Colpa dei passeggeri

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Tira una strana aria. Avrete sentito parlare della vicenda di Windjet. No? Bene, in breve: una compagnia fintamente low-cost, specializzata nelle tratte da e per gli scali siciliani, è sull’orlo del fallimento. Progetta di fondersi (svendersi) ad Alitalia, ma vari aspetti non esattamente marginali, incluse delle richieste molto pesanti dell’Antitrust, uniti alla colpevole negligenza degli amministratori della società siciliana, fanno fallire anche la fusione.

In tutto ciò, finita la liquidità e ogni prospettiva di salvataggio, l’operatività della compagnia cessa improvvisamente. Chiunque avesse comprato un volo ha ora buttato i suoi soldi. Chiunque avesse preso un volo di andata ora è senza ritorno. Segue intervento dell’autorità aeroportuale per “riproteggere” i passeggeri privi della seconda gamba del volo, previo sovrapprezzo.

In tutto questo delirio, la metà dei commentatori aveva di suo dimostrato di capire poco. Poi ci sono quelli per i quali i passeggeri riprotetti stanno usufruendo di un “favore” non dovuto, perché “potevano informarsi prima circa le condizioni di Windjet”. Bene, questi non hanno capito proprio un cazzo.

Forse vi siete accorti che un’economia di mercato non è esattamente il far west della deregolamentazione. Figuriamoci l’economia italiana. Nel caso specifico, per vendere beni e servizi è necessario ottenere una licenza. Se per un bar ottenere la licenza necessaria ad operare potrebbe (dovrebbe) essere una formalità, eventualmente reversibile ex post in caso di violazioni della legge, per chi vende un certo tipo di servizi gli obblighi possono essere più stringenti.
Chi scrive, ad esempio, è un fan del sistema previdenziale cileno, ma non ritiene che ogni lavoratore debba essere in grado di valutare la probabilità di fallire del fondo in cui sceglie di mettere i suoi risparmi: lui può valutare a stento i prospetti, e va bene così. Ultrasemplificando, se c’è un compito per lo Stato, è sostituirsi a lui in quella valutazione, ed evitare che ci siano in giro fondi basati su schemi alla Ponzi.

Lo stesso dovrebbe accadere, sia per i casi estremi di fallimento che per quelli più quotidiani relativi alla sicurezza, per il rinnovo delle licenze per le compagnie aeree. E sicuramente la legge, o il regolamento relativo, lo prevedono. Ma allora se la selva di norme che rende invivibile la situazione di ogni operatore privato in qualsiasi settore, pensata proprio per proteggere il povero e disinformato cittadino, alla fine fallisce anche nel suo scopo principale, pur essendo incredibilmente efficiente nei suoi effetti collaterali, uno qualche domanda se la deve porre.

Perché poi è questo, in fondo, quello che l’elettore medio percepisce come “il mercato”: una cosa da pazzi, in cui lo Stato ti chiede cinquanta carte bollate per assicurarsi che tu non freghi nessuno, ma poi sembra che a te le fregature arrivino con estrema facilità.
Rivoltare lo Stato italiano come un calzino significa anche, di riflesso, cambiare l’idea che gli italiani hanno del mercato. Considerando che ogni episodio come questo rafforza la percezione più distorta, sembra davvero un’impresa impossibile.

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

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