un blog canaglia

Antianticonformismo

in società by

Io non credo che Ernesto Galli della Loggia legga questo blog. Non solo perché ha due cognomi e la percentuale di lettori di questo blog non radicali con due cognomi è intorno allo zerovirgola, ma anche perché è un intellettuale. Badate bene, non un intellettuale, ma un intellettuale.

Il Galli della Loggia, oggi, ha scritto un lungo e interessante articolo, che vi invito caldamente a guardare senza leggere, intitolato “Il mondo gay e le vestali di un certo conformismo”. L’ha scritto, naturalmente, sul meno conformista degli organi di stampa italiani e del mondo, il Corriere della Sera; e ha aggiunto in coda, per buona misura, che “questo non è un articolo sull’omosessualità, sugli omosessuali o sui loro diritti. È un articolo sulle vestali dell’illuminismo che non si sono accorte di essersi trasformate col tempo in devote sentinelle delle maggioranze silenziose”.

Io, come dicevo, non credo che EGdL leggerà queste note, ma sperare non costa niente.

Egregio professor Galli della Loggia,
nel suo articolo lei scrive che “la discussione pubblica italiana sul riconoscimento del diritto al matrimonio e all’adozione per le persone omosessuali è caratterizzata da una mancanza di voci fuori dal coro rispetto al mainstream, il flusso delle idee dominanti”, un’affermazione che sarebbe quasi plausibile se volesse dire esattamente l’opposto di quanto lei intende. È possibile che stamattina abbia inavvertitamente indossato il cervello al contrario?

“In specie da parte di chi, per professione (gli psicanalisti) o per vocazione (gli intellettuali in genere), in quella discussione, invece, dovrebbe far mostra della massima indipendenza di giudizio”.
Potrebbe illustrare, ovviamente senza che l’argomento diventi l’omosessualità, gli omosessuali e i loro diritti (ci mancherebbe altro), il motivo per cui ha scelto proprio gli psicanalisti come perfetto esempio di professionista sul tema?

“Ora si dà il caso che oggi, nell’intero Occidente, l’opinione ultramaggioritaria di costoro [gli intellettuali, ndr] sia tutta, in linea di principio, dalla parte delle rivendicazioni dei movimenti omosessuali. Per una ragione ovvia, e cioè che gli intellettuali occidentali, da quando esistono, amano atteggiarsi a difensori elettivi di ogni minoranza la quale si presenti come debole, oppressa, o addirittura perseguitata: al modo, per l’appunto, in cui di certo è stata storicamente, specie nei Paesi protestanti, la minoranza omosessuale”.
Al di là del fatto che lei sembra qui affermare, quantomeno agli occhi di un villano qual io sono, che nei Paesi cattolici o di altre religioni la minoranza omosessuale abbia avuto vita più facile, le dispiacerebbe chiarire in che modo la difesa comune delle minoranze oppresse da parte degli uomini di cultura può rappresentare un problema?

“Per questo è abbastanza ovvio che nell’ambiente intellettuale chi pure dentro di sé è magari convintissimo che la natura esiste, che il genere corrisponde a una base sessuale biologica, che non si possa parlare di alcun diritto alla genitorialità ma che semmai il solo diritto è quello del bambino ad avere un padre e una madre, chi è pure dentro di sé, dicevo, è magari arciconvinto di tutte queste cose, esita tuttavia a dirlo chiaramente”.
Certo, è terribile. Vivremmo sicuramente in un Paese migliore se i cattolici, i chierici, il Papa, Giovanardi, l’ex Presidente del Consiglio, chi vede l’omosessualità come una malattia e chi è contrario al matrimonio omosessuale e all’omogenitorialità potessero almeno una volta esprimere chiaramente la loro opinione, magari in televisione, sui giornali, sui loro siti web, su Facebook e Twitter. Lei ci mette davanti all’evidenza che purtroppo così non è. Ma perché?

“Per la semplice ragione che non ama sottoporsi al giudizio negativo che una tale affermazione gli attirerebbe immediatamente da parte dei suoi simili. Perlopiù, infatti, gli intellettuali non temono affatto il giudizio della gente comune (che anzi assai spesso si compiacciono di contrastare); temono molto, invece, quello del loro ambiente, degli altri intellettuali”.
Lei sostiene, quindi, che un fine – e del tutto ipotetico – intellettuale, giornalista, o storico omofobo italiano che volesse manifestare – magari, che so, con un articolo sul Corriere –  la sua contrarietà alla parificazione delle coppie di ogni sesso, non può farlo perché teme molto il giudizio degli altri, tipo coso, come si chiama? Dai, quel famoso intellettuale italiano sempre in prima linea per i diritti dei gay. Vabbè, avete capito. Oppure di quell’altro, che ogni volta, no? E pure quello di cui parlano sempre, che ha scritto tutti quei libri, li avete letti?
Bè, sì, capisco che possa essere un ambiente particolarmente intimidatorio.

Successivamente lei contrasta – e ha ragione a farlo – chi sostiene che l’opinione della gente comune è ancora molto diversa da quella degli intellettuali conformisti pro-gay: tipicamente, infatti, le opinioni della massa si adeguano con un certo ritardo a quelle “degli addetti alle mansioni intellettuali”. Poi aggiunge: “Davvero non significa nulla, ad esempio, che proprio su questo giornale — per carità con le migliori intenzioni del mondo — sia comparsa appena la settimana scorsa un’intera pagina intitolata «Genere neutro», dove si illustrava la positività moderna, culturalmente molto à la page, di un’educazione dei bambini all’insegna del rifiuto delle obsolete categorie «maschietti» e «femminucce»?”.
Non vorrei affrontare lo spinoso e forse irrisolvibile tema presentato da un’eventuale educazione dei bambini priva di gonnellini rosa e pantaloni blu, ma potrebbe cortesemente spiegare meglio quel “per carità con le migliori intenzioni del mondo”? Quali ritiene che fossero le buone intenzioni dietro a tale pagina, e quali le pessime idee – del tutto imprevedibili per un pezzo intitolato “Genere neutro” – in essa propugnate?

“Non basta. Chi dice pubblicità dice economia. E non a caso l’omosessualità e le sue rivendicazioni ad ampio raggio sono da tempo anche un florido business. Era noto, ma ora ce lo racconta bene Il Fatto del 16 gennaio. «Essere gay friendly — si legge — non è più un costo ma un beneficio. Offre innumerevoli possibilità di guadagno e attrae un elevato numero di consumatori. I gay americani, ad esempio, spendono oltre 835 miliardi di dollari l’anno. E anche in Italia i numeri non possono essere sottovalutati» […] Dal canto suo «l’amministratore di Goldman Sachs, sposato con tre figli, fa uno spot tv a sostegno dei matrimoni gay perché, dice, “la tolleranza è un buon affare”». La tolleranza e gli affari certo. Meglio però se entrambi «politicamente corretti»: non si ha notizia, infatti, che ad alcun presidente della Apple o più modestamente della Fiat sia mai venuto in mente di presenziare al Family Day. Chissà perché”.

Perché non sono intellettuali.

(ESERCIZI DI LOGICA) Trapiantato a Milano in quasi giovane età, scrive tendenzialmente per dimenticare, cosa che gli riesce piuttosto bene. Soffre da molti anni di Sindrome di Ingegneria, diffusa ma poco conosciuta patologia psichiatrica che porta il soggetto a credere che qualunque interazione al mondo sia descrivibile con non più di quattro equazioni differenziali e a non capire perché abbia così pochi amici. Si lamenta di tutto.

6 Comments

  1. Io ho letto sia l’articolo di EGDL sia il suo blog, non essendo un intellettuale posso farlo. L’unica cosa che mi trova d’accordo dell’articolo dell’intellettuale è che non esiste un diritto alla genitorialità, esiste il diritto del bambino ad avere una famiglia. E vale per le coppie eterosessuali, infatti non a tutte viene data, per esempio, l’idoneità all’adozione, e per le coppie omosessuali. Allora se facciamo un’inversione del punto di vista e ci mettiamo da parte del bambino allora possiamo partire da un nuovo tipo di ragionamento.

    • “infatti non a tutte (le coppie etero) viene data, per esempio, l’idoneità all’adozione”

      varrebbe lo stesso principio anche per le coppie gay, alcune sarebbero idonee altre no, oppure lei intende dire che le coppie gay in quanto tali non sono idonee?

      se è così il suo non è affatto un nuovo tipo di ragionamento, ma molto molto vecchio.

    • ma, finché ci sono bambini negli istituti, allargare la platea delle potenziali famiglie non darebbe ai bambini più possibilità di accedere al diritto?

      no, chiedo… senza alcuna pretesa di intellettualità… me lo spieghi come se fossi un bambino di otto anni IN UN ORFANOTROFIO…

  2. I paroloni senza obiettivo di una critica (riconoscibile come tale) di Galli Della Loggia suonano come un fallimento, un’ora pesa a scriveere di cosa delle quali non gliene importa nulla. Ha raffazzonato tre, quattro concetti pseudo-omofobi, li ha mascherati abbastanza male e ci ha fatto un temino da terza media. E nemmeno ci ha preso la sufficienza. Altro non s’ha da dire…

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Latest from società

Al posto di Fabo

Già si sentono i rumori di fondo dell’esercito di fondamentalisti che si
Go to Top