un blog canaglia

Dichiarare, non dimostrare

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Luigi Berlinguer ha ragione: il regolamento per le primarie è stato approvato a ottobre, e quel regolamento dice che al ballottaggio possono votare solo coloro che abbiano già votato per il primo turno, a meno che non “dichiarino di essersi trovati, per cause indipendenti dalla loro volontà, nell’impossibilità di registrarsi all’Albo degli elettori entro la data del 25 novembre”.
Ma la ragione di Berlinguer si ferma qua: anzi, in qualche modo finisce addirittura per ritorcersi contro chi la vorrebbe utilizzare.
Tanto per cominciare il regolamento -al comma 4 dell’articolo 14- dice “dichiarino”, non “dimostrino”. E poiché se i suoi estensori avessero voluto dire “dimostrino” l’avrebbero detto, si deve dedurre che la loro intenzione fu quella di scrivere “dichiarino”: vale a dire, se l’italiano non è un’opinione, di consentire a chi avesse eventualmente voluto votare solo per il ballottaggio di farlo, con l’unica avvertenza di firmare un bel pezzo di carta con su scritto “dichiaro che non ho potuto registrarmi all’albo degli elettori prima del 25 novembre per cause indipendenti dalla mia volontà. In fede”; senza neppure l’obbligo, a quanto pare, di precisare di quali cause si tratti.
A me sembra, quindi, che il proposito di accettare le richieste di iscrizione successive al 25 novembre solo dopo aver valutato la plausibilità delle “giustificazioni” addotte, decidendo caso per caso se le cause indipendenti dalla volontà dell’elettore siano o non siano sufficientemente “gravi” da poter essere prese in considerazione, non sia affatto conforme al regolamento: perché di fatto, per come la vedo io, ne modifica la lettera, rendendola sostanzialmente diversa -in senso restrittivo- da ciò che è dato leggere.
Io non ci sono andato, a votare al primo turno: né penso di andarci al ballottaggio. Quindi non parlo, come si dice, per interesse personale.
Però mi pare che Renzi abbia ragione, quando dice che “la giustificazione non la deve dare chi vuole andare a votare”: semplicemente perché, al di là delle considerazioni politiche che pure mi sembrano condivisibili, quella giustificazione non è prevista dal regolamento.
Per la serie: se si invoca la legalità, sarebbe perlomeno il caso di invocarla come si deve.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

4 Comments

  1. Sto ascoltando Rodotà su “Otto e Mezzo” che fa un pistolotto a Renzi su “quando le regole sono chiare vanno rispettate”. Puro cabaret.

  2. L’esempio che porta Capriccioli fa capire perché poi si fanno delle leggi che ognuno uno interpreta come gli pare: leggi scritte da analfabeti della politica, che non sanno che la forma è sostanza, con le conseguenze che vediamo nella distruzione della certezza del diritto e la supplenza della magistratura costretta ad interpretare (ben volentieri) a modo suo le regole che dovrebbe solo applicare.
    E’ proprio svillaneggiando il rigore della parola scritta definendola “cavillo” che siamo passati dalla democrazia di Toqueville alla democrazia all’amatriciana.
    la differenza tra la liberaldemocrazia di Toqueville e la democrazia all’amatriciana

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