un blog canaglia

Cucchi, la rabbia, lo stato di diritto

in società by

Mi sono occupato del caso Cucchi, con grande trasporto e talora con rabbia, fin da quando la notizia fu pubblicata per la primissima volta: quindi, come dire, sulla vicenda dovrei potermi concedere il lusso di essere considerato “al di sopra di ogni sospetto”.
Eppure provo un certo disagio nel leggere in giro, dopo le assoluzioni della sentenza d’appello, decine e decine di commenti indignati e sarcastici del tipo “allora non è stato nessuno”, “chi sarà mai stato”, “nessun colpevole”: come se il fatto indubitabile che esista una vittima, unico elemento certo della vicenda, autorizzasse chiunque a farsi girare i coglioni perché quelle persone, voglio dire le specifiche persone investite dalla sentenza, non sono state riconosciute colpevoli di quel delitto, sia pure per insufficienza di prove: e quindi come se per quel crimine non soltanto fosse necessario trovare i colpevoli, ma finisse per diventare sufficiente, pur di placare la nostra ira, che fossero trovati dei colpevoli qualsiasi, purchessia.
Ebbene, delle due l’una: o chi si lamenta dispone di elementi nuovi e certi per affermare che in realtà quelle persone, proprio quelle là, avrebbero dovuto essere condannate e invece sono state assolte, nel qual caso è pregato di tirarli fuori; oppure le lagnanze che costoro mettono in scena, nel modo in cui vengono formulate, altro non sono che invocazioni alla sospensione dello stato di diritto: una sospensione tragicamente, e solo in apparenza paradossalmente, analoga a quella che ha portato alla morte di Cucchi.
Dice: ma dopo le dichiarazioni (agghiaccianti, ma questo è un altro paio di maniche) del SAP sorge il sospetto che siano state inquinate le prove e protetti in modo omertoso i responsabili. Ed è vero. Sorge, eccome se sorge. Ma i sospetti, in uno stato di diritto, debbono essere dimostrati. Altrimenti restano tali: e in quanto tali non sono sufficienti per condannare nessuno. Per fortuna.
Dice: tu stai facendo il garantista “col culo degli altri”. Vorrei vederti, se fossi il fratello di Cucchi. Ed è vero pure questo: se fossi il fratello di Cucchi sarei furibondo, e magari mi balenerebbe in testa un giorno sì e l’altro pure l’idea balzana di farmi giustizia da solo. Senonché, la notizia che debbo darvi è che la legge e lo stato di diritto sono stati inventati apposta per poter ragionare, come dite voi, “col culo degli altri”; perché essere liberi di dar retta al proprio spalanca la strada ai linciaggi, alle vendette trasversali, alle faide, ai pestaggi fondati sugli indizi e alle esecuzioni senza prove. In una parola, al caos. All’assenza di regole e certezze. All’apoteosi incontrollabile dei casi Cucchi, declinati in tutte le salse e ambientati nelle location più disparate.
Di un paio di cose possiamo, e dobbiamo, essere certi: la responsabilità penale è personale. La responsabilità penale viene stabilita dai tribunali.
Mettere in discussione questi capisaldi a colpi di rabbia equivale, che vi piaccia o no, a indebolire ulteriormente lo stato di diritto: vale a dire il sistema che è stato concepito apposta per scongiurare che uno qualunque entri in carcere vivo e ne esca misteriosamente morto.
Se vogliamo che non accada più, se vogliamo che si faccia luce su quanto è successo, teniamo la testa a posto: e diamogli una mano, allo stato di diritto. Non un’altra spinta verso il baratro.
Non lo dico per minimizzare: ma proprio perché la vicenda di Stefano Cucchi, e di tutti gli altri cui sono capitate analoghe tragedie, mi sta particolarmente, e drammaticamente, a cuore.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

15 Comments

  1. I principi dell’articolo sono condivisibili, il contesto no. Erano imputati medici e poliziotti che avevano avuto in “custodia” Cucchi, a meno che non siano stati gli alieni, qualcuno di questi (o tutti?) ha sbagliato. L’indignazione è dovuta al fatto che nn si è stati capaci di trovare le prove delle responsabilità.

  2. Se è lo Stato per primo, a far fuori lo stato di diritto, che ci si aspetta? Capisco il non avere prove, ma le responsabilità? Un ragazzo è entrato vivo, nelle mani delle istituzioni, e è uscito morto, tutto qua. La gente può anche essere impulsiva e cieca, ma è questo che sente, anzi che non sente. qualcuno che spieghi come sia possibile quello che è accaduto a Cucchi, e se non salta fuori, fa di un erba un fascio. Giustamente.

  3. Premetto che non ho letto atti del processo e, naturalmente, la sentenza, le cui motivazioni peraltro debbono ancora essere pubblicate.
    Ciò detto, e parlando in generale, i confini tra “non esistono le prove” e “esistono le prove” non è così netto come teoricamente parrebbe, e lo dico da professionista del settore.
    In altre parole, in mancanza di una prova certa ed inoppugnabile (e abbiamo imparato che neppure il test del DNA lo è in ogni caso), la differenza tra una condanna e un’assoluzione la fa la valutazione del Giudice penale.
    Quel che vorrei dire, in altre parole, è che la sentenza del caso Cucchi potrà essere censurabile nella misura in cui la valutazione dei Giudici non risulterà coerente col materiale probatorio ed indiziario raccolto.

  4. firme, capriccioli. cominciamo dalle firme.

    …chi ha firmato il verbale in cui si legge “senza fissa dimora”?
    in galera.

    …chi ha firmato le cartelle cliniche – a cominciare da quella in cui lo stesso cucchi si dichiara “caduto” (dev’essere il revival terzomillennio del “malore attivo”)?
    in galera.

  5. allora Ale, facciamo un po’ di ordine. Ritengo corretto che un giudice di fronte a prove o indizi frammentari e contradditori, non se la sia consentita di condannare a cazzo di cane alcune persone.
    Però Cucchi era in consegna dallo Stato. Le persone in servizio, i suoi spostamenti, le visite ricevute, i verbali sono tutti lì cazzo. E se non puoi condannare la gente per omicidio, perchè fai fatica a trovare la ‘pistola fumante’, li puoi perseguire per negligenza, per gli errori fatti, eccetera. I colpevoli ce li hai a verbale, magari non assassini, ma teste di cazzo sì, ed essere una testa di cazzo in certi ambiti è reato penale.

    Il cadavere di Cucchi sembrava un fake dell’area 51. Magari è stato ucciso un 10% a testa, negligenza ed errore dopo l’altro, boh, ma non gli hanno sparato ignoti in un vicolo buio, chi ha avuto a che fare con lui l’hanno nero su bianco.

  6. Invito tutti a leggere sull’argomento questo post:
    http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/11/02/dopo-cucchi/

    Riporto la frase più illuminante:
    “Già, perché forse la questione, dal punto di vista politico, trascende il singolo caso, pur nutrendosene. Forse, un governo che si dice culturalmente liberale, dovrebbe farsene carico. Della questione politica, intendo, ovviamente: non del caso giudiziario. Dell’habeas corpus. Del reato di tortura, tuttora inesistente nel nostro ordinamento. Delle garanzie per i fermati e gli arrestati. Delle videocamere nelle stanze degli interrogatori. Della riconoscibilità di chi viene a contatto con i fermati. Tutte cose che richiederebbero decisioni politiche. Tutte cose che verrebbero immediatamente avviate, dopo un caso Cucchi, da una classe politica davvero liberale.”

    Personalmente ritengo questo asset il più equilibrato sull’argomento senza scomodare “lo stato di diritto” che, in questo specifico caso è stato indebolito non dai commenti giustzialisti, bensì dalla famigerata e finora a noi nota (fintanto che non verranno rese pubbliche le motivazioni), “mancanza di prove”.

  7. Capriccioli, come lei la pensa anche il SAPPE che oggi ha querelato Ilaria Cucchi perché “bisogna finirla con l’essere garantisti a intermittenza”.

    Complimenti, eh.

  8. Abbiamo evitato un orrore (la condanna senza prove) con un altro orrore (il permesso di ammazzare Cucchi senza conseguenze a chiunque sia stato fra quelli che lo avevano in custodia, o fosse anche stato un alieno): allo Stato di diritto la spinta verso il baratro è stata data comunque. Non essere in grado di garantire la certezza della pena non lo trovo nè meno grave, nè meno pericoloso di condannare senza prove: in entrambi i casi abbiamo vittime innocenti che non hanno giustizia.
    Quindi: se non avevano le prove, è stato giusto non condannare. Ma non per questo lo Stato di diritto è più forte.

  9. Scusate, ma c’è qualcuno che si ricordi di almeno un caso in cui uno sbirro che ha sbagliato sia stato condannato ed abbia pagato, con sospensioni dal servizio, galera, qualsiasi cosa? No, perchè io, seriamente, per quanto mi sforzi, non ne rammento uno che sia uno. Ma si vede che non sbagliano mai, o magari (forse ma forse) che lo stato di diritto è l’ennesima presa per il culo. O entrambe.
    Gli sbirri non pagano mai, fanno quel che fanno perchè così gli è stato comandato, e chi glielo comanda ne garantisce anche l’immunità, con coperture a tutti i livelli, a pensarci è più facile vedere “punito” (ovviamente si fa per dire) un prete pedofilo.
    Ma noi continuiamo a fare i buonisti alla Capriccioli, poverino, un giorno non lontano sarà qua a sostenere che anche la volante che insegue i ladri deve fermarsi col rosso, se no scende al loro stesso livello e lo stato di diritto (del più forte) ne risente.
    Tranquilli, quando è un poliziotto a lasciarci le penne (non che me lo auguri) le prove saranno sempre sufficienti.
    Uno Stato di persone, di esseri umani, non uno di diritto e neanche uno di lobotomizzati come quello in cui viviamo, quando succedono certe vergogne scende in piazza a spaccare tutto come quando massacrarono Rodney King, ma quelli almeno avevano l’orgoglio nero, a noi non è rimasto proprio un cazzo dato che perfino i presunti intellettuali fracichi “de noantri” spendono pensieri e parole per difendere l’indifendibile. E qua metteteci pure la bestemmia che preferite.

  10. Ma, io credo che il grande disagio che si trasmette tra tanti punti di vista, sia per un’altra vicenda con morti che gravano sullo Stato e che non hanno paternità: crimini irrisolti, con oltretutto commenti dalla parte dei sindacati d’arma, che fanno un po’ come faceva Berlusconi, cantano innocenza a fronte di insufficienza di prove. Credo che un po’ di continenza a fronte di un fatto che non ha visto i parenti avere soddisfazione, sarebbe stata utile a non innescare così gli animi.

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