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chi si 110 e loda si imbroda

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A seguito delle parole che il ministro Fornero non ha pronunciato (e grazie anche a un uso dell’inglese un po’ tricky, come direbbero gli inglesi) è riscoppiata una polemica sempre verde sui gggggiovani. Parlo dei (piu’ o meno) giovani laureati italiani che urlano incazzati cose del tipo “io mi sono laureato con 110 e lode e raccolgo i pomodori nei campi a 5 euro all’ora”. Ok, non dico che stare a 30 anni a fare lavoretti che altrove sarebbero per studenti del liceo sia il massimo della vita. Il mercato del lavoro italiano e’ quel che e’. In queste furenti dichiarazioni si intravvede pero’ una pericolosa forma mentis ereditata dai nostri avi per cui prevale l’importanza del pezzo di carta sulla sostanza. C’e’ la convinzione che l’importante sia essere laureati e non cosa e come si e’ imparato; che il 110 e lode sia piu’ importante di dove lo si e’ preso (certe universita’/facolta’ sfornano 110 e lode in automatico, altre pochissimi); che una laurea presa in 8 anni sia come una presa in 5, e avanti cosi’. C’e’ poi l’idea che se alcune facolta’ sono piu’ apprezzate di altre nel mondo del lavoro, questa sia una specie di lesa maesta’ (come se la cultura stesse piu’ nelle facolta’ di lettere rispetto a quelle di ingegneria o fisica o medicina). Infine, io non sento mai lo stesso slancio di protesta verso il fatto che in certe facolta’ il voto normale agli esami sia 30 e che la maggior parte dei neodottori esca con il massimo dei voti: e’ anche questa una delle disgrazie delle facolta’ umanistiche, le quali non sono in grado di segnalare un accidente su quanto siano bravi o no i loro studenti visto che questi hanno tutti gli stessi voti. 

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

42 Comments

  1. finalmente. Grazie. Ho atteso anni perchè qualcuno esprimesse questo pensiero così impolitically correct espressamente. Laureato in ingegneria. A Padova.

  2. copio il mio commento su FB: ennò scusate, ma in questo paese c’è gente che si ammazza di studio per sudarsi i suoi 30 e lode, i 110 e i pezzi di carta. Se in alcune università o facoltà ci sono professori compiacenti, prendetevela con loro e con la loro mancanza di serietà, non con la categoria intera dei laureati precari o disoccupati

    La maggior parte dei laureati italiani non se ne sta lì schizzinoso ad aspettare il lavoro della vita ritenendo gli spetti per il semplice fatto di avere un pezzo di carta bollata in mano, ma si accontenta di fare qualsiasi lavoro (quando lo trova) e deve pure sentirsi colpevolizzato se esprime il desiderio di trovare infine un’occupazione che sia consona alla propria preparazione e dove provare sul campo (oltre ai pezzi di carta) il proprio valore?
    A me non sembra una aspirazione assurda, anzi più che legittima

    All’estero l’istruzione e la preparazione sono valori ed aiutano effettivamente l’inserimento nel mondo del lavoro, in Italia stanno diventando una colpa ed un limite, è assurdo!

    Smettiamola con queste generalizzazioni, che servono solo a
    “scaricare” la responsabilità della crisi del lavoro su una o altra categoria, e cerchiamo invece di concentrare le energie per cercare una soluzione

    aggiungo inoltre che ho fatto studi classici ed umanistici e non mi sono mai permessa di affermare che il mio 30 fosse superiore a quello di uno studente di ingegneria o medicina. Mi indigna e mi offende profondamente che si insinui invece che tutti i laureati in materie umanistiche abbiano beneficiato di un voto “politico” fisso, che non abbiano sudato quei voti, e che i laureati di facoltà tecniche siano da preferire perchè meglio preparati a prescindere! Sono affermazioni illegittime, non comprovate, e pateticamente discriminatorie

    • Fai bene a non dire che il tuo 30 preso a lettere è superiore ad un 30 preso ad ingegneria, di solito è vero il contrario.
      Se riconosci qualche valore ai numeri, vai a vederti le statistiche sui voti assegnati nei vari esami e fai una comparazione: se un esame dà solo 30 o 30 e lode, ed il 26 è considerato un insulto, capirai che quell’esame dice poco di chi lo ha sostenuto.
      Giusto prendersela con le università che sfornano 110 e lode a raffica, dovrebbe essere “il mercato” a punirle, andando a studiare in un posto più serio. Se invece ci vanno in tanti a studiare in quei posti si ripropone un patto non scritto: io fingo di insegnarti qualcosa di inutile, tu fingi di studiare, e stiamo contenti tutti.
      Sicuramente ci sono studenti di materie umanistiche che studiano con passione e con interesse (poveretti loro, che hanno questa passione in uno stato che non se ne fa niente di queste competenze) ma indubbiamente il fanciullo che vuole fancazzare 5 anni alle spalle dei genitori difficilmente sceglie ingegneria o matematica, mentre a filosofia qualcuno ne ho visto..

      • Roberto, sono laureata in lingue, e comunque fai un esame di glottologia, un corso di sanscrito, due esami di filologia germanica, tre di tedesco, quattro di inglese ecc ecc e quando avrai preso 30 su tutti ne riparliamo

        ps: io non vengo a discutere della validità dei vostri voti, tu che autorità hai per discutere dei miei?

        sono d’accordo ad inasprire voti e meritocrazia, ma questa vostra puzza sotto il naso da soli detentori dell’unico vero 30 mi sembra un tantino presuntuosa

    • Ma non è vero che la laurea è limitante, scherzi? Cercano neo laureati in determinati campi senza trovarli. O se li trovano fanno gli schizzinosi (è vero, è vero).
      Poi vogliamo parlare delle lauree el tutti inutili e non spendibili? No, dico, ma la laurea in lettere moderne a cosa potrà mai servire se non a insegnare? E la faccio facile, ci sono crte lauree che tanti auguri per trovare un lavoro che ci azzecchi qualcosa.

  3. Sono laureato in Ingegneria al Politecnico di Bari. Sono un 110 e lode come l’altro 90% uscito dalla mia stessa Laurea Magistrale. Ho detto tutto!

  4. Io francamente la pianterei là con questa retorica del “mi sono ammazzato per prendere la laurea”. Tranne rare eccezioni, determinate magari da condizioni economiche di estrema indigenza, per laurearsi non si è ammazzato proprio nessuno. La retorica da automartirio alla Vittorio Alfieri, legato alla sedia, è un tantino logora. E, datemi retta, ben poco credibile.

  5. ok, ammazzarsi di studio è un modo di dire, evidentemente ci si attacca alla forma invece che contestare gli argomenti

    però c’è chi ha preso facoltà facili e chi invece quelle difficili, c’è gente che per mantenersi agli studi ha lavorato, sgobbando seriamente per prendere voti che qui vengono messi in discussione sulla base di un pregiudizio generalizzato. Apprezzerei molto di più un’inchiesta sulle singole facoltà/corsi di laurea dove piovono immeritati 30 e lode, invece che una accusa assurda a tutta l’area umanistica

    cos’è una guerra umanisti contro tecnici? a chi giova? e a che serve?

    invece di trovare un metodo meritocratico serio che renda giustizia a chi ha studiato ed è preparato (a prescindere dalla facoltà che ha scelto) si preferisce mettere umanisti contro tecnici

    a me sembra assurdo

    cordialmente

      • sbagli: leggiti l’articolo iniziale

        “e’ anche questa una delle disgrazie delle facolta’ umanistiche, le quali non sono in grado di segnalare un accidente su quanto siano bravi o no i loro studenti visto che questi hanno tutti gli stessi voti. “

  6. “a prescindere dalla facolta’ che ha scelto” e’ un’aberrazione. L’unico metodo meritrocratico che mi viene in mentre e’ l’abolizione del valore legale del titolo di studio e il mercato, sostanzialmente.
    Leggo da http://www.repubblicadeglistagisti.it/article/universita-italiana-voti-laurea-troppo-alti-nuovi-dati-almalaurea i dati 2010:

    “E dov’è che ci si laurea più frequentemente con 110 e lode? In cima alla lista c’è la classe delle facoltà di Medicina e Odontoiatria: qui quasi la metà degli studenti ottiene il massimo del punteggio. Considerando anche il 29,6% di quelli che prendono da 105 a 110, si evince che tre su quattro di laureano con un voto alto; di converso, meno di uno su dieci prende meno di 100. Subito alle spalle dei futuri medici ci sono i letterati: nelle facoltà di lettere, filosofia, beni culturali o comunicazione a laurearsi con la lode sono quasi due studenti ogni cinque, più un altro terzo che prende da 105 a 110. Le due grandi fucine di voti alti sono dunque queste: a seguire, piuttosto distanziate, ci sono le facoltà geo-biologiche (33,7% di 110 e lode più 26,6% di voti superiori al 104), architettura (qui la lode è un po’ più difficile, ci arriva solo uno su cinque, mentre la fascia che prende tra 105 e 110 è ben nutrita: 38,6%) e lingue (un quarto di 110 e lode, a cui si aggiunge un 31% di 105-110). In fondo alla lista stanno economia, ingegneria e giurisprudenza, che si confermano quelle dove è più duro strappare voti alti: gli ingegneri con la lode sono solamente 17,2 ogni cento (più un 23,2% che ottiene un punteggio maggiore di 104), più o meno quanto gli economisti e gli statistici. Tra gli aspiranti avvocati, sopra il 104 arriva solo uno studente su tre, e la lode la ottiene uno su sei. Fanalino di coda Educazione fisica dove i professori sono estremamente parchi coi voti: concedono infatti la lode solamente al 14,3% dei loro allievi.”

    Del resto, qualcuno ha mai sentito un ingegnere da 110 e lode strepitare perche’ non trova lavoro? Io no.

  7. Guarda, che in Italia esista la retorica del “pezzo di carta” è una verità inoppugnabile. Tra l’altro nel “mondo del lavoro” (che mi pare una locuzione un po’ insignificante, tipo “i ggggiovani d’oggi”) quelli pronti a sbatterti in faccia il titolo sono a bizzeffe (la polemica del prefetto dell’altro giorno è indicativa e non aveva certo 30 anni). Però questi cacchio di trentenni/quarantenni avranno pure il diritto di sfogarsi, o no? Non hanno un lavoro, non avranno la pensione, non devono essere schifiltosi, non devono guardare con rancore ai diritti delle generazioni che li hanno preceduti, non devono porre le questioni generazionali, non devono neanche fuggire all’estero… facciamo una bella riunione e decidiamo una volta e per tutte che cosa debbono/possono fare.

  8. Continuare a perpetrare un sistema come questo li fa sentire meglio? Abolizione del valore legale del titolo di studio, test d’ingresso anche per le facolta’ umanistiche, voti meno ridicoli. E se magari nelle scuole superiori spiegassimo che l’algebra non e’ una malattia venerea e non crea danni irreparabili forse riusciremmo pure a produrre qualche fisico e ingegnere in piu’.

  9. non si tratta di sfogarsi, si tratta di ristabilire la correttezza delle affermazioni, perchè qui si fa qualunquismo e basta

    vi soprenderà sapere che ho degli amici ingegnieri laureati con 110 e lode attualmente disoccupati (ditte del fotovoltaico che saltano come popcorn). Sicuramente ritroveranno lavoro prima di me, buon per loro!

    vi soprenderà sapere che solitamente ingegneri e medici/letterati non concorrono agli stessi posti di lavoro, per cui questa diatriba mi sembra francamente inutile

    se si vuole fare un esame serio delle varie facoltà e renderle un posto dove la meritocrazia diventi il criterio dominante, sono d’accordissimo

    se si vuole togliere il voto di laurea ed il nome dell’Università dove si è ottenuta per basare la selezione dei lavoratori esclusivamente sulla meritocrazia, sono strastradaccordo (e mi dispiace tanto per i Bocconiani)

    se mi si viene a dire che in qualità di laureata in lingue straniere la mia laurea vale meno sul mercato del lavoro di quella di un ingegniere, beh è un dato di fatto e nessuno strepita per far licenziare ingegnieri e prendere il loro posto. A me ingegnieria proprio non piace (fatemi causa)

    Avrò però il diritto di cercare un posto di lavoro al meglio delle mie possibilità, senza essere schizzinosa (ma vorrei sapere quanti in fondo se lo possono permettere) ma senza nemmeno essere discriminata a prescindere in quanto laureata in campo umanistico, se la mia ambizione è quella di lavorare in quel campo e non di “rubare” il posto ad un economista

    • sarai laureata in lingue straniere ma ti sei dimenticata l’italiano… ingegneri e ingegnere, non ingegnieri e ingegniere…
      io ho una laurea in ingegneria e una in psicologia… devo fare paragoni?? i fatti sono fatti…

  10. tra l’altro non mi piace nemmeno l’algebra: devo suicidarmi e liberare il mondo di questo orrore?

    non siamo tutti uguali, e gli umanisti sono necessari tanto quanto e complementari ai tecnici (oppure pensate che la società vada avanti benissimo anche senza medici, traduttori, storici et compagnia bella???)

  11. Vedo che a lettere non insegnano nemmeno la logica. Gli “umanisti” saranno pure necessari a questo mondo, ma attualmente pare ce ne siano troppi. La cosa e’ dovuta al fatto che e’ oggetivamente piu’ facile laurearsi in lettere che in fisica o ingegneria. Se poi uno si vuole comunque iscrivere a lettere, decide di metterci 8 anni a laurearsi e il giorno dopo la festa di laurea (110 e lode, of course) si sveglia la mattina e casca dal pero perche’ non ha un lavoro, posso fargli notare che magari ha sbagliato strategia? Decidete, o volete studiare cose per cui non c’e’ sufficiente richiesta sul mercato del lavoro e vi prendete il rischio di rimanere disoccupati-precari-ecc oppure decidete che delle competenze che alla societa’ servono ve ne frega qualche cosa, e allora ne tenete conto. Ma la lagna perche’ il mondo e’ brutto e cattivo no, vi prego!
    Nota: l’abolizione del valore legale del titolo di studio e’ il contrario di quello che pensi tu: il voto e il nome dell’universita’ sono ben chiari, e ognuno decide che peso dargli (nel senso che se i laureati della Bocconi sono piu’ impreparati degli altri, il fatto di venire dalla Bocconi verra’ considerato uno svantaggio).

  12. io non ho negato che ci sia minor richiesta di laureati in materie umanistiche rispetto a quelli in materie tecniche: si rilegga bene il mio precedente commento (a me difetterà la logica, a lei forse la capacità di lettura)

    e le sue affermazioni continuano ad essere approssimative e generalizzanti: chi le dice che tutti i laureati umanisti ci mettano 8 anni a conseguire la laurea? e chi di loro sta sbraitando perchè gli ingegnieri hanno più possibilità di lavorare dei laureati in filosofia?

    la protesta delle ultime ore è nata per l’invito del Ministro (magari estrapolato e frainteso) a non essere schizzinosi nella ricerca del lavoro, quando la maggior parte accetterebbe qualsiasi tipo di lavoro se solo ci fosse! Ossia rifiutano il concetto (espresso più volte in varie forme dalla Fornero) che i disoccupati sono tali in quanto aspettano che il lavoro “figo” gli caschi addosso dall’alto

    la maggior parte dei disoccupati sono tali perchè il lavoro non c’è, oppure non si riesce a mettere in correlazione la domanda e l’offerta (non è un mistero, per chi ne è coinvolto, che i centri per l’impiego attualmente non riescano nel loro compito)

    è vero che in questo momento chi si laurea in materie tecniche ha più chances di chi invece sceglie quelle umanistiche, ma non si può nemmeno pretendere che una persona con spiccate attitudini umanistiche snaturi le sue possibilità per andare a fare ingegneria: avremmo solo molti ingegnieri frustrati impreparati e disoccupati in quanto non adatti a quel tipo di occupazione

    il problema del lavoro non è nella dualità umanisti vs tecnici, bensì nella necessità di ristrutturare profondamente la scuola e la società per far valere la meritocrazia (quella pratica, non i pezzi di carta) e trovare nuove modalità di mobilità lavorativa (non solo quella in uscita)

  13. E la meritocrazia non sarebbe aiutata se i voti non fossero tutti cosi’ appiattiti? Se la meritocrazia nell’universita’ non e’ premiare i piu’ bravi con voti piu’ alti, allora che cos’e’?

  14. su questo sono d’accordo con lei (già scritto più volte sopra) ed auspico che ci sia una profonda riforma delle università

    ma non accetto che la laurea e la preparazione di una persona vengano considerate di livello infimo a prescindere, solo perchè sono in ambito umanistico

  15. Non lo sono a prescindere ma attualmente in Italia, per la qualita’ media delle facolta’ di lettere, la mancanza di selezione all’ingresso e l’appiattimento delle valutazioni, e’ molto difficile per un datore di lavoro capire chi si trova davanti. si’, ci sono sempre eccezioni e ci sono quelli che studiano piu’ del necessario, ma non si puo’ ragionare sui casi particolari. Io sogno delle facolta’ di lettere dove e’ difficile entrare, si lavora sodo e si esce con una qualifica riconosciuta da tutti come di valore. Lo dobbiamo a chi e’ davvero bravo.

  16. La soluzione è chiaramente l’abolizione del valore legale del titolo di studio. Cosi come ci dimostrano gli USA, dove una mente fina come George W Bush ha fatto doppietta alla Ivy League. Quando si dice la meritocrazia.

  17. Ironia a parte, la finiamo coi luoghi comuni? Io sono ingegnere. Ho trovato subito lavoro. Con contratto a termine. Se fossi stato una schiappa al di là del mio voto di laurea, mi avrebbero lasciato a casa. E al terzo contratto a termine scaduto, il quarto datore di lavoro davanti al mio CV avrebbe ignorato anche un eventuale scappellamento del rettore in mio onore.

    Il problema è, forse, che se si ha nemmeno la possibilità di dimostrare il proprio valore, il pezzo di carta è solo un fastidio.

  18. Però io non scriverei mai “ingegnieri” per tre volte di seguito: sarà perché non mi sono mai iscritto all’università, e meno che mai ad una facoltà letteraria?

    • è un lapsus, ai miei (ex)colleghi ingegneri per scherzo li chiamavamo sempre ingegniiieri, e m’è rimasto…

      ma se guardi bene vedrai che ci sono almeno un altro paio di errori nei commenti degli altri, e non sono stata lì a puntualizzare

      mi vuoi sfottere per una parola? fai pure, pirla io che non me ne sono accorta
      però non serve a nulla ai fini della discussione

      cerchiamo di parlare del nocciolo della questione, ossia come rendere le università ed il lavoro davvero meritocratici a prescindere dal voto o dall’università (e senza insinuare che le facoltà umanistiche non servano a nulla o siano una miniera di voti facili)

  19. Mi sembra un dialogo tra sordi,irrigidito e cristallizzato da una impostazione e una visione tutta ideologica del tema in discussione.
    Il post presenta una verità assoluta e indiscutibile,a cui inutilmente @Serena contrappone le sue ragioni.
    Solidarizzo con Serena (ma il suo ‘ingegnere’ ha una ‘i’ di troppo).

  20. quanti dogmi di fede:

    “C’e’ poi l’idea che se alcune facolta’ sono piu’ apprezzate di altre nel mondo del lavoro, questa sia una specie di lesa maesta’ ” – scusa, ma il “lavoro” è solo quello tecnico / amministrativo (ingegnere, medico, manager): cineasti, sceneggiatori, scrittori e musicisti, per dire, sono solo simpatici e un po’ patetici perditempo?

    “e’ anche questa una delle disgrazie delle facolta’ umanistiche, le quali non sono in grado di segnalare un accidente su quanto siano bravi o no i loro studenti visto che questi hanno tutti gli stessi voti. ” – dunque le facoltà “tecniche” sono le uniche veramente meritocratiche. io ho frequentato una facoltà “tecnica”, e il mio giudizio, per quello che vale, è esattamente l’opposto del tuo. inoltre, le povere facoltà umanistiche sarebbero a tuo dire piagate da altri malanni: quali sarebbero? far perdere tempo alla gente con l’arte e la letteratura, a sognare e a godere di una forma (che io giudico) di bellezza assoluta, quando ci sono tanti bei bilanci da studiare?

    “La cosa e’ dovuta al fatto che e’ oggettivamente piu’ facile laurearsi in lettere che in fisica o ingegneria”: è quell’oggettivamente che mi turba…

  21. Tanto ha fatto la formazione crociana a questo paese… che i coglioni perdon tempo a lamentarsi e organizzare proteste per una frase della Fornero, ma se un politico fa assumere la sua segretaria dalla Regione, prende rimborsi gonfiati nella clinica del marito, usa i soldi del finanziamento pubblico per farsi una vacanza da 15K al giorno…quello va bene. Quella è utilità sociale. Mannateaffanculo.

    • Appunto:la laurea non serve a nulla. Il 110/110 e lode fa schifo.E giacché ci siamo,togliamo alla laurea valore legale e buttiamola nel cesso,anzi,buttiamo nel cesso anche chi é stato tanto cretino da farsi il mazzo a studiare.
      Le cose che contano sono ‘altre’,come qualcuno qua sotto annota.
      E poi,vuoi mettere laurearsi con tre anni fuori corso,in una disciplina non proprio inarrivabile come giurisprudenza,con l’alternativa e fascinosa votazione di 66/110?
      Ha ragione la ‘militante’ autrice del post:a morte il 110 e lode!!

  22. Annamaria, ma lo sai cosa significherebbe abolire il valore legale del titolo di studio, oppure te lo hanno raccontato? O magari lo immagini e basta, visto che parli a sproposito di buttare nel cesso e analoghi luoghi comuni? Più che urticante, come ti sei definita qualche giorno fa, mi sembri una che strilla cose alla rinfusa e mena colpi alla cieca. Mi viene tenerezza, mi viene.

    • Conosco il tema in discussione,tema assai dibattuto,su cui è allo studio del governo Monti un progetto di riforma universitaria. NON A CASO mi onoro di essermi formata all’Università Degli Studi di Bologna.
      Considero però negativa la proposta di eliminazione del valore del voto di laurea(interamente sostituito dal ‘peso” del singolo ateneo) che rischierebbe di disincentivare gli studenti a fare meglio e di più.
      In QUALUNQUE università,anche la più blasonata, una laurea presa con 66/110 ed una con 110/110 e lode indicano livelli BEN DIVERSI di impegno,preparazione e capacità:livelli che vanno-a mio avviso-sempre attentamente considerati, se non si vogliono ottenere effetti di appiattimento piuttosto che di valorizzazione del merito.
      Per questo ho trovato particolarmente sgradevole questo post, che attacca frontalmente e con livore proprio l’eccellenza del voto e procede poi con una spocchiosa-e stupida- discriminazione tra discipline e indirizzi di studio,tutti ugualmente importanti e rispettabili.
      p.s. Le suscito tenerezza? Bene così:ma,per piacere,distinguiamo (in nome,giustappunto,del merito) il 110 e lode di chi privilegia la frequentazione dei libri dal 66/110 di chi allo studio preferisce gli intrallazzi e i giochi di potere.

  23. @ Luca Mazzone: Benedetto Croce non c’entra nulla, a mio parere il suo esempio è completamente sballato.
    Chi le dice che i “coglioni” (residui di berlusconiana formazione? complimenti!) non trovino niente da ridire se un politico fa assumere la sua segretaria dalla Regione, prende rimborsi gonfiati nella clinica del marito, usa i soldi del finanziamento pubblico per farsi una vacanza da 15K al giorno eccetera eccetera? Da cosa lo deduce? Dal fatto che qui, dato che si parlava di tutt’altro argomento, questo aspetto non era ancora stato toccato? Se non erro si parlava di Fornero, di formazione universitaria e di accesso al lavoro, non di tutto quello che non va in Italia.

    Da quel che vedo io, non è che in giro sia proprio pieno di ragazzetti neolaureati choosissimy che bruciano effigi della Fornero e intanto osannano la Polverini o Formigoni… anzi!

    E inoltre, dobbiamo forse dedurre che invece l’atteggiamento perennemente caustico della Fornero e del Governo Monti, ma anche il suo e quello dell’autrice del post, siano improntati all’utilità sociale? Questa “vostra” sicumera (condita da una notevole dose di spocchia) mi spiazza, soprattutto se penso che voi dovreste essere gli attuali e/o futuri leader (in ambito politico o economico o intellettuale o mettete voi quel che più vi aggrada).

    Da umanista cogliona, mi sembrerebbe forse più utile cercare di ridare coesione e chiamare a raccolta tutte le forze sociali per fare una profonda riforma della scuola e del lavoro in senso meritocratico, invece di continuare a sentenziare che TUTTI i disoccupati/precari sono coglioni, sfigati, schizzinosi, mammoni etc che devono o accettare la loro sorte senza fiatare oppure emigrare tutti all’estero (dove non vedono l’ora di ricevere migliaia di italiani in fuga per il lavoro)

    Se vi sentite più bravi più svegli più intelligenti di tutti gli altri, è inutile che continuate a trattarli da coglioni: così si inasprisce solo lo scontro e si preclude il dialogo e la possibilità di collaborare. A meno che a voi tutto ciò non interessi assolutamente, e preferiate rimanere nella vostra elitaria cricca, a farvi beffe di tutti quelli che, per i più svariati motivi, non abbiano fatto il vostro esatto percorso di studio e di vita

    saluti e spero di farvi un po’ di tenerezza anche io (sempre meglio che essere mannataaffanculo)

    • Si, trovo anch’io che un atteggiamento più dialogico e meno settario sarebbe utile a tutti, e perciò non parlerò di suscettibilità ma voglio limitarmi a far notare che né l’autore di questo post né la ministra hanno mai usato il termine “tutti”, e a chiedere con candida curiosità cos’è che ha portato così tanti commentatori a prendersela soprattutto con quel termine che a me non appare affatto nelle loro intenzioni?
      Sono io che sono “bacato” dall’uso troppo prolungato di quel principio della nonviolenza gandhiana che consiglia di non prendere mai per buona l’interpretazione più malevola, se non si vuole che “l’altro” tiri fuori il peggio di sé?

      • ad esempio “e’ anche questa una delle disgrazie delle facolta’ umanistiche, le quali non sono in grado di segnalare un accidente su quanto siano bravi o no i loro studenti visto che questi hanno tutti gli stessi voti”

        e oltre alla singola frase, a me è sembrato che si parlasse in modo assolutistico e generalizzante, di certezze “oggettive” e toni spesso aggressivi (a parte i coglioni, lagnosi, mancanti di logica e quant’altro)

        poi questa è la mia impressione, gli altri commentatori eventualmente esporranno la loro

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