Assortiti

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E’ in fila davanti a me, nel negozio di biscotti che sta là dall’inizio del secolo scorso.
Vecchio, malmesso, pare uscito dritto da un campo profughi. Un giubbotto sportivo degli anni ’80, uno zuccotto di lana calcato sulla testa, scarpe da rapper rimediate chissà dove e un paio di occhiali con le lenti grosse come due parabole.
Quando arriva il suo turno si schiarisce la voce in modo solenne, come se stesse per dire qualcosa di definitivo, e gli viene fuori di bocca un italiano non parlato per una vita.
Dice che mancava da trent’anni. Che se n’era andato per uno sbaglio. Uno sbaglio grosso. Che riparare agli sbagli grossi è difficile, che dagli sbagli grossi non si torna indietro quasi mai. Adesso è tornato a vedere la casa dove abitava, perché è l’unica cosa che ancora poteva fare e non voleva perdersi pure quella. Però non lo hanno fatto entrare, perché non si fidavano.
Sospira, si passa una mano sotto gli occhiali, torna a guardare i biscotti. Non se lo ricorda più, dice, quali comprava trent’anni fa. Però ne vuole mezzo chilo “assortiti”. Li prendeva “assortiti”, allora. Li prendeva la domenica, specifica. Prima di fare quello sbaglio grosso, si direbbe.
Paga, prende il suo sacchetto, se ne va caracollando e guardandosi intorno con aria smarrita, come se cercasse di decifrare qualcosa che gli è oscuro adesso come lo era allora.
Come se ancora si rimproverasse quello sbaglio, che trent’anni fa lo ha portato chissà dove.
Lontano dalla casa che non gli fanno più vedere, dalle domeniche e dai biscotti assortiti.

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METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

4 Comments

  1. nel film “oh boy” la scena finale vede il protagonista in un bar di berlino, dove incontra un vecchio che manca dalla città da decine di anni, non la riconosce più. durante il nazismo suo padre l’aveva portato a lanciare sassi alle vetrine dei commercianti ebrei durante la notte dei cristalli, poi erano dovuti scappare dal paese. dopo aver rievocato quei tempi, il vecchio esce dal bar e viene fulminato da un infarto.
    mi è venuto in mente questo, leggendo.

  2. Mi viene in mente l’ultimo capitolo de “I Malavoglia”, primo romanzo della serie (rimasta incompiuta) dei ‘Vinti’.

    ‘Ntoni torna a casa, prova a reinserirsi, a recuperare le sue radici, la sua vita di un tempo, quelle radici e quella vita che aveva negato andandosene: ma si accorge che è tardi, che per lui non c’è più posto: quel mondo ancora così familiare, con le voci, gli odori, il mare di sempre, la vita di sempre, non lo riconoscono, non gli appartengono più.
    “I Malavoglia”, un mio grande ‘amore’ dei lontani tempi del liceo: grazie per avermelo richiamato alla memoria.

  3. Ordina un caffè corretto,
    tossisce discreto,
    dentro a un palmo di mano
    Nessuno lo nota
    o gli dicono grazie,
    è uscito ieri ed è già lontano

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