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Distinguere i fascismi. Serve?

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All’antifascismo talebano ho sempre opposto la necessità di distinguere cosa parliamo quando parliamo di fascismo.

La distinzione è all’incirca tra:

1. il fascismo come metodo di sopraffazione violenta dell’avversario. Per chiarezza credo si possa a proposito usare più efficacemente la parola squadrismo, che incidentalmente può appartenere a gruppi di connotazione politica disparata,

2. il fascismo come pensiero politico di destra sociale, a sua volta ramificato al suo interno secondo varie gradazioni di statalismo, nazionalismo e laicità (tratto che distingue, ad esempio Casapound da Storace) e più o meno legato all’estetica del ventennio, a seconda che si avvalga o meno del revival iconografico mussoliniano e della rivisitazione o apologia dei fascismi storici (in questo, peraltro, non troppo diversi dagli apologeti dei comunismi reali),

3. il fascismo psicologico, nel solco della tradizione reichiana di Psicologia di massa del fascismo, che consiste nell’affermazione nevrotica del sè in contrapposizione al diverso da sè, nella volontà di imporre all’esterno il proprio modello di vita, nell’irrazionale paura del molteplice (tratto che accomuna dunque alcune ideologie politiche agli estremismi religiosi).

Sostengo che le tre fattispecie, storicamente e drammaticamente accroccate nel ventennio, in realtà sopravvivono separate o accoppiate fra loro e in modo trasversale alla popolazione e alle idee politiche. E’ possibile infatti rintracciare fascismo 1 e fascismo 3 anche in assenza di fascismo 2, cioè di un pensiero politico riconducibile alla destra sociale.

Il fascismo 3 (psicologico) è frequente ad esempio e senza principio di non contraddizione nell’antifascismo talebano che pretenderebbe di sanzionare il fascismo 1 (violento) attraverso la censura del fascismo 2 (politico).

A tal proposito, sollevo la necessita dell’abolizione della legge Scelba, norma transitoria che non accenna a transitare, proprio per promuovere la scissione nei fatti di fascismo 1 e fascismo 2, mantenendo penalmente rilevante il primo e togliendo dal ghetto il secondo. Rendere lecita l’apologia di fascismo, a mio parere, avrebbe riaperto alla buon’ora il dibattito storico sul ventennio e restituito ai ragazzi affascinati dalle imprese di Fiume e dalla cinghiamattanza la cittadinanza sociale che riconosciamo a chi indossa la maglietta del Comandante Che Guevara o la stella rossa e si svaga al centro sociale Intifada.

Salvare, ad esempio, l’anima politica di Casapound mettendo la parte violenta in condizioni non nuocere semplicemente perseguendola penalmente mi sembrava una missione possibile e un tributo alla democrazia, in considerazione anche della candidatura alle Comunali di Iannone e compagni (pardon, camerati) che sottendeva – pensavo – all’abbandono e al ripudio di pratiche di fascismo 1, anche quelle che “sfuggono di mano” come nel caso della strage di Firenze che fu, quella si, ripudiata.

Io non so se l’agguato squadrista di ieri sia stato orchestrato da Roma, cioè se Iannone lo abbia avallato ex ante o solo a posteriori. So che alla luce della rivendicazione questo non conta più. E che rinuncio, ragazzi, a difendere volterianamente il vostro fascismo 2, il vostro diritto a battervi per il mutuo sociale, la riqualificazione delle periferie, i sostegni alle madri, finchè non sarete voi a disfarvi di fascismo 1 e a smettere di alimentare il fascismo 3 di sinistra che vi vuole fuori dalla politica e “chiudere Casapound” appena si presenta l’occasione.

L’occasione, questa volta, l’avete servita troppo ghiotta, troppo grave, troppo stupida, al punto che nessun Voltaire può aiutarvi e i distinguo stanno a zero: poveri voi e poveri noi.

 

13 Comments

  1. Non è particolarmente distante dalle mie conclusioni, tuttavia io continuo a rifiutare, come ho dettagliato, l’equivalenza fascismo=menar le mani. Questa equivalenza può essere utile per farli fuori dal contendere politico, ma rischia in realtà di alimentare la fattispecie 1. Insomma tocca fare lo sforzo di capire di cosa parliamo, quando parliamo di fascismo.
    Ancora su Serra: il richiamo a Marinetti da parte di Iannone non è poi tanto fuori luogo, è che il futurismo era già vecchio quando M. lo prese e lo portò dove lo portò. Boccioni è tutto un altro discorso, che col fascismo c’entra poco o niente.

  2. Post interessante. Pur avendo dei dubbi se distinguere il fascismo sia utile o no, recentemente ho discusso di queste piccole differenze.
    Tuttavia, applicando il tuo schema di differenziazione, io credo che tu non tenga conto di una cosa:
    Alla base del fascismo 2 c’è un sottofondo di fascismo 1, a volte il fascismo 2 è solo la facciata di quel messaggio fascista.
    E scelgo la parola messaggio perché per me il fascismo è barbarie. Per me il fascismo è azione che prevale sul pensiero, non ha una base ideologica. Deriva appunto dal 1, il fascismo è nei modi di fare (e qui ci colleghiamo al fascismo 3).

    Certo CasaPound può anche dire che loro sono fascisti del terzo millennio, ma poi vengono fuori queste dimostrazioni di fascismo 1 che si trovano alla base, e casca l’asino. Non trovi?

    (ho affrontato molte volte sul mio blog il discorso sulla differenza tra contenuto e modo nel fascismo, se interessa ti lascio la discussione nei commenti un uno degli ultimi post. qui )

    Saluti

  3. Scusate dimenticavo una cosa.
    Se quando parlate di Voltaire fate riferimento alla sua celebre frase, lui non l’ha mai detta.

    – Alfio Squillaci, Voltaire non ha mai detto: «Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire», 16 gennaio 2009

    e riguardo questo passaggio:

    Rendere lecita l’apologia di fascismo, a mio parere, avrebbe riaperto alla buon’ora il dibattito storico sul ventennio e restituito ai ragazzi affascinati dalle imprese di Fiume e dalla cinghiamattanza la cittadinanza sociale che riconosciamo a chi indossa la maglietta del Comandante Che Guevara o la stella rossa e si svaga al centro sociale Intifada.

    Capisco il tuo punto di vista, ma l’apologia al fascismo è illecita per motivi storico-politici. Io vedo che se ne discute, se ne parla e c’è un dibattito storico sul ventennio anche senza dover farne apologia. Non credo che sarai d’accordo, ma la maglietta del Che Guevara, lontani dal consumismo che comporta, rappresenta il pensiero marxista comunista, un pensiero, mentre ad esempio una maglietta del Duce rappresenta solo il fascismo 1, non un pensiero.

    Io davvero, a pensarci bene, non trovo ideali o motivi per dire che esiste un fascismo 2. Ovvero, quello che tu chiami “pensiero politico di destra sociale” non è fascismo ma pensiero di destra. I ragazzi di CasaPound che si autodefiniscono fascisti lo fanno per fare apologia. Ed è vietata da un testo politico italiano, non da un romanzo.

      • Se per norma transitoria intendi la costituzione libero di vederla così, ma io la vedo più come un pilastro su cui si fonda la “vostra” – perché io in fondo sono argentino – Repubblica Democratica Italiana.

        I nemici dichiarati della Repubblica italiana sono due, il fascismo e la casa di Savoia. E succede perché la costituzione è innanzitutto un testo politico, non solo giuridico. Ecco perché non è solo una norma ma una condizione fondamentale.

        Dire che prima o poi dovrà transitare allora comporta a dire che prima o poi la Repubblica italiana dovrà divenire/trasformarsi in altro. Ma qui siamo ben oltre l’auspicio del dibattito storico (che ribadisco, secondo me c’è anche adesso, e questa discussione è uno dei tanti esempi)

        • Intendo la norma attuativa (legge Scelba) della Dodicesima disposizione transitoria della Costituzione, che è appunto transitoria AL CONTRARIO della Costituzione. Qualcuno deve aver pensato che fosse una disposizione utile nel contesto ma che di cui sbarazzarsi nel tempo: ma qui la Costituzione la sia sventola più di quanto la si conosca.

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