un blog canaglia

Complottismo, mon amour

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Ve lo sarete chiesti tutti, almeno una volta: com’è possibile che (metteteci pure il nome che preferite), una personcina così intelligente, creda ciecamente alle scie chimiche, all’allunaggio finto, all’olocausto che non c’è mai stato e magari pure alla morte di Paul McCartney?
Perché, diciamoci la verità, i complottisti ci restituiscono spesso e volentieri l’immagine degli scemi: ci sembra da scemi essere immuni all’evidenza, o reinterpretarla ostinatamente e minuziosamente finché non si adatta a quello si vuole dimostrare; ci sembra da scemi espanderla ed estenderla all’infinito, quell’evidenza, adducendo e manipolando via via nuovi fatti man mano che i propri ragionamenti vengono confutati; ci sembra da scemi coltivare e propagare certezze fondate su dubbi vaghi, intuizioni traballanti e supposizioni astruse, senza lo straccio di una prova decente e spesso adducendo a sostegno delle proprie teorie argomenti contraddittori tra loro; ci sembra da scemi credere non a una sola di quelle teorie bizzarre, ma il più delle volte a tutte, in blocco, come se si trattasse della fabbricazione di una realtà completamente alternativa rispetto a quella degli altri.
Ve lo sarete chiesti tutti, almeno una volta: possibile che (lo stesso nome di prima) sia scemo e io non me ne sia mai accorto? E avrete fatto fatica a rispondervi, come spesso è successo anche a me, perché magari il tizio è vostro amico da anni, avete studiato e chiacchierato e vissuto insieme e mai, mai si è dimostrato scemo come invece sembra diventare quando la conversazione casca su Elvis, sui vaccini che fanno venire l’autismo o sugli UFO.
La realtà, ed è sufficiente documentarsi un po’ per scoprirla, è che probabilmente avete ragione: il vostro amico non è scemo per niente, giacché non esiste, a quanto pare, una correlazione misurabile tra la tendenza al complottismo e l’intelligenza cognitiva.
Per il complottismo spinto, tuttavia, esistono delle ragioni: alcune delle quali, una volta che ve le trovate davanti agli occhi, hanno un effetto letteralmente illuminante.
Tanto per iniziare, e paradossalmente solo in apparenza, il complottismo è rassicurante perché placa l’ansia di controllo di chi lo pratica: del resto ipotizzare che esista una ragione, per quanto complicata e terrificante, per cui le cose succedono, è molto più confortante che rassegnarsi alla casualità. Tanto per fare un esempio, ammettere che un virus come l’AIDS sia spuntato fuori e basta significa contemplare la possibilità che da un momento all’altro, in modo incontrollabile, esplodano altre malattie altrettanto gravi: mentre ipotizzare che sia stato fabbricato di proposito in un laboratorio contiene in sé l’illusione che una volta scoperto quel laboratorio, messi nelle condizioni di non nuocere i birbaccioni che lo gestivano e scongiurata la possibilità che altri facciano lo stesso si potrà finalmente vivere al riparo da ulteriori malanni.
Ma non è tutto: spesso e volentieri il complottismo soddisfa la vanità. Voglio dire: quelli che vedono una cospirazione in ogni riga di giornale tendono a percepire se stessi come esseri capaci di pensare a un livello più alto degli altri, ponendosi intellettualmente al di sopra delle “masse” e alimentando in tal modo la propria autostima. Vi sara capitato decine di volte di sentirvi dire frasi del tipo “Non devi credere a quello che ti raccontano”, o “Te lo dico io, come stanno davvero le cose”, e quando è successo avrete percepito senz’altro, magari provando un certo disappunto, il senso di superiorità di cui erano intrise. Ecco, quella roba là.
Dopodiché, tanto per chiudere una panoramica che non ha la minima pretesa di completezza, trovo molto interessante la spiegazione di stampo popperiano, secondo la quale il complottismo sarebbe una conseguenza della secolarizzazione: fino a qualche tempo fa si attribuiva tutto ciò che accadeva alla volontà di Dio, ma adesso che il padreterno non c’è più diventa necessario sostituirlo con qualche altro onnipotente (non importa se un politico, un gruppo finanziario o una genìa di rettiliani) che manovra il pianeta sopra, e al di là della propria volontà.
Sull’argomento, naturalmente, c’è una letteratura psicologica, antropologica e sociologica enorme, che sarebbe impossibile sintetizzare in poche righe; ciò che conta, però, è prendere atto che forse il vostro amico, quello che è diventato un complottista scatenato, ha semplicemente bisogno del complottismo per vivere un po’ meglio.
E no, non è scemo.
Ammesso che non lo sia a prescindere, ovviamente: ma questo è un altro paio di maniche.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

20 Comments

  1. Si possono aggiungere altri fattori e psicologie di personaggi, e la cosa diventa davvero vasta.
    Il tipo più sempliciotto è quello che è abituato fin da piccolo che gli lavino il sedere, non pensa, non si muove, non fa una sega, ma intanto cresce, e tutto ciò lo porta alla frustrazione, perché gli altri invece, vede, sono molto più attivi e vincenti ecc ecc. Quindi che fa il nostro?
    E’ colpa della mamma e del papà.
    E’ colpa del mondo dei furbi.
    E’ colpa di chi non sa riconoscere le sue qualità.
    Di Dio, del sistema, dei rettiliani della Nato ecc ecc.
    Un altro motivo del complottismo, diciamo in Italia, è perché da noi vige da decenni il sospetto e la diffidenza per la “cultura”, e quindi per la scienza e per chi detiene, secondo laggente, tutto questo, cioè “Il potere”, la kasta! Ergo un illetterato e ingenuo ma anche pigro guarderà sempre con sospetto gli approfondimenti e i pareri di esperti, e naturalmente è anche preda dei furbi che ci marciano su, pseudo santoni che lottano contro il male e gli vendono i cd.
    Poi c’è anche chi, magari più attento ma sempre a un filo nel cascare nel complottismo vero e proprio, non si raccapezza più in mezzo a bombardamenti annosi e trasversali di informazioni, così a un certo punto, senza neanche rendersene conto, abbraccia una qualche teoria finita, che fila un poco più liscia.
    Questi secondo me alcuni dei motivi.
    Naturalmente ci possono essere anche dei finti complottisti, pagati per sputtanare chi invece muove delle denunce sensate, ma qui ora divento complottista anch’io!

  2. Resta inteso che dal complottismo stupido ci possono preservare solo la conoscenza e l’informazione libera.

    Sulla questione AIDS ad esempio, Capriccioli, si dà, come spesso accade, la classica martellata sugli zebedei appoggiati sull’incudine. Sembra quasi che gli piaccia.

    Infatti la frase:
    “Tanto per fare un esempio, ammettere che un virus come l’AIDS sia spuntato fuori e basta significa contemplare la possibilità che da un momento all’altro, in modo incontrollabile, esplodano altre malattie altrettanto gravi: mentre ipotizzare che sia stato fabbricato di proposito in un laboratorio contiene in sé l’illusione che una volta scoperto quel laboratorio, messi nelle condizioni di non nuocere i birbaccioni che lo gestivano e scongiurata la possibilità che altri facciano lo stesso si potrà finalmente vivere al riparo da ulteriori malanni.”
    denota non soltanto che le teorie complottiste sull’AIDS fanno parte delle leggende metropolitane, ma anche e soprattutto la totale ignoranza sull’argomento.

    Infatti la teoria “alternativa” più avvalorata sulle origini dell’AIDS è quella di un giornalista, Edward Hooper, presentata con il suo “mattone” (1045 pagine in inglese tosto e, che mi risulti, mai tradotte finora in italiano), The River: A journey back to the source of HIV and AIDS.

    Secondo Hooper il salto del virus dagli scimpanzè (nei quali era endemico) agli umani è avvenuto negli anni 50 nel Congo Belga a seguito delle campagne di vaccinazione “sperimentali” conto la poliomielite (guarda caso il doodle di oggi casca a fagiolo) per le quali fu utilizzato un vaccino prodotto utilizzando appunto i reni degli scimpanzè.
    Questa teoria estremamente credibile dal punto di vista scientifico e supportata da numerose prove ed evidenze non ebbe eco (anzi vi fu disinformazione) in quanto avrebbe portato ad altre e ben più impattanti considerazioni (il colonialismo tuttora in atto da parte di alcuni Stati rispetto agli altri, la capacità delle multinazionali del farmaco di indirizzare la sanità pubblica e, in fin dei conti, la vulnerabilità della ricerca scientifica anche se condotta a fin di bene, ma che può condurre a disastri planetari).
    Vedere a tale proposito:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Edward_Hooper
    http://www.aidsorigins.com/
    http://www.bioblog.it/2009/03/24/il-fiume-un-viaggio-hiv-aids/20096785
    http://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_del_vaccino_orale_antipolio_sull'origine_dell'AIDS
    e, per finire
    http://biasco.ch/originedelmale/ (pessimo attore, ma un Vajont stile Paolini mancato!)

    Ora il complottista che pensa che il virus dell’AIDS sia stato “creato” in laboratorio quando invece esiste una teroria scientifica validissima per spiegarne il salto di specie tra lo scimpanzè e l’uomo è solo ignorante fintanto che non viene a conoscenza della suddetta teoria (e si legge anche qualcosina scritto dai detrattori della stessa http://www.lincei.it/pubblicazioni/rendicontiFMN/rol/pdf/S2004-03-17.pdf) e diventa un cretino integrale quando invece, a fronte della possibilità di informarsi, scrive o dice cazzate tipo “il virus dell’AIDS è stato creato in laboratorio”.

    PS
    All’accademia dei Lincei di Roma ci fu nel 2001 una Conferenza sul tema, ma le posizioni di Hooper furono ignorate in gran parte dai media… beh dai era il 30 settembre, solo 19 giorni dopo l’11. Due complotti così ravvicinati… non sia mai!!

    @ Capriccioli
    Leggere, leggere, leggere, leggere, leggere ed ancora leggere. Divulgare, informarsi, discutere. E non solo commentare ad minchiam su di un blog che si autodefinisce “canaglia” ma che rende un educandato simile ad un covo di integralisti dell’ISIS.

    Prego astenersi risposte del tipo “io facevo un discorso in generale” o “ho preso l’esempio AIDS per prenderne uno a caso”. Grazie.

  3. Ma non diciamo cazzate!
    I complottisti sono degli idioti con QI infimi.
    Ma quale personcina così intelligente!
    Ne hai mai conosciuto uno?

  4. sara’ che io gia’ considero “scemo” chiunque mi dica di avere un amico immaginario ( leggi : crede in un qualunque dio), figurarsi come ci rimango di palta quando scopro che qualcuno che conosco e’ complottista..

    • @Davide, lo sai che la tua cultura è stata volutamente inserita nella popolazione italiana dal vecchio “buon” (si fa per dire) Togliatti?
      La religiosità come sintomo di stupidità è stato il leit motiv della sua politica, oltre che il collegamento della sinistra alla cultura.

      Posso immaginare in che area politica ti riconosci per avere tanta intolleranza e spocchia. La solita presunta supremazia culturale.

      Un commento che neanche era così inerente all’articolo, ma giusto per denigrare (e discriminare, ma in questo caso è di Sinistra, e quindi è Cultura e va bene) i cristiani come me.

      Si per chi se lo stesse chiedendo, sono andato full butthurt su internet.

      • ben argomentato – e te lo dice una “zecca anni ’70”.

        intanto però, l’amico immaginario ce l’hai – e non te lo dice un ateo, ma un altro portatore di amici (“amici” in realtà, ad essere pedanti, nel mio caso è eccessivo; facciamo “conoscenti”…) immaginari.

        Il mio si chiama ProdigiosoSpaghettoVolante.
        Magari prendiamo un appuntamento e li portiamo, il tuo e il mio, insieme al parco, che corrano, evacuino e si annusino il culo a vicenda; insomma, che facciano amicizia. Che ne dici?

        (ramen)

  5. Non esagerate col discorso QI, può esserci anche debolezza, traumi passati, bisogno non solo di accusare qualcuno, ma anche di credere in qualcosa. Anni fa vidi un video dove un americano raccontò la sua storia di scopritore di scie, mentre ne parlava era chiaro che proveniva da una situazione di infelicità, confusione, e aveva un estremo bisogno di un riferimento, un punto fermo. Lo dico perché poi c’erano anche le riprese di quando finalmente si ritrovò in Olanda con altra gente di tutto il mondo per discutere di scie, un gruppo piccolo, ma finalmente si erano trovati, incontrati, erano felici, avevano una fede e qualcuno con cui dividerla.

  6. sostenere contro ogni evidenza scientifica (o meglio conoscenza scentifica del momento) una tesi, porta effettivamente, in questa era di internet massificato, a deliri come le scie chimiche.
    il problema però sta anche nel trovare il giusto equilibrio tra credere a tutto quelo che ti raccontano e un pò di spirito critico.
    anche chi si scaglia contro i complottisti usa gli stessi loro mezzi: guarda caso tutte le prove a supporto di tesi anti-complottiste sono facilmente scaricabili dal web…e la veridicità di queste prove è “certificata” a prescindere, senza spirito critico (l’ha detto il sito della OMS, micca avranno interessi a dire cazzate loro…).
    Altro problema è che si fa di tutta l’erba un fascio e ogni tentativo di sollevare un dubbio viene tacciato di complottismo e coperto da valanghe di studi scintifici di parte.
    ad esempio, la diatriba sugli OGM. Possibile che la comunità scientifica spergiuri che non fanno male, ma chissà come mai i primi sono stati ritirati dal commercio che effettivamente un pò di male lo facevano…
    ma torniamo al passato: non sono mai state immessi sul mercato medicinali che poi si è scoperto avessero devastanti effetti collaterali? e come mai è stato possibile? non c’era quintalate di articoli di illustri scienziati a dimostrare che facessero bene e poi cazzo la gente si ammalava di cancro a prendere la pillola…se ci fosse stato internet negli anni 70, magari si poteva avere più conoscenza.

    morale. internet è uno strumento potentissimo. la massa invece è mediamente mooooolto ignorante e fa fatica a discernere il vero dal falso o a capire un testo complesso. però, non ci si può nascondere dietro alle certezze della scienza, perchè fin troppe volte ha dimostrato di aver sbagliato, o meglio, di aver ragione fino a prova contraria.

    • Inoltre, il complottista, tende ad interpretare singoli casi come prova inoppugnabile della tesi che già custodiva nella testolina.
      Singoli casi che offuscano tutto il resto, in spregio del raziocinio:
      L’antipolio rovina il cuoio capelluto!
      Quindi?
      …mejo zoppo!
      Massimo, verso la fine ti sei tradito, troppa concitazione.

  7. “il complottismo è rassicurante perché placa l’ansia di controllo di chi lo pratica”. Ottima sintesi per definire l’impulso fondamentale del complottista.
    Ma ben prima che ci fosse “una letteratura psicologica, antropologica e sociologica enorme” un certo Alessandro Manzoni scriveva a proposito degli untori (peste a Milano, 1628) <<…gli animi…abbracciavano più volentieri quella credenza, ché la collera aspira a punire, le piace più d’attribuire i mali a una perversità umana, contro cui possa far le sue vendette, che di riconoscerli da una causa, con la quale non ci sia altro da fare che rassegnarsi….."

  8. Mi sovviene la tesi dei terremoti generati dalle punture di spillo dei sondaggi geologici. Bisogna dare la colpa a qualcuno. E pensare che l’uomo possa spostare zolle tettoniche soddisfa il delirio di onnipotenza. Molto meglio di ammettrre che siamo dei perfetti nulla alla mercé del caso

  9. Si passa da un estremo all’altro. Quelle parole di Manzoni possono essere tranquillamente viste come un inno al fatalismo, al non far niente perché tanto siamo piccoli e insignificanti peccatori alla mercé di Dio, e a quello io preferisco uno che si attiva fosse pure per dei complotti immaginari, quantomeno reagisce.

    • E’ vero, quelle parole di Manzoni possono essere viste come un inno al fatalismo. Ma non “tranquillamente”, piuttosto direi dagli scemi del tipo opposto, non trovi? All’illuminismo che ispirava Manzoni tutto si può rimproverare tranne il fatalismo, e infatti il mistero della peste fu svelato grazie alle scoperte del suo contemporaneo Pasteur.

      • E’ un equilibrio instabile, se da un lato c’è fatalismo, in quelle parole, dall’altro c’è da parte del complottista la ricerca paranoica di colpevoli, che se può avere una sua accezione sana, spesso però nelle menti semplici si risolve appunto nel fare di un erba fascio e condannare tutto, scienza compresa.

  10. Per la maggior parte dei complottisti che ho conosciuto credo che valga la seconda ipotesi: è perlopiù una questione di vanità. E’ la sindrome dell’Eroe della Resistenza contro il Fascismo Immaginario, diffusa soprattutto (ma non solo) nei discorsi di politica ed economia, per la quale il complottista si costruisce, esasperando tratti della realtà e negandone altri, un ipotetico fascismo in atto contro il quale si può ritagliare la parte dell’eroe che lo combatte, che è una parte tanto, tanto romantica. A chi non piacerebbe essere l’eroe della resistenza contro un potere occulto e malvagio che opprime le masse? A me piacerebbe di certo. Ma nella mia giornata-tipo solitamente non succede, e nemmeno nella giornata-tipo del complottista. Solo che quello non ci sta, e supplisce con la suggestione al bisogno romantico che la routine quotidiana non riesce a soddisfare.

  11. Interessante vedere quanti italiani si prodigano a comporre il ritratto psicologico del perfetto complottista. Certo, talvolta possono aver ragione, ma chi ha vissuto in Italia gli anni ’70 e ’80 un po’ complottista (se già non lo era) un po’ lo è diventato, sennò penserebbe davvero che:
    – Pasolini è stato ucciso da un povero diavolo di borgata
    – A Ustica l’aereo è caduto per la scarsa manutenzione
    – La banda della Magliana non aveva contatti con i servizi segreti
    – Andreotti non ha avuto contatti con la mafia
    – L’esistenza di Gladio era ignota a tutte le autorità
    – Enrico Mattei è precipitato per cause accidentali
    – Pinelli si è suicidato per motivi personali
    – A Firenze Pacciani ha fatto tutto da solo
    – Il rapimento Moro non ha avuto infiltrazioni dai servizi italiani né americani

    E ancora: Ilaria Alpi, il Moby Prince, Emanuela Orlandi, il decennio delle bombe senza colpevoli, l’incidente di Ramstein, l’incidente di Sigonella, Mino Pecorelli, Giovanni Paolo I…

    cito dall’articolo: “l complottismo sarebbe una conseguenza della secolarizzazione: fino a qualche tempo fa si attribuiva tutto ciò che accadeva alla volontà di Dio, ma adesso che il padreterno non c’è più diventa necessario sostituirlo con qualche altro onnipotente (non importa se un politico, un gruppo finanziario o una genìa di rettiliani) che manovra il pianeta sopra, e al di là della propria volontà.”

    Parole Sante!
    Ecco, forse non sono rettiliani, almeno non nel senso letterale del termine, ma, almeno per quanto riguarda le faccende italiane, con calma la storia ai “complottisti” un po’ di ragione la dà. .

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