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Zingaro voglio vivere come te

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Da un po’ di tempo su questo blog il buon Alessandro Capriccioli si applica costantemente, direi con cadenza bisettimanale, a fustigare il popolino ignorante che malgiudica gli zingari, o per meglio dire i Rom, per mezzo di pregiudizi razzisti, affermazioni contradditorie e opinioni infondate. Nell’ultimo pezzo, addirittura, si evoca una sorta di stupidità inconscia e collettiva che emergerebbe in un buon numero di individui ogni qualvolta si tiri in ballo la questione della criminalità rom.

Quel che non capiamo, ci avverte Capriccioli, è una realtà invece molto semplice, davanti agli occhi di tutti – quasi banale. I Rom delinquono perché vivono segregati nei campi, in uno stato di “marginalità sociale”.

In tutta onestà, ho la forte impressione che la stupidaggine accusata da Capriccioli ricada ugualmente su coloro che considerano il problema dei Rom come una semplice questione di diritti, una negazione da parte delle autorità costituite – e, più in generale, dalla comunità non-rom – del riconoscimento di uno statuto paritario nei confronti di questo popolo. Insomma, affermare che i Rom commettono crimini perché poveri, marginalizzati e indifesi è altrettanto stupido, banale e pretenzioso quanto affermare che i Rom rubano per via di una qualche imprecisata tara razziale e/o culturale.

Ma di che Rom stiamo parlando? Dei Rom come grande categoria che comprende tutte le genti di lingua romaní? O dei Rom arrivati in Italia negli ultimi vent’anni a seguito della dissoluzione dell’URSS e delle guerra nei Balcani, escludendo così i Sinti, gli zingari stanziati in Italia sin dal XV secolo? Boh. Così come non si capisce bene quali sono i campi messi in discussione, quelli della tanto citata marginalità. Quelli di Roma? Di Bologna? Di Milano? Chissà.

A me sembra che parliamo di una miriade di realtà differenti, a fronte delle quali le diverse autorità locali e le diverse municipalità si rapportano in maniera differente. Il Rom-vittima come status assoluto e trasversale è una categoria assolutamente inesistente quanto i criminali-nati di lombrosiana memoria.

Questa retorica dell’omogeneità non fa altro che alimentare una confusione a beneficio di quelle forze politiche che nelle banalizzazioni ci sguazzano. Il qualunquismo terzomondista di Capriccioli è altrettanto dannoso quanto il razzismo di stampo nazi-fascista di Salvini. Come soluzione all’ignoranza, in maniera quasi omeopatica, si propone altra ignoranza – veleno per veleno.

D’altronde, potrei sbagliarmi. Forse la verità è a portata di mano, proprio davanti al nostro naso – e io sono troppo stupido per afferrarla.

 

Nato nella Somalia italiana nel 1909, si dedica giovanissimo all'antropologia lombrosiana e alla frenologia. Dopo aver contribuito alla fondazione di Latina, nel 1938 fugge in Argentina con Ettore Majorana poiché non condivide la linea morbida di Mussolini sul banditismo molisano. Rientrato in Italia negli anni '70 in seguito a una scommessa persa con Cesare Battisti, si converte allo stragismo mafioso e alla briscola chiamata. Tra i fondatori occulti di Grom, oggi passa la maggior parte del suo tempo refreshando la pagina facebook di Marco Mengoni.

16 Comments

  1. Sì, in effetti potresti sbagliarti. Perché vedi, Pilgrim, i campi di cui parlo (dei quali a quanto mi sembra sai pochino) sono quelli gestiti dai comuni (da pressoché tutti i comuni italiani, ma a occhio e croce sai pochino anche di questo) in ragione della cosiddetta “politica dei campi”, la quale a sua volta non è un’invenzione letteraria di Capriccioli, ma il risultato puntuale della cosiddetta “emergenza rom” che ha caratterizzato l’opera di governo, tanto a livello locale quanto a livello centrale, degli ultimi decenni, a dispetto della “strategia nazionale di inclusione” (della quale, sempre apparentemente, sai altresì pochino) adottata dal nostro paese in attuazione delle raccomandazioni europee.
    Potresti sbagliarti, inoltre, perché neppure affermare che la marginalità sociale moltiplica le possibilità di commissione di reati è un’invenzione di Capriccioli, ma un dato tanto acclarato da poter essere definito senza mezzi termini pacifico, naturalmente in senso generale e non riferito ai soli rom.
    Potresti sbagliarti, poi, perché pur affermando di avendo letto i miei precedenti post (cosa che non sei tenuto a fare in assoluto, ci mancherebbe, ma avresti l’obbligo di aver fatto allorché, come mi pare, li citi) definisci la mia posizione “terzomondista” (e qua dobbiamo fare a capirci, perché insomma, il terzomondismo coi rom ci azzecca poco, ma ripeto, facciamo che ci siamo capiti) mentre essa tutto è, tranne che quello: si basa infatti (pensa un po’ te) sui costi a carico dei cittadini e sulla possibilità di contenerli pur rispettando i diritti umani meglio di quanto si faccia oggi. E’ una posizione politica in senso stretto, giacché fa parte di un’attività che si sta portando avanti insieme alle più importanti realtà che si occupano di rom in Italia; e che, di nuovo, non è obbligatorio conoscere, ma sulla quale sarebbe il caso di documentarsi prima di criticarne gli esiti.
    Potresti sbagliarti, infine, perché evochi con una certa disinvoltura il qualunquismo e l’ignoranza laddove si citano i dati e si cerca di farne qualcosa di costruttivo, le banalizzazioni laddove si cerca di puntualizzare, la confusione laddove si prova, con grande fatica e documentandosi con molto scrupolo, a fare chiarezza. E anche a questo proposito vale quanto ho scritto tre righe più su.
    Insomma, riassumendo: sì, potresti sbagliarti. E mi sa che di fatto, purtroppo, ti sbagli.
    Tuttavia, a mio modesto modo di vedere, non per stupidità: quanto per la smania di buttare là una polemica sciatta (scusami eh) tanto per, sapendo poco o niente dell’argomento di cui parli. Oppure, che sarebbe anche peggio, sapendone ma facendo bella mostra di non saperne.
    Vabbe’, succede.
    Stammi bene, Billy.

    • Sono stanco e non ho voglio di rispondere a tutto il pippone, mi limito quindi a una sola domanda: la famosa malpolitica/malagestione dei campi riguarda allo stesso modo tutti i comuni di Italia?

      Perché nei tuoi precedenti post citi sempre e solo Roma.

      Magari è ora di uscire dal GRA.

      • Mi fa piacere che confermi quanto dicevo: ci hai scritto un post al vetriolo (sic) e non sai manco questo, tant’è che lo chiedi a me. Dopo aver pontificato, ca va sans dire. Metodo impeccabile: prima parlare, poi informarsi. Sai cosa? Mi sa che sono più stanco di te. Sono info disponibili, cercatele. E poi, magari, scrivi un post in cui sai di cosa parli. Bacioni.

  2. Ah, un’altra cosa: ti ho sistemato la foto, che aveva una fastidiosa riga nera verticale a sinistra. Si vede che era tutto un po’ sciattino, oggi.

  3. Capriccioli mi permetta. Io li ho letti tutti i suoi articoli dedicati ai ROM e stringi-stringi continuano a sfuggirmi dei dettagli.

    Ad esempio Lei di tutti queste persone cosa ne vorrebbe fare?
    Istruirli? Mandarli in Comune a lavorare? Gli facciamo fare un concorso e li assumiamo nelle aule dei tribunali? In Parlamento?
    Un corso di etica, e di condivisione del bene nel rispetto di essere degli ospiti, di pulizia, di igene? Li diamo a Canimorti per compagnia privata? Dove, come ma soprattutto quando?

    • Scusa se mi intrometto e rispondo per un altro.
      “Potremmo farne” più o meno quello che facciamo per te, cioè una serie di servizi inclusivi che tu dai per scontati, sanità, salute, accesso al lavoro, al credito, etc…
      Dovremmo però smetterla con le politiche di emergenza e le politiche dei campi nomadi.

      • Andrea, molto serenamente e con rispetto, credo che con le tue parole ti sia reso partecipe di quella “confusione” di fondo che regna sull’argomento.

        Parlare di diritti e parlare di campi sono due cose diverse, così come diventa difficile parlare di Rom se non si ha ben chiaro di chi e cosa si sta parlando.

        Per andare sul concreto: i Sinti (i Rom nati e cresciuti in Italia da generazioni) hanno gli stessi diritti che abbiamo io e te, dal momento che possiedono una carta d’identità italiana. Sono cittadini italiani e possono votare. Parlano la nostra lingua, hanno i nostri cognomi e somaticamente sono simili a noi (tutt’al più alcuni sono un po’ scuretti di pelle, va’). Non credo nemmeno sia possibile discriminarli sulla base di qualche fantomatica appartenenza razziale, dato che nella maggior parte dei casi non sono riconoscibili (il mondo dei cosidetti cripto-rom è molto più ampio di quanto pensiamo).

        Poi ci sono i Rom provenienti dall’est Europa, e in questo caso si pone effettivamente un problema di diritti, dato che lo status politico di questo gruppi in molti casi è ambiguo. Bisognerebbe tuttavia specificare di che diritti stiamo parlando, dal momento che, per esempio, l’accesso alla sanità pubblica è già aperto a tutti, stranieri compresi.

        Altro problema: alcuni di questi Rom dell’est sono cittadini europei (ad esempio quelli che vengono dalla Romania) e altri no (ad esempio i Bosniaci). Anche questa distinzione mi sembra piuttosto importante quando si tratta di parlare della questione dell’attribuzione dei diritti.

        Infine c’è la questione degli zingari non-Rom, ad esempio i Camminanti sicialiani, e anche lì è un altro paio di maniche.

        Come vedi Andrea il problema non è risolvibile in blocco (“diamo i diritti agli zingari!”), così come non si puo pensare di applicare un’unica ricetta valida su tutto il territorio nazionale (“chiudiamo i campi i rom”) dal momento che le realtà locali si rapportano con le molteplici realtà zingare in tantissimi modi diversi.

        E la questione della presunta delinquenza seriale degli zingari…bé, questo è un altro problema ancora.

        • Altrettanto serenamente penso che sia tu a fare confusione, secondo me alphadog chiedeva cosa fare degli abitanti dei campi e a mia risposta era su quel tema.
          lieto di averti chiarito almeno una questione.
          ciao

        • Da “nullatenente” per avere elemosina sociale dal Comune devi travestirti da ROM non basta avere la cittadinanza per essere una esclusiva.

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