un blog canaglia

Cervelli surrogati

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Quanti bambini vengono maltrattati, stuprati, torturati, rifiutati, abbandonati da coppie che li hanno concepiti “naturalmente”? Voglio dire, sono cose che purtroppo succedono, e che di quando in quando leggiamo sui giornali.
Ebbene, quante volte capita che dopo aver appreso una notizia del genere si passi dalla comprensibile indignazione per il fatto in sé alla teorizzazione che le gravidanze “naturali” debbano essere vietate?
Mi pare di poter dire, con un ragionevole grado di certezza: mai.
Invece, a quanto pare, se a voler abbandonare un bambino sono due genitori che si erano avvalsi del cosiddetto “utero surrogato”, il passaggio dal biasimo per il comportamento specifico di due individui alla criminalizzazione della pratica in sé diventa spessissimo un processo quasi automatico.
In questi giorni, dopo la notizia del neonato down che “ha commosso il mondo“, mi è capitato di leggere decine e decine di invettive contro gli “uteri in affitto”, contro la fecondazione assistita e in generale contro le pratiche di concepimento “non naturali”: come se un solo episodio, ancorché odioso, fosse tale da mettere in discussione tutti gli altri casi, nei quali le cose sono filate più che lisce e nessuno ha avuto di che lamentarsi.
Ecco, io penso che ragionare in questo modo sia un’aberrazione. Che sia una mortificazione ottusa e irresponsabile della propria intelligenza e di quella altrui, a tutto beneficio di istanze ideologiche e irrazionali delle quali sarebbe bene occuparsi in sede terapeutica, invece che sparpagliarle in giro come spazzatura. Che usare il cervello in questo modo sia un’operazione stupida, scorretta e pericolosa.
Molto, ma molto più pericolosa che dare o prendere un utero in affitto.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

3 Comments

  1. Esistono però delle obiezioni serie alle gravidanze surrogate, non per la loro “innaturalità” ma perché implicano l’entrata di una logica di mercato in un campo delicato da cui forse dovrebbe essere esclusa.

  2. Ho sempre pensato che, dal momento che non si può impedire le gravidanze “naturali”, in una società civile dovrebbe esistere un supporto psicologico per tutti i genitori, che li accompagni in questo difficile ruolo, ne trarrebbe un gran beneficio la società che guadagnerebbe persone che hanno avuto un’infanzia più serena, e quindi più equilibrate e generose.
    Per quanto riguarda l’utero in affitto, il caso della coppia australiana mi interessa marginalmente, è la pratica in sè che trovo aberrante, perchè penso che per la madre surrogata sia una violenza portare in grembo un bambino e poi doverlo dare via, e se si sottopone volontariamente ad un tale strazio è solo per ragioni economiche, quindi, tanto per cambiare, si tratta di una prevaricazione economica: chi ha i soldi si prende ciò che vuole approfittando della miseria di un’altra persona.

  3. Forse è vero che la gravidanza surrogata (così come la donazione di gameti) andrebbe tenuta fuori dal mercato e strettamente sorvegliata dalla sanità pubblica. Non credo però che andrebbe vietata, perché in Occidente migliaia di donne la scelgono liberamente, senza risentire di costrizioni economiche (negli Usa e in Canada sono previste verifiche rigorose a questo scopo), per il semplice desiderio di aiutare altri a costruirsi una famiglia. Si tratta di una scelta vocazionale che prevede un compenso economico non favoloso, così come un ingegnere che decide di lavorare per tre anni in Centrafrica con una ONG ha ragione a chiedere di essere retribuito. Capisco che a molte persone questo possa sembrare un modo molto lontano e spiazzante di pensare la propria facoltà di dare la vita, ma non credo che questo sia un buon motivo per impedirlo.

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