un blog canaglia

You say you want a Revolution

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La cappa di tristezza che accompagna questo momento storico, diciamo dalle elezioni in poi, è atroce.  Del tipo che spesso ti trovi ad invocare qualcosa come un olocausto nucleare, o un’invasione barbarica (quelle vere, quelle coi Goti incazzati), o una zombie apocalypse, così per poter dire…”beh, almeno sta succedendo qualcosa di stravagante”. Mentre le larghe intese,  Enrico Letta a Montecitorio (ndr: nel mio precedente post avevo detto che l’ideale di premier era un giovane prete con la maglia dei metallica. Mi sbagliavo solo sui metallica.) e Napolitano (bis) al Colle tutto sono tranne che stravaganti.
E ti dici: ci vorrebbe una rivoluzione. E a questo punto arrivano i Grillini. Ebbene, il grillino è convinto che sia in atto, grazie a lui, una vera rivoluzione culturale. Così mi ha detto, l’amico musicista e fervente grillino: “oh, è in atto una grande rivoluzione culturale”.  (poi quando gli dici “oh, vedi che l’ultima “grande rivoluzione culturale” fece qualcosa come 7 milioni di morti in Cina” ti risponde: “Eeeh? Ma quando?” . E tu quindi sorridi. E invochi. Ma non è questo il punto di questo post.)
Rivoluzione culturale, dice. Aspetta un momento.
Ogni rivoluzione “culturale” che si rispetti ha un fermento culturale della madonna che la sottintende e la alimenta, no? È proprio tautologico. Ha una letteratura, ha una colonna sonora. È un dato di fatto.
Senza andare a ricordare cosa successe in ambito culturale e musicale durante la rivoluzione francese, il ’68 aveva dio-solo-sa-cosa. Woodstock, l’isola di Wight, Hendrix, Lennon, Andy Wharol, Godard, i Jefferson Airplane. Il ‘77  aveva i Clash, i Pistols, il Punk, i Talking Heads, i Ramones, Re Nudo, gli Area.
Questa rivoluzione che ha? “Un grillo per la testa”?(quella canzone oscena, oscena, che si sente ogni volta che apri un video su beppegrillo.it)
Le rivoluzioni culturali hanno la forza esplosiva delle idee nuove, partono dal voler costruire qualcosa di nuovo, e la distruzione del “vecchio” è qualcosa che viene dopo, di conseguenza. Qua l”odio cieco e la volontà di distruzione di ciò che viene considerato “vecchio” sembra sia proprio il presupposto e, per molti , quasi l’unico fine.

Le rivoluzioni hanno leader giovani e determinati, visionari e coraggiosi. Come cazzo fai a seguire Grillo e Casaleggio e a proporre Presidente Rodotà, degnissima persona, ma di 80 anni?

E poi, da dove viene questa ossessione nel voler mandare tutti ar gabbio? “In galera! In galera!” gridi come un ossesso. Apprezzi il magistrato che fonda un partito che si chiama “Rivoluzione Civile” e non ti salta all”occhio neanche un pò la comicità dell”ossimoro non voluto?? Ma che rivoluzionario sei?

Ma dico, li hai ascoltati Brassens, Johnny Cash, Dylan, De Andrè? Come fai a idolatrare Marco Travaglio, che è uno che al Pescatore di De Andrè avrebbe chiesto la condanna per favoreggiamento personale, concorso in omicidio e pesca abusiva? ma ti rendi conto?
Caro rivoluzionario, tu non hai idee nuove, dici cose tristi, cose già sentite, dalla Lega Nord nel 94, per esempio, e da molti altri prima di lei. La tua idea di giustizia sociale si risolve nel posto fisso. Non ti sbatte niente delle violazioni dei diritti umani, non ti sbatte niente delle violenze che vengono poste in essere affianco a te.  Tu vuoi il posto fisso. Per te.  E se ciò che ti muove è l’idea del posto fisso e non la folle speranza di poter cambiare la società, non scriverai mai Blowing in the wind, non scriverai mai Sulla Strada, non registrerai mai London Calling. Al massimo andrai a X Factor, o dagli Amici di Maria.
La tua non è una rivoluzione. È solo protesta. Ed è un”altra cosa, molto meno nobile.

7 Comments

  1. Io ormai non lo so: piu’ leggo blog e pezzi di giornale piu’ mi meraviglio di quanto e’ facile scrivere cose senza fondamento.
    Come se proporre al Quirinale o a capo del governo uno che ha un’ eta’ avanzata non puo’ in qualche modo essere rivoluzionario. Se fosse stato per lei allora Ruhollah Khomeyni rientrato in Iran nel ’79 a 77 anni non avrebbe dovuto mettersi a capo della rivoluzione iraniana. Per inciso: quella iraniana si che e’ stata una rivoluzione non il suo bel ’68 con tanto di carrozzone mediatico – commerciale al traino. A parte che Brassens di rivoluzionario non ha nulla nemmeno nelle intenzioni – vedi “Mourir pour des idees”, maltradotta da De Andre’ in Morire per delle idee -. Tutta la gente che lei cita con forse l’ eccezione di Kerouac e il primo Dylan hanno approfittato del vento di cambiamento per vendere dischi o perlomeno hanno permesso ai loro agenti di vendere a fare soldi.

    E visto che ci siamo dal momento che ogni rivoluzione che si rispetti “ha una letteratura, ha una colonna sonora. È un dato di fatto”, mi saprebbe citare qualche brano della rivoluzione – anche culturale – iraniana del 1979? O qualche artista plastico (islamico!) che ha interpretato – alla Wharol- lo spirito della sharia iraniana prima o dopo il 1979?

    I punk avrebbero fatto la rivoluzione? Per piacere.

    P.S. E chi e’ che vorrebbe mandare tutti ar gabbio? Ci pensi bene a quello che scrive

  2. Commento interessante, ma guardi che la rivoluzione iraniana ce l’aveva eccome una colonna sonora. Può farsene un’idea qui: http://iranian.com/Revolution/audio.html

    Sul mandare tutti al gabbio: sono d’accordo, non tutti i grillini vogliono mandare tutti al gabbio… la maggior parte di loro invoca direttamente le forche in piazza (prenda pure una qualsiasi serie di commenti ad un qualsiasi post su facebook di un qualsiasi meetup per farsi un’idea).

    • Certo era solo per spirito di polemica che dicevo. Sicuro avranno avuto una “colonna sonora” anche in Iran, di certo molto differente nei modi da quella della “simil” rivoluzione strisciante della seconda meta’ del XX secolo in occidente. Per certo, pero’, in Iran non hanno avuto nessun Wharol tanto per dire: sono musulmani.

      Attenzione: non stavo difendendo nessun grillino. Solo mi riferivo a questa maniera che si sta diffondendo in Italia da ormai troppi anni di voler appioppare l’ etichetta di giustizialisti, manettari o forcaioli a quelli che chiedono che le regole che valgono per un poveraccio qualsiasi vengano applicate – e a maggior ragione – anche a chi detiene o ha detenuto incarichi pubblici. A prescindere dal censo. E’ tanto sbagliato? Per quello che riguarda la mia personale opinione aborro le galere e mi basterebbe vederli interdetti da qualsiasi incarico e concessione pubblici a vita. Che vadano a coltivare fiori.

  3. Guarda, francamente la battuta su XFatctor e Amici te la potevi proprio risparmiare, visto ke ti smonta tutto l’articolo: ti dice niente “libernazione got’s talent”?
    Ad ognuno la sua rivoluzione culturale.

  4. “Marco Travaglio, che è uno che al Pescatore di De Andrè avrebbe chiesto la condanna per favoreggiamento personale, concorso in omicidio e pesca abusiva”
    Fantastico. E verissimo.

    Piccola nota a latere: quella Punk è stata una rivoluzione. Una rivoluzione che magari può non piacere, certo non una rivoluzione immane come altre rivoluzioni sopracitate, ma senz’altro una rivoluzione i cui echi vivono ancora, ben al di fuori dei confini del mondo della musica.

  5. Un post qualunquista, all’altezza (bassa, molto bassa) degli obbiettivi che vuole picconare.
    Ne ho le tasche pieni di questi savonarola “della parte opposta”.
    Qui vorrei dei post davvero rivoluzionari: ogni tanto qualcuno ce n’è, non il suo, che ripropone per l’ennesima volta quello che altri suoi colleghi hanno scritto qui e altrove.
    Rimandato…anzi, bocciato proprio.

  6. Per qualcuno la rivoluzione significa avere persone oneste che amministrano lo Stato in modo trasparente e con competenza, significa cercare di mandare via la mafia dai posti di potere, significa eliminare la corruzione, riconoscere diritti civili a omosessuali e transgender. Scusate, magari qualcuno si aspetta di qualcosa di più, a me e a tanti altri basta questo.

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