Chissenefrega

in musica by

Non è questione della musica che ti piace, o di quella che non ti piace.
Potrei continuare a pensare che non mi piace, la musica di Neil Young: che se dovessi scegliere una ballata folk o un pezzo rock da ascoltare continuerei a pescarli da quelli di qualcun altro.
Quindi il punto è un altro: e quel punto si chiama spessore.
Lo vai a sentire dal vivo, Neil Young, e ti accorgi di quanto sia “bold”, come dicono gli anglosassoni. Di quanta roba scritta da lui ci sia, dentro le cose che hai ascoltato per tutta la vita con un nome diverso appiccicato sopra. Di quanti ne abbia letteralmente fabbricati, in giro per il mondo, di quante specie e sottospecie di rock abbia inventato senza neppure degnarsi di battezzarle e lasciando la soddisfazione a quelli che sono venuti dopo di lui.
Lo vai a sentire dal vivo, conoscendolo poco e niente, e l’intensità, la forza, la verità di quello che suona, di come lo suona, ti scuote quasi a prescindere dal fatto che sia o non sia il tipo di rock che piace a te.
Chissenefrega, ti ritrovi a pensare.
E’ il più bel concerto della mia vita, e chissenefrega se mi piace o non mi piace.
Mi creda, signor Young, un complimento così non l’ho mai fatto a nessuno.

Tags:

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

4 Comments

  1. Così ti voglio Capriccioli. Chiaro e trasparente nella tua ode al musicista che per me è diventato famoso nella citazione che gli dedicò Kurt Cobain: “meglio andarsene in una fiammata che spegnersi lentamente”. O qualcosa del genere. E’ una frase triste? forse. ma tutto sommato: chissenefrega 😉

  2. Avendone il tempo e la voglia, date un’occhiata a questo libro:

    Hugh Barker & Yuval Taylor (2007) Faking it. The quest for authenticity in popular music. Faber & Faber. Trad. it.: Musica di plastica. La ricerca dell’autenticità nella musica pop. Milano: ISBN, 2009.

    Affronta il tema del titolo, anche se in modo più aneddotico che teoretico, arrivando ad argomentare che le opere più “autentiche” della musica pop (dove pop è tutto, anche il rock o la black) sono la “trilogia depressa” di Neil Young, cioè “Time fades away”, “Tonight’s the night” e “On the beach”. E personalmente, per quel che vale, sono molto d’accordo. Roba da brividi. E poiché amo molto Neil Young, mi spiace altrettanto abitare lontano da Lucca e Roma e non essere potuto andare a (ri)vederlo.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*