un blog canaglia

Come finire in un pantano senza accorgersene

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La Costituzione da quando è in vigore, in singole parti, è stata modificata almeno 30 volte.

Quando devi vararne una nuova o modificarla ampiamente, lo puoi fare solo a maggioranza allargata, altrimenti, se lo fai da solo, ti suicidi.

Per tale motivo la riforma Boschi passò in Parlamento con la maggioranza dei 2/3.

Ci si arrivò dall’assunto che bisognava cercare una maggioranza ampia. I grillini si sfilarono subito. Silvio, dato per morto dall’esito delle politiche 2013, fiutò l’occasione per restare a galla e diede la sua disponibilità. E Patto del Nazareno fu.

Poi però quel vecchio lupo del Berlusca, per bruciarlo politicamente, come aveva fatto con D’Alema in occasione della Bicamerale, si tirò indietro lasciando il cerino in mano a Renzi. Grillo lo sapeva e non aspettava altro.

A quel punto Renzi o lasciava perdere (ma poteva mai farlo con il timbro efficientista che aveva dato a se stesso ed al suo governo?) o portava avanti la riforma attraverso il referendum, che doveva essere l’unico modo per farla passare, sigillandola con un potenziale ampio consenso elettorale.

Si potrebbe obiettare:
1) Renzi ha sbagliato a chiedere referendum. Ma il referendum sarebbe stato chiesto lo stesso dalle opposizioni o da 5 Consigli regionali.
2) Renzi ha sbagliato a personalizzare. Sicuramente si, ma poteva fare diversamente quando aveva ricevuto come obiettivo principale del suo mandato Fare le riforme?

Da capo del Governo, che rappresenta tutto il paese e non una parte soltanto, doveva starsene in disparte. Infatti all’inizio aveva dato incarico alla Boschi che però non si è dimostrata all’altezza del compito di promuoverla e portarla avanti. Renzi, di conseguenza, costretto dalle cose a personalizzare, si è trovato in acque agitate, anche perchè la sua politica economica di stampo blairiano da Terza via anni novanta, giusta o sbagliata ognuno la pensi come vuole, non ha migliorato le condizioni peggioranti di larga fascia della popolazione che, insoddisfatta, di fronte ad una sua narrazione iperottimistica da Milano da bere anni ottanta, è andata a votare e l’ha bocciato.

Come si è arrivati a tutto ciò? Facciamo un passo indietro. Elezioni 2013. Non vince nessuno, entrano in crisi, richiamano Napolitano, il quale dice “ragazzi qua siamo nella cacca quindi dobbiamo fare le riforme”. A quel punto non andando subito di nuovo al voto, i governi (Letta/Renzi) scelti dal rieletto presidente della Repubblica, hanno come obiettivo principale le riforme.

Ma che tipo di riforme? L’errore è stato questo, cioè porre un’ampia riforma della carta costituzionale al centro dell’azione di governo (una roba troppo generica e rischiosa visti i precedenti, perchè se non si sono mai fatte prima un motivo ci sarà ed è la forte contrapposizione politica).

L’errore di Renzi è stato accettare l’incarico da Napolitano. Renzi,divenuto padrone del Pd dopo la disfatta di Bersani, aveva dalla sua l’euforia della novità che porta con sé sempre un certo fascino nell’elettorato. Vinceva le Europee e si sarebbe presentato a nuove elezioni senza il carico impopolare che stare al governo comporta. Molti elettori indecisi che nel 2013 avevano votato Grillo, avrebbero votato per lui. Ma ha pagato i punti deboli degli ambiziosi: l’impazienza e la spavalderia.

L’errore di Napolitano è stato pensare di uscire dall’impasse del risultato elettorale del 2013 attraverso un troppo ampio quanto vago disegno di riforma costituzionale, quando bastava più semplicemente fare una legge elettorale decente. Poteva dare l’incarico ad una personalità superpartes con scopi brevi di ordinaria amministrazione e di riforma della legge elettorale, con un governo che per forze di cose sarebbe stato sostenuto da tutti o quasi i gruppi parlamentari. Incaricando un politico ha innescato la politicizzazione delle riforme e chi non ci è entrato infatti ha potuto gridare al “ladri ladri ladri… non avete vinto elezioni etc etc” criticizzando il contesto ancora di più.

Il Napolitano rieletto ha fatto questa mossa spinto dalla paura di consegnare il paese ai 5 Stelle. Ma da organo di garanzia e terzietà, facendo quindi una mossa da molti percepita  come ‘di parte’ e quindi facilmente strumentalizzabile, ha finito con il caricare la faccenda di una forzatura eccessiva, sporcando un intento pacificatore e stabilizzante, innescando effetti opposti e ulteriormente divisivi.

Ma l’errore principale è stato richiamare Napolitano. La proposta a rieleggerlo è nata all’interno di una rilevante parte di quel mix di mondo liberale nostrano ed ex picisti, che possono essere dei buoni tattici da salotto ma a strategia stanno a zero, capendo da sempre molto poco le dinamiche politiche e sociali della realtà italiana. La rielezione comportava di per sè il mettere sul piatto qualcosa in più per giustificarla, un plus emergenziale e drammatico sproporzionato però a ciò che poi effettivamente poteva essere concretamente realizzato e che bolliva in pentola.

Un più prudente Presidente della Repubblica, magari non condizionato dal carico emergenziale di una rielezione mai avvenuta nei settant’anni di una Repubblica che ha conosciuto momenti molto ma molto più drammatici, avrebbe detto: “Cari parlamentari, siete dei caproni, quindi fate una riforma elettorale decente entro un anno e poi rivotiamo. Inutile fare un ampia riforma costituzionale perché non ne siete capaci né ci sono le condizioni politiche e culturali, e perché se vi concedo questo mandato combinerete un bordello”.

Ed infatti bordello è.

Soundtrack:‘Brothers in arms’, Dire Straits

1 Comment

  1. Un paio di anni fa questo blog era un pochetto più frequentato e riflessioni come la tua (condivisibile) avrebbero scatenato almeno qualche decina di commenti. Ora stai/state messi maluccio… motivo? Boh. Ritengo che UN BLOG debba avere UN BLOGGER SOLO, sennò prima o poi viene fuori casino anche tra i blogger stessi.

    Ciò detto, il tuo post non è male, ma pecca di un difetto di base assoluto; ovvero pecca del fatto che del senno di poi sono piene le fosse. Come disse Yogi berra “Non è finita finchè non è finita”. Le riflessioni intelligenti, come ha la pretesa di esserlo la tua, vanno fatte durante gli eventi, non a bocce ferme o dopo che è accaduto ciò che, col senno di poi appunto, sembrava inevitabile dovesse accadere.
    Onore pertanto a quei pochi (quorum ego) che criticarono da subito la rielezioni di Napolitano per quei motivi che solo ora appaiono evidenti ai più.
    P.S. il mio non è un vanto, beninteso… è solo serendipità.

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