Da Malindi contro Tecnici e Coprofagi

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Tramonto africano post temporale di fronte. Sul tavolo del giardino che si affaccia sull’Oceano Indiano, Pernod e mandorle tostate, Ipad, un libro di Fitzek ed un pacco di sigari cubani Montecristo n.5. Questa volta per incontrare l’ing. Paolo Pretocchio* arriviamo fino a Malindi, in Kenia. La t-shirt verde scura che indossa sotto una redingote blu elettrico a pois, pantaloni di lino grigio militari e bianchi mocassini in coccodrillo, riporta stampata la celebre frase di Mark Twain ‘’ Se votare servisse a qualcosa, non ce lo farebbero fare”.”Ieri avevo quella con la famosa frase del boss della mafia nera di Harlem Frank Lucas: “ Il più chiassoso nella stanza è il più debole nella stanza”, che ho indossato per questo ricevimento commemorativo degli ordini cavallereschi dell’impero austro-ungarico. Dove tra l’altro mi sono rotto i coglioni alla grande”.

Ing. Pretocchio, che cosa sta succedendo?

Siamo nel bel mezzo di una specie di Weimar al rallentatore. La situazione è identica all’esperienza del governo Brüning dal 1930 al 1933: identici i trend negativi della produzione industriale e della disoccupazione, identica la politica economica, identica la stasi parlamentare.

Cosa ci vuole dire, che presto quindi avremo l’avvento di un nuovo partito nazista?

La forma del movimento politico che prenderà il sopravvento alla fine di questa fase e conseguentemente all’esplosione degli accumuli di insoddisfazione che per adesso sono solo embrionali, confusi, autorimossi per sopravvivenza emotiva e non assemblati, ancora non si è manifestata. Di certo non ci salverà il neoautoritarismo tecnico-pragmatico di matrice finanziaria che oggi detta le direttive ai governi europei. 

Cos’è il neoautoritarismo tecnico-pragmatico di matrice finanziaria?

E’ ciò che oggi sta al potere in Europa. In questo frangente di rimasugli rantolistici, la difesa di interessi e privilegi mostra i muscoli. Ma si tratta solamente di una sorta di necessario quanto impotente tentativo dell’autofondazione assoluta dell’economia su se stessa senza presupposti filosofici, politici o religiosi. E’una solipsistica egemonia non egemone in quanto non risolve un bel niente, che non ha consenso nelle viscere collettive. E’ l’inevitabile esigenza sistemica dell’ autoriproduzione teorica, ma è un’operazione onanistica perché non ha nessun riferimento sociale. E’ una religione atea senza fedeli. Vive nella totale astrazione dall’esperienza di vita reale delle persone e per questo è oggettivamente disumana, violenta, perdente.

Ma ci sono socialisti, liberali, comunisti, liberisti, nazionalisti e federalisti pronti a sostenere, ognuno dalla propria prospettiva, che sia arrivato o stia per arrivare il loro momento.

Sono tutte categorie sorpassate. Gli esponenti ed i seguaci di tali ‘nobili’ teorie sono ormai delle vittime, sono come dei pupazzi nelle mani di un amore mai trovato. Il subconscio collettivo ancora non ha elaborato un centro d’interessi e di sfogo comune ed unitario delle proprie esigenze, aspettative, desideri irrisolti e frustrazioni. Tornando a Weimar, anche allora c’erano i vari Junger, Niekisch e von Salomon, intellettuali e militanti interessantissimi quanto incapaci ad insinuarsi nei gangli emotivi e politici delle masse dell’epoca. In più quelle ideologie erano l’espressione di tipi antropologici figli di un’evoluzione culturale della società e delle classi. Oggi siamo di fronte ad un processo di neoanalfabetismo intellettuale ed emotivo rilevante ed egemone, un rovesciamento dell’analisi pasoliniana: non sono più le borgate che si stanno imborghesendo, ma è la borghesia che si è imborgatata, che si esalta e gode del brancolare nel sudicio, nell’essere ignorante, bestiale, posticcia ed analfabeta.

Come vede l’exploit di Beppe Grillo?

Grillo è un abilissimo situazionista e comunicatore, coglie lo spaesamento irrazionale del momento storico, comprende ciò che la gente vuole sentirsi dire ed il modo in cui vuole sentirselo dire. Conosce bene la lezione del linguista Lakoff secondo cui un’efficace cornice cognitiva prevale dirompentemente ed è più importante della verità. Ma è il costruttore di una casa artificiosa che si basa solo sul suo situazionismo mediatico e monologhistico. Il centro aggregante non è radicato con la storia e la realtà, ma solo con un suo show comizistico e opportunisticamente aggressivo, una sorta di catarsi da teatro greco, ma che poi finisce lì. Non c’è nessun radicamento profondo con la storia. D’altronde il suo percorso artistico ce lo testimonia: prima faceva la pubblicità dello yogurt yomo, poi è passato alla satira economico-ecologica antipubblicitaria, poi prendeva a martellate i computer fino a divenire un paladino della rete. Per personaggi simili, Gramsci avrebbe parlato di “costruttori di palafitte’’, cioè di quelli che pretendono di impiantare il nuovo sul nulla. L’ideologia della democrazia diretta della rete è un inconcludente impasto di determinismo tecnologico, libertarismo velleitario e confuso neoliberismo antiliberistico. Durerà quanto deve durare, ma non è certo lui che porterà la luce. 

Lei ha parlato del partito dei coprofagi. Chi sono i coprofagi?

I coprofagi sono tutti quei tipi che, anche se anonimi e silenziosi, quando ci parli e metti in dubbio qualche loro concetto, ti rispondono con una faccia che emette un misto di ghigno, vagito del nascituro semisedato ed amplificazione da sforzo gutturale dovuto a stitichezza:’’e ma lo dice l’Europa!!!ce lo dice l’Europa, non possiamo fare diversamente’’. Se l’Europa decidesse di sequestrare tutte le nostre case per darle alla famiglia di Mario Draghi o ai discendenti della tigre Arkan, loro ti direbbero, acriticamente eccitati ed esaltati: “ma ce lo dice l’Europaaa!”. E’una nuova forma di razza umana, dei neoebeti, il partito dei celodiceleuropa, quindi un partito di coprofagi nella sostanza. E penso che si sia capito cosa intendo dire.

Ma il governo Monti ci ha ridato credibilità internazionale, senza il suo intervento non si sarebbero potuti pagare gli stipendi degli statali. La sua mi sembra una critica troppo eccessiva.

Ma questo è solamente l’alibi di ferro trovato per iniziare ad impiantare un disegno ben preciso. Mi spieghi una cosa: che centra con l’Europa tagliare i fondi per gli ammalati di Sla o per l’accompagnamento degli invalidi, o quelli per l’illuminazione pubblica? E’ logico che tutto ciò segua una linea ben precisa che con l’Europa non centra niente, e cioè la privatizzazione del welfare ( la sanità, gli asili, i trasporti, le pensioni etc.) che ormai è l’unico bottino rimasto per le varie banche e compagnie assicurative impastate nella melma di titoli cartastraccia e mancanza di liquidità. Anche perché nei primi otto mesi del 2012, il debito pubblico è aumentato di quasi 70 miliardi, con una media di 8,6 miliardi al mese, cioè 282 milioni di euro al giorno. Per non parlare del mancato taglio delle tasse o delle mancate liberalizzazioni, cose che invece, quando questi tecnici facevano gli economisti editorialisti del corriere della sera, auspicavano come uniche vie d’uscita per l’economia italiana, criticando severamente i governi che c’erano e che non prendevano tali provvedimenti. Insomma, facevano i liberisti con il culo degli altri. 

Comunque mi pare di capire che lei si allinea a tutti quelli, economisti e leader populistici vari, che sostengono che bisogna uscire dall’Euro?

Ma assolutamente no, sarebbe pura follia sia tattica che strategica. E’ l’euro che uscirà da noi. Quando alla Germania non starà più bene il giochino, manderà all’aria tutto in un batter di ciglia. Ma niente di tutto ciò accadrà nell’imminente. Detto questo, però, mica possiamo fare come i coprofagi, le cose bisogna pur cercare minimamente di comprenderle. Alla fine degli anni settanta ci fu un dibattito all’interno della rivista per cui scrivevo, Mercati, virilità e scemi di paese, costola dissidente di MondoEpilettico. Scrissi un articolo sull’adesione dell’Italia allo Sme in cui sostenevo che l’unione di economie diverse tra di loro, con un rigido sistema a cambi fissi, avrebbe prodotto una crisi sistemica, dove le economie più forti avrebbero schiacciato quelle più deboli. Un sistema a cambi fissi è una manna dal cielo per i paesi più forti (vedi Germania) perché in un’economia aperta e allargata a più mercati, chi ha capitale desidera la rigidità dei cambi per poter investire dove conviene di più senza rischiare di perderci a causa della fluttuazione dei cambi. Quindi sostenevo che i rischi per l’Italia sarebbero stati collegati al fatto che un paese meno competitivo come il nostro, con un’inflazione strutturalmente più alta rispetto a quella della Germania, con un cambio fisso non avrebbe più potuto, quando serviva, recuperare competitività svalutando la moneta e quindi avrebbe dovuto, inevitabilmente, trasferire i necessari aggiustamenti nell’economia interna, cioè svalutando i salari, attaccando i guadagni ed i redditi delle persone, facendo in questo modo contenere i consumi e quindi contenere l’inflazione. E’ esattamente quello che sta accadendo adesso. 

E cosa proponeva all’epoca per evitare questi rischi?

Accompagnare il sistema della rigidità dei cambi con un concentrato di regole capaci di stabilire, nel caso di deviazione degli andamenti di cambio, un’equilibrata distribuzione degli oneri di aggiustamento tra paesi strutturalmente in disavanzo esterno e paesi in surplus. Ora hanno adottato il fiscal compact, che è come prendere uno grasso 300 kg e per farlo dimagrire mandarlo a pane e acqua senza casa in un bosco disperso della Siberia per due anni. Dimagrirà sicuramente, ma verrà trovato morto stecchito prima della fine della dieta.

Lei è un imbecille?

Non lo so, ci sto pensando da un paio di settimane.

Soundtrack1:’La pelle’, Cesare Basile
Soundtrack2: ‘Veteran of the psychic wars’, The blue oyster cult

Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale.

*L’ing. Paolo Pretocchio è un personaggio di fantasia dislocato autunnamente in una spiaggia dell’Africa meridionale.

4 Comments

    • Con Pretocchio ho un accordo in base al quale lui rilascia interviste una volta a stagione. Quindi alla prossima, che sara’quella invernale, gli porgero’ questa tua sottilissima, iteligentissima e leggera riflessione. Grazie mille ‘Giuseppe’. :))

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