un blog canaglia

Author

Absinthe - page 6

Absinthe has 132 articles published.

Mangino brioches (scadute)!

in economia/giornalismo/mondo/politica by

Più di dieci anni fa, alcuni lo ricorderanno, le geniali autorità della Corea del Nord chiesero ad alcuni Paesi europei, in particolare alla Germania, di inviare loro i capi di bestiame affetti dal morbo della mucca pazza: “meglio rischiare l”intossicazione che morire di fame”, pensavano i nordcoreani. O meglio, lo pensavano i loro carcerieri, alias le menzionate geniali autorità nordcoreane.

La Germania rifiutò; ricordo innumerevoli voci alzate contro la gestione fallimentare dell”economia comunista che costringeva i nordcoreani a scegliere tra carestia e possibile contagio “da mucca pazza”.

Bene: il 12 ottobre 2012, le geniali autorità Greche hanno autorizzato la vendita sottocosto di cibi scaduti, salvo il rispetto – ci informano i geniali media italiani – di “alcuni paletti chiari” (NIENTEMENO!): “i prodotti che hanno una data di scadenza che precisa giorno e mese, potranno rimanere sugli scaffali fino a un massimo di una settimana in più. Quello dove sono indicati solo mese e anno, 30 giorni oltre la scadenza. Dove invece è riportato solo l”anno oltre il quale è sconsigliata la consumazione, verranno garantiti tre mesi in più di vita commerciale“.

Ora, sicuramente altre geniali menti troveranno modo di esercitare il loro cinismo in susseguiosi distinguo, blaterando che le due vicende non hanno niente in comune.

Sarà per questo che non si alzano – contro le politiche economiche greche – le voci indignate che giustamente condannavano le geniali politiche nordcoreane.

Io invece penso che la testardaggine con cui le geniali autorità nordcoreane e le altrettanto geniali autorità greche (ed europee, trattandosi la Grecia di un paese commissariato) difendono le proprie fallimentari teorie e pratiche economiche, incuranti degli effetti che queste hanno sulle popolazioni dei propri Paesi, costringendole a scegliere tra fame e rischio di malattia, abbiano in comune la stessa feudale noncuranza del benessere dei propri cittadini (pardon, volevo dire “sudditi”!). Ma probabilmente accade perché non sono abbastanza geniale! Santè

Renzi, Marchionne e l'innovazione prêt-à-porter

in giornalismo/politica/società by

Cosa hanno in comune Matteo Renzi e Sergio Marchionne, che oggi hanno dato prova di sé dalla distanza?

Uno, manager di un”enorme azienda ex italiana, ora semi-globale, italocanadese residente in svizzera, self-made man.

L”altro, ex imprenditore, sindaco di Firenze, figlio d”arte della politica (non certo un homo novus).

Sembrano non aver niente in comune, eppure il loro litigio confonde e crea spaesamento: anche perché, fino a poco tempo fa, Renzi si dichiarava strenuamente dalla parte di Marchionne.

Il casino è causato solo dal cambio di opinione un po” strumentale del sindaco di Firenze e dalla pessima risposta di Marchionne sulla stessa città o c”è dell”altro?

Secondo me è più complesso: Renzi e Marchionne sono visti, e sono stati visti, come degli innovatori che vogliono uscire dagli schemi e che per farlo non possono che abbattere il “muro della conservazione” costituito rispettivamente dalla dirigenza PD – e da una certa cultura “tradizionale” della sinistra italiana – e dalla CGIL.

Sono, o sono stati, portati in palmo di mano da una certa opinione politica trasversale – gli autoproclamatisi “riformisti” – che divisi in schieramenti e partiti politici differenti, cordate varie ed eventuali litigiose tra di loro, insieme ai loro media di riferimento, non hanno nulla in comune se non l”attacco continuo e spesso povero di contenuti contro una non meglio specificata “sinistra conservatrice”.

Ecco perché lo scazzo Renzi-Marchionne è spaesante per alcuni. Sono entrambi figurine simbolo che quell”area politica eleva ad esempi di innovazione, salvo poi abbandonarli, come successo in passato con altre figurine, quando alla lunga queste si rivelano per quello che sono: colossali “bolle di sapone“!

Marchionnismo e Renzismo sono malattie senili del riformismo alla italiana: appena trovata una nuova e più efficace figurina anti-sinistra verranno archiviati. E ci romperanno le balle con qualche altro innovatore prêt-à-porter: non c”è scampo! Santè

 

Free Sallusti! E pure gli altri, però!

in giornalismo/politica/società by

Cari garantisti a targhe alterne, potete stare tranquilli: il dissidente Sallusti non finirà al gabbio! La procura ha sospeso l’esecuzione della pena, non essendoci recidiva né altri carichi pendenti.

Questo, nonostante il dissidente Sallusti NON abbia richiesto le misure alternative alla detenzione: CHE AVREBBE AVUTO DIRITTO DI CHIEDERE ED OTTENERE, essendo la condanna inferiore ai tre anni e mezzo. Potrà chiederle ancora nei prossimi 30 giorni.

Se questa informazione fosse vera, quindi, se il dissidente Sallusti finisse (o finirà) davvero in galera lo farà (o lo avrà fatto) perché si è rifiutato (o rifiuterà) di chiedere di scontare diversamente la pena.

Altra cosa che è bene precisare è che il dissidente Sallusti NON è stato condannato per reati d’opinione. La diffamazione non è un reato d’opinione. Reati d’opinione sono le fattispecie di Vilipendio. La diffamazione, nel caso del dissidente Sallusti, è stata riconosciuta non perché l’articolo giornalistico contenesse opinioni poco continenti o irriguardose del prestigio di chissachi: è stata riconosciuta per aver pubblicato delle informazioni false.

Liberato il campo da queste amenità sparate spesso in malafede, andiamo oltre.

Pensate: “Sallusti è stato condannato per un articolo che non aveva scritto, solo perchè direttore del quotidiano che lo ha pubblicato. E’ ingiusto!”. Lo pensate? Credetela come vi pare ma la legge prevede che sia il direttore responsabile di un giornale a rispondere, insieme con l’autore – se identificabile – degli eventuali reati commessi a mezzo stampa. Ogni giornalista lo sa, e quando si pubblicano pezzi firmati da anonimi la vigilanza dovrebbe essere maggiore, visto che il vero autore del pezzo molto difficilmente sarà chiamato a risponderne e quindi può lasciarsi andare a scrivere cose che integrano reati.

Pensate: “Prevedere il carcere per i reati non violenti è incivile”? Lo pensate davvero? Io lo penso! Vi avviso: siamo in pochi. La maggior parte dei difensori d’ufficio di Sallusti non ritiene che sia ingiusto finire dentro per clandestinità, ad esempio, o download illegali.

Molti dicono che sarebbe necessario abolire il reato di diffamazione a mezzo stampa; benissimo! Ma perché non anche la normale diffamazione? Perché ad un normale cittadino dovrebbe essere vietato quello che ad un giornalista è consentito fare?

Soprattutto, finché la legge è questa, la legge si applica: non si può assolvere una persona solo perché è un famoso direttore di giornale autoproclamatosi “scomodo” che quindi fa molto figo difendere!

Aboliamo il reato di diffamazione a mezzo stampa: parliamone! La cosa riguardi tutti, non solo Sallusti: se proprio vi sta a cuore la libertà personale di Sallusti (a me sta a cuore, come la mia e quella di tutti) facciamo una legge per abolire quel reato ed anche la condanna del dissidente Sallusti verrà meno.

Facciamo anche qualcosa di più: chiediamo la grazia a Sallusti da parte del Capo dello Stato. E’ una misura un po’ ingiusta, perché se io o voi fossimo condannati per diffamazione non ci sarebbe tutto questo casino e nessuno ci grazierebbe.

Sarebbe ingiusto, ma lo preferisco comunque a qualunque incarcerazione per reati non violenti: perché non sono un garantista a targhe alterne. Santè

 

La Chiesa contro l'iPhone

in giornalismo/internet/mondo/società by

La notizia è vera anche se sembra uscire da una battuta di Spinoza. Avvenire, il giornale della Conferenza Episcopale Italiana, ritiene l”iPhone 5 un “superprodotto su cui riflettere persino con urgenza“.

In primo luogo perché i melafonini “riaccendono la fiducia nella magia: come la bacchetta magica (un tipico dispositivo touch, estensione del braccio umano) era in grado di produrre immediatemente apparizioni, trasformazioni, eliminazioni, così lo smartphone, protesi ubiqua e sempre attiva, sempre più leggera e maneggevole e quasi trasparente, ci consente di “azzerare l”intervallo tra desiderio e realizzazione“.

E poi perché la diffusione dell”iPhone può portare ad una forma di “razzismo tecnologico” verso chi non lo possiede.

Sarebbe troppo semplice chiedere di fare il conto di vescovi, cardinali e prelati vari ed eventuali con in tasca un iPhone. Ancora più semplice domandare se l”eccesso di tecnologia riguarda anche la Radio Vaticana, Radio Maria e le centinaia di emittenti cattoliche sparse sul globo terraqueo.

Viene invece da chiedersi se non si sia arrivati un po” troppo in ritardo: l”iPhone come “bacchetta magica“! Parbleu! E il telecomando dove lo mettiamo? E il grammofono? Con quella musica che esce da un corno senza nessuno che suoni in stanza? E le macchine e i treni, che si muovono anche senza cavalli che li tirano! Tutte diavolerie escogitate – o meglio, evocate – da perfidi massoni, o addirittura negromanti, senza dubbio!

Ma meglio di ogni altra cosa è il monito – non il “monitor”, quella è un”altra aberrazione moderna – contro il possibile “razzismo tecnologico”. Ce ne ricorderemo quando si discuterà di proposte di legge contro l”omofobia, del “monitor” della Chiesa sul razzismo tecnologico. Santè

Legge elettorale: massì, calpestiamo la legalità!

in giornalismo/politica/società/ by

Sul Corriere di oggi, Michele Ainis si occupa di legge elettorale. Siccome i partiti stanno giocando a melina, toccherebbe al governo intervenire per evitare la “sciagura” di un Parlamento eletto nuovamente con il Porcellum!

La nuova legge elettorale dovrebbe essere introdotta con decreto legge, scavalcando le camere.

Una soluzione disperata, ma di speranze ormai ne abbiamo poche. Sicché non resta che la dottrina del male minore, teorizzata da Spinoza come da Sant’Agostino. È un male scavalcare le assemblee legislative? Certo che sì, anche se alle Camere spetta pur sempre la conversione del decreto: e a quel punto niente più gioco del cerino, chi vi s’oppone ne risponde agli elettori

Anis si rende conto, però, che la sua proposta ha delle obiezioni: “la prima chiama in causa l’ammissibilità dei decreti in materia elettorale, negata dall’art. 15 della legge n. 400 del 1988. Che tuttavia è una legge ordinaria, e dunque non può vincolare le leggi successive, né i decreti con forza di legge“.

E certo! La legge lo vieta, ma chissenefrega? Tanto con una nuova legge si disfa la legge precedente che non ci fa comodo: una concezione impeccabile dello stato di diritto!

C’è però un piccolo particolare che Ainis si guarda bene dal trattare. I decreti del Governo in materia elettorale non sono ammessi non solo perché lo dice la legge che vorrebbe ignorare, ma perché lo vieta la Costituzione.

L’art. 72 della Costituzione prevede infatti, per la materia elettorale, la c.d. “riserva di assemblea”.

“La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi“.

Che vuol dire? Che solo il Parlamento può approvare una legge elettorale, e può farlo solo con il procedimento legislativo ordinario, non con procedimenti abbreviati in Commissione. A maggior ragione, non può provvedere il Governo: la materia elettorale è una di quelle materie – quindi – in cui è prevista la c.d. “riserva di legge formale“.

Perché la Costituzione prevede questa limitazione? Per evitare colpi di mano da parte della maggioranza in una materia così delicata come quella elettorale. Ainis finge di ignorare la pericolosità delle conseguenze della sua proposta.

Sarebbe un precedente che potrebbe essere richiamato da qualunque Governo che – prevedendo una sconfitta elettorale – decidesse di cambiare la legge per farsene una più favorevole. Se lo facesse a ridosso dell’elezione, l’opposizione non potrebbe intervenire sulla legge elettorale nemmeno in fase di conversione del decreto (cioè, comunque, a cose fatte): una prospettiva davvero rassicurante!

Senza contare che si sta chiedendo al Governo – ed al Presidente della Repubblica che dovrebbe emanare il decreto – di violare apertamente la legge e la Costituzione, ed è impossibile (si spera) che Ainis non se ne renda conto, essendo docente di diritto costituzionale. Il tutto dalla prima pagina del principale quotidiano nazionale, il “giornale della borghesia illuminata“.

Secca ammetterlo, ma hanno ragione i Radicali: in questo Paese la legalità la si rispetta solo quando si devono mandare in galera i tossici. Santè.

Alecs Scivuarzer

in giornalismo/politica/società/sport by

Quindi, famo a capisse: abbiamo avuto presidenti del consiglio e ministri indagati, rinviati a giudizio, condannati, prescritti per qualsiasi genere di reato.

Abbiamo avuto un numero di parlamentari indagati che credo neanche Travaglio  conosca.

Abbiamo la classe dirigente politica, economico-industriale e giornalistica più coinvolta da scandali giudiziari – ad ogni livello – di tutto il mondo occidentale; poliziotti e carabinieri violenti che – quando vengono puniti – beccano condanne ridicole.

Per di più, se l’autoassoluzione e l’impunità fossero discipline olimpiche avremmo battuto tutti i record da medagliere.

E tutti si stracciano le vesti per un atleta olimpico trovato positivo all’EPO.

Molto bene, non c’è che dire. Santè.

Circoncisione. Parliamone, almeno.

in società by

In Germania un giudice ha riconosciuto l”illegalità della circoncisione di un bambino se “associata alla religione” (non quella per ragioni sanitarie, invece). La sentenza ha provocato reazioni durissime da parte delle comunità ebraiche ed islamiche.

C”è chi ha definito la sentenza il peggior atto antisemita compiuto in Germania dopo la Shoah. Altri hanno messo in dubbio la possibilità degli ebrei di rimanere in Germania se la regola venisse generalizzata.

Si sostiene che proibire la circoncisione sia senza senso perché il ragazzo potrà comunque scegliere da adulto se lasciare la religione dei genitori. Non mi sembra questo il punto.

E” vero: il bambino potrà da adulto abbandonare la religione dei genitori (anche se, va ricordato, la Chiesa Cattolica rifiuta di cancellare i dati di battesimo dai propri registri ed il Garante della Privacy le ha dato ragione). Ma qui non si tratta solo di libertà di coscienza ma del diritto all”integrità personale ed all”autodeterminazione sul proprio corpo.

In Italia, l”art. 5 del codice civile vieta gli atti di disposizione del proprio corpo quando cagionino una diminuzione permanente dell”integrità fisica: questo significa che, se anche scientemente – da adulto – volessi tagliarmi un mignolo per ragioni estetiche, non potrei farlo. Il medico che mi aiutasse commetterebbe un illecito.

Riflettere sul divieto di cagionare lesioni permanenti come quelle – seppur minime – che conseguono alla circoncisione non può essere un taboo. Il caso non può ovviamente essere accostato alla pratica dell”infibulazione, che causa lesioni molto più gravi ed odiose: non può dimenticarsi che la circoncisione ha origini di natura igienico-sanitaria, a differenza della mutilazione dei genitali femminili che è semplicemente figlia di una atroce cultura patriarcale

Rimane tuttavia da domandarsi se sia lecito ammettere che i genitori decidano di ledere permanentemente il corpo di un bambino –  per di più in una zona tanto delicata, non solo da un punto di vista fisico ma anche psicologico – quando questi non è in grado di dissentire (il che avviene anche nel caso della circoncisione musulmana, consigliata comunque entro la pubertà: cioè quando l”influenza genitoriale è ancora, in genere, predominante).

Alla sentenza sono state sollevate obiezioni anche ragionevoli. Nessuna di queste, però, sembra sufficiente a giustificare un”eccezione al diritto all”autodeterminazione della persona sul proprio corpo.

Le religioni spesso hanno scarsa considerazione per questo diritto (non sorprende, ad esempio, che le comunità ebraiche e musulmane abbiano ricevuto la solidarietà della Chiesa Cattolica contro la sentenza tedesca). Ma esso rimane uno dei diritti fondamentali della persona umana e la sua compromissione da parte di chiunque – Stato, sacerdote o genitore – dovrebbe sollevare un dibattito. Possibilmente il più laico possibile, ma ovviamente è chiedere troppo, si sa! Santè.

Aidonghivascit – N° 1

in giornalismo/società by

Ritorna Aidonghivascit, antologia semiseria di notizie inutili passate dalla stampa italiana.

1) La Bild attacca alcune atlete olimpiche per la loro bruttezza. “Tutte culone inchiavabili, e noi ce ne intendiamo!”, il titolo dell”editoriale di tale Silvien B., attempato cronista free-lance della rivista.

2) “Mi contestano perché donna!” ha dichiarato il ministro Fornero, vincendo la III Edizione del Festival Internazionale della Giustificazione del Cazzo. Sul podio anche “Non mi lavo perché in Africa c”è la siccità!”, di un concorrente austriaco e “Non ho fatto i compiti perché sono un poeta maledetto!”, di un concorrente lussemburghese.

3) Duro intervento di Giuseppe Cruciani, con il supporto di Pigi  Battista e Christian Rocca, contro i soprusi giudiziari cui e” sottoposta la Juve. Solidarietà dalle famiglie Tortora, Cucchi e Aldovarandi:  “Voi sì che sapete identificare le priorità!”, scrivono nel comitato congiunto.

4) Il PD avrebbe proposto a Pippo Baudo di diventare governatore della Sicilia. Controproposta di Baudo a Bersani: “Se mi dai Parco della Vittoria, ti do la Stazione Nord, la Società Acqua Potabile e Largo Augusto, così hai anche tutti i verdi e puoi costruire!”.

5) Il Papa, in udienza a Castelgandolfo, ha esortato i fedeli a smettere di pensare alle cose materiali: “Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna”, ha dichiarato. Folle di fedeli invadono i più vicini supermercati per accaparrarsi tonno in scatola, conserve di frutta e latte UHT.

6) Ricercatori olandesi identificano la tecnica per costruire castelli di sabbia perfetti: “Bastava leggere i trattati istitutivi dell”Unione Europea”, ha dichiarato il capo dell”equipe scientifica.

7) Jenna Jameson ha pubblicizzato il proprio endorsement al candidato repubblicano Mitt Romney. “Quando sei ricco, vuoi un repubblicano alla casa bianca”, ha dichiarato, slacciandosi una cintura di marca Bible Belt.

8) Arrestata per spaccio consigliere comunale del Movimento 5 Stelle. “In galera! In galera! In galera! Abbasso i giustizialisti!”, il commento degli oppositori politici del M5S.

L’ILVA e Taranto.

in economia/politica/società by

La prima volta che arrivai a Taranto, alla fine di un”estate molto lontana, fu con un treno espresso scalcinato dopo un classico “viaggio della speranza“, tipico delle ferrovie meridionali.
Prima di arrivare in città attraversai un paesaggio di chilometri e chilometri di marrone-rossastro: terreni, palazzi, strade: tutti coperti da uno specie di strato di ruggine.
“E” la polvere dell”ILVA, che si deposita e arruginisce…”, disse A., il mio amico tarantino venuto a recuperarmi in stazione.
“Qui tutto è ILVA“, continuò a spiegare, “Lo stabilimento è più grande di Taranto stessa. Tutti i tarantini lavorano per l”ILVA: mica solo gli operai della fabbrica e quelli dell”indotto!”

“Prendi mio padre; faceva l”avvocato di un ente pubblico: il 90% del suo lavoro era su cause legate all”ILVA. Poi ci sono quelli che lavorano nei servizi, nei negozi dove si spendono soldi pagati dall”ILVA. Taranto vive di quella fabbrica, ogni famiglia conta qualcuno che in un modo o nell”altro campa di ILVA”.
“Ogni famiglia ha anche qualcuno che di ILVA c”è morto! Non conosco nessuno, a Taranto, che non abbia un parente morto di tumore. Anche il mare qui e” contaminato: in quarant”anni nessuno si e” mai posto il problema di cosa significasse avere l”ILVA in città. Non e” solo un problema ambientale! Non esiste imprenditorialità, non esiste una diversa idea di sviluppo: come se la città si fosse rassegnata a vivere e morire di ILVA per sempre.”
I valori ambientali di Taranto, sono fuori da ogni parametro normativo europeo. I valori di agenti inquinanti ammessi dalla normativa italiana sono infinitamente maggiori di quelli ammessi in altre parti d”Europa. L”ILVA produce oltre il 90% delle diossine italiane e quasi il 10% di quelle europee. Il tasso di incidenza tumorale e” abnorme.
L”ILVA è diventata davvero un problema nazionale solo dopo che un magistrato – penale! – ne ha ordinato il sequestro. La città è lacerata: la scelta è tra rovina economica e livelli di inquinamento mortali. Oggi il corteo sindacale è stato interrotto da una dura contromanifestazione.

La tensione è altissima e le soluzioni concrete ben poche. Al di là di generici auspici a “coniugare lavoro e ambiente”, la politica nazionale non ha prodotto niente. Quanto al Governo, il ministro dell”AMBIENTE, non ha trovato nulla di meglio da dire, se non parlare di un”evoluzione tecnologica che avrebbe significativamente ridotto l”impatto ambientale ed affermare: “l”ILVA è un impianto strategico per la siderurgia in Italia e molto importante a livello internazionale. I competitori sono francesi e tedeschi”.

Al di la” del fatto che questa presunta evoluzione tecnologica è molto discutibile (1), il ministro ha tenuto quindi a farci sapere che  il problema principale non è “lavoro o salute a Taranto” ma la sfida siderurgica europea. E si tratta del ministro dell”ambiente! Se questa è la risposta della politica, difficile poi lamentarsi dell”ingerenza della magistratura nella vicenda! Santè.

 

(1) Su quest”ultimo aspetto non è ancora disponibile il link ad un più completo articolo di Gianmaria Leone su “il manifesto” di oggi, 2 agosto.

Aidonghivascit – N° 0

in giornalismo/internet/politica/società by

Inizia oggi una nuova rubrica di Sindacato Pagano: “Aidonghivascit“, antologia semiseria delle notizie passate sulla stampa italiana di cui si poteva tranquillamente fare a meno.

  1.  Tizio svizzero scava un tunnel di oltre 200 metri sotto il giardino di casa. “Sono stato pagato dalla portavoce del ministro Gelmini: il piano era arrivare al Gran Sasso.” ha dichiarato alla polizia elvetica.
  2. Vacanze italiane in Südtirol per il cancelliere Merkel. Panico tra gli altoatesini, rischia di venir fuori che il bilinguismo è una truffa e nessuno di loro capisce un cazzo di tedesco.
  3.  Dura protesta del Coni: “Napolitano mai inquadrato durante la cerimonia di apertura”. Imbarazzata replica dalla regia olimpica: “Napolitano chi?”.
  4. Pubblicato su diversi giornali l’appello di “www.fermareildeclino.it“. Polemica per la mancata notizia su Corriere e Repubblica. “Il nostro appello è una notizia del tutto irrilevante! Avrebbe quindi avuto tutte le carte in regola per esser pubblicato sui due principali giornali” ha dichiarato Oscar Giannino.
  5. i Radicali rifiutano l’adesione a “www.fermareildeclino.it”: “Abbiamo iniziato noi a fare le vittime perché nessuno ci calcola pur non avendo niente di nuovo da dire. Metteteve in coda!”.
  6. I protagonisti della saga di Twilight si lasciano. Kristen Stewart ha messo le corna al vampiro Pattinson. “Stava fuori tutte le notti…”, ha dichiarato la Stewart per giustificarsi.
  7. Lite tra SeL e Formigoni per i followers su Twitter. “Solo il 32% dei followers di Formigoni sono veri”, ha dichiarato il capogruppo Cremonesi. “Io ho trentamila followers, tu solo 1000!” ha risposto il governatore, che ha poi aggiunto: “Non mi hai fatto male, faccia di maiale!”.
  8. Chiesto il rinvio a giudizio per il figlio di Letizia Moratti. La sua Bat-Casa è un abuso edilizio. “Nessun abuso. Ho regolarmente pagato le tasse al comune di Gotham”, precisa Moratti.

Area C LIBERA!!!

in giornalismo/politica/società by

La sospensione di Area C in seguito ad una sentenza del Consiglio di Stato ha provocato fenomeni da valutare con attenzione. Quello che mi interessa non è tanto la sentenza, quanto le reazioni alla stessa.

Ad esempio da parte della Lega che ha ruttato la sua approvazione brindando alla chiusura di Area C, con tanto di magliette “Area C Libera” e “Pisapia non C tassi più”, esempio di genio italico-padano  applicato al fashion. Una delegazione di ex dissidenti sovietici ha partecipato alla cerimonia con le lacrime agli occhi: un anziano sospirava “Avessimo avuto il Consiglio di Stato ai tempi di Stalin…”

Lo zoo di centocinque, ricordando ai più vecchi i proclami radio del CLN, invitava al dileggio della tirannide: “Fotografatevi il culo di fronte alle telecamere spente di Area C”. Messaggi di solidarietà da Nelson Mandela e Vaclav Havel alla radio stessa: un redattore dello zoo ha ricordato in lacrime di quando fu arrestato dalla buoncostume polacca per contrabbando di calze di nylon oltrecortina…

E poi ovviamente la parte di milanesi che, sull’onda dell’emozione per la ritrovata libertà, hanno deciso di invadere festosamente la ex Area C, con caroselli d’auto, ebbri di quella felicità troppo a lungo sottratta dal cupo provvedimento repressivo.

“Erano mesi che non riuscivo a mangiare un cornetto da Cova in Montenapoleone seduto sulla mia funzionale Hammer”, dichiarava un automobilista, la faccia ancora segnata dalle privazioni degli ultimi mesi ma gli occhi limpidi, splendenti di quella gioia di vivere ritrovata.

Quello alla libera circolazione con le auto in centro città è un diritto inalienabile, inizialmente proclamato dai giusnaturalisti inglesi nel Seicento, verrà poi approfondito dai redattori dell’Enciclopedie, con una voce di Voltaire sull’argomento. Dello stesso Voltaire si ricorda spesso: “Non ho un’automobile come te ma darei la vita perché tu possa girare con la tua station wagon dentro il Castello Sforzesco”.

Nemmeno negli anni più bui del Socialismo Reale, il collettivismo era riuscito a imporre un blocco dell’auto  o una domenica a piedi: si pensi anzi alle parate militari sulla Piazza Rossa contro l’ambientalismo imperialista, tutti su mezzi a motore. Frequenti erano poi le visite di Breznev al mausoleo di Lenin a bordo della propria decappottabile.

Solo i generali birmani avevano osato avvicinarsi al livello di abominio imposto dalla giunta Pisapia sui milanesi, ganasciando le ruote della macchina di Aung San Suu Kyi: il provvedimento aveva fatto gridare allo scandalo ma i generali si erano difesi invocando come alibi proprio l’Area C milanese: “l’Occidente pensi prima alle proprie vergogne!” avevano dichiarato.

Ora finalmente il giogo dell’oppressione è stato spezzato. Finalmente potremo andare a testa alta in giro per il mondo, sulle nostre quattroruote: guardando negli occhi i nostri interlocutori stranieri potremo con ragione dire: Ich bin ein Kretiner! Santè.

Devastazione, saccheggio e altri reati…

in Articolo by

La sentenza di condanna dei manifestanti per i fatti di Genova del 2001 è notizia vecchia di un paio di settimane ormai. Qualche giorno fa avevo espresso dubbi sul reato di devastazione e saccheggio per il quale alcuni dei manifestanti sono stati condannati fino a 14 anni di reclusione.

Avevo anche auspicato che si aprisse un dibattito pubblico su quella figura di reato e sulla grazia ai condannati anche se mi dicevo scettico sulla volontà dei partiti politici di occuparsene seriamente.

Quel che è successo in questi giorni, tuttavia, è andato ben oltre le previsioni più scettiche. C’è stata una totale rimozione della sentenza dal dibattito politico: non una forza politica che si sia espressa in qualche maniera sull’argomento.

Di fronte al silenzio assordante, da bravo cittadino, in spirito di leale collaborazione con le istituzioni, mi permetto a questo punto di indicare qualche nuova figura di reato da aggiungere a quella per cui sono stati condannati i manifestanti e che sia di altrettanta manifesta ragionevolezza ed utilità in una società aperta e democratica.

a) devastazione e saccheggio;

b) navigazione ed ormeggio;

c) conversazione e cazzeggio;

d) indigestione e scorreggio;

e) equitazione e maneggio;

f) liposuzione e drenaggio;

g) coltivazione d’alpeggio;

h) masturbazione al meriggio;

i) sollevazione ed appoggio;

l) perforazione e pertugio;

m) autostazione e parcheggio;

n) composizione e solfeggio;

o) masticazione e formaggio.

Ovviamente, chi volesse contribuire ad aggiungere nuovi reati alla lista si faccia pure avanti. Come si dice: melius abundare. Santè.

“I Mercati siamo noi”

in economia/giornalismo/politica by

Qualche giorno fa Mario Monti ha parlato di “percorso di guerra” per l’Italia, ad agosto, in relazione a possibili attacchi speculativi che potrebbe subire il nostro Paese nel corso dell’estate.

Il Corriere di oggi riporta un virgolettato secondo cui “Palazzo Chigi parla di un «attacco contro di noi mosso dal cuore della City londinese per affondare l’euro»”.

Non ho le competenze economiche per avanzare alcun tipo di analisi e tanto meno di soluzione del problema. Mi viene da riflettere su qualcos’altro.

Qualche giorno fa è circolato molto in rete, specie sui social networks, una risposta di Pietro Ichino (1) ad un’amaca di Michele Serra sul tema dei “mercati”.

Serra si chiedeva, con un bel grado di retorica, “chi diavolo sono questi mercati”? Ichino rispondeva che i mercati sono composti da “i gestori dei fondi-pensione dei lavoratori americani o giapponesi, o dei fondi di investimento nei quali hanno messo i propri risparmi la casalinga di Voghera o l’artigiano di Sao Paulo. Sì, certo, poi ci sono anche gli speculatori; ma questi non fanno altro, a ben vedere, che scommettere sulle scelte che faranno i gestori dei fondi; e pesano complessivamente molto meno di questi ultimi (tanto è vero che diventano molto più pericolosi in agosto, quando i gestori dei fondi vanno in vacanza).”

Ed ancora: “l’eventuale collasso dell’euro costerebbe loro [i gestori dei fondi pensione o “i ricchi magnati russi”] assai caro: non hanno alcun interesse a provocarlo; ma il loro primo dovere è salvaguardare i risparmi dei loro mandanti, e qualche volta questo può comportare azioni che avvicinano, se non il collasso dell’euro, il default di qualche debitore.”

Secondo Ichino, quindi, i mercati siamo tutti noi che investiamo quattrini in titoli e fondi. Ci sono in particolare i fondi pensione, i cui gestori rispondono direttamente alla casalinga di Voghera ed all’artigiano di Sao Paolo: se sbagliano si dimettono, la pagano cara! Come no? Il mondo è pieno di ex gestori di fondi pensione licenziati perché incapaci, del resto: sono un problema sociale!

Poi, certo, ci sono gli speculatori che però non vanno demonizzati perché certo nessuno ha interesse a far cadere l’euro. Evidentemente, a Palazzo Chigi – covo di irriducibili attivisti antiglobalizzazione e indignados – non hanno letto il pezzo di Pietro Ichino.

Lo avessero fatto, si sognerebbero bene di avanzare l’ipotesi che dalla city di Londra possano partire attacchi volti ad “affondare l’euro”, complice il fatto che i gestori di fondi pensione – baluardo della democrazia – ad agosto sonnecchiano in vacanza (chissà perché tutti i gestori di fondi del mondo vadano in vacanza ad agosto, poi…).

Anche gli speculatori d’oltremanica non leggono il sito di Ichino che purtroppo esce solo in italiano: lo leggessero saprebbero bene che non gli conviene affossare l’euro…Ve lo dice Pietro!

Rimane da capire perché sia lecito parlare ed essere preoccupati di attacchi speculativi mirati solo da Palazzo Chigi. Da qualunque altro luogo lo si faccia, invece, avanzare dubbi sui benefici effetti della speculazione finanziaria comporta solo sorrisetti di compatimento da parte di chi la sa lunga: perché legge i pezzi di Pietro Ichino. Santè

 

 

(1) Chi scrive non sogna altro da anni che incontrare Ichino al supermercato o in spiaggia o per strada e chiacchierare con lui su tutto quello che non condivide delle sue idee. Purtroppo la cosa non succederà, almeno a breve, perché il senatore Ichino è prigioniero di chi lo minaccia e gli impone di doversi sempre muovere con una scorta, anche al mare (una volta – è vero – ho visto Ichino al mare, scortato). Un uomo che non possa muoversi se non scortato è un uomo imprigionato. E nessuno può essere imprigionato per le sue idee.

La sentenza del G8: quando i garantisti dormono.

in politica/società by

E’ passata quasi una settimana dalla sentenza di condanna di alcuni manifestanti per gli scontri di piazza durante il G8 di Genova nel 2001. Pene fino a 14 anni di reclusione, condanne durissime per gli imputati riconosciuti colpevoli del reato di “devastazione e saccheggio”.

Si tratta di un reato previsto dall’art. 419 del codice penale e che risente notevolmente dell’impianto autoritario dello stesso codice, approvato nel 1930 in pieno regime fascista.

Secondo la Cassazione, la condotta di devastazione e saccheggio si differenzia da quella del semplice danneggiamento (art. 635 c.p. che prevede pene assolutamente inferiori) laddove le condotte dannose “siano poste in essere con modalità talmente vaste da ledere il bene giuridico dell’ordine pubblico”.

Sembrerebbe quindi scontata la condanna per devastazione a soggetti ritenuti colpevoli di condotte dannose in giornate in cui l’ordine pubblico è stato effettivamente sconvolto (del resto ce lo dice Repubblica, e Repubblica è un giornale progressista, quindi sarà vero). In realtà tante sarebbero le cose da discutere.

In primo luogo, ci dice Livio Pepino di Magistratura Democratica, per integrare il reato di devastazione, sono necessari eventi di eccezionale gravità tali da mettere davvero a repentaglio la pacifica convivenza: i disordini di Genova sono stati serissimi ma siamo sicuri che l’ordine pubblico sia stato davvero così pregiudicato da doversi ricorrere a un reato che prevede una pena minima di 8 anni? Eppure esiste l’ipotesi di danneggiamento aggravato durante lo svolgimento di una manifestazione!

Dove sono i confini tra questa ipotesi di danneggiamento aggravato e devastazione e saccheggio? E’ importante comprenderlo visto che la differenza di pena è abissale! Questo il secondo problema: l’art. 419 c.p. punisce chi “commette fatti di devastazione e saccheggio” senza fornirci alcun criterio su cosa si debba intendere per devastazione e saccheggio.

La disposizione non sembra compatibile con il principio di determinatezza o di tassatività, di rilevo costituzionale, secondo il quale le condotte penali devono essere descritte in maniera chiara e specifica. Non essendo nemmeno chiaro cosa integri la lesione dell’ordine pubblico, è dubbia anche la compatibilità con il principio di offensività.

Per renderci davvero conto di cosa stiamo parlando, torno di nuovo all’articolo di Pepino: il reato di devastazione e saccheggio non è stato praticamente mai contestato durante la storia repubblicana, “non nei moti successivi all’attentato a Togliatti o nella sommossa di Genova del luglio 1960, e neppure nelle molte manifestazioni studentesche e operaie del ’68 e del ’69 o nella rivolta dei «boia chi molla» di Reggio Calabria del 1970, per non limitarsi che ad alcuni esempi”.

Fu invece contestato durante le rivolte carcerarie degli anni ’70 e negli episodi di terrorismo alto-atesino: episodi di gravità non equiparabile ai disordini genovesi. Dagli anni ’80 è contestato in casi di violenza negli stadi.

Secondo Pepino, si tratta di un’imputazione utilizzata quando si voglia colpire “tipi di autori particolarmente invisi alla società (i nemici o gli ultimi)”. E’ chiara allora la valenza politica di questo reato ed è questo il punto più importante.

E’ passata quasi una settimana dalla sentenza e non vi è stata alcuna reazione dalle forze politiche principali – nemmeno da quelle che ogni giorno si stracciano le vesti sul garantismo – e, sorprendentemente, nemmeno dal partito radicale (forse i no-global sono troppo distanti dal pensiero radicale?). La sentenza di Cassazione ormai è immodificabile: non rimane nessuna strada dal punto di vista giudiziario. Ma rimane una strada politica!

Va affrontato il problema del reato di devastazione e saccheggio: così com’è la norma sembra davvero scarsamente compatibile coi principi costituzionali. Si dovrebbe abolire il reato o, quanto meno, chiarirne e limitarne i confini: i nemici della società stanno sulle balle a tutti, certo, ma uno stato democratico deve essere migliore di “tutti” e non può cercare o tollerare punizioni esemplari e capri espiatori.

Si deve anche pensare seriamente ad una campagna per la grazia ai condannati; non si tratta di giustificarne gli atti, si tratta di correggere una evidente sproporzione della pena. Pensate che qualche forza politica se ne farà carico? Pensate male: non succederà! Santè

“La Costituzione vieta il matrimonio gay” Manco pe’ niente!

in politica/società by

Della gazzarra successa all”assemblea del PD meglio non parlare, specie in assenza di gastroprotettori. La cito solo perché dà l”occasione di riflettere sul matrimonio gay e la Costituzione.

Uno degli argomenti più spesso citati contro l”approvazione di una legge sul matrimonio omosessuale è la sua presunta incostituzionalità, per contrasto all”art. 29 della Carta costituzionale.

E” un argomento che non convince! L”art. 29 Cost. afferma: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”.

L”art. 29, innanzitutto, non cita mai il matrimonio come unione di un uomo e una donna. Parla invece di famiglia come società naturale. Cosa significa?

Significa che la famiglia è un concetto che giuristi e legulei definiscono “pre-giuridico”: si tratta cioè di un qualcosa non definito dal diritto ma che il diritto “trova” nella società e nel costume sociale in un determinato momento storico. Il diritto, in parole povere, rifiuta di farsi carico di una definizione così complessa come quella di famiglia e rinvia a quanto succede nei rapporti sociali. Per questo la Costituzione utilizza il verbo riconoscere: si tratta di diritti che non è lo Stato ad elargire graziosamente ma che ha il dovere di rispettare nonostante una volontà politica contraria.

L”art. 29 è un monito innanzitutto al legislatore perché rinunci a ingerirsi nella definizione di cosa voglia dire famiglia: non spetta alla legge decidere cosa sia una famiglia escludendo le unioni omosessuali da questo concetto quando, di fronte all”evoluzione del costume sociale, è chiaro che vi siano centinaia di migliaia di famiglie composte da persone dello stesso genere.

Si dirà: “Ma i Costituenti quando pensavano alla famiglia pensavano all”unione di un uomo ed una donna!”. Innegabile! Ma nell”interpretare una legge la considerazione della c.d. “volontà del legislatore storico” – cioè il riferimento a quanto chi ha approvato un certo testo normativo voleva o aveva in mente al momento dell”approvazione – è un criterio interpretativo non dirimente.

Del resto, quando la Costituzione fu approvata, il matrimonio prevedeva una netta supremazia giuridica del marito (“è il capo della famiglia”, diceva il codice civile…) sulla moglie; a lui erano rimesse le decisioni più importanti, a lui spettava la “patria potestà” sui figli e la “potestà maritale” sulla moglie. Senza contare che il reato di adulterio era limitato solo ai “tradimenti” della moglie.

Si trattava di un impianto autoritario fortunatamente scardinato dalla legge sul diritto di famiglia; nessuno penserebbe mai di sostenere che andasse mantenuta la vecchia disciplina solo perché era quella vigente al momento dell”approvazione della Costituzione ed era quindi quella che avevano in mente i Costituenti!

L”opinione per cui il matrimonio gay sarebbe vietato dalla Costituzione francamente non convince affatto: semmai, è il legislatore che si ostina a negare il riconoscimento ad unioni che pacificamente esistono a migliaia nella società a violare lo spirito dell”art. 29.

Tornando al PD per un momento, in un post precedente avevo scritto che adottare l”Agenda Monti era il modo più veloce per suicidarsi per il Partito Democratico, ma c”è di buono che il PD non finisce mai di stupirti e mi ha subito smentito cascando sulle unioni omosessuali! Fuoriclasse! Santè

L’Agenda Monti è “de sinistra”!

in economia/politica by

Il PD si faccia carico dell’azione e della politica del Governo Monti e la porti nella prossima legislatura. E’ questo il senso dell’appello firmato da 15 parlamentari democratici qualche giorno fa.

“I termini essenziali dell’agenda riformatrice dei prossimi mesi sono chiari”, secondo i 15. “Incisiva e coraggiosa revisione della spesa pubblica, per conseguire il pareggio strutturale di bilancio, per ridurre l’imposizione fiscale sul lavoro e l’impresa, per tornare a investire sulla formazione del capitale umano, sulla ricerca e sull’infrastrutturazione del Paese, per introdurre maggiori elementi di equità intergenerazionale nel sistema del welfare, affrontando la fase transitoria  con soluzioni coerenti e non regressive rispetto alla logica della riforma. Nel breve, devono derivare da risparmi di spesa le risorse necessarie per centrare l’obiettivo del pareggio strutturale senza ricorrere – dal primo ottobre prossimo – al già deliberato aumento delle aliquote Iva, che finirebbe per approfondire la recessione in atto”.

Se questi sono i contenuti dell’agenda di Mario Monti non è che siano proprio tanto chiari. Si tratta più di un elenco di “tante belle cose” senza uno straccio di indicazione più concreta su come conseguire questi obiettivi: in particolare su come farlo senza scaricare il risanamento esclusivamente sulle fasce meno abbienti della popolazione.

Eh, già! Perché trattandosi di parlamentari del PD che si rivolgono innanzitutto al PD stesso, forse un qualche accenno a quest’ultimo tema ce lo si dovrebbe aspettare, invece nulla! Perseguiamo il rigore per il rigore, senza se e senza ma (trad. da: “per il pieno superamento, nel Partito democratico…di ogni residua ambiguità sul giudizio circa l’azione svolta fino ad oggi dal Governo Monti”.

Al di là dei dubbi sulla efficacia di questa azione, ha senso riflettere su un altro tema. L’Agenda Monti così disegnata, il rigore per il rigore, non provocherebbero l’isolamento del PD rispetto alle altre forze progressiste europee? Senza scomodare Mr Obama (Mishterobamaaaaaaaa!!!), il PS francese, la SPD o i laburisti inglesi sottoscriverebbero mai un’Agenda Monti o hanno invece “agende” tutte diverse? E si parla di partiti che già governano o si candidano seriamente a governare Paesi europei non meno complessi dell’Italia, non di gruppi di indignados.

Perché il vero problema è che, sebbene i nostri 15 parlamentari ci assicurino che l’Agenda Monti “corrisponda alle aspettative della maggioranza degli italiani”, l’Agenda Monti così com’è i voti per andare al Governo non ce li ha affatto: si tratta di convincere ancora una volta gli elettori progressisti a turarsi il naso e votare il rigore in salsa italiana, fatto di politiche regressive e zero ridistribuzione di risorse e opportunità, perché di altri voti in giro non se ne trova.

Qualche anno fa girava un libro che invitava la sinistra di allora ad abbandonare le posizioni conservatrici del sindacato ed abbracciare politiche del tutto nuove: allora si diceva “riformiste”, in contrapposizione con la CGIL e l’ala sinistra degli allora DS che, come è noto, si proponevano di governare dopo aver assalito in armi il Palazzo d’Inverno.

Diversi degli autori di quel libro li troviamo tra gli odierni 15. Forse, però, ci si dovrebbe rendere conto che abbiamo cambiato decennio e che convincere qualcuno che liberismo (per di più all’italiana) e rigore siano “de sinistra” è davvero dura al giorno d’oggi. Se il PD vuole suicidarsi definitivamente, ingoiare l’Agenda Monti sembra la strada più breve. Santè

1 4 5 6
Go to Top