un blog canaglia

Un cazzo e tutt’uno

in politica by

Conoscete a memoria l’adagio, perché negli ultimi anni l’avrete sentito ripetere -e magari l’avete ripetuto voi stessi- qualche milione di volte: le ideologie sono morte, e la politica dovrebbe proporre soluzioni concrete ai problemi delle persone senza perdersi in chiacchiere inutili e oziose enunciazioni di princìpio.
Ora, al netto del fatto che ultimamente i partiti ci hanno messo parecchio del loro per essere qualificati come combriccole che blaterano senza concludere niente, trovo che l’affermazione di partenza sia letteralmente ridicola: se l’alternativa a una classe politica inetta e corrotta devono essere quelli che non solo non hanno una visione del mondo, ma si spingono fino a rivendicare la cosa come se si trattasse di un fatto positivo, per me è grosso modo un cazzo e tutt’uno.
Non mi fido dei primi, perché non fanno altro che difendere strenuamente le rendite di posizione che hanno acquisito; ma non mi fido neppure dei secondi, perché propongono delle cose senza saperle minimamente inquadrare in un -sia pur minimo- disegno generale: e quindi, in ultima analisi, non sanno quello che fanno.
Come dite? Chi proclama la morte delle ideologie è il “nuovo”? Be’, a me non pare per niente “nuovo”, uno che non sa spiegarmi perché propone quello che propone; dove vorrebbe portare il paese; che tipo di società immagina. Mi pare solo un superficiale che nasconde il vuoto pneumatico del proprio pensiero dietro la maschera della concretezza e del pragmatismo.
Date retta: non basta essere privi di una visione d’insieme, e quindi non essere niente, per qualificarsi come il nuovo che avanza. Si tratterebbe, casomai, essere qualcosa di diverso: cioè di avere una visione d’insieme nuova.
Il che, abbiate pazienza, è tutt’altra cosa.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

12 Comments

  1. Quindi Gianni Vattimo, la sua teoria del “pensiero debole” e molti altri pensatori moderni (Bauman ed altri) rappresentano il vuoto, secondo il sig. Capriccioli.
    Poi, limitandoci all’Italia, diciamo che in mezzo all’attuale palude di mala gestio, ormani trentennale, arrivi un soggetto politico collettivo che abbia come massimo comune denominatore una buona amministrazione, e come minimo comune multiplo “un minimo disegno generale” di cui argomenta perché, di cui traccia una direzione “dove vorrebbe portare il paese” e che illustra “che tipo di società immagina”. Magari parlando di energia, telecomunicazioni, impresa, defiscalizzazione.
    Stiamo sempre parlando del nulla pneumatico, oppure di proposte concrete, comunque sempre discutibili? Benaltrismo, vecchia malattia della sinistra, che non vede altra realtà che quella dipinta dai propri organi.
    “Babbo, ai o lett’ che gli asin’ volen?!”
    “Mo l’é brisa ver!”
    “Soccia, a l’é scrett su l’Unità”
    “E, fiol, mica ai volen … ma svulazzen!”

  2. “a me non pare per niente “nuovo”, uno che non sa spiegarmi perché propone quello che propone; dove vorrebbe portare il paese; che tipo di società immagina”.
    Perfetto:lei sa spiegarmi “perchè propone quello che propone” il movimento #Sulatesta, del quale è uno dei promotori?
    Dopo di che,sa spiegarmi “perchè propone quello che propone” Radicali italiani,di cui è alto dirigente?
    E infine,sa spiegarmi come concilia,sui temi dell’economia,della giustizia sociale,del lavoro,”ciò che propone” #Sulatesta,ispirato certo a un “chiaro disegno generale” e a principi ideali ben fermi,con l’ideologia del suo partito,improntata all’esaltazione convinta e almeno trentennale del thatcherismo più puro(solo recentemente nascosto un po’ sotto il tappeto),caratterizzata dall’attacco sferrato contro l’art.18 e dalla primogenitura nel proporre il vincolo di pareggio in bilancio costituzionalizzato,misura quest’ultima,che,combinata con il ‘fiscal compact’ molto apprezzato dalla Bonino,si traduce in un cappio al collo che ci strangolerà per molti decenni a venire?
    Insomma,mi spiega COME FA a “proporre ciò che propone” un movimento di chiara impostazion di sinistra e a “proporre ciò che propone” la formazione di chiara,estrema, brutale destra liberista di cui è dirigente?

    • Brava Annamaria. Lezioncina mandata a memoria alla grande. Sette più. Ciò detto, lei sa che i radicali non sono tutti là, nella (“brutale”? mi faccia il piacere, non violenti il vocabolario con la sua retorica logora, brutale è ben altro, al di là di quello con cui non siamo d’accordo) destra liberista di cui parla? Le sa che nei radicali c’è una componente per nulla vicina a ciò che lei descrive? Ah, ecco: sotto il tappeto. I radicali che sono un tantino, per così dire, di sinistra degli altri sono quelli che mettono la roba sotto il tappeto. Il suo commento è così pieno di pregiudizio, di livore, di dogmatismo ottuso (ho detto ottuso, un’ottusità che traspira da ogni virgola) che sono stato tentato di non risponderle: prova ne sia il fatto che non c’entra con il tema del post, che dice altro, come (forse) lei potrà intuire rileggendolo. Non vedeva l’ora, di mostrare quanto aveva imparato bene la lezioncina? Brava. Sette più.

      • Lezioncina? Non ho bisogno di imparare lezioncine,scrivo quello che penso.
        “I radicali non sono tutti là”? E dove sono ? Difficile vederli,la linea-o,se vogliamo,la ‘lezioncina’-la dettano pannellabonino&c;e sono loro quelli che,dopo aver decantato e celebrato l’ideologia thatcheriana per circa 30 anni, negli ultimi tempi,diciamo a partire dal 2008,si sono fatti più prudenti e la “Thatcher italiana” (Bonino 1999,in veste quirinalizia) sulla sua illustre ‘maestra di vita’ preferisce fischiettare.
        Lei dice che non avrebbe voluto rispondere,e infatti,lei NON ha risposto :ha parlato di ‘lezioncina’ (boh???), ha parlato di ‘dogmatismo
        ottuso’,ma io ho citato dati reali e concreti,che caratterizzano-da sempre-la linea e l’ideologia del partito (non sarà la sua,ma è QUELLA del partito); ma soprattutto lei glissa e non risponde a quello che le vado chiedendo da qualche giorno:come fa a conciliare le idee e le proposte di Gilioli e Robecchi con l’idelogia del suo partito? Ah già,non c’entra con il tema del post,è per questo che “non può” rispondermi :rigore e disciplina prima di tutto,lo so. Beh,auguri.
        p.s. I toni che lei usa nei miei riguardi mi ricordano tanto,ma proprio tanto quelli che usava Capezzone :’toni’ di cui-naturalmente- mi sono sempre onorata.

        • Wè non cominciamo….il primo a dire che Capriccioli è sulla strada che porta a Rutelli, Vito e Capezzone sonostato io. E ci tengo ad esser considerato il primo ad aver fatto questa previsione.
          Per il resto che dire, se Capriccioli arriva ad offendere e a fare il cafone è perchè in questo blog (a differenza di metilparaben) si sta trovando ad avere a che fare con troppa gente che si permette di contraddirlo e smentirlo, e questo per un narcisista come lui è insopportabile.

          • Grazie Giuseppe,concordo:ma sai,’loro’ mi conoscono e sanno che io li conosco molto molto bene e le cose che scrivo sono difficilmente contestabili perchè sono vere.
            Per questo sono urticante,li disturbo e li irrito non poco.
            Ma io non mi impressiono.
            Un saluto

    • E’ dagli anni trenta del secolo scorso che il liberismo ha un solo avversario serio, che alla fine lo ha quasi definitivamente sconfitto, e non è stato il comunismo miseramente naufragato: la teoria keynesiana, che prevede il minimo possibile (e perciò fluttuante e non fisso) intervento statale in economia. Ad essa si ispirano tutte le economie sviluppate del mondo, Cina inclusa.
      Le parentesi Thatcher e Reagan, solo parzialmente liberiste (il liberista puro Milton Friedman sostiene che non dovrebbero esistere nemmeno le banche centrali!) furono la conseguenza di troppi decenni di interventi statali che stavano portando le loro economie al disastro. E la loro globalizzazione selvaggia ha permesso a qualche miliardo di cinesi, indiani e sudamericani di affrancarsi dalla fame, creando quella crisi su cui noi poveri occidentali facciamo il pianto greco meglio dei greci. Il capitalismo, che voi confondete con il liberismo, è l’unico sistema che ha dimostrato di saper gradualmente sconfiggere la fame e che può evolvere adattandosi ai cambiamenti sociali, purché la politica e gli elettori lo studino e lo regolino. E’ difficile? Embè? Io che le cose facili le lascio fare al mio cane.
      Da anni Emma Bonino è sulle posizioni del più keynesiano degli economisti, ex finanziere e attuale filantropo, grande elettore di Obama e critico verso le politiche di solo rigore: il guaio è che con quel debito accumulato fin dai tempi dell’unità nazionale ma che gli italiani hanno scoperto solo con Berlusca, investire in ripresa è pressoché impossibile: non si farebbe altro che far lavorare più gente solo per aumentargli ancora di più le tasse per pagare gli interessi sul debito schizzati alle stelle. Se Monti, che rappresenta la destra contro cui mi piacerebbe battermi, riuscirà a fare il miracolo di tirarci fuori da questa crisi, potrebbe sostituire San Gennaro.

  3. “Quindi Gianni Vattimo, la sua teoria del “pensiero debole”… rappresenta il vuoto, secondo il sig. Capriccioli”
    Per quel che vale, anche secondo me. E anche secondo una schiera piuttosto nutrita di filosofi e studiosi (occhio, Bauman è citato a sproposito, a mio modesto giudizio). C?è un dibattito piuttosto ampio in tutto il mondo, a riguardo.
    E se c’è un argomento vecchio e logoro (oltre che insidioso), è proprio quello della “morte delle ideologie”, la “fine della storia”, “fine delle grandi narrazioni” ecc ecc.

  4. Mah, sarò tardo, ma mi pare che le proposte di #sulatesta un bel disegno generale ce l’abbiano. E che servano appunto per dare una direzione al PD, che l’ha smarrita (se mai l’ha avuta). PD che soffre appunto di quel vuoto da ‘fine ideologia’. I mercati vogliono questo? E diamolo loro, pazienza se buttiamo la socialdemocrazia alle ortiche.
    Sarebbe invece il caso che qualcuno ricordasse loro quali sono gli obiettivi.

  5. Io, annamaria, la conosco bene? Ma chi? Urticante? Lei? Mah. Quanto a Giuseppe: cosa crede, che mi ci abbiano messo per forza qua dentro? Ma di che parlate, santo cielo: vi leggete, sì? Continuate pure a “urticarmi” così. Buon divertimento.

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