un blog canaglia

Cognomi borbonici

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Sarà, ma nell’epoca dei computer, di internet, del gps, degli smartphone, delle app che dicono al mondo dove sei, che fai e con chi ti accompagni, delle firme digitali, delle carte di credito che per pagare basta agitarle per aria, dei cani col microchip, della firma digitale e della posta certificata, sentire qualcuno che si oppone alla possibilità di scegliere tra il cognome del padre e quello della della madre perché “creerebbe confusione” mi fa scompisciare dalle risate.
Sapete cosa penso? Penso che volendo sarebbe possibile cambiarlo una volta l’anno, il cognome; scegliersene uno di fantasia solo perché ci piace più di quello dell’anno prima, decidere di chiamarsi Nibali o Siffredi o Scilipoti o Lennon o Santanchè semplicemente per un capriccio, e poi cambiare ancora, e poi ancora e poi ancora una volta, come si cambia il taglio del cappotto, le tende del soggiorno o la pettinatura.
Sarebbe possibile addirittura questo, io dico: e non si creerebbe alcuna “confusione”, se solo la pubblica amministrazione di questo paese sventurato si degnasse di dotarsi non dico di mezzi tecnologici all’avanguardia, ma degli strumenti di base che ormai sono alla portata di qualsiasi undicenne.
Invece no. Invece viviamo in uno stato borbonico che va ancora avanti con la carta, con i fascicoli polverosi e, nei casi più fortunati, col fax: e allora sì, che diventa un problema perfino la scelta di un cognome. Così come diventa un problema cambiare residenza, perché ancora si va avanti col vigile urbano che viene a controllare se sei in casa quando lo sanno tutti, che nelle ore diurne a casa non c’è quasi mai nessuno; ricevere una raccomandata, che poi trovi il cartoncino nella cassetta e ti tocca chiedere un permesso al lavoro per andare a ritirare la lettera in chissà quale remoto ufficio postale; portarsi dietro la patente per mostrarla ai posti di blocco, quando sarebbe fin troppo semplice controllare su un database, con uno smartphone di merda, se la patente ce l’hai o non ce l’hai o te l’hanno ritirata.
Ecco, a me pare che questa questione della scelta del cognome che “creerebbe confusione” altro non sia che una clamorosa e definitiva ammissione di inadeguatezza: da parte di uno stato vecchio, decrepito, cadente, che insegue ancora le persone a colpi disperati di carta bollata.
Mentre quelle, nel frattempo, si taggano su Facebook.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

2 Comments

  1. Credo che più semplicemente dipenda dalla resistenza maschile a cedere il diritto a trasmettere il cognome ai propri figli.
    Un uomo, sia che si chiami Marco Rossi o come me Dalla Negra (cognome raro a Roma siamo tutti cugini), ritiene che non sia un diritto condivisibile.
    Allora si inventa la confusione che si creerebbe!

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