Cose che non esistono: la sinistra liberale. Parte 1.

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É vero, senza dubbio, che il redde rationem tra due idee su cosa possa/debba essere la sinistra italiana ha scatenato una serie di dichiarazioni di appartenenza.

Varie persone che stimo, e con le quali condivido quasi tutto quando si parla di scelte concrete, hanno fatto dichiarazioni di appartenenza abbastanza campate in aria (vedi qui, per rimanere in tema). Cerchero’, cosa estremamente difficile, di convincerle che c’e’ qualcosa che non torna nel loro ragionamento.

Perche’, secondo me, non si puo’ essere contemporaneamente “liberali” e “di sinistra” nell’Europa di oggi? Partiamo dalla fine. I concetti di “sinistra” e “destra” non corrispondono a ideologie. Sono posizionamenti relativi, rispetto alla competizione politica, all’epoca e al paese di cui si parla. Accento su “il paese di cui si parla”: mi riferiro’ sempre all’europa continentale, perche’ la sinistra e la destra americane, giapponesi, australiane e indiane sono storie indipendenti.

Un’ideologia (e il liberalismo lo e’) ha testi di riferimento, intellettuali di riferimento, valori di riferimento, che si aggiornano nel tempo ma solo per addizione. Perche’ Hayek diventa un nuovo punto di riferimento per i liberali nel XX secolo senza abbandonare Pareto. E quando Pareto diventa un punto di riferimento non soppianta Tocqueville, che a sua volta conviveva benissimo nelle librerie dei liberali insieme a Locke. Questi intellettuali sono stati considerati, nelle loro epoche, “di sinistra” (Locke e Tocqueville), “ne’ di destra ne’ di sinistra” (Pareto), “di destra” (Hayek). Sono cambiate le idee dei liberali? No, si sono mossi i confini delle definizioni di destra e sinistra.

Le posizioni relative possono, in certe epoche storiche, essere occupate da una ideologia fino al punto che le due cose coincidono. Dall’emergere dei partiti di massa in europa occidentale in poi, questo e’ stato il destino della sinistra, egemonizzata dai movimenti di origine marxista. Ad oggi, ogni paese europeo ha un grande partito di centrosinistra con delle formazioni alla sua sinistra. Invariabilmente, il primo aderisce al PSE e il secondo a varie formazioni post-comuniste o altermondialiste.

L’errore di Anna, come di altri, e’ pensare che “sinistra” sia una costruzione ideale  che, al peggio, si concretizza in modo imperfetto col dominio dei movimenti socialisti. Ma la sinistra e’ solo una manifestazione concreta e contingente di un posizionamento. Questo idealismo ingenuo li porta a pensare che le loro idee (di autodeterminazione individuale, liberta’ di scelta personale, libero mercato, politica estera improntata alla convivenza pacifica) siano patrimonio comune della sinistra, senza rendersi conto che in questa fase storica “la sinistra” coincide con “i movimenti socialisti”.

Ha senso, quindi, definirsi “di destra”? Non tanto. Se la “sinistra” e’ qualcosa di preciso e determinato, la destra europea e’ tante cose. Cos’hanno in comune Aznar, Kohl, De Gaulle, Thatcher, Tusk, Bildt, Haider, Berlusconi, Laar, Rasmussen, Churchill, Merkel, Cameron? Ciascuna di queste persone ha governato un paese europeo con coalizioni alternative alla sinistra, ma riuscirete a realizzare qualsiasi programma mettendo insieme le posizioni di questi individui. L’eterogeneita’ di natura culturale, intellettuale e politica delle “destre” europee si concretizza anche nella mancata adesione di molti grandi partiti alternativi alla sinistra al PPE.

Messo alle strette da un’opinione pubblica che lo identificava con i conservatori in quanto avversario intellettuale della sinistra (perche’ la sinistra e’ socialista), Hayek pubblico’ qualche decennio fa un agile libretto in cui diceva sostanzialmente che l’ideologia conservatrice non esiste, in quanto i conservatori prendono posizioni che sono un riflesso in negativo delle posizioni altrui. Poiche’ le posizioni da cui differenziarsi, allora, erano quelle dei movimenti socialisti, tutti collocati a sinistra, i conservatori, collocati residualmente a destra, attingevano al repertorio intellettuale dei liberali per trovare argomenti da scagliare contro gli avversari. Non sbagliando, Hayek pensava fosse utile smarcarsi, ritenendo che in futuro i conservatori potessero essere messi in un angolo portando i liberali allo scontro delle idee direttamente contro i socialisti.

Purtroppo, ancora molti liberali soffrono di sudditanza psicologica verso i movimenti socialisti. Ho qualche idea sul motivo, ma qui ho esaurito la vostra pazienza.

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

18 Comments

    • Non esiste nulla che non sia funzionale a dire che io sono un’ingenua e che la sinistra liberale non solo non esiste, ma non puo’ nemmeno esistere.

      • Ma il suo discorso può anche avere un senso, interpretandolo come contestualizzazione storica di destra/sinistra; ma la fallacia sta nel supporre che la storia prosegua per assoluti e se oggi è così non può non essere cosà. La sinistra liberale esiste, perchè potenzialmente può esistere. Che, oggi, non sia presente nel panorama europeo è un altro discorso; ma la sinistra liberale – e insieme socialista – è la sinistra che ci vorrebbe.

        • Io tutte queste destre meravigliose, nella storia non le ho viste. Se non c’e’e stata una sinistra decente, non mi pare ci sia stata nemmeno una destra.

      • La sinistra liberale una volta erano i fratelli Rosselli, Giustizia e Libertà…gente c’ azzuta che ha preso le armi contro il fascismo di fianco ad anarchici e comunisti e che aveva tra i propri principali temi di riferimento il sindacalismo e i diritti.
        Ora si pretende essere “di sinistra liberale” gente che questi diritti li chiama “privilegi”. O tempora o mores!

  1. Il problema della destra in Italia è che essendosi volutamente iconizzata per decenni in Berlusconi, personaggio clientelare-statalista e socialmente conservatore, difficilmente può dare grande speranza ai liberali. Dopo il mandato 2001-2006 si era capito che la “rivoluzione liberale” promessa dal Berlusconi era una favoletta per gonzi, eppure il suo elettorato l’ha rivotato gioiosamente nel 2006 e l’ha fatto rivincere nel 2008, dopo che aveva fuso il suo partito con AN (non esattamente liberale) e quindi era ancora più chiaro che certe riforme non le avrebbe fatte mai. Si è forse formato a destra un blocco elettorale in aperta protesta contro il liberalismo tradito? No, perché il dogma è che Berlusconi è il meglio, si fa quello che dice lui, e questo vale ancora oggi, come tristemente testimonia la carrellata di dichiarazioni e tweet di praticamente tutti gli esponenti del PDL (salvo Meloni e Frattini), tutti gioiosi del ritorno in campo del Re. Come testimonia il fatto che i giovani del PDL (i giovani cazzo!) in diretta a In Onda confermano anche loro che “se torna Berlusconi le primarie non servono, perchè lui è il massimo”. E il fatto che basta che un Ministro del Governo dica una frase anche solo leggermente critica verso il Governo Berlusconi che ci ha portato sul baratro che subito i parlamentari del PDL scattano a minacciare di staccare la spina (e non mi riferisco solo al Passera di questa settimana, era successo già con Monti). L’elettorato PDL sembra vivere ancora in stato di negazione, ed è ancora abbarbicato a Berlusconi, tanto che se si candida lui, i sondaggi per il PDL sembrano mostrare un boost di 10 punti. Il liberalismo a destra in questo paese è stato traumatizzato da Berlusconi. Troppi anni passati a difendere cazzate illiberali per poter tornare indietro.

    A sinistra invece, negli stessi anni in cui a destra si difendeva a spada tratta la fallimentare e spesso imbarazzante vicenda berlusconiana, nasceva il PD di Veltroni che aveva la ferma intenzione di staccarsi dalla sinistra tradizionale, e infatti ha mantenuto la parola nel 2008 andando da solo e sfanculando i bertinottiani. Da quel momento nel dibattito pubblico si è cominciato a parlare di ambiguità della parola “sinistra”. Poi è successo che Veltroni ha fallito, gli italiani preferivano ancora votare Berlusconi, specialmente l’elettorato di centrodestra. E avendo fallito, è stato gioco facile per la sinistra tradizionale riprendere il controllo del PD, visto che anche l’elettorato di sinistra, deluso dalla performance veltroniana, ha preferito tornare ai suoi santini. Poi è arrivato Renzi, che ha provato a combattere la stessa battaglia: non ha avuto risultati scarsi, ma ha comunque perso, e quindi niente riforme liberali se vince la sinistra.

    Però, considerate queste due vicende, ovvero una destra che si ricompatta al solo richiamo “Berlusconi!” che è tutto fuorchè liberale, e una sinistra dove invece si svolge da anni la battaglia liberali vs conservatori, a me non sembra affatto strano che i liberali guardino con più speranza all’elettorato a sinistra rispetto a quello di destra. Ripeto, la destra è stata traumatizzata da Berlusconi, e ci metterà un bel po’ a liberarsi di questo fardello.

  2. Pur apprezzando molto questo post (è così raro trovare cultura e conoscenza sul web!) contesto risolutamente l’asserzione “Un’ ideologia (e il liberalismo lo è)….” che correggerei con “(…a volte lo è)…”.
    Nell’accezione originaria, di matrice anglosassone e non continentale, il liberalismo s’intendeva come un sistema normativo della democrazia politica, che infatti o è anche liberale (bilanciamento tra poteri elettivi e presìdi inviolabili non necessariamente elettivi, come magistratura e Carta Costituzionale) oppure è un regime pur elettivo, ma senza requisiti liberali, come le c.d. democrazie popolari, teocratiche e partitocratiche.
    Purtroppo, come succede a tutte le creazioni umane anche il liberalismo, man mano che si dimostrava valido e vincente, veniva sposato dagli sciocchi incapaci di capirne il nucleo, e trasformato nella solita ideologia tranquillizzante con una risposta per ogni problema; ma dal momento che l’unica democrazia politica (e cioè reale, non nominale) è la liberaldemocrazia, ogni partito democratico, conservatore o progressista, di destra o di sinistra, dovrebbe essere “anche” liberale; e l’esistenza di partiti liberali un nonsenso o, appunto, ideologia (sinonimo di antidemocraticità). http://rottamatoio.blogspot.it/2012/06/affanculo-la-democrazia-un-mostro.html

  3. Interessante ragionamento. MOAR!

    Riflettendoci un po’ meglio pare soltanto una variazione sul tema di “destra e sinistra sono definizioni superate.” Cosa che è probabilmente vera, ma probabilmente anche no.

    Imho un campo monodimensionale resta inadeguato per mappare i posizionamenti politici: ciò porta, come ogni brutto ceffo con un po’ di conoscenza matematica sappia, a metterli in un campo non ordinato.

    • Inadeguatezze topologiche a parte, non sono io che devo trovarmi per forza una collocazione ideale sull’asse destra-sinistra, anzi critico proprio una collocazione forzata. Quindi mi stai dando ragione, suppongo.

  4. -” in questa fase storica “la sinistra” coincide con “i movimenti socialisti”. ”

    Rispettosamente e con un filo di ironia chiedo: ma questo post quando è stato scritto, nel 1987?

    La sinistra non coincide più con i movimenti socialisti da quasi due decenni.

    -Se la “sinistra” e’ qualcosa di preciso e determinato,

    come lei mete insieme de Gaulle e la Thatcher, noi potremmo mettere insieme Orwell e Stalin (per ripetermi con un esempio già fatto altrove).

    A mio parere, l’errore di questo post è molto simile a quello della signora Missaia (se pure scritto con un grado di acume e capacità analitica notevolmente maggiore) e cioè quello di porre il dibattito destra-sinistra in chiave storica ed istituzionale anzichè in chiave di programmi e di intenzioni per il futuro. La politica è costruttività, non storiografia.
    Rispettosamente,

    Scialuppe

    • Sempre molto interessante. Ma se è squallido non essere stati anarchici a vent’anni (Orwell è stato uno dei miei fari), rischia di essere tragico non capire, a quaranta, che il “legno storto” di cui parla Kant con riferimento all’essere umano ( o “il terzo scimpanzé” dei darwinisti) non realizzerà mai programmi per il futuro con le sole buone intenzioni di cui è lastricato l’inferno, senza un rigido, sacro direi, quadro normativo liberale (non in senso ideologico, come spiegato dianzi).

      • Orwell non è mai stato anarchico, ma socialista libertario (anche se guardava agli anarchici con innegabile simpatia).
        E non ha mai ritrattato il suo socialismo.

        Quanto al rigido quadro normativo liberale che secondo lei sarebbe “necessario”, mi dispiace ma è pura ideologia, a vent’anni o quaranta che siano.

        Son d’accordo col fatto che con le buone intenzioni si costruisce poco: ma non tutti i rivoluzionari sono sognatori con la testa per aria…

        • Quadro normativo “necessario” in tempi politici. In tempi storici, al passato non esistono esempi di alternative rivoluzionarie che non siano sfociate in tirannide; quanto al futuro, a parte la natura intrinsecamente “violenta” di qualsiasi utopia che non dia anche i termini per la propria verifica, qualsiasi ideologia si equivale. Pragmaticamente, preferisco i sistemi evolutivi che hanno consentito, tanto per fare un odiatissimo esempio, la sconfitta del liberismo da parte della teoria e pratica keynesiana e che a questi livelli di debito pubblico chiede un’ulteriore evoluzione, ben prevista da Keynes, che la politica, impegnata a rincorrere temi populisti, è incapace di imporre ai mercati.
          Non restano che le “frenate” dei tecnocrati un po’ meno keynesiani, accusati di liberismo.

  5. Lo stai dicendo all’indirizzo sbagliato. Io sto criticando la gente che si dice “di sinistra” senza esserlo. Non sono io che ho bisogno di collocare e collocarmi a tutti i costi.

  6. “la sconfitta del liberismo da parte della pratica keynesiana” c’e’ senz’altro, politicamente. Nel senso che rubare soldi ad x per darli ad y, e ad y per darli ad x, si e’ rivelato un potentissimo strumento di consenso per avere i voti di x e y contemporaneamente.

    Che questo determini la “superiorita’ delle politiche keynesiane” lo pensano solo i matti. Detto sinceramente. E non ho intenzione di discuterlo, davvero, prenditi del matto se lo pensi e vattene offeso se lo ritieni.

  7. In Italia il liberalismo, prima che una dottrina economica o politica, è prima di tutto il patriottismo per l’Italia (l’Europa non esiste e, se fosse possibile, sarebbe già stata fatta da parecchi anni). Rileggiamo i grandi liberali italiani, come Salandra e Sonnino. E studiamo l’opera di Giolitti, personaggio discutile sotto il profilo dell0ortodossia liberale, ma che sapeva governare.
    Giuseppe Marchisio

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