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“Cielo, il mio coniuge!” (Su “genitore 1” e “genitore 2”)

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La polemica assurda della settimana riguarda il disegno di legge che mira a sostituire nel codice civile le parole “padre” e “madre” con la parola “genitore” (non con genitore 1” e “genitore 2: il legislatore, per quanto ultimamente sappia sempre meno scrivere le leggi in buon italiano, non arriverebbe a tanto disprezzo della lingua…).

Di tutte le critiche improbabili mosse al disegno di legge, la più improbabile è sicuramente quella per cui si mirerebbe a stravolgere la “famiglia tradizionale” (cioè una cosa che non esiste, ma questo è un’altro discorso) attraverso l’utilizzo del linguaggio giuridico, che dovrebbe poi magicamente passare al linguaggio comune: anche nella società non faremo più distinzione alla differenza tra padre e madre.

Ora, a questa raffinata critica possono muoversi due obiezioni:

1) E chi se ne frega se non faremo più distinzioni tra padre e madre (obiezione che preferisco);

2) Non succederà mai che il linguaggio giuridico cambi il linguaggio comune (obiezione che non preferisco, in quanto trattando, seppur latu sensu, di diritto è intrinsecamente noiosa).

Il lessico giuridico è un lessico specialistico che utilizzano, generalmente solo quando si occupano di diritto, solo i giuristi. È un lessico particolare sia perché utilizza termini tecnici (con i quali è bene essere precisi, se ti occupi di diritto) sia perché i giuristi sono dei burloni ed a volte godono a parlare in maniera stramba, per darsi un’aria da iniziati.

Nel linguaggio comune, “possesso” e “proprietà” sono termini che vengono generalmente utilizzati come sinonimi: nel lessico giuridico indicano due “cose” diversissime.

Se affidate ad un amico una somma di denaro e lui dopo un po’ scompare, sottraendovi questa cosa, i non giuristi direbbero che avete subito un “furto”: giuridicamente si tratta di una “appropriazione indebita“.

Conversando con un amico, direste mai “ho stipulato un contratto di locazione per la mia dimora“? No? Meno male! Eppure, dire “ho preso casa in affitto” nel linguaggio giuridico è un errore grossolano. A qualcuno frega qualcosa che sia sbagliato? Spero di no: credo continuerete a dire “sono in affitto”.

Se invece la casa la volete comprare, probabilmente “accenderete un mutuo”: ma nel linguaggio giuridico si dice “stipulerete un contratto di mutuo“.

Vi è mai stata “irrogata una sanzione amministrativa“? No? Invece è successo se  avete “preso una multa”, ad esempio per divieto di sosta.

Avete “prestato” una bici a vostro fratello? Non l’avete “prestata”: per i giuristi, l’avete “data in comodato“.

I termini giuridici specialistici a volte esistono da centinaia di anni e non per questo cambiano il nostro modo di parlare tra di noi. Nel linguaggio comune, dire “genitore” non prenderà mai il posto di “padre” e “madre”; così come nessuno dice “il mio coniuge“, per dire: “mio marito” o “mia moglie”, anche se il codice civile usa spessissimo quel termine.

Avete intenzione di iniziare a dire così, ora che vi ho fatto riflettere sul punto? Chiamate la neuro e fatevi ricoverare! Anzi, “interpellate la forza pubblica e chiedete un Trattamento Sanitario Obbligatorio“! Santè

(SINDACATO PAGANO) Nato in terre calde e prospere di disoccupazione si trasferisce giovinetto al Norte dove adesso lavora, rigorosamente a fini di lucro. Attende con speranza che Grillo faccia approvare il reddito di cittadinanza così da poter finalmente vivere come un rentier. Ha scelto il nome da usare nel blog guardando tra le bottiglie di alcolici di un amico rivoluzionario.

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