Camicie sessiste e hijab

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La storia e’ purtroppo gia’ nota: uno degli scienziati dell’ESA, un certo Matt Taylor, tra i responsabili del progetto Rosetta, si fa vedere con una camicia probabilmente non proveniente dall’ultima collezione di American Apparel.

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Sulle prime, ammetto, non ho neanche fatto caso ai disegni. Avrebbero potuto esserci (e se mi avessero chiesto probabilmente avrei detto che c’erano) dragoni, cavalieri e tutto il prevedibile armamentario heavy metal / fantasy che puo’ divertire un nerd. Invece – orrore – c’erano delle donnine discinte.

La cosa ha suscitato un vespaio di polemiche, per lo piu’ nel mondo anglosassone, costringendo il Nostro a chissa’ quanto sincere scuse. Scuse che chiunque sarebbe stato costretto a porre, temo. La mia sensazione e’ che, non solo nel mondo anglosassone ma li’ in modo particolare, si sia diffusa una mentalita’ che ha fatto del politically correct un bigottismo paradossale, incoerente, miope. Un mondo pronto a etichettare qualsiasi cosa come omofoba, razzista, sessista, eccetra, senza considerare neanche per un attimo che tra le categorie interpretative possa esistere anche l’ironia, o l’umana comprensione per standard differenti rispetto anche solo a cosa possa essere becero, senza che percio’ sia violento.

Non so da cosa sia originata questa serie di piccoli fanatismi. Molti pensatori conservatori americani, parlando dei loro interlocutori liberal, attribuiscono questa sostanziale mancanza di empatia alla convinzione di possedere l’unico insieme di valori individuali accettabile per partecipare a una societa’ civile, cosa che in effetti spiegherebbe anche un certo classismo progressista ormai sempre piu’ diffuso (se qualcuno si chiede di cosa io stia parlando, prendete questo esempio).

In attesa di un Edmund Burke pronto a riscoprire il valore del relativismo per i conservatori, mi permetto di notare che e’ su premesse assolutamente identiche che certe interpretazioni dell’islam limitano la liberta’ individuale, in particolare quella delle donne e degli uomini nel relazionarsi con loro. Chi le promuove, infatti, non giustifica le sue posizioni basandosi sul principio che la donna e’ inferiore, ma sull’idea che chi fa diversamente manca alla donna di rispetto. In entrambi i casi, credo, dalla convinzione di possedere valori universali invece che individuali si passa alla paura dell’imprevedibile, della paradossalita’, dello scherzo, della contingenza, e ci si chiude in piccoli conformismi, probabilmente non migliori delle discriminazioni che vogliono combattere.

 

Nel dubbio, forza Matt, non buttare quella camicia.

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

38 Comments

  1. tanto più che nel mondo nerd le donnine discinte sono parte del mondo nerd come i dragoni, i meme, le mazze ferrate e i comunicatori di star trek…

  2. Sono femminista, che significa volere la parità di diritti e opportunità tra uomini e donne.
    Della camicia con eroine di fumetti-manga-anime-whatever discinte, non me ne importa assolutamente nulla, non la considero un’offesa alla “dignità” femminile, non mi sarei sentita un secondo a disagio a lavorare di fianco a Matt all’Esa. Anzi, argomenti del genere secondo me sono quelli che indeboliscono e ridicolizzano il femminismo, dando risalto a stupidaggini invece che alle questioni serie.

    • Bravissima, è esattamente quello che penso io… queste polemiche sterili, alla lunga, non fan altro che nuocere al femminismo (inteso come “parità dei” sessi e “non guerra tra dei”) genuino.

  3. Oppure forse indossare quella camicia in un’intervista era un’idea stupida. L’invasione del politically correct è una reazione immunitaria a una situazione di discriminazione, come la febbre quando gli anticorpi hanno da debellare un virus.

    • a me sembra un po’ diverso. Mi pare che il politically correct abbia una curva di progressione in senso opposto alla discriminazione.
      Ora dire ‘negro’ è sbagliato e offensivo, ok, ci sta pure. Quando i neri non potevano scegliersi il posto sull’autobus tutti dicevano ‘negro’. Ora di nero c’è pure il presidente, e se osi fare una serie tv che ha come protagonisti principali solo redneck o ispanici vieni tacciato di razzismo.

      Per tornare al tuo esempio, è come se quando hai la polmonite prendessi mezza compressa di tachipirina, poi quando per fortuna evolve in un brutto raffreddore ti bombassi di antibiotici come se non ci fosse un domani.

      • Guarda, si fa in fretta a debellare la cosa, basta dire che Obama è un coglione nonostante sia un negro, e che quella giornalista sia una cretina nonostante sia una donna.

      • Ora dire “negro” è offensivo, e il politically correct sul tema non esiste più. Il fatto che se dici “negro” vieni tacciato di razzismo non è più “politically correct”, è (idealizziamo un po’, via) la normalità. La battaglia per far capire questa cosa a (quasi) tutti era la febbre, la reazione attuale è l’intervento degli anticorpi per una malattia già presa. Ti sembra più forte solo perché è più efficace.

        • Sì va be’, ogni tanto però di tutta ‘sta malattia se ne hanno le palle piene (ops, ho detto “palle”! Sessismo!), e invece che guardare istericamente camicie con due tette indignandosi si ha la voglia di guardarsi una cometa.

        • ok, mi fa piacere vivere in un mondo dove al posto di ‘negro’ c’è un’altra parola, tanto se voglio insultare le armi non mancano. Ma non vorrei vivere in un mondo dove non posso prendere per il culo uno stereotipo, specie perchè lo stereotipo esiste eccome (le biondazze oche camminano tra noi: non tutte le donne leggono Camus, altrimenti non si spiegherebbe la tiratura di ‘Chi’).
          Lo stereotipo al contrario è oggetto di sfottò, basta ascoltare la Littizzetto, e nessun uomo si lamenta, anche quelli che sanno cambiare il rotolo della carta igienica e leggono Camus. Chiaro, obietterai, siamo la ‘casta dominante’, quindi c’è poco da lamentarsi. Vero. Però la parità come la raggiungi?

          • Se il trend è questo, quando smetteremo di esserlo GQ e Vanity Fair finiranno fuori legge. Ed è un peccato, perchè ci saranno un sacco di uomini e donne che sarebbero felici di rientrare nel loro stupido stereotipo, perchè li rappresenta.
            Mi immagino, come ai tempi del proibizionismo, locali clandestini dove si riempiono di soldi le mutandine delle spogliarelliste al grido di ‘viva la foca’, e sottoscala mascherati da autorimesse dove le donne segretamente si metteranno lo smalto tra di loro spettegolando di quel tubino orrendo che portava l’altro giorno la vincitrice dell’Oscar.

          • Sì, perché per avere la parità bisogna chiaramente mettere fuori legge gli strip club e Vanity Fair. Se magari poi torniamo da questo mondo onirico alla questione originale, forse possiamo semplicemente riconoscere che una camicia con le donnine non è adatta per uno scienziato in sede pubblica e chiuderla lì.

          • suvvia Aioros… l’esempio che facevo sopra (mancanza di personaggi neri in film/serie TV) è ben poco onirico, è realtà di questi anni.

            Comunque sì, se torniamo alla questione originaria la camicia era fuori luogo, come sarebbe stata fuori luogo una tshirt con Pedobear, lo so che per i nerd è un meme, ma magari il resto della popolazione ha il diritto di non capire. Punto.

          • Perché lo scienziato deve fare lo sforzo di comprendere che ci sono delle regole per la “sede pubblica”? È pagato per mandare sonde nello spazio e magari farle atterrare su qualcosa. Poi ci sono quelli che si occupano di calmare “haters” e “troll” nella infosfera. Diamo più soldi alla ricerca così all’ESA avranno un responsabile PR che saprà dire allo scienziato che il mezzo è il messaggio e che rischia di fare una figura di palca. Oppure in questo mondo in cui vogliamo evitare sprechi, ridondanze e pensioni d’oro, facciamo lo sforzo di capire che non lavora in banca e che c’è un numero di persone più eccentriche della media fra i pensatori (o ci dimentichiamo che la foto più importante di Einstein è lui che fa la linguaccia?) e che ci sono problemi e notizie più importanti. Così la prossima volta magari, al posto di parlare della camicia di chi ha guidato Philae, scopriamo che ROSINA (the Rosetta Orbiter Spectrometer for Ion and Neutral Analysis) è pensata tutta da una donna.

    • e se fosse un’idea stupida questo processo al tuo prossimo per il suo gusto in fatto di camicie, e se il sessimo non fosse l’unica lente per guardare il mondo? e se usarlo come metro di misura di qualsiasi cosa e forma di riduzionismo fosse una malattia mentale? e se non poter indossare delle donne nude o degli uomini nudi fosse incivile e shifoso? e se questa gogna fosse rivoltante? e se tutto ciò avesse del fanatismo e dell’intolleranza? e se si traducesse in richieste di politiche rieducative, per formare il giusto cittadino col giusto linguaggio, il giusto pensiero, la giusta camicia che fanno accapponare la pelle? mah.. Io mi sento offeso e indignato da questi comportamenti più che da chi si mette camicie irriverenti. Mi sento messo in pericolo più dall’idea che la Boldrini o Giovanardi possano tradurre la loro intolleranza per Ikea e Barilla in provvedimenti di legge, più che dalle camicie goliardiche. Se non vogliamo offendere nessuno non possiamo neanche aprire bocca: l’offesa è soggettiva e insindacabile e se mi sento offesso mi sento offeso. Se facciamo entrare la politica su questa strada combiniamo disastri (ops l’abbiamo già fatto)..

      • Ma che c’entra la politica? Che c’entra la Boldrini? Chi ha parlato di legge? E che c’entra il gusto? Io posso anche adorarla quella camicia. Si è solo detto che uno scienziato che va a un’intervista vestito in quel modo manda un messaggio sessista. Ho capito che non sei d’accordo e non provo neanche a convincerti, ma mica qualcuno voleva arrestarlo.

          • Aggenio, in spagnolo “negro” è il colore nero; in italiano è l’individuo di pelle nera, e basta (tu come dici: «ho comprato un paio di pantaloni negri»?).

  4. “Scuse che chiunque sarebbe stato costretto a porre, temo”.
    Lungi da me fare l’eroina con l’impiego, l’immagine pubblica, la tranquillità e l’incolumità altrui. Ma mi chiedo se davvero non ci fossero alternative a questa tristissima resa; e cosa abbiano fatto oltreoceano i sostenitori del free speech (che riguarda anche le camicie).
    Spero anch’io che Matt non la butti. E che torni ad indossarla in pubblico.

  5. Che poi quelli che si indignano in pubblico sono quelli che, in privato, si eccitano davanti al bondage sulla rete. Farisei ed ipocriti.

  6. Ne ho scritto propri stamattina su FB. Concordo col pezzo.

    Come se un gay che intervista uno scienziato che ha scoperto la cura contro il cancro e che ha una t-shirt con su scritto “I love my wife”, poi scrivesse un pezzo accusandolo di omofobia.
    Ha ragione chi dice che noi occidentali siamo isterici riguardo al sesso. Uriel Fanelli anche che siamo piuttosto cretini, è leggendo lui che ho saputo la cosa.
    Cioè, quel fisico ha mandato una sonda grande quanto un furgone per dieci anni in giro per il cosmo, poi ha agganciato una cometa a 500 milioni di km di distanza e che andava a circa 100.000 km all’ora e ci ha messo sopra un lander, e invece di guardare questa cosa pazzesca, strepitosa, guardano che camicia aveva? Ma la “giornalista” che tra le tante si è lamentata del sessismo, non si è resa conto che è lei che alimenta quel sessismo e quell’isteria?
    Questa è la parità dei sessi, gli uomini che vanno sulle comete e le donne che guardano come sono vestiti? Complimenti! Io se fossi una donna mi vergognerei come una ladra per una tale figura di merda.
    Per fortuna ci sono ben altre donne, per esempio quella a capo del CERN, chissà che ne pensa lei.
    Quanto a Matt Taylor in lacrime, poveretto, di sicuro è un nerd, di quelli che sognano di essere Capitan America e amati da donnine da copertina, un tipo inoffensivo e ingenuo che pure ti scoppia in lacrime, nonostante un QI che spacca il culo alle comete, al contrario della giornalista che il proprio neanche le è bastato per decifrare una camicia.

  7. Per Aioros: continuate pure a voler mettere fuorilegge strip club, vanity fair e camicie con le tette, poi vi passo il cell della Boldrini, che noi maschi macho sessisti siamo felicissimi mentre ci annettiamo anche gli asteroidi! 🙂

  8. Il principio anglosassone di politically correct si e’ impiantato sulle idee di rigida buona condotta dei Puritani. puoi comprare la birra o il vino (non di domenica, oppure solo dopo ledodici), ma te lo mettiamo comunque in un sacchetto nero che non sia mai che si veda che e’ una bottiglia di carta.

    Il razzismo e il sessismo sono visti non come un attacco alla vita civile, ma come vizio individuale, da sciacquarti la bocca col sapone se fai o dici cose sconvenianti in pubblico. Mentre sei liberissimo di pensarle e dirle nel privato.

    Non sono veri anticorpi, perche’ non mirano a risolvere il problema cioe’ a creare vera integrazione (che non esiste, entrate in un qualsiasi ufficio pubblico nella civilissima Boston o in un ufficio dell’illuminata Harvard, e troverete bianchi dietro le scrivanie, neri a fare gli uscieri e la sicurezza, ispanici alle pulizie), ma semplicemente a porre un bella facciata che faccia dimenticare che c’e’ un problema. Mentre il problema rimane.

  9. a mio avviso l’unica risposta sensata che il buon matt avrebbe potuto dare sarebbe stata la seguente:

    “*si schiarisce la voce*
    signori, forse vi sfugge il fatto che io ho contribuito a pensare, progettare e realizzare un oggetto che ho poi teleguidato fino all’atterraggio su una cometa, così realizzando probabilmente una delle imprese scientifiche più colossali nella storia dell’umanità.
    e tutto questo mi è stato possibile non già NONOSTANTE, ma proprio IN RAGIONE DI quella stessa cosiddetta eccentricità che mi ha fatto venir voglia di iniettarmi inchiostro sottopelle e vestire camicie che alcuni potrebbero considerare inopportune.
    signori, io sono la prova vivente che le vostre scale di valori sono, nella maggior parte dei casi, completamente prive di senso, ed anzi pongono un freno al potenziale vostro e di chi vi circonda.
    mandria di coglioni.
    *estrae un accendino, dà fuoco a una scoreggia, se ne va*”

  10. la camicia non è sessista, è semplicemente orribile. sufficiente orrenda da fare conoscere alle masse dei social network il fisico matt taylor, che sarebbe altrimenti rimasto sconosciuto ai più. ciao, mazzone.

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