un blog canaglia

Diversamente

in talent by

di Barbara Bussolotti

Si vede da come lo guarda: lei pensa che il piacere lo provino quasi tutti. Lui vive in quel quasi vago e sfumato, seduto su una sedia a rotelle. È smagrito, le gambe sembrano un disegno più che un’estensione fisica reale, lo sguardo è spento. Come se avesse un bottone da qualche parte, l’unico con il quale possa controllare volontariamente una parte di sé e ci spegne lo sguardo.
Il sesso è un’abilità e lui è diversamente abile. Dunque il sesso è diversamente sesso. Gli si avvicina con movimenti lenti ed indecisi, senza sapere bene cosa fare.
Si vede da come lo guarda: lei pensa che a lui il sesso non serva. È abituata a chi sa fare da sé, a chi si spoglia rapidamente e si regala un’ora di piacere silenzioso e gridato ad occhi chiusi e vissuto in un altrove ogni volta differente e pagato, sì, perché funziona così.
– Il mio amico olandese ha un’assistente sessuale. Una donna avvenente ed esperta che conosce la disabilità, oltre all’arte del piacere. Mi dispiace per te, invece.
Lui è diverso. Diverso da tutti i clienti di sempre, diverso da quelli che camminano eretti su due gambe ben piantate. Non le era mai capitato di dover spogliare qualcuno, usando grazia nel sollevargli quelle gambe assenti di gravità. Di sganciare i braccioli della sedia e farli scivolare lateralmente. Di spostargli le natiche più in avanti, quel po’ che le avrebbe consentito di sedersi su di lui.
– Il mio amico non la deve pagare. È un suo diritto, il sesso. Il piacere. Provarlo. È come quello di vivere la vita. Il sesso fa parte del corpo, dunque della vita, no?
Si vede da come continua a guardarlo: lei non sa che dirgli. Che è dispiaciuta, quello sì, glielo direbbe. E pure che non sa come si fa a maneggiare la sua esilità, perché sa solo spalancargli le gambe sopra. Lei è lì per farlo godere.
Gli attimi si susseguono incerti, mentre lui la aiuta a completare la penetrazione. Lei sì che ha le curve molto belle, mentre le sue, pensa, le sue sono dritte, quel dritto giusto per incassarsi nella sedia a rotelle.
Il piacere si consuma lento, in un tempo surreale e diverso per l’uno e per l’altra. Lui chiude gli occhi e viaggia in un luogo di estasi, fatto di penombra e di fisicità diversamente estesa. Gli piace. Ansima. Lei è sta lì impacciata e manca di parole e concentrazione. Conta i minuti alla rovescia, dicendosi che prima o poi lui sarebbe arrivato al suo orgasmo e lei si sarebbe potuta rivestire.
Il piacere è servito. Lui si asciuga, lei si affretta a rindossare i suoi panni. Lo vede goffo ed in difficoltà e si allunga per aiutarlo. Lo riveste, ritira su i braccioli, lo aiuta a sistemarsi con la schiena poggiata perbene sullo schienale.
Lo guarda ancora una volta incredula prima di andarsene. Sì, il sesso è un diritto di tutti. Non è che un disabile non voglia godere, no. Questo è un maledetto luogo comune, vero solo in virtù di una maggioranza che sta in piedi e scopa muovendosi autonomamente. Non è affatto comune. È un luogo fatto diversamente, in cui si vive di quasi vaghi e sfumati.

6 Comments

  1. Un racconto diversamente intelligente, diversamente abile, diversamente coinvolgente. Bravissima Barbara, chi leggerà le tue parole avrà modo di ragionare anche sulla disabilità degli ipocriti, dei bigotti, degli egoisti, degli indifferenti. Ci vuole una grande sensibilità nell’affrontare questo argomento. I miei complimenti.

  2. Bellissimo, complimenti. Tra l’altro, mi è piaciuto l’incontro di due ‘diversità’: e forse proprio per questo lei riesce a guardarlo con occhi scevri dal solito pietismo. Brava.

  3. molto interessante, se ti interessa il gruppo di InVisisbili del Corriere della sera si occupa, tra le altre affollattissime tematiche della disabilità, anche di questa.

    Magari manda anche a loro questo pezzo. Contatti e tutto li trovi qui http://invisibili.corriere.it/

    Bomprezzi è la tua persona.

    Hug!
    E.C.

    • Grazie EC!
      Il mio è solo una racconto, non riporta la testimonianza di una persona specifica.
      Il mio desiderio era dar voce ad un contenuto troppo silenzioso, se non nei “luoghi” ad esso “dedicati”… 🙂
      E pure abusato nei luoghi comuni in cui lo segreghiamo con il linguaggio di tutti i giorni.
      Lo invierò senz’altro, ancora grazie!
      BB

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Latest from talent

Go to Top