola, la femmina diviene trinità semovente di orifizi facilmente accessibili, nervi senza cervello, riflessi senza identità. Un retaggio ancestrale e non credo poi solo maschile, odioso e difficile da rimuovere come una macchia di petrolio – se si pensa che una donna libera e consapevolmente promiscua che dice il fatto suo in un talk show (vestita come quelle “perbene”)  diventa “personaggio del giorno”.

(*) Oddio, ma si usano ancora queste espressioni in pieno Ventunesimo Secolo?

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

1 Comment

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Latest from società

Al posto di Fabo

Già si sentono i rumori di fondo dell’esercito di fondamentalisti che si
Go to Top