un blog canaglia

Abercrombie And Fuck

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Lo ha spiegato chiaro e tondo lo stratega della vendita al dettaglio Robin Lewis su International Business Times: il marchio fighetto Abercrombie & Fitch ha fatto la deliberata (ed ora esplicita) scelta strategica di escludere le persone sovrappeso (in particolare le donne) dai suoi negozi . Ci rincoglioniscono da anni con l’immane scempiaggine secondo cui oggi chi vende merce non deve vendere cose, ma emozioni, sensazioni, un mondo ideale, uno stile di vita apparentemente elusivo eppure relativamente abbordabile – basta metter mano al portafoglio.

Tanto ci hanno martellato con questa idiozia, che cominciamo a crederci sul serio: la pomata anti-emorroidi marca Lapo è quella che usano i VIP, per cui sono disposto a spendere il 200% in più del valore industriale del prodotto pur di sentirmi rinfrescato nelle mie parti private con lo stesso “stile” di un bamboccio dotato del QI di una mucca ubriaca. Finora l’uomo della strada ha consapevolmente accettato il patto con il piazzista che promette di fare di te un tipo “cool” – anche se fai schifo, a dispetto della pancetta, delle occhiaie e delle vibrazioni assai poco rassicuranti che ti restituisce lo specchio del negozio, occupato manu militari dall’immagine del tuo culo impietosamente inguainato in jeans skinny pesca a vita bassa (in  cotone biologico).

Oggi abbiamo scoperto che Mike Jeffreis, il vispo e plasticoso CEO di A&F, ha fatto un passo in più. Non ti ha lasciato intendere che, mettendoti nelle sue mani diventerai figo/a… troppo facile. Lui vuole proprio una selezione all’ingresso dei suoi negozi; insomma, mentre gli altri brand ti fanno sentire inadeguato, ma poi chiudono un occhio anche se non sei perfetto (basta che paghi), Jeffreis i soldi dei ciccioni o degli uomini sulla quarantina senza addominali a tartaruga non li vuole proprio.

Lo abbiamo scoperto oggi, anche se in un’agghiacciante intervista del 2006 a Salon, Jeffreis aveva detto senza mezze misure che quello che aveva in mente era un marchio destinato alla declinazione pop della Hitler-Jugend:

In tutte le scuole si trovano i ragazzi fighi e che godono di grande considerazione; e poi, naturalmente vi sono quelli che non lo sono poi tanto. Ecco, senza falsi pudori, noi cerchiamo di intercettare i primi. Vogliamo il giovane americano al 100%, attraente, talentuoso, pieno di amici. Un mucchio di gente semplicemente non c’entra niente con i nostri vestiti, né è possibile ci abbia mai a che vedere. Siamo elitari? Senza dubbio“.

Mentre mi divertivo a leggere le minchiate di questo ratto, mi sono venute in mente le parole con cui Marilyn Manson, alla festa per gli MTV Awards (4 settembre 1997), arringò la folla :

Cari compatrioti americani: non saremo più oppressi dal fascismo della Cristianità! E non saremo più oppressi dal fascismo della bellezza. Vi vedo lì sulle vostre sedie a fare del vostro meglio per non apparire brutti, ad adoperarvi per non apparire fuori posto, a mettercela tutta per aprirvi la strada che vi condurrà al paradiso… ma permettetemi una domanda: davvero volete andare a finire in un posto che è pieno di pezzi di merda?“.

E poi c’è gente che insulta il Reverendo, sostenendo che è un fenomeno da baraccone. Lucido è stato, altroché. E ora provate ad immaginare a giustapporre le parole di “The Beautiful People” agli esemplari da fiera campionaria della carne umana “light” che animano le campagne di A&F.

Tra i tanti che si sono stracciati le vesti per quella che in fin dei conti è la schietta esposizione di una strategia di vendita esplicitamente basata sulla discriminazione, vi è lo scrittore Greg Karber, il quale, in un video, divenuto rapidamente virale su YouTube, invita i giovani a consegnare alla associazioni di volontariato i propri capi A&F, in modo tale che questi finiscano per essere indossati da barboni, alcolizzati e homeless. Un tentativo di rebranding sarcastico di A&F, che, pur essendo suggerito da ottime intenzioni, io giudico reazionario e razzista. La sua condotta Karber, diretta a stigmatizzare gli eccessi del mondo della moda e del consumismo più deleteri, finisce per convalidare una visione della società piramidale: al top i giovani bene tanto cari a Jeffreis, in fondo, gli homeless, i “perdenti”.

Il paradosso è che, per contestare un ordinamento iniquo, egli finisca per ricorrere ad una implicita approvazione dello status quo. Gli homeless, i “miserabili” di Skid Row ripresi mentre ricevono capi firmati A&F sono usati come una clava da sbattere sulla grottesca faccia Jeffries. E’ come se Karber avesse detto a Jeffreis: così ha deciso di vestire l’élite? Adesso ti faccio vedere io: faccio usare gli abiti che produci alla feccia della società”. Tutto questo dimostra che personaggi come Jeffries sono un po’ come Berlusconi: una volta che ci hai avuto a che fare, non te li scordi più e, piaccia o no, sei costretto a farci i conti. Mentre naturalmente con il suo virus degrada ogni cosa intorno a te, perfino i tentativi di opposizione.

 

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

5 Comments

  1. Di tutta questa storia c’è una cosa che non capisco: hanno dei buttafuori che impediscono ai ciccioni di entrare nei negozi oppure, semplicemente, hanno in vendita solo abiti di certe misure?

  2. Mah, secondo me i “vestiti” Abercrombie & Fitch sono brutti. E le persone che spendono centinaia di euri per dei capi di cotone sfilacciati e sbrandellati hanno dei seri problemi, ciccioni o no.

  3. Secondo me c’è un altro modo di vedere il gesto di Karber, nel senso che la risposta deve per forza basarsi sulla visione del mondo del fighetto, per essere efficace.
    Ed è efficace perché in caso di successo darebbe un gran fastidio all’affascinante Mike Jeffries.

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