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Di larghe intese si muore

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Di Mario Di Vito

Non ho votato il Pd ma vorrei che da grande diventasse un normale partito socialdemocratico. Leggo le cronache dei giornali, guardo le dirette streaming, studio i post su Facebook e le twittate dei vari politici, alla ricerca di un indizio, sperando sempre di trovare un segnale per una futura svolta a sinistra. Ho in simpatia i giovani turchi e Pippo Civati. Condivido la loro avversione per i vecchi dinosauri che hanno sempre perso ma che, con sguardo serissimo e voce profonda, ti spiegano perché la loro era un”idea vincente.
Qualche giorno fa D”Alema ha parlato di «rinnovamento del partito» e di «larghe intese» con Berlusconi.
Ho pianto come Jodie Foster dopo che è stata stuprata.
Non tanto per il «rinnoviamo il Pd», litania tanto di moda oggi. D”altra parte i voti per il rinnovamento sono andati in massa a un comico di 65 anni che ha costruito la sua fortuna dentro la Rai lottizzata.
Ho pianto per le «larghe intese».
Sono anni che ci facciamo fregare così. E” dai tempi del monocolore Dc che soffriamo di questa straordinaria quanto inusuale forma di invidia penis verso il centro e la destra. Forse siamo troppo buoni: «Dai, le cose facciamole insieme che vengono meglio». Col cazzo, loro sanno bene come fare: se mi offri un dito, ti mangio tutto il braccio. Noi siamo quelli che da piccoli prestavano il pallone per far giocare gli altri e poi non lo ricevevano più indietro. Abbiamo sempre più voti di loro fino alla campagna elettorale, quando – signorilmente, cavallerescamente -, decidiamo di perderne un po” per rendere la sfida più equilibrata. E” davvero un problema di cromosomi: siamo fessi per natura.
Ci caschiamo sem dipre nel maledetto luogo comune delle larghe intese, enorme animale mitologico che sopravvive ad ogni rivoluzione culturale, equivoco compagno mille battaglie: siamo passati dai soviet più l”elettricità a «bicamerale o barbarie». Ci siamo illusi di fare riforme importanti con un centro colto e intelligente, abbiamo creduto davvero che la Fornero stesse piangendo amare lacrime perché non riusciva a dire «sacrifici». Alla fine abbiamo scoperto che Monti non è soltanto un cinico e baro democristiano: anche i suoi voti adesso non ci servono a nulla.
Proviamo a trattare con Grillo ma sappiamo benissimo di quella misteriosa forza centrifuga che ci spinge verso il Pdl. Altro che larghe intese, questo è un abbraccio mortale.
Stavo giusto leggendo gli otto punti di Bersani per fare un governo. Di larghe intese, ça va sans dire.
Ho pianto come se a stuprarmi fosse stata Jodie Foster.

P.S. Purtroppo il luogo comune delle larghe intese è indistruttibile. Piango come Natalie Portman in tutti i suoi film

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