un blog canaglia

Affinita’ e divergenze tra il compagno Pannella e noi

in società by

Bel post di Nagasaki, qui , sui punti di contatto tra la galassia radicale e le truppe, per ora molto compatte, di Fermare il Declino. Non tutto necessariamente condivisibile, pero’. Visto che sono un rompicoglioni, parto dalle cose che non condivido.

Primo: nell’incipit si sostiene che, in fondo, si tratti di “pannelliani” da un lato e di “gianniniani” dall’altro. Dissento. Sui Radicali sappiamo, lascio direttamente a Nagasaki l’onore di replicare ad eventuali commentatori che cerchino eroicamente di ipotizzare una qualche autonomia materiale e intellettuale della dirigenza. Su Fermare il Declino, premessa doverosa, non sappiamo ancora. Seppure le premesse possano, superficialmente, lasciar presagire esiti simili, ricordo che siamo in campagna elettorale. E ogni tentativo di spersonalizzarla (Fermare il Declino e il PD sono le uniche liste presenti in tutte le circoscrizioni senza nome del leader sul simbolo) cozza con la dinamica di una campagna elettorale in cui la gente dice “voto Monti”, “voto Bersani”, “voto Ingroia” (sic). Tuttavia chi segue la dinamica interna di quel che per ora e’ solo un movimento, ma vuol diventare partito con tutto cio’ che questo implica, sa che la promessa ai militanti e’ quella di un congresso vero. Un saggio qui, al minuto 11

Secondo: la maledizione del destino minoritario. E’ una maledizione che caratterizza i partiti-chiesa, destinati al nanismo per l’attaccamento spasmodico all’identita’ piu’ che alle idee concrete e alle loro conseguenze pratiche. Il fatto che la base programmatica di Fermare il Declino sia incidentalmente la piu’ liberale sulla piazza, che su tutti i temi (non solo quelli economici) la mentalita’ e’ individualista, spontaneista, anti-legalitaria, anti-pianificatoria e anti-dirigista, non implica un’adesione identitaria stile riedizione dei partitini della prima repubblica – nel nostro caso, col santino di Einaudi, Malagodi, Panunzio o  Spinelli. La volonta’ di evitare questa caratterizzazione e’, per fortuna, esplicita.

Ci sono delle cose che vengono condivise, invece. Al netto di quelle scontate e ovvie, rimangono tutte quelle che molti radicali percepiscono sempre come proprie in esclusiva. Anche se i dirigenti Radicali sono i primi, chiusi nella contemplazione del loro ombelico, a non accorgersene. Nella lettera che Staderini rivolse ai fondatori di Fermare il Declino, vi era l’obiezione che agli estensori del manifesto mancasse consapevolezza “dell’assenza di legalità e la distruzione dello Stato di diritto”. So che questa formula viene spesso ripetuta come un mantra da chiunque stia nel giro di Pannella. E’ probabilmente pronunciata con un tono cantilenante e ripetitivo che ha l’obiettivo di indurre nel tesserato radicale uno stato di trance, in cui ha la sensazione di poter tornare al tempo della costituente e convincere i partiti della necessita’ di rispettare a partire dal giorno dopo le regole che essi stessi si erano dati. Ma la consapevolezza del fatto che la Repubblica e’ fondata sull’illegalita’ (a partire dall’art. 49 della costituzione, volutamente scritto in piccolo) non e’ esclusiva radicale. Nella sua fase paleo-liber-cazzara, se ne era accorto pure Tremonti, per dire. Usando parole per cui Pannella avrebbe proposto subito l’apertura di tavoli, dialoghi, conversazioni con Bordin.

Un solo appunto, sinceramente polemico ma anche, da tesserato e iscritto, autocritico. La partitocrazia che e’ conseguenza delle fondamenta illegali della Repubblica, etc. etc. Siamo tutti d’accordo. Ma allora bisogna rifiutare sempre di averci a che fare. Questo include sicuramente i diritti di tribuna coi rossi e i taxi dei neri. E’ mio parere che includa anche cantieri in cui il candidato e’, sostanzialmente, la versione varesina di Andreotti. Pannella

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

4 Comments

  1. Riferito al fatto che “Ingroia” e’ scritto persino piu’ grande di “Rivoluzione Civile”. Alla faccia della personalizzazione.

  2. Grazie per il contributo Luca, tuttavia ci tengo a rimarcare che il tema del mio post non fossero tanto i punti di contatto tra Radicali e Fid quanto la percezione, da parte della rete, di un minimo comune denominatore tra i due attuali leader, Giannino e Pannella.
    Diciamo che questa percezione è frutto di una semplificazione, nè da parte di Cerasa ci è dato capire perchè, per lui, #iovotogiannino sia il nuovo #iovotorosanelpugno. Cercavo allora di capire cosa ci sia sotto e di rispondere a chi dice che “in democrazia non vanno coltivate le elite”.
    Quanto al vostro essere elite, non so davvero se augurarmi o no che lo siate ancora per poco: ma lo siete.
    Forse è questo elitarismo che contribuisce all’immagine sovrapposta dei movimenti, mi chiedo. E mi chiedo se l’elitarismo venga prima o dopo della gallina, dove la gallina è l’agenda setting di regime che oggi – come fai giustamente notare – è anche meno di un talent show.

  3. Dalla “base” vi assicuro che ci sentiamo tutto fuorchè elitari.
    E anche nelle “scelte pubbliche” (come farci conoscere al grande pubblico sostanzialmente) cerchiamo sempre di non esserlo.
    E’ chiaro che se poi ci si ferma all’aspetto esteriore e al fatto che, ahimè, abbiamo ancora poca visibilità si può pensare che siamo elitari.
    Per quanto riguarda il leader, da dentro vi posso dire che è Giannino per motivi mediatici, essendo che il movimento non è nato dalla sua mente ma da quella degli altri economisti (Boldrin, Brusco, Zingales, De Nicola, Stagnaro, Moro).
    Questo non significa che Giannino non sia di egual caratura politico-economica ma semplicemente che era il più avvezzo alla diatriba politica nonchè l’unico che vive in Italia in pianta stabile.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Latest from società

Al posto di Fabo

Già si sentono i rumori di fondo dell’esercito di fondamentalisti che si
Go to Top