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Armi, acciaio e “liberali” dei miei stivali

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Si lamentano, certi “liberali” di casa nostra. Non gli va giu’ che dopo l’ennesima strage americana qualcuno chieda una seria politica di restrizione alla vendita di armi da fuoco. Dicono che e’ come vietare alla gente di bere alcolici perche’ poi potrebbero mettersi al volante e ammazzare qualcuno. Sfugge a queste menti sopraffine che la finalita’ dell’alcol non e’ quella di far diventare pirati della strada mentre l’unica finalita’ delle armi e’ quella di impallinare il prossimo. Non c’e’ nulla di illiberale in uno Stato che detta le condizioni per una certa attivita’ che potrebbe avere delle conseguenze sul prossimo: lo Stato ci richiede di non trovarci al volante per poter consumare alcol legalmente e ci richiede (o ci dovrebbe richiedere) di passare un attento esame psicologico, e magari una buona ragione, per poter detenere un’arma legalmente. Fine della storia. Cari “liberali” del cazzo, voi seguite ciecamente i peggiori istinti della pancia americana, quella ferma al 1700, quella che crede ancora che detenere armi sia un diritto umano inalienabile e che la pena di morte non sia una punizione crudele. Per essere veri liberali ci vuole ben di piu’ del dire no a qualsiasi regola, giusta o sbagliata che sia.

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

10 Comments

  1. Se ce l’hai con me potevi almeno informarti circa la mia posizione in materia. Cosi’, giusto perche’ le patenti di liberalismo da una che tra Einaudi e Vendola voterebbe Vendola non ho voglia di riceverle.

  2. Coda di paglia? Non ce l’ho con te, anche perche’ so che essendo questo un argomento non strettamente economico probabilmente non te ne frega nemmeno nulla. Prova ne e’ che l’unica cosa che ti e’ venuta di dire in merito rigurdava un grafico e dei dati.

  3. più che altro, è difficile far digerire la cosa agli americani, popolo stranissimo.
    Credo, ma è un’opinione un po’ accazzo, che derivi tutto dalla common law. In alcune aree hanno pochissime leggi e pochissime proibizioni, in altre sono talebani fino all’inverosimile.
    Ho visto chiedere l’ID all’ingresso nei locali a gente che 21 anni ce li aveva per gamba, compresa la terza, ma anche ragazzini alla guida di SUV (saranno stati pure sobri, ma a un sedicenne neopatentato non metterei sotto 200 cavalli).
    Quello che per loro pare un ‘diritto naturale’, come possedere armi, avere per forza un’automobile, punire con la morte i criminali, diventa sacrosanto. Lo faceva mio nonno, è giusto che lo possa fare pure io.
    Quello che non pare un ‘diritto naturale’, è semplicemente vietato, e punito draconicamente.
    Insomma, uno stato etico liberale nel midollo. Un ossimoro da 250 milioni di abitanti, insomma.

  4. anna, sfugge alla tua mente sopraffina che un’arma può servire a difendersi o per andare a caccia, e che comunque a prescindere dalle intenzioni se non ci fosse alcool in circolazione le morti per guida in stato di ebbrezza sarebbero evitate (e stiamo parlando non di decine, ma di decine di migliaia di morti ogni anno). sono astemio e odio perfino le cerbottane, quindi sarei ben contento se fucili e alcool sparissero dalla faccia della terra, ma le ragioni contro il proibizionismo, quello contro le armi come quello contro l’alcool o contro le droghe leggere, sono essenzialmente pratiche: nei casi in cui la domanda è così diffusa (mi pare ci siano già oltre 300 milioni di armi in mano ai privati negli usa, e nel nostro piccolo noi ne abbiamo oltre 4 milioni in Italia) la proibizione non è realizzabile e diventa controproducente. credo che sia giustissimo inasprire i controlli, specie sulle armi più potenti, ma nel caso dell’ultima strage la facilità di accesso alle armi non è stata un fattore decisivo: in connecticut le leggi sono già abbastanza restrittive e il ragazzo ha usato armi acquistate regolarmente dalla madre. Insomma l’indignazione è facile (specie quando si tratta di indignarsi contro gli americani) ma la soluzione del problema è complicata

    • infatti in Italia le armi te le vendono. Se sei un cacciatore. Se fai il commesso portavalori. O la guardia giurata. O se frequenti regolarmente il poligono di tiro.
      E poi la loro detenzione è regolamentata. Le dovresti tenere in casa dentro un armadio blindato (lo fanno in pochi, fino a quando non entrano dei ladri, te le rubano e ti tocca spiegare alla polizia che le avevi nel comodino).

      Non so la mammina del pluriomicida perchè tenesse 4 cannoni di quel genere in casa, ma visto l’ambiente dove è avvenuto il massacro non credo abitasse nella Sacramento del 1860. In Italia non le avrebbero vendute manco alla mamma le pistole.

      scusa, ma tu daresti la patente di guida a un tizio che non ha superato l’esame? O ad un tossico in cura presso un SERT? No, perchè pur essendo l’automobile un arnese che primariamente ti porta dal punto A al punto B e solo come corollario può stirare pedoni, ci sono dei requisiti _minimi_ per poterla guidare. E più pericoli puoi causare, più i requisiti aumentano, per portare un 50ino va bene un 14enne col patentino, per una ferrari (credo) almeno un 21enne con 3 anni di patente B alle spalle.

      qui non si parla di ‘proibizionismo’, ma solo di requisiti minimi per l’utilizzo di un determinato arnese.

    • Enrico, quello che invece sfugge a te e a quelli che giustificano la vendita delle armi sostenendo che servono a difendersi, è che più armi ci sono in giro, più sale l’esigenza di difendersi e più armi si vendono. Insomma è il classico circolo vizioso che si autoalimenta dal quale gli USA, se mai ci riusciranno, faranno una bella fatica a uscire. Anche perché persino l’ipotetico divieto totale di possesso di armi non avrebbe effetti immediati visto il gran numero già presente in circolazione.

  5. Michael Moore, in Bowling a Columbine, sostiene una tesi che è sfuggita a molti. Il buon liberal (che non è un liberale evidentemente) dice: la percentuale di possesso di armi in Canada non è molto diversa da quella degli Stati Uniti, eppure in Canada certe cose non avvengono: perchè?
    La sua risposta è che il problema sta nell’isteria collettiva degli Stati Uniti: non usa esattamente queste parole, ma il senso è quello. Dice che tutta la cultura degli statunitensi è intrisa di violenza ed allarmismo, panico e concorrenza, lotta di tutti contro tutti e tendenza a vedere nell’altro un nemico. Questo, a sentir lui, in Canada non avviene e per questo, a sentir lui, il Canada non è affetto da stragi quanto gli Stati Uniti.
    Ora, questa tesi si può condividere o meno, ma a me sorge una domanda: Michael Moore è un liberal del cazzo?

  6. (Dal minuto 70 circa in poi del documentario. In Canada ci sarebbero 7 milioni di armi in circolazione su 30 milioni di abitanti, che non è proprio una quantità trascurabile).

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