un blog canaglia

Cappuccino, cornetto e macroregioni

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Una volta discorsi simili si sentivano al bar: “Ma che stai a di’, quelli so’ er Regno de ‘e du’ Sicilie e ‘a Repubblica de Venezzia, so’ nazzioni millenarie aho, si fanno er referendum so’ cazzi amari: anzi sai che te dico? E’ mejo che rifamo ‘o Stato Pontificio pure noi, ché quanno governava er papa se stava ‘na crema, artro che chiacchiere”.
Si sentivano al bar, inframezzati da sapienti considerazioni tattiche sulla Roma (“Ma nu lo vedi che Totti gna fa più? Ma lèvalo no?”), da competenti pareri sull’imminente slalom gigante di Alberto Tomba (“Vedrai che oggi nun vince, ‘a neve nun è bbona”), da ragguardevoli e articolate analisi economico-finanziarie (“Dice che si te compri l’azzioni de Telecom ce fai ‘n zacco de sordi, mo perché nun c’ho tempo sinnò a quest’ora ero mijardario”).
Ora, però, c’è una possibilità in più: oltre che sentirli al bar, discorsi del genere si possono leggere sul blog del leader del terzo (c’è che dice secondo, e nelle intenzioni primo) partito italiano: il quale, per spiegare l’idea delle macroregioni, non trova di meglio che argomentarla attraverso la supposta esigenza di recuperare “l’identità di Stati millenari, come la Repubblica di Venezia o il Regno delle due Sicilie”.
Recuperare l’identità, capite? Perché, diciamocelo, quale napoletano, quale barese, quale cosentino non sente viva e straziante dentro di sé l’appartenenza ad un regno millenario esistito dal 1816 al 1861, vale a dire la bellezza di 45 anni? E quale bresciano, quale bergamasco, quale riminese non percepisce come una lama dolorosa, ogni qual volta guarda il tramonto, l’impellente bisogno di tornare a farsi guidare dai dogi come nel ‘500?
Sono cose che danno da pensare.
Perché se per sostituire la vecchia politica è necessario parlare per sentito dire, come si discute al bar tra un cappuccino, una battuta sul tabaccaio che non va di corpo e un battibecco sul gol fantasma del derby, allora ditelo.
Io, che sono preparatissimo su Sanremo, mi candido subito alla Presidenza del Consiglio.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

2 Comments

  1. E come ti metti con lo struggente bisogno di tornare ai lucumoni? Non sei sensibile al richiamo della “res publica”? Accidentaccio ma che romano sei? Dai più che presidente del consiglio opterei per il ruolo di tribuno.

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