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Absinthe - page 3

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Beppe, ancora una balla!

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Grande Beppe! Ho sentito la tua intervista a Mentana, dove ne hai dette di cotte e di crude che magari commenterò nei prossimi giorni.

Nel frattempo però ho una cosa da dirti.

Parlando con Mentana tu hai spiegato che la Costituzione prevede una cosa assurda rispetto al divieto di mandato imperativo o di “vincolo di mandato”. E hai quindi annunciato che farai sottoscrivere a tutti i candidati una dichiarazione in base alla quale, in caso di cambio di casacca o passaggio ad altro gruppo, dovranno pagare 250.000 Euro come “penale”, “multa”, “sanzione” (non hai le idee molto chiare sul punto ma vabbè: diciamo che devono cacciare il grano se escono dal Movimento).

Hai detto anche una cosa tipo: “In questo modo introduciamo noi il vincolo di mandato, visto che la Costituzione non lo consente!”.

Bene, Beppe: chissà quanti dei tuoi sostenitori si saranno sentiti tranquillizzati a questo punto: chi va in Parlamento coi 5 Stelle e viola il vincolo di mandato dei 5 Stelle finalmente paga!

Peccato che non sia così. Peccato che non possa essere così e tu, che non sei un idiota, non puoi non saperlo.

Che ci piaccia o no il divieto di vincolo di mandato (a te non piace a me si, ad esempio), questo divieto è previsto dalla Costituzione. La stessa che i tuoi salgono sui tetti a difendere per intenderci, ecco: quella là.

Ora, non è che se una legge (la Costituzione è come una legge, Beppe, ma gerarchicamente più importante, tanto per farla semplice) impone un divieto tu possa firmare una dichiarazione con la quale quel divieto  lo ignori.

Tanto per fare un esempio: se firmiamo un contratto che prevede che in caso di violazione del contratto tu potrai uccidermi non è che se poi io violo il contratto tu potrai davvero uccidermi. Quel contratto è nullo perché il sistema giuridico non consente l’omicidio.

Allo stesso modo, se firmiamo un contratto che dice che nel caso in cui io venga eletto dai 5 Stelle e poi violi il mandato elettorale dei 5 Stelle dovrò pagare una penale, è nullo. E’ nullo (se vuoi annoiarti, è nullo ai sensi dell’art. 1418 c.c.) perché viola appunto una norma imperativa cioè l’art. 67 della Costituzione che non consente il vincolo di mandato.

Ripeto, Beppe: sei troppo furbo per non saperlo. Quindi, ancora una volta, ci prendi per il culo.

4 esempi di abiezione da “Social”, ovvero: “La Banalità del Banale”

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I più affezionati lettori ricordano la rubrica “sticazzi al cubo“, antologia di notizie, tratte da giornali vari ed eventuali, di cui non ce ne frega un emerito cazzo.

Oggi però sonderemo abissi ancora  più profondi della irrilevanza molesta: un viaggio ancora più doloroso perché i protagonisti non sono giornali che non sanno come riempire le pagine, ma noi stessi.

Ecco, allora, degli esempi di abiezione dai quali nessuno di noi può dirsi veramente immune.

1) Il video dei 10 anni di Facebook

Qualche settimana fa, per celebrare i dieci anni di Fb, siamo stati funestati dalla visione retrospettiva della vita qualunque di gente qualunque per di più filtrata attraverso quello che la stessa gente qualunque con la loro mente qualunque ha postato negli ultimi anni su Facebook. Ora, tutti sognano di avere un video che riassuma i propri momenti più importanti: il problema è che pochi di noi ne hanno vissuti. Sicché i video retrospettivi inventati da Facebook per celebrare i propri 10 anni ci hanno messo di fronte all’antologia del niente: foto di compleanni, lauree, addii al nubilato, tornei di calcetto, serate karaoke. Pare che nelle settimane successive ci sia stata una corsa allo psicoterapeuta da parte di centinaia di persone in preda all’horror vacui causato dai video di FB. “La nostra vita è davvero così noiosa e priva di eventi?”, si è chiesta la gente? La risposta degli analisti, immancabilmente, è stata: “Si, proprio così! Senza fattura, fanno 150 euro che può lasciare alla mia segretaria”.

2) Bitstrips 

Gli inventori di bitstrips finiranno dritti all’inferno per l’eternità! Nessuna punizione terrena è davvero adeguata per i creatori di un programma che consente ai peggiori scassacazzi di trasformarsi in cartoni animati e raccontarti in un inglese maccheronico episodi insignificanti della loro quotidianità: “Anna legge il giornale mentre Peppe fa la cacca“, “Eleonora si sente figa“, “Vincenzo e Maria Concetta guardano la loro serie preferita sul divano“. Il tutto aggiunto al fatto che normalmente i cartoni dei bitstrips sono molto più fichi di quanto siamo in realtà, per cui passi mezz’ora a capire che quel fusto palestrato e dalla chioma fluente che compare nelle strisce rappresenterebbe il tuo “amico”
Ciccio, che nella realtà è alto un metro e una banana, pesa 809 chili e, ai capelli, ha il riporto tenuto lungo e unto.

3) l neonati social

“Guardate che la natura v’ha dotati dell’ottundimento ormonale perché non buttiate i neonati nell’umido, non perché ce li ammolliate su FB”. Questa rara perla di saggezza di Guia Soncini riassume il tutto più di decine di trattati. Prima dei social network, gli eccitamenti dei neogenitori per i loro neonati era inflitti probabilmente alla ristretta cerchia di amici e parenti stretti. Adesso, invece, tutti noi siamo costretti a beccarci le foto dei pargoli, accompagnate spesso da notizie dettagliate su vagiti, rigurgiti, notti in bianco, dentini e primi passi. I più arditi neogenitori arrivano a ritenere che il mondo intero sia interessato al giornaliero “Bollettino della cacca” o agli aggiornamenti orari che i genitori si scambiano sui sorrisini dei babies. A tutti gli altri, per fortuna, FB concede il privilegio di nascondere i futuri aggiornamenti. Recenti studi storici dimostrano che Re Erode abbia deciso di procedere come sappiamo per un improvviso blocco della funzione “hide” sul suo Facebook.

4) Neknomination

Cosa sono è presto detto: si tratta di video in cui qualcuno, solitamente già brillo, raccoglie la sfida rivoltagli da altri alcolizzati a filmarsi mentre beve uno o più drinks e a nominare altri geni che dovranno a loro volta procurarsi una cirrosi epatica filmandosi. Insomma, un florilegio della sfigataggine, tipicamente accompagnato da frasi sconnesse piene di tags, tipo: “Nominato da Carlo Maria, raccolgo il guanto di sfida, avendo come testimone quel vecchio pazzo di Franco e nominando a mia volta Maria Carmelina e mio cugino Pinuccio“; segue bevuta, con faccia rubizza e occhio lucido e, nelle migliori esibizioni, mezzo rutto dissimulato alla fine. Un vero must, la sfida alcolica trasgressiva, che i più avevano superato una volta finita la quinta ginnasio ma che è ritornato prepotentemente a galla grazie a questa imperdibile finzione di divertimento e coolness.

Santé

La Vita e la morte della 194

in società by

Mentre discutiamo di sottosegretari, espulsioni di grillini e dei vestiti delle ministre, i dati ci dicono che la legge 194 sta morendo. L’interruzione volontaria di gravidanza eseguita in strutture ospedaliere pubbliche in certe zone del Paese è una utopia perché i medici obiettori sono molto più degli altri.

Ovviamente, questo non significa che non si abortisca più: semplicemente molte donne sono costrette a ricorrere all’interruzione clandestina o con mezzi di fortuna o pagando profumatamente in nero personale qualificato, magari proprio alcuni dei medici che – ufficialmente – obiettano.

Sostanzialmente, grazie alla obiezione di coscienza, gli aborti non diminuiscono, semplicemente si fanno o pagando il pizzo oppure rischiando la vita rivolgendoti alla tradizionale mammana.

In tutto questo, chi gioisce per la ormai mancata attuazione, di fatto, della legge 194 si presenta pure come difensore della “Vita”. “Vita”, capito? Con la “V” maiuscola. Vabbè.

Santé

Maggioranza o democrazia?

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Nei partiti, o nelle associazioni politiche e sindacali, in genere, le espulsioni dei membri vengono decise da degli organi, che spesso si chiamano collegio dei probiviri, collegio dei garanti o giù di lì, dove siedono delle personalità di garanzia che vengono nominate normalmente per la loro indipendenza.

Ovviamente non sempre le cose funzionano alla perfezione ma l’idea di fondo è che la decisione di espellere qualcuno perché ha opinioni politiche differenti  è una decisione delicatissima che non va lasciata ai normali organi direttivi o esecutivi perché, altrimenti, sarebbe facile per la maggioranza interna e per i vertici del partito/associazione, sbarazzarsi delle voci scomode.

Il processo di espulsione dei deputati “dissidenti” (una parola che già fa rabbrividire) del Movimento 5 Stelle non segua affatto questo modello: l’espulsione decisa “dalla rete” (sempre le poche decine di migliaia di iscritti), con il leader del partito che si esprime a favore dell’espulsione, è un modello che di garanzie, ai membri della minoranza, ne offre molto poche.

Risparmiate, per favore, i commenti sul fatto che anche il PD espelle e che le decisioni sulle espulsioni sono in certi casi poco trasparenti: dire “lo fanno anche loro” non è una gran risposta, amici a cinque stelle.

Ora, si dirà che il Movimento è nato anche per liberarsi delle lungaggini e delle procedure tradizionali, che i partiti attuali e le associazioni politiche in genere sono marce e sono marci anche i loro modelli di gestione delle espulsioni; la decisione lasciata alla rete è un metodo di gestione del dissenso più democratico perché fa decidere potenzialmente tutti gli iscritti.

Sarà pur vero. Mi ricordate, però, in quale sistema democratico è la maggioranza a decidere circa l’esistenza della minoranza interna? A me pare nessuno.

Santé

“Lavorare sul serio”

in politica by

Caro Matteo Renzi, ieri, dopo aver ottenuto la fiducia al Senato, ci hai regalato questo tweet: «Ok il Senato, adesso la Camera. Poi si inizia a lavorare sul serio. Domani scuole, lavoratori, imprenditori, sindaci a Treviso #lavoltabuona».

Ora, Matteo, il tweet funzionava benissimo anche senza la parte sul “lavorare sul serio”. Vorrei quindi che tu mi spiegassi secondo quale criterio, secondo te, ottenere la fiducia alla Camera e al Senato non sarebbe “lavorare sul serio”.  Essendo tu Presidente del Consiglio dei Ministri, ottenere la fiducia del Parlamento fa proprio parte del tuo lavoro, anzi né è la prima condizione.

Certo, è ovvio che nella tua volontà di dare un’immagine fresca e smart, sminuire le attività parlamentari, con i loro riti, formalità e lungaggini, e presentarti come “l’uomo del fare” è un vero e proprio must.

Ti do però, in anteprima, una notiziola.

Caro Matteo, tu sei Presidente del Consiglio dei Ministri (non premier, non Primo Ministro, no!) e se puoi esserlo senza aver mai ottenuto un singolo voto in una elezione politica è proprio perché nel nostro sistema parlamentare il Governo viene votato dal Parlamento.

Tanto per essere chiari, Matteo, chi dice che il tuo Governo è illegittimo perché non votato dagli elettori è un analfabeta istituzionale. Altrettanto lo è, però, chi pensa che ottenere la fiducia del Parlamento sia una robetta, un passaggio formale che si frappone tra il Presidente e il “fare”.

Gli unici ad avere un mandato democratico popolare, nell’aula dove vi trovavate ieri, erano i senatori, tu no. Ciononostante, quando i senatori ed i deputati ti avranno dato la fiducia, magicamente arriverai a presiedere un Governo democratico.

Capisco che nella tua testa e in quella di tuoi tanti fan, la parola “Governo” suona più eccitante di “democratico” ma, in ogni caso, la tua legittimazione non deriva dal tuo consenso, non deriva dalla tua persona, dal tuo carisma, dalla tua smart e nemmeno dall’aver vinto le primarie di segretario del PD, alle quali ti hanno votato 1 milione e settecentomila persone, che non sono neanche un ventesimo del corpo elettorale.

La tua legittimazione a governare, caro Matteo, deriva solo dal voto di fiducia del Parlamento; tutto il resto è folclore. Ricordatelo, la prossima volta che avrai intenzione di sminuirlo, perché non starai sminuendo i singoli Razzi, Boccia, Scilipoti o Crimi, ma starai sminuendo tutti noi che il Parlamento – e non te – abbiamo votato.

Santé

Discorsi da bar.

in politica by

La scenata che Grillo ha fatto con Renzi è ridicola e costituisce un’ennesima presa per il culo dei suoi militanti ed elettori, che gli avevano detto di andare a fare le consultazioni, magari smascherando gli eventuali bluff di Renzi.

Grillo non ha fatto nulla di tutto questo ma si è presentato per fare uno show e mandarla in vacca ed effettivamente è stato efficace rispetto al suo obiettivo. Quanto questo lo penalizzi o gli giovi francamente non mi interessa e concordo sostanzialmente con quello che ha scritto Alessandro Capriccioli sul punto.

Detto questo, dati i primi commenti in rete che non siano concentrati sul blog di Grillo, pare che Renzi abbia fatto un figurone perché ha cercato di parlare di contenuti ed è rimasto composto di fronte alla sfuriata di Grillo, rintuzzandolo anche con delle battute ben riuscite.

Francamente, non ho avuto questa impressione.

Renzi si è dimostrato un professionista nel non perder mai le staffe e non mandare Grillo a quel paese, cosa di cui io, ad esempio, non sarei stato capace. Di questo gli va dato atto e già solo questo lo fa vincere il confronto ai punti, secondo me, che pure non lo amo.

Però  non ci si può raccontare che Renzi abbia cercato di parlare di veri contenuti. Ha iniziato impapocchiando qualcosa sul semestre europeo, la volontà di cambiare l’Europa ma la necessità di “fare i compiti a casa” e, per farlo, si parte abolendo le province. Poi, mentre il Barbuto Esagitato iniziava a buttarla in vacca, ha iniziato a parlare di due persone che si son suicidate perché non trovavano lavoro e, infine, mentre quello si alzava ha balbettato qualcosa sul fatto che “questo (quale?) è il luogo dove c’è il dolore vero delle persone”.

Ora, se questi sono i contenuti – “i compiti a casa”, le province e il dolore delle persone – francamente, mi sembrano contenuti da bar. Un bar forse più silenzioso e vivibile rispetto al bar dove Grillo straparla di poteri forti, banche eccetera, ma sempre di bar si tratta. Speriamo ci sia sotto qualcosa di più ma questo oggi non abbiamo potuto verificarlo, grazie al prode Beppe, che ci ha dimostrato di avere paura persino dei discorsi da bar.

Santé

Se telefonando…

in giornalismo by

Della telefonata del finto Vendola a Barca si sta parlando in queste ore soprattutto del contenuto.

Trovo interessante che pochi si occupino del “contenitore” e, più precisamente, non ci si interroghi sull’atto di telefonare a qualcuno fingendosi un’altra persona al fine di carpire delle confidenze che – nella testa della “vittima” – dovrebbero rimanere private.

Ovviamente è lecito pensare che la tecnica sia del tutto accettabile fin quando la comunicazione politica in Italia manca di trasparenza e i giornalisti tendenzialmente si bevono qualunque risposta data dall’intervistato senza mai obiettare nulla, chieder conto, fare una seconda domanda per cercare di saggiare la veridicità e la coerenza della risposta o più semplicemente senza chiedere all’intervistato: “Scusi, ma perché mi sta supercazzolando così? Mi ritiene un totale demente? Che razza di risposta è questa?“.

Di fronte a tale mancanza di “aggressività” della classe giornalistica, le finte telefonate di Cruciani e Parenzo potrebbero svolgere comunque una funzione positiva di “smascheramento” del “Potere” (ammesso e non concesso che Barca e, prima, Onida siano potenti) e delle ipocrisie della “classe dirigente” .

Può essere. Però ho due osservazioni.

La prima. Se i giornalisti, nella media, sono loffi e non fanno il loro mestiere, magari il rimedio principale è mettersi a fare seriamente il giornalista, senza ricorrere a finte telefonate; non credo che Parenzo e Cruciani abbiano sondato questa strada a meno di non considerare come giornalismo aggressivo le interviste a La Zanzara, dove tendenzialmente si va a farsi prendere per il culo ma domande davvero scomode se ne ricevono poche.

La seconda. Ehm, tutti i commentatori politici e giornalistici che si stracciano le vesti per la sacralità delle comunicazioni private violata dalle intercettazioni giudiziali pubblicate sui giornali oggi che fanno? Scioperano? Sono in vacanza? No perché nessuno, oggi, li ha sentiti protestare.

Santé

Bonino, perché?

in politica by

In tutti i totoministri disponibili, viene data per certa la conferma di Emma Bonino al Ministero degli Esteri.

A costo di scatenare le ire dei pasdaran delll’emmaboninismo, andrebbe ricordato che Bonino è stata coinvolta, in meno di un anno di governo, in due episodi che, in un Paese normale, avrebbero segnato la fine della carriera politica di un ministro degli esteri:

1) la gestione del caso Kazako, nella quale la Farnesina ha fatto una figura pessima, cascando dalle nuvole o fingendo di farlo: “non sapevamo” in casi del genere non è una scusa ma una colpa, e se “non sapevate” perché vi avevano tenuto all’oscuro forse – anche solo per dignità – il ministro si dimette;

2) la crisi siriana, con la Bonino che dice una cosa e Letta che ne dice un’altra, grassa figura di merda che avrebbe imposto – anche questa, se non altro, per dignità – di andarsene.

Ovviamente, invece, l’atteggiamento – una volta occupata una posizione – è sempre lo stesso da Bonino a Scilipoti: rimango attaccato come una cozza alla poltrona fin quando la bufera non passa.

Ovviamente dovremo pure sorbirci i pistolotti della stampa a reti unificate che esalta la professionalità e la grande esperienza della nostra Emma e nessuno si chiederà in quale altro Paese civile verrebbe riconfermato un ministro degli Esteri che non ha fatto parlare di sé se non per due vicende catastrofiche per l’immagine internazionale della Farnesina. Se il buongiorno si vede dal mattino, il governo Renzi ci riserverà grandi soddisfazioni. Santé

Minculpop berlusconiano? Ben svegliati!

in politica by

La notizia, anzi la non-notizia, è la seguente: in una puntata della serie “How I Met Your Mother” si faceva una pesante battuta su Berlusconi; nella versione italiana, che andrà in onda su Italia 1, la battuta scompare.

La notizia è una non-notizia ed è inutile parlare di “censura”: si tratta di qualcosa di diverso. Nel regolamentare la par condicio e cercare di garantire il pluralismo delle opinioni ci si è sempre concentrati sui TG e sui programmi di informazione (con scarsa efficacia, comunque); il messaggio berlusconiano, invece, non è stato fatto filtrare attraverso quei programmi. Sono abbastanza convinto che Emilio Fede non abbia mai convinto nessuno a votare Berlusconi.

Il  messaggio è stato trasmesso molto più dai programmi di intrattenimento che dai TG anche perché – mentre ti aspetti che Fede dia una rappresentazione di parte – nei confronti del programma di intrattenimento, che guardi per divertirti, si predispongono molte meno “difese” mentali e si adotta un’atteggiamento meno critico.

Senza scomodare esempi famosi come Ambra che dice che il Padreterno sta con Berlusconi e Satana con Occhetto, o Mike Bongiorno e Raimondo Vianello che annunciano il loro voto per Silvione,o Rita Dalla Chiesa che fa la paternale, riguardatevi qualche puntata de “I ragazzi della terza C” (se non vi annoiate: sono pallosissime…) e cercate di notare come si parla di Berlusconi ogni volta che se ne parla: praticamente un essere semidivino.

Ora, a meno di non pensare che le battutine che avete a volta sentito a Zelig, Colorado e le Iene sul nostro Silvio siano qualcosa di diverso dalle battute che il sovrano tollerava dai buffoni di corte, francamente, sorprendersi perché la puntata di una serie venga depurata da una battuta su Berlusconi non è solo naive, è proprio ridicolo. Santé

Quando il M5S ha ragione.

in politica by

La notizia è la seguente, il gruppo del M5S è uscito dall’aula del Consiglio Regionale della Lombardia all’arrivo del Cardinal Scola che avrebbe dovuto pronunziarvi un discorso.

Ora, io prego tutti, veramente tutti, i laici e progressisti – specie se di sinistra – di evitare la figura di merda che so già si sta preparando: vi prego di evitare di trasformare questo avvenimento in una nuova ragione di critica o presunto scandalo contro il M5S.

La domanda: “perché mai in una sede istituzionale laica, per di più nella sede di un”assemblea elettiva, dovrebbe parlare un cardinale?” non è solo lecita: è doverosa. Sia aggiunga pure che i consiglieri M5S sono andati a salutare il cardinale al suo arrivo, comunicandogli le ragioni della propria scelta.

Per cui, amici laici, progressisti e “de sinistra”, facciamoci un favore: riserviamoci il diritto di criticare il M5S quando se lo merita ma stavolta no.

Chiediamoci invece perché i “nostri” rappresentanti siano rimasti a sentire il cardinale: francamente, il fatto anomalo è questo.

Santé

Grazie al cazzo!

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Siccome adesso pare ci si debba fare una risata, se sei donna e ti dicono che tu e le tue colleghe avete ottenuto un posto perché fate pompini, perché il pompino è un arte e non c’è nulla di male a fare pompini, questo post – nella medesima logica adamantina – serve a far si che vi inorgogliate, le prossime volte che qualcuno vi insulterà nei modi elencati sotto.

Testa di cazzo: il cazzo si sa, è un nobile organo. Serve a riprodursi ma anche a scopare sanamente, divertendosi un sacco. Quindi se vi danno della “testa di cazzo” sorridete e ringraziate. Ditelo a voce alta: “Si, sono una testa di cazzo, ragiono col cazzo, che è un gran bel ragionare, e basta con tutta questa sessuofobia perbenista! Sono una testa di cazzo!”

Coglione: vd. sopra quanto detto per  “testa di cazzo”. Organi importantissimi, i coglioni, e certo un calcio sui coglioni fa più male che un cazzotto in testa. La natura stessa, ci dice quindi che i coglioni sono più importanti della testa. Se vi dicono che ricoprite una posizione perché siete un coglione siatene fieri allora. Molto meglio di sentirsi dire che la ricoprite perché avete una buona testa.

Stronzo: la cacca, si sa, farla è importante. Se siete stitici potreste essere molto contenti di produrre stronzi. Quindi bisogna gioire per ogni “stronzo” che vi dicono, magari chiedendo a chi vi insulta se per caso fosse stitico: se lo fosse di sicuro voleva farvi un complimento.

Puttana/figlio di puttana: vera professione la puttana e chi lo mette in dubbio è – seriamente – un puritano. Quindi, un primo passo per la vostra liberazione sessuale potrebbe essere andare da vostra madre e darle candidamente della puttana. Se lei dovesse inspiegabilmente risentirsi, attaccatele una pippa infinita sulla  funzione sociale della figura e sulla necessità di liberarsi dell’ossessione sessuofoba (ne sono assolutamente convinto, a parte gli scherzi) che si cela dietro l’insulto “puttana” . Vostra madre forse non capirà ma la avrete talmente annoiata che magari si dimentica. Ovviamente, chi vi insulta dandovi della puttana o o del figlio di puttana la pensa diversamente: voi però non offendetevi affatto e iniziate anzi a polemizzare sulla necessità di legalizzare la prostituzione. Avrete proprio afferrato il senso del problema. Statene certi. Almeno quanto Sassi nel suo post sui pompini.

Troia/figlio di troia: vd. quanto scritto su “puttana” ma con una precisazione. “Troia” letteralmente vuol dire “scrofa”, nobile animale del quale non si butta via nulla. Se vi danno della troia o del figlio di troia, voi pensate alla pasta col guanciale alla amatriciana che vi piace tanto è ringraziate!

“Ha dato il culo a X per essere lì”: si sa, anche dare il culo è un arte e anche questa, come il pompino, può ben essere eseguita indifferentemente da uomini e donne. Per cui, uomo o donna che tu sia, se hai lavorato duro per ottenere una certa posizione, ma ti dicono che per ottenerla, invece hai dato il culo a Tizio o Caia, non reagire! Accetta di buon grado: ti stanno dando dell’artista e del generoso benefattore!

Altrimenti siete dei  censori boldriniani… Santè

Chi lo vuole il bipolarismo?

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Dunque, amici che volete il bipartitismo o il bipolarismo (io ce l’ho già il bipolarismo: in testa, pensate!), e quindi vorreste una legge elettorale che vi garantisca l’uno o l’altro: avete mai riflettuto un secondo, solo un secondo, sul fatto che nulla, nei vari sistemi che abbiamo avuto finora – proporzionale puro, mattarellum, porcellum –  nulla impediva agli elettori di consegnarvi un sistema bipolare o addirittura bipartitico?

Bastava che loro, gli elettori, votassero per due poli o due partiti e avreste avuto  bipartitismo o bipolarismo (col mattarellum per le prime legislature lo avete praticamente avuto, pensate che culo!).

Invece no, amici, nel 2013 gli elettori non lo hanno proprio voluto: hanno votato invece proprio contro questo vostro desiderio, portando in Parlamento  più partiti o coalizioni: oltre al centrodestra e centrosinistra, anche la coalizione di Monti (che ha totalizzato un 10,9%) e il nostro beniamino Peppecrillo (un bel 25,5% per lui).

Senza contare i voti espressi ai partiti minori non coalizzati, già solo Monti + Peppecrillo (che piacere sadico che mi dà, metterli insieme!) hanno beccato quasi il 36,5% dei voti: più di un terzo, amici!

Vi segnalo, per chi non lo ricordasse, che sia centrosinistra che centrodestra hanno avuto voti per circa il 29%, sommati insieme un bel 58% (al loro interno, però, non tutti vogliono il bipolarismo o il bipartitismo: provate a citofonare ad Alfano o a Letta).

Mi dite con che faccia chiedete una legge che vi garantisca bipolarismo e bipartitismo dopo risultati simili nel 2013? Dovremmo far fuori più di un terzo dei voti espressi? Come lo giustifichereste?

Certo, voi dite, con una legge diversa che spinge per una soluzione bipartitica o bipolare molti dei voti prima espressi fuori dalle due coalizioni/partiti maggiori convergerebbero su queste ultimo. Bellissimo!

Non vi siete chiesti, però, se per puro caso questo non equivarrebbe a coartare la volontà degli elettori – anche quelli che hanno sempre votato fuori dalle grandi coalizioni o partiti – in favore di una soluzione che prima non li convinceva?

Visto che non convincete più gli elettori a votare per soluzioni bipolari ci dovremmo accollare una legge che vi consente di arrivare comunque a questo risultato? Risultato, tra l’altro, che non esiste in nessun Paese dell’Europa Occidentale, eccezion fatta – forse – per la Spagna. Scusate, ma perché? Santé

 

Sticazzi al cubo!

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Signori, il momento è solenne: con la promessa irregolarità torna “Sticazzi al cubo” rubrica di news, commenti, opinioni di cui non me ne frega un beneamato cazzo.

Di recente non me ne frega un cazzo di:

1) Andrea Scanzi che scrive a Renzi

2) Beppe Grillo che scrive a Renzi e lo chiama “Renzie”; Beppe qualcuno te lo deve dire: una volta passate le scuole medie utilizzare a oltranza un nomignolo non fa più ridere . E’ triste lo so, ma è la dura realtà. “Renzie” faceva ridere la prima, la seconda, la terza volta: alla centesima fa cascare le palle.

3) Renzi che arriva senza cravatta ma poi si mette la cravatta.

4)  Bastianich di Masterchef che ci spiega se la Parmigana è campana o siciliana.

5) Chi userà il simbolo di Alleanza Nazionale

6) Jovanotti che va in anno sabbatico (Lorenzo, fai con comodo: prenditi anche un decennio, eh?)

7) La ricerca inglese che ci spiega che James Bond non può fare la spia perché è un alcolizzato

8) la simbologia politica attorno al cane Dudù

il vincitore assoluto di questa puntata è: “Daniela Santanchè e Alessandro Sallusti in centro a Milano si fermano ad acquistare delle caldarroste, molto apprezzate anche dalla cagnolina Mia”. Chapeau al Corriere della Sera!

 

Le precedenti classifiche di notizie di cui non me ne fregava un cazzo.

Classifica 3

1) La palla di grasso sotto Londra

2) L”uomo che ha scelto di vivere come un tritone perché ama le sirenette

3) L”avvocato che fa causa all”Italia per l”omicidio di Gesù

4) La villa a forma di Titanic affittata dagli One Direction

5) Riesumati i resti del figlio della Gioconda

6) La centomilionesima sparata di Bossi sui fucili leghisti

7) Gli interventi dei leader politici al meeting di Comunione e Liberazione

8) Il meeting di Comunione e Liberazione

9) Comunione e Liberazione

10) Le interviste de il Foglio e del Corriere a l”Apparato

Il vincitore assoluto di questa puntata è: papa Francesco visita la falegnameria vaticana e stringe la mano agli operai: il primo che fa una battuta sul papa che raccomanda ai falegnami di non farsi le seghe è un ciellino.

Complimenti ai vincitori! Santè

 

Classifica 2

1) Eugenio Scalfari che scrive a Papa Francis

2) Quello che pensa Ferrara di Berlusconi e di Marina Berlusconi

3) Ferrara

4) Berlusconi

5)  Marina Berlusconi

6) La polemica tra Brunetta e Benigni

7) Magnini riconquista Pellegrini con 125 fiorellini

8) Pellegrini, pur rinconquistata da Magnini, va alle gare di nuoto di un altro tizio

9) Gli spot della FIAT con i cliché italiani per il mercato USA

Il vincitore assoluto di questa puntata è:

il ministro Mauro che viene calato dall’elicottero: sarà difficile sfiorare questa soglia di irrilevanza di una notiza in futuro.

 

 Classifica 1 

1) Rajoy che fa il copia/incolla della mail del terremoto cinese.

2) Assange che si butta in politica in Australia.

3) Kobe Bryant che visita il museo di Leonardo a Vinci.

4) Italo Treno che chiude in perdita.

5) il papa che prende il caffè nella favela.

6) il  papa in Brasile.

7) il papa.

8) Il fratello di Cassano che terrorizza i bagnanti col motoscafo.

9) Dolce e Gabbana citati in giudizio da Peter Fonda.

ma il vincitore assoluto di questa prima puntata è:

La  George di Windsor: scelta austera per il Royal Baby (sono tutti austeri con le coperte degli altri, quando George potrà parlare se ne ricorderà e saranno cazzi vostri)!

 

Il M5S e gli insulti sul blog di Beppe.

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Nel video pubblicato qui sotto, alcuni giornalisti di Modena leggono ad alta voce gli insulti che Maria Novella Oppo, giornalista dell’Unita. ha ricevuto nei commenti ad un post sul blog di Beppe Grillo che la metteva all’indice.

Sono tre quarti d’ora di insulti: bastano cinque minuti di ascolto per farsi accapponare la pelle. Ancora di più se si pensa che lo staff del blog di Grillo, che pure non esita a cancellare i commenti scomodi, ha lasciato in rete questi commenti.

Su questo blog, che raccoglie i commenti cancellati dal blog di Grillo, potete leggere che i commenti al post della Oppo che sono stati cancellati riguardano per lo più i commenti critici di chi si lamentava di tanta violenza. 

I commenti violenti, invece, sono rimasti al loro posto.

Sono frasi di una ferocia  e violenza spaventose, che fanno ancora più paura se sono stati detti alla leggera, senza pensarci sopra due volte e magari credendo di essere spiritosi.

Io non so chi sia responsabile di tanta violenza, certo non può essere attribuibile solo a Grillo, che però se ne serve in maniera agghiacciante, mettendo le persone alla berlina sul suo blog.

Mi sembra però che sia un fenomeno  che dovrebbe spingere tutti alla riflessione, per primo il Movimento 5 Stelle ma non solo, perché siamo già ben oltre il baratro. E forse sarebbe ora che qualcuno nel Movimento iniziasse a chiedere conto di come è gestito quel blog. Santé

Primarie PD: perché non voto.

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Dopo averci pensato e ripensato tanto, dopo aver provato a farmi convincere e autoconvincermi senza successo, ho deciso che NON voterò alle primarie del PD.

Non vedo ragioni per farlo.

Il risultato è già deciso e non mi piace. È un risultato deciso molto prima che iniziasse la battaglia congressuale.

Lo ha deciso Repubblica, il Gruppo Espresso e i loro satelliti che hanno deciso di puntare su Renzi in maniera imbarazzante, arrivando a cancellare i nomi degli altri candidati dai titoli sostituendoli con “lo sfidante”, “il secondo”, “gli altri candidati”; roba che nemmeno ai tempi delle purghe staliniane.

Per i “loro satelliti” basta pensare a “Che tempo che fa” che è diventata una specie di dépendance del Gruppo Espresso in Rai e che non ha invitato a parlare Civati che – dal punto di vista televisivo – è il candidato più interessante, tanto è vero che ha vinto il confronto in TV in maniera schiacciante.

Lo ha deciso anche l‘Apparato, o – se preferite – le segrete stanze del Partito; solo chi non ha idea di come funzioni il Partito può pensare che davvero questi puntino su Cuperlo. Le liste di Renzi sono stracolme di soliti ignoti al grande pubblico ma che chiunque sia mai entrato in una sezione, circolo o federazione del PD  conosce benissimo: ci sono finiti decine di dirigenti e dipendenti che da un paio di decenni dirigono bene o male (male, direi, visti i risultati) i vari partiti da cui discende il PD.

Del resto, nessuno può credere che Gianni Cuperlo sia stato candidato sul serio per vincere: è messo lì a fare lo sfidante perfetto del predestinato vincitore.

Altra bufala assurda è che l’Apparato sostenga Cuperlo visto che la CGIL (o meglio parti di questa) abbia dichiarato il suo supporto per lui. Chiunque sappia come funzioni il PD – e prima di questo il PCI, il PDS e i DS ma anche la DC (solo che cambiava il sindacato ed era la CISL) – sa benissimo che quello che nelle stanze del “Partito” viene chiamato “il sindacato” rappresenta un soggetto portatore di interessi e istanze che spesso cozzano con quelli del Partito molto più di quanto non si creda.

“Quello viene dal Sindacato”; “quei posti sono del Sindacato”; “non si può votare lui perché è del Sindacato” sono frasi che nelle segreterie, sezioni e circoli del Partito sono frequentissime: il Sindacato porta soldi e voti, per questo viene sì accarezzato e preso in considerazione ma non gli viene mai data l’ultima parola e i dirigenti non vengono scelti dalle fila del Sindacato se non quando succede un cataclisma che impone una soluzione di transizione (avete presente Epifani? Ecco!).

L’endorsement dello SPI CGIL a Cuperlo è solo un bacio della morte: i pensionati della CGIL sono il perfetto spauracchio da sventolare di fronte ai fan di Renzi, che infatti ci sono cascati tutti.

Non voterò alle primarie perché non voterò per il PD (non credo voterò neanche per Sel; non credo voterò e basta).

Non voterò perché mi fa schifo il governo Letta, mi ha fatto schifo come siamo stati presi per il culo per poi finire col Governo Letta, mi ha fatto schifo come il PD – incluso Civati – si è comportato in occasione di scandali pazzeschi (Alfano e il Kazakistan, la Bonino e la Siria e da ultimo la Cancellieri). Tutte schifezze ingoiate in nome di una presunta stabilità e responsabilità che sono solo un altro modo di dire: preserviamo lo status quo, non cambiano nulla, ci aggiustiamo sempre.

Bene, questa volta non vi aggiustate con me, quantomeno.

Ho deciso di non votare per il segretario e poi di non votare alle politiche per il centrosinistra perché ho deciso di dimostrarvi che il mio voto non vi è garantito solo perché sono di sinistra. Che non si può andare avanti, come da 30 anni si fa, dicendomi “questo è il meno peggio” e “ricordati che dall’altra parte c’è la DC, poi Berlusconi o Grillo o Lord Voldemort”. Francamente, mi convincevate poco e, dopo aver brigato ed essere andati al governo con Berlusconi, siete davvero poco credibili; non siete il “meno peggio” siete il “tanto peggio, tanto meglio”.

Ho deciso che non voterò perché non mi rassegno a Renzi. Non mi rassegno a dover votare per lui e per i suoi amici: se per vincere dobbiamo votare un uomo di destra – perché Renzi questo è, in qualunque Paese europeo Renzi starebbe a destra – con un programma fatto di nulla, beh scelgo di votare coerentemente a destra (nel mio caso scelgo di non votare). Non per Renzi candidato a sinistra.

E non mi venite a parlare di Tony Blair. Prima di tutto Blair è stato eletto in un’epoca del tutto diversa, tra l’altro in un periodo di crescita e non di crisi economica, dove si poteva giocare a crescere di più per redistribuire, e non in un periodo in cui siamo costretti a togliere e tagliare e infatti Renzi è il candidato che ci assicura che il centrosinistra continuerà a bastonare sempre gli stessi, tagliando le tasse (con quali soldi?) e la spesa pubblica (leggi “servizi sociali, sanità e pensioni”, se pensate che si taglieranno consulenze e commesse inutili siete molto ottimisti: io non ho ragione di esserlo).

In secondo luogo Blair, cari tutti, dopo 15 anni di governo nel Regno Unito lo stimano in pochissimi (e non nel centrosinistra, tanto è vero che scrive sul Times). E non solo per la vergognosa campagna irachena che nessuno gli perdona, ma anche per una serie di scandali e storie di malaffare che neanche la DC napoletana si sognava (i rapporti con Murdoch, la vendita dei seggi della House of Lords).

Ma queste per me sono quasi inezie. Volete sapere perché io non voterei Blair e non voterò nessuno che ci si ispiri? Perché Blair ha lasciato un Paese dove la mobilità sociale è la più bassa dei paesi comparabili – si, persino più bassa dell’Italia – e non lo dico io, lo dice l’OCSE. Questo dopo aver governato indisturbato e “stabile”, come piace a tanti, per 15 anni.

Mi sembra che un governo di centrosinistra non potrebbe avere risultati più fallimentari di quelli di Blair.

A questo si aggiunga, sul fronte dell’ordine pubblico, l’adozione di politiche securitarie e repressive.

Blair e il blairismo non sono stati liberali e tanto meno di sinistra. Il che  mi basta per non votare chiunque ci si ispiri. E del resto Renzi mi sembra molto poco liberale, per le sue posizioni su legge elettorale e unioni omosessuali, oltre che per nulla di sinistra.

Per questo non andrò a votare: per non legittimare col mio voto una azione di governo che trovo scandalosa e per dimostrare che il mio voto e il mio sostegno non possono essere dati per scontati.

Questo è il retropensiero di chi crede che l’elettore di sinistra voterà comunque per un candidato di centro e che porti i voti moderati, quantomeno per cercare di scongiurare una vittoria della destra.

È una teoria politica che non funziona affatto, quanto meno per me: votando il centrosinistra l’ultima volta ho portato a governo il centrodestra e i cosiddetti moderati. E non mi sono piaciuti affatto.

Questa volta no. Non vi voto e spero che in molti non lo facciamo. Così magari la prossima volta si cambia davvero o, quantomeno, non sarà stata colpa mia. Santé

Porcellum incostituzionale: non perdiamo tempo!

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Cari Governo, Parlamento, Presidente della Repubblica e cari tutti…

Mica vorremo far finta di niente, vero? Non avete intenzione di mettere la testa sotto la sabbia e ignorare che la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la legge elettorale, vero?

Ora, non voglio saltare a conclusioni affrettate: dal punto di vista del diritto costituzionale non è affatto detto che il Parlamento sia attualmente illegittimo né che sia invalida l’elezione del Presidente della Repubblica eletto da questo Parlamento (e votato la prima volta nel 2006 da un Parlamento eletto con lo stesso Porcellum).

C’è pero da dire che sebbene si possa discutere della legittimazione giuridica delle attuali massime istituzioni dello Stato, mi sembra innegabile che la loro legittimità politica sia inevitabilmente compromessa.

Invece già mi sembra di sentire i soliti feticisti dello status quo: bisogna fare la legge di stabilità, poi bisogna fare le riforme, poi il Governo sta facendo bene, peccato interromperlo, poi c’è il semestre europeo e poi l’EXPO e poi chissà cosa… Rimandiamo il problema, insabbiamo la questione sotto questo borbottio indistinguibile che da anni ci spacciate come “responsabilità”.

Abbiamo un problema serissimo e che non possiamo nascondere, invece. Una delle leggi più importanti della vita democratica, la legge elettorale, è incostituzionale. Il fatto che viviamo in una Repubblica parlamentare rende il problema più grave: il Parlamento è il centro del sistema costituzionale, una irregolarità nel suo processo di elezione investe quindi tutto il sistema.

Non so se in molti si siano resi conto che la Corte Costituzionale ha lanciato una mini ciambella di salvataggio: ha statuito che la decorrenza degli effetti giuridici della sentenza dipende dalla pubblicazione della motivazione. Nel frattempo “resta fermo che il Parlamento può sempre approvare nuove leggi elettorali, secondo le proprie scelte politiche, nel rispetto dei principi costituzionali”.

E’ una affermazione straordinaria. L’efficacia delle sentenze della Corte normalmente opera con effetto retroattivo, come se la legge non fosse mai esistita.

Se questi effetti si verificassero da oggi saremmo di fronte ad un baco di sistema pazzesco: il Parlamento non potrebbe legiferare perché si potrebbe sostenere non sia mai stato eletto, visto che la legge elettorale è incostituzionale. Il Presidente della Repubblica, eletto da un Parlamento di questo genere, avrebbe anch’egli scarsa legittimazione per sciogliere le camere.

La Corte, invece, ha specificato che gli effetti decorrono dal momento della pubblicazione della sentenza “nelle prossime settimane”. Non è una novità assoluta: altre volte, quando da un’applicazione immediata del principio di retroattività sarebbero potute derivare dei gravi cortocircuiti del sistema, la Corte ha derogato dalla retroattività.

Insomma: secondo la Corte il Parlamento non è ancora illegittimo fin quando le motivazioni della sentenza saranno pubblicate.

Dopo, invece, sono dolori: questo la Corte non lo dice ma si può intuire.

In breve, care istituzioni, avete poco tempo, le “prossime settimane”, per fare una nuova legge elettorale e sciogliere queste Camere per andare a votare con una legge decente. La Corte vi ha dato una grazia temporanea, autorizzandovi ad approvare una nuova legge.

Dopodiché addio: non potete prolungare oltre la vostra presenza. Né potete pensare di non fare nulla per andare a votare, quando sarà, col sistema proporzionale quasi puro che esce dalla sentenza. Una Repubblica parlamentare non può rimanere con un Parlamento eletto con una legge incostituzionale: Parlamento, Governo e Presidente della Repubblica avrebbero una legittimità compromessa in maniera inaccettabile.

Quindi, approfittate del salvagente lanciato dalla Corte: approvate – prima della pubblicazione delle motivazioni della sentenza – una nuova legge elettorale e poi vengano sciolte le Camere. Ogni altra opzione rischierebbe di violare in maniera irreparabile la legalità, che già – nel nostro Paese –  gode di pessima salute. Santé

 

Balle, sempre balle, fortissimamente balle!

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Ieri Grillo da Genova ha ripetuto che ha “pronto l’impeachment” per Napolitano.

Cioè, lo ha detto di nuovo.

Nonostante avesse già chiarito che sa benissimo di non avere elementi per l’impeachment (oltre al fatto che in Italia non esiste l’impeachment ma solo la messa in stato d’accusa per alto tradimento o attentato alla Costituzione, ma non si può chiedere a Grillo di sapere di cosa parla, dopotutto…), il nostro Peppe ieri è tornato alla carica con la sua balla.

Perché quando uno racconta impunemente palle una volta, poi le racconta sempre. E chi ci casca una volta, probabilmente, pur di non ammettere di aver avuto torto, ci cascherà di nuovo. E non riguarda solo Grillo e i grillini, ovviamente.

Su Grillo, però, mi chiedo solo dove sarebbe “la NUOVA politica”, in tutto questo. Santé

 

Non mi rompete le palle.

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Solo quest’anno, il mio facebook si è riempito di link, status a lutto, foto strappalacrime in occasione della morte di: Franco Califano, Mariangela Melato, Giuliano Gemma, Jimmy Fontana, Zuzzurro, Lou Reed e non ricordo quanti altri.

Della fenomenologia del social network quando muore “uno famoso” ha già trattato autorevolmente Zerocalcare.

Se, in occasione delle suddette morti, tu fai presente che sì, ti spiace, ma in fondo non te ne frega niente e che in fondo ci sono tante altre tragedie che passano inosservate, passi per il solito radicalchic (accusa per tutte le stagioni) insensibile con la puzza sotto il naso.

Bene, ieri 7 operai cinesi sono crepati bruciati vivi in una fabbrica a Prato. Nessuno organizzerà minuti di silenzio negli stadi, verosimilmente, nessuno ha fatto girare link sul tema, i social network tacciono sul punto e persino sui giornali online la notizia non occupa più la prima posizione. Eppure sette persone sono morte del loro lavoro, arse vive.

Ora, io non voglio imporre minuti di silenzio, celebrazioni di lutto o attimi di raccoglimento a nessuno: li trovo francamente ipocriti.

Vi chiedo solo una cosa: la prossima volta che muore di morte naturale qualche “persona famosa” ed io mi dichiaro indifferente, non mi rompete le palle. Almeno questo, ecco. Santé

Renzi, ma che cacchio dici? (Il “sistema elettorale”)

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Uno dei pallini di Renzi, quando è interpellato sul sistema elettorale è rispondere “Introduciamo il “sindaco d’Italia” trasponendo il sistema che regola i Comuni al Governo dello Stato.

Ieri, al confronto tra candidati segretari, ad una domanda sulla legge elettorale Cuperlo ha risposto proponendo il doppio turno uninominale (un sistema simile al Francese, credo ma non ha dato molte spiegazioni).

Renzi ha risposto che gli va bene il doppio turno ma che le sue idee, che proporrà se eletto, sono tre (i) un Mattarellum del tutto uninominale con un premio di maggioranza del 25%; (ii) il sistema dei comuni sotto i 15.000 abitanti; (iii)il sistema dei comuni sopra i 15,000 abitanti.

Ci concentriamo su questi due che rispondono all’idea del “Sindaco d’Italia”. Sono mesi e mesi che Renzi lo va ripetendo ed è totalmente pazzesco che nessuno gli abbia mai risposto: “ma che cacchio dici?“.

Un bel “ma che cacchio dici?”, invece, ci starebbe proprio, per diversi motivi.

1) Caro Renzi, il sistema che tu proponi impone di cambiare non solo la legge elettorale ma l’intera Forma di Governo. Nel sistema comunale si applica il principio aut simul stabunt aut simul cadent  e cioè: il voto di sfiducia del consiglio comunale verso il sindaco ha l’effetto di far cadere sia questo che il consiglio comunale  (“sfiducia distruttiva”); le dimissioni del sindaco comportano lo scioglimento del consiglio.

Per farlo bisognerebbe innanzitutto cambiare la Costituzione, non solo la legge elettorale. Non avete la maggioranza per cambiare la legge elettorale, figuriamoci la Costituzione. Inoltre, spero che tu ti renda conto che vuoi introdurre un sistema pazzesco, che non è affatto Presidenzialista in senso classico ma molto più autoritario; negli Stati Uniti, il Presidente ed il Congresso non possono provocare lo scioglimento o le dimissioni dell’altro organo, tanto per dire.

2) Caro Renzi, il sistema che tu proponi provocherebbe maggioranze bulgare alla Camera, non supportate dal voto popolare. Nei Comuni fino a 15.000 abitanti è eletto sindaco chi ottiene il maggior numero di voti;  si torna a votare al ballottaggio solo se due o più candidati avranno ottenuto esattamente lo stesso numero di voti. Per la composizione del Consiglio, la lista collegata al sindaco ottiene i due terzi dei seggi disponibili. Nei Comuni maggiori, è eletto  sindaco il candidato che ha ottenuto la maggioranza assoluta dei voti validi (50%+1);  Se nessun candidato ha superato questa soglia al primo turno, si va al ballottaggio. Alla lista o alla coalizione collegata al sindaco vanno  il 60% dei seggi (a parte rare eccezioni).

I sistemi che Renzi propone imporrebbero un premio di maggioranza del 60% o del 66% (quest’ultimo basterebbe a cambiare da soli la Costituzione nel sistema attuale, senza necessità di referendum).

Si tratta di maggioranze pazzesche che, sommate al sistema simul stabunt, simul cadent che si vorrebbe introdurre tra Governo e Consiglio rafforzerebbero l’esecutivo in maniera inedita in qualunque Paese democratico. Sempre tornando agli USA, elezione del Presidente e del Congresso non sono collegate: vuol dire che l’organo legislativo può rappresentare una maggioranza diversa da quella del Presidente e contrastare la sua azione di governo (Obama ne sa qualcosa..): questo è il sistema di check and balances che rende la Costituzione americana bilanciata e impedisce svolte autoritarie.

Il sistema del sindaco d’Italia sarebbe un sistema in cui la forza dell’esecutivo sarebbe praticamente incontrastata: non avrebbe praticamente eguali nel mondo civile.

Si dirà: se va bene per il sindaco va bene per il Governo. Assolutamente no. Il comune non controlla la Polizia di Stato, l’Esercito, il sistema giudiziario, le comunicazioni e tante altre cose che forse non sono altrettanto importanti nella vita di tutti i giorni – come le competenze comunali – ma il cui controllo è fondamentale per mantenere un regime democratico.

Qualcuno potrebbe spiegarlo a Renzi? Santé

 

Berlusconi e il benaltrismo.

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Uno spettro si aggira per l’Italia: lo spettro del benaltrismo.

Il benaltrista è un tizio che, quando si discute di qualunque problema, scuote la testa e con fare provocatorio, sentendosi un vero anticonformista, spara una bella frasona originale: “Eh! Ma non sono questi i problemi!”. Su qualunque avvenimento politico o sociale il benaltrista formula una sola diagnosi: “Eh! Certo non risolve tutti i problemi!”.

Ieri il benaltrista ha ricevuto come manna dal cielo la notizia della decadenza di Berlusconi, per poter esercitare le sue doti da raffinato commentatore politico: “I veri problemi stanno altrove!”. Oppure: “Inutile che gioiate! Rimaniamo nella merda!”. Ed il mio preferito: “Berlusconi decaduto? PECCATO che TUTTI gli altri problemi rimangano!”

No! Ma davvero?

Porca paletta, ed io che stavo per aprire i rubinetti sperando che ne uscissero finalmente nettare e ambrosia! Stavo per andare in banca convinto che da oggi potessi chiedere che mi raddoppiassero il saldo del conto corrente! Quindi volete dirmi che – davvero – ora che Berlusconi è decaduto non si azzera il debito pubblico e non si decuplica il tasso di occupazione?

Per la miseria, fortuna che ci siete voi ad aprirmi gli occhi!

Non sarebbe un po’ meno superficiale pensare che chi esprime sollievo perché Berlusconi è stato espulso dal Senato – in applicazione di una legge, non del regolamento del Monopoli – sa benissimo che ci sono mucchi di altri problemi? Non per il nostro sussiegoso benaltrista, lui ha deciso che oggi deve illuminarvi minimizzando la questione della decadenza.

E qui casca il benaltrista, perché se è vero che rimangono centinaia di problemi più seri, come al solito tendiamo a sottovalutarne uno: non esistono una società ed una economia libere se non dove le leggi vengano rispettate. L’arbitrio e l’impunità dei potenti sono associati a regimi dispotici dove, guarda caso, di solito il sistema economico generale langue e la ricchezza rimane concentrata nelle mani di pochi satrapi.

La vera sconfitta di ieri, cari tutti, non è dettata dal fatto che Berlusconi non sia stato sconfitto con le armi delle politica, come i nostri geniali commentatori politici usano dire da anni. La nostra sconfitta è che c’è voluta una legge per espellere dal Parlamento – dopo una condanna in Cassazione a una pena detentiva – un signore che, in qualunque altra democrazia, dati i carichi pendenti e i conflitti di interessi, in Parlamento non ci sarebbe dovuto proprio entrare da anni.

Invece noi il suddetto signore, in nome di un supposto garantismo pro-potente (magari fossimo garantisti così con tutti), lo abbiamo fatto candidare ed eleggere e nominare Presidente del Consiglio, oltre a fargli fare da azionista di maggioranza di diversi governi tecnici, per circa due decenni. E chiunque si azzardava a dire qualcosa si sentiva dire: “Dovete sconfiggerlo con le armi della politica!”.

Come se la politica venisse prima dell’applicazione della legge, come se in qualunque altro Paese civile fosse anche solo ipotizzabile sentire una frase simile.

I problemi sono altri? Certo, cari: il primo problema è che siamo un Paese che ha un concetto di legalità da Basso Impero, dove chi ha i mezzi, è ricco, conosce, è potente viene percepito al di sopra della legge. E tutti gli altri, cazzi loro!

Beh, dato che abbiamo iniziato  parlando di chi dice ovvietà, ve ne dico una anche io: questo è un concetto incompatibile con qualunque sistema sociale ed economico sano. Santé

Violenza di genere.

in giornalismo by

Mentre tra ieri e oggi, in occasione della Giornata Mondiale contro la Violenza sulla Donna, molti miei amici e conoscenti si producono in esercizi di anticonformismo molto witty e un po’ supponenti sulle iniziative intraprese per la medesima giornata, sull’articolo della Comencini su Repubblica (per la verità io l’ho letto e non ci ho capito molto) e sulla “retorica neofemminista” (ah beh!), si diffonde la notizia che lo scorso aprile, in Puglia, 10 – dicesi DIECI! – maledetti stronzi hanno assalito e stuprato in gruppo una ragazza di 14 anni.

I dieci stronzi in questione avevano saputo dal finto profilo FB aperto per uno scherzo coglione da una compagna della vittima, che questa sarebbe stata “disponibile a tutto”. Quindi hanno ben pensato di poterne approfittare violentando la ragazza collettivamente.

Ora, la legge sul femminicidio non avrebbe probabilmente salvato la ragazza. Gli articoli della Comencini, certo, nemmeno. Ma forse è anche ora di smettere di prendercela con queste cose come fossero loro la causa di orrori come quello in Puglia, perché non lo sono.

Forse un po’ di sana educazione sessuale volta a diffondere una cultura della sessualità aperta e non colpevolizzante avrebbero potuto molto di più.

Forse avrebbe potuto evitare che DIECI teste di cazzo criminali prendessero la notizia che una ragazza fosse più disinibita di altre come un’autorizzazione in bianco alla scopata collettiva (“che tanto le piace…”; non mi venite a dire, amici dotati di pistolino, che voi non avete sentito dire centinaia di volte “tanto le piace” in qualunque contesto; beh, forse è ore di iniziare a provare a obiettare che se a una ragazza “piace” forse non è che “le piaccia” a tutte le condizioni e in tutti i contesti; non basta pensarlo ma diciamolo anche, perdio!).

Dobbiamo riflettere sulla nostra “cultura” sessuale. Perché se non uno, due ma DIECI persone di cui diverse ultraventenni si sentano autorizzate a stuprare in gruppo una ragazzina questo è un fottutissimo problema culturale. E la sanzione penale da sola non basta. Anzi, serve a lavarcene le mani archiviando la questione come semplice “ordine pubblico”.

Mi piacerebbe solo che – al posto di discettare di quanto troviamo idioti gli articoli della Comencini, le proposte di legge sul femminicidio e gli altri bersagli tipici di questo anticonformismo da salotto  (mi ci metto in mezzo) – magari iniziassimo a discutere di come ridurre al minimo la possibilità che episodi del genere si ripetano. Magari per una volta la si smette di abbaiare al dito, per quanto brutto esso sia, che indica la luna. Santé

Le dieci canzoni di cui vi vergognate.

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Ieri il maledetto Alessandro Capriccioli postava il seguente status su Facebook:

Un altro gioco potrebbe essere: una canzone che mi piace di un cantante che per il resto mi fa schifo; della qual cosa, magari, un pochino mi vergogno pure. Coraggio, gente, chi non ha almeno uno scheletro nell’armadio?

Io ho provato a non cadere nella provocazione e a non pensarci. Ma diciamocelo: non puoi resistere dopo un po’: tutto il trash immagazzinato per anni dentro di te è pronto ad esplodere… Basta uno status su FB per aprire il vaso di Pandora della propria abiezione musicale: decine di canzoni assurde ti ritornano in mente dopo secoli e tu non puoi resistere.

E, quindi, dopo un sabato sera e una domenica tormentata dai miei incubi di perversione musicale, ecco la mia personale classifica del trash. Non prendetevela con me: prendetevela con Capriccioli.

10° posto: Perdere l’amore di Massimo Ranieri. Tutti la conoscono e non si capisce perché. Un vero must.

9° posto: Ti lascerò di Fausto Leali e Anna Oxa. Lei canta con la r arrotata della campagna veneta, lui è vestito come il gobbo del Rocky Horror Picture Show col ricciolino alla Roby Baggio dei bei tempi che furono. Nel testo, frasi intramontabilmente senza significato, come “Ti lascerò provare a dipingere i tuoi giorni con i colori accesi dei tuoi anni“. Immancabile.

8° posto: Balla Linda di Battisti. Perché Lucio è Lucio, non scherziamo! Ma Balla Linda è davvero supertrash.

7° posto: Sono tremendo di Rocky Roberts. Con tuscie le ragascie sciono triemendo, le laccio guando voghlio e poi le ribrendo, nesciuna mi resciste ma mi arendo… Mezzo ammericano e mezzo romanesco: ce lo ricordiamo così il nostro Rocky!

6° posto: Si può dare di più di Tozzi, Morandi e Ruggeri. Buonismo, accordi triti e ritriti e rime facili. E poi, dico, Morandi, Ruggeri e Tozzi: come non amarla alla follia questa canzone?

5° posto: Tanta voglia di lei dei Pooh. Grande canzone davvero. Ma loro sono i Pooh. No, dico, i Pooh! Ditelo che piuttosto che ammettere che vi piaccia una canzone dei Pooh preferireste essere accusati di omicidio!

4° posto: Tu di Umberto Tozzi. Umberto è uno dei samurai del trash italiano. Per questo compare una seconda volta in questa limitata classifica. Tu dabadim-dabadam-dabadimbadin-badam! E non dite che non vi piace perché la musica della canzone è un semplice Giro di DO: non può matematicamente non piacervi.

http://www.youtube.com/watch?v=EE_4sl3K8es

3° posto: Amico è di Dario Baldan Bembo. Merita una menzione anche solo per essere la base di decine di cori da stadio. Grande musica, grande emozioni. E poi lui è uguale a Gianluca Vialli dei tempi d’oro.

http://www.youtube.com/watch?v=Zp2a7x9qVUg

2° posto: Pensiero d’amore di Mal. Non fate i furbi! Non vale dire “Eh, ma la ascolto cantata da Giuliano Palma!”. Mal è dentro di voi comunque.

1° posto: E tu di Claudio Baglioni. Perché vi ci vedo voi, a sedici anni, in piena crisi  di contestazione tardoadolescenziale darvi aree da poeta maledetto e   suonare solo De André e i Deep Purple. Ma poi la biondina al falò vi chiede di suonare “E tu”. E voi, vili! servi! giuda! Voi lo fate. Prendete e la suonate. E mentre voi lo fate la biondina limona con il suo fidanzato appena arrivato. E voi, intanto, la suonate.

Santé

PD: arrivano i marziani!

in politica by

Per una volta, sul caso Cancellieri, tutti i candidati a segretario del PD avevano assunto una posizione che sarebbe stata scontata in qualunque partito progressista (e molti non progressisti) di qualunque Paese civile: la richiesta di dimissioni.

Una posizione evidentemente nata dal dialogo dei candidati con la base congressuale: tutti gli aspiranti segretari hanno ripetuto che nei loro incontri con gli iscritti il caso Cancellieri veniva sempre fuori, inequivocabile,  la pressione per  far dimettere il ministro.

Naturalmente, invece, dopo che ieri Enrico Letta ha invitato al senso di responsabilità, tutti hanno fatto marcia indietro. Il senso di responsabilità, ovviamente, mica riguarda il ministro – che non si capisce con che faccia stia ancora lì – ma il PD: non votate la sfiducia o ne risente il mio Governo.

Sicché, adesso, alla base congressuale e agli elettori andrà spiegato che – nelle parole di Letta – la mozione di sfiducia individuale del M5S contro il ministro “è un un attacco politico al governo. E la risposta deve essere un atto politico: un rifiuto“.

Letta praticamente utilizza concetti e schemi di pensiero che uno pensava sepolti nei libri di storia politica: la mozione è un attacco politico e si risponde con un atto politico.

Sembra di sentirlo Letta mentre calca la voce su “politico” come avrebbe potuto fare un Forlani o un De Mita ma fino a 30 anni fa. Quel “politico”, oggi, non vuol dire un emerito cazzo: soprattutto per i non appassionati di storia politica, cioè praticamente tutti gli elettori. Per loro quel “politico” è una formula vuota, neutra.

Letta avrebbe potuto dire che la mozione è un attacco “psichedelico” o “macrobiotico” e che la risposta doveva essere un atto “psichedelico” o “macrobiotico” e non credo sarebbe cambiato il senso di sconcerto del comune ascoltatore.

Invece di far notare a Letta che forse era ora di svegliarsi e fare i conti col fatto che siamo nel 2013 e non al congresso DC del 1973, i candidati segretari hanno fatto retromarcia. Ma non perché disarmati dall’assurdità delle parole di Letta: sembrano dargli davvero un senso.

Gianni Cuperlo abbocca subito: “La mia opinione è che il ministro dovrebbe dimettersi prima del voto, se però Letta ci chiede si essere responsabili dobbiamo esserlo“.

Il simpatico Cuperlo vorrebbe che la Cancellieri si dimettesse prima del voto di sfiducia, come accade in altre democrazie: peccato che nelle altre democrazie il signore che deve dimettersi sa che se non vuole affrontare l’onta di un voto contrario si dimette prima. Qui il messaggio di Cuperlo al ministro è: “Se non ti dimetti, noi comunque non ti votiamo contro”: me la vedo proprio, la Cancellieri, dare le dimissioni tremebonda di fronte a questo temibile messaggio di Cuperlo

Aggiunge Cuperlo, rivolto a Civati: “Responsabili dobbiamo esserlo tutti. E non ad intermittenza. Non è accettabile che si annunci una mozione di sfiducia a mezzo stampa contro un ministro del nostro governo“.

“Responsabili” è una bella parola che nel linguaggio della cronaca politica rimanda a un protagonista indiscusso: Scilipoti. L’ottimo Mimmo Scilipoti avrebbe detto esattamente la stessa frase.

Cuperlo avrebbe tranquillamente potuto dire: “Scilipoti dobbiamo esserlo tutti. E  non a intermittenza” perché il suo è un ragionamento intimamente scilipotiano: “sosteniamo il Governo, qualunque Governo ed il ministro, qualunque ministro, senza se e senza ma”.

Renzi, invece, per bocca di Gentiloni (ognuno si sceglie la bocca che più gli piace), un po’ si rammarica che non ci sia stata discussione, lui aveva pure scritto un ordine del giorno ma nessuno glielo fa leggere né presentare, sia mai! Lui ci rimane un po’ male, spera in momenti migliori e poi si allinea e dichiara, serio: “Non si può non prendere atto di quello che ci ha detto Enrico. A un attacco politico si risponde in termini politici“.

Si veda sopra, sostituite “politico” con l’aggettivo che più vi piace – ad esempio “organico” – ed il senso della frase rimane lo stesso: nessuno.

Poi continua: “Rimane secondo me l’obiettivo politico di ottenere, dopo avere respinto l’attacco politico, un gesto di responsabilità del ministro“.

Ancora, vedi sopra: non si trascurino i forti legami semantici tra la parola “responsabilità” e la parola “Scilipoti”. Gentiloni vuole dal ministro un bell’atto di scilipotismo: non c’è dubbio che il ministro lo accontenterà, rimanendo attaccata al ministero come una tellina.

Infine arriva Civati, e anche lui, immagino sforzandosi di non ridere ma magari lui ci crede davvero, dichiara innanzitutto: “Non sono d’accordo su come è stata posta la discussione“.

Civati non è mai d’accordo su come è stata posta qualunque discussione. Anche se lo inviti a prendere una pizza, probabilmente, lui ti risponde: “la questione è posta molto male”. Poi, siccome. è un compagnone, viene comunque a prendersi la pizza

Sicuramente  – ci spiega – non si può votare la mozione M5S, ma si poteva discutere che fare, anche una sfiducia individuale. Se comunque l’opinione della maggioranza è questa, mi attengo. Obbedirò alla responsabilità che ci viene chiesta perché mi sento parte di un gruppo“.

Ma è bellissimo! Mica ci spiega perché non si poteva votare la mozione del M5S, che richiede una cosa sacrosanta, ma si poteva discutere di fare una “sfiducia individuale” che è la stessa che hanno proposto i 5 Stelle.

Lui però ha dato retta a Letta che lo ha supercazzolato con quella storia del “politico”, “macrobiotico”, “omeopatico”. Quindi si confonde ma subito dopo dichiara: “Obbedisco!”

Il novello Garibaldi aggiunge “perché mi sento parte di un gruppo”. Che è stupendo: tipo gli adolescenti che fumano anche se gli fa schifo per non sentirsi fuori dal gruppo.

Geniale, il nostro Pippo-teenager riesce nell’obiettivo più ambito e difficile: dire la cosa più surreale di un dibattito così assurdo che nemmeno Salvador Dalí strafatto di LSD avrebbe potuto lontanamente immaginare.

La base del PD e gli elettori, immagino, guardano alla scena tra il perplesso e l’incredulo come se stessero assistendo a un congresso di marziani. Sperando solo che alla fine si rendano conto che i marziani saranno anche divertenti ma non si possono votare, perché non esistono nella realtà. Santé.

PD: restiamo al Governo?

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Caro Pd, vorrei capire il tuo piano, adesso.

Adesso che Berlusconi si è sfilato dal governo ma rimane lo stesso al governo, tramite la sua appendice alfaniana.

Entrambe le parti della finta scissione del Pdl ci hanno fatto già sapere che alle elezioni si presenteranno insieme.

Solo che a quel punto Berlusconi potrà fare campagna elettorale dall’opposizione, con le mani libere, controllando allo stesso tempo l'”azione” di governo.

In questo modo il governo continuerà a non poter fare alcunché mentre la situazione generale fa schifo: rimanere al governo è semplicemente il modo di giocare al tiro al bersaglio. Facendo però il bersaglio.

Esistono dei motivi seri per non fare cadere il governo? No.

Non veniteci a raccontare dei mercati o della UE spaventati perché quella è gente che – a differenza dei vostri elettori – non si fa prendere per il culo: lo capiscono che questo governo è destinato all’immobilismo assoluto anche – forse soprattutto – dopo che Berlusconi se ne è chiamato fuori, rientrando comunque dalla finestra.

Io , francamente, fossi in loro e fossi in voi avrei invece il terrore dello scenario che si sta profilando e cioè: il PD rimane al governo per un anno e più  assieme ad Alfano, Formigoni e Giovanardi (Giovanardi!), addossandosene tutte le colpe, ricevendo di tanto in tanto il plauso di Corriere, Repubblica e istituzioni europee (praticamente baci della morte a gogo) e catalizzando tutta la frustrazione e l’incazzatura del Paese.

Poi si vota e indovinate quale sarà il responso delle urne? Un PD catalettico, un Berlusconi ringalluzzito ed un Grillo ancora oltre il 25% per cento.

Vi sembra uno scenario migliore di aprire una crisi adesso, andando alle urne mentre gli altri ancora si leccano le ferite e non sono in grado di organizzarsi al meglio? Davvero credete che “i mercati e l’Europa” preferiscano lo scenario opposto? O siete davvero convinti che il governo “stia facendo bene”? No, nemmeno voi potete essere tanto rincoglioniti.

Mi chiedo cosa pensi Renzi di tutto questo.: perché sta zitto mentre lo stanno lentamente logorando con la prospettiva di candidarlo nel 2015 quando le elezioni non potrà vincerle. Non col PD.

Una volta tanto allora, caro PD, fatti un esame di coscienza, pensa davvero al Paese e poni fine a questa farsa; la prossima volta potrebbe essere davvero tragedia. Santé.

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