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Voters waiting to vote in polling place

Votare non è mai un obbligo, far campagna per astenersi è sbagliato

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A ben vedere, l’argomento che la costituzione, prevedendo un quorum al referendum, giustifichi la campagna per l’astensione non convince molto. Il quorum è un istituto che serve a evitare che minoranze organizzate possano sfiancare la democrazia rappresentativa promuovendo continue consultazioni alle quali i cittadini a lungo andare si disinteresserebbero, lasciando mano libera alle stesse minoranze organizzate. Non è che siccome c’è il quorum allora si può non votare; perché in questo caso dovremmo desumere un obbligo di voto quando il quorum non è previsto, cosa che nessuno si sogna di fare.
Da qui a dire che la norma sul quorum autorizzi le istituzioni a far campagna per l’astensione, insomma, ce ne corre.

In realtà è l’articolo 48 che dovrebbe sconsigliare una campagna del genere. Ma non la parte sul “dovere civico”, anzi quella parte rende chiaro che i costituenti non si esprimessero in favore di un obbligo giuridico di votare ma optassero per un semplice invito alla partecipazione politica, con buona pace di Bordin de il Foglio, che evidentemente è troppo occupato a far la guerra alla costituzione, salvo giustificare gli isterismi radicali sulla costituzione stessa quando fa comodo a lui. Quando Napolitano nel 2011, da Presidente della Repubblica, dichiarò che sarebbe andato a votare perché lui fa sempre il suo “dovere” si riferiva quindi alla semplice opportunità politica, al dovere del buon cittadino di partecipare alla vita politica del paese. Che è come il dovere di essere beneducati: non è un obbligo, non c’è alcuna sanzione, ma è bene partecipare. Si presume intendesse questo, allora. Sarebbe però interessante capire come mai oggi ha cambiato idea.

Quanto al resto, in realtà è la parte sul voto segreto che dovrebbe scoraggiare una campagna astensionistica. Caricando il non voto di un significato politico, infatti, e cioè giocando a sommare i voti dei contrari al quesito con quelli di chi si asterrebbe a qualsiasi consultazione, si rende palese l’indirizzo di voto di chi invece si reca a votare. Chi va votare lo fa contro l’indicazione del governo e non ha modo di evitare che questo si sappia. La volta che ci fossero interessi sostanziosi legati al referendum, inoltre, sarebbe quasi impossibile evitare fenomeni di voto di scambio perché il voto è sostanzialmente scritto o – in caso di astensione – non scritto sulla tessera elettorale.

Fare campagna per l’astensione, insomma, non sembra offrire agli elettori tutte le garanzie previste dalla Costituzione. Questo le istituzioni paiono esserselo scordato. Magari la prossima volta sarà meglio

6 Comments

  1. Visto che di fatto i NO e gli astenuti al referendum si sommano, chi va a votare NO facilita i SI: se gli aventi diritto fossero 50 milioni e nessuno andasse a votare NO, i SI dovrebbero raccogliere 25 000 001 voti; ogni sostenitore del NO che va a votare abbassa quest’asticella: paradossalmente, se 12 500 000 sostenitori del NO andassero a votare, per i SI sarebbero sufficienti 12 500 001 voti per abrogare la legge.
    Quindi nei referendum l’astensione è una posizione politica legittima.
    E il modo più efficace che una forza politica ha di sostenere la legge che il referendum si propone di abrogare è quello di fare campagna per l’astensione

    • “Quindi nei referendum l’astensione è una posizione politica legittima”
      Più che legittima, secondo codesto ragionamento, la definirei “possibile”, perché di “legittimo” in senso stretto ha davvero ben poco, almeno a mio modo di vedere; mettersi in saccoccia quell’astensione fisiologica, che nei referendum “tecnici” tipo l’ultimo è pure di solito maggiore, falsa fin da subito le posizioni di partenza dei due schieramenti, e non di poco, ed è in sostanza la classica, ed italianissima, “furbata” da mentecatto e per di più fatta in perfetta malafede, perché tra le conseguenze di tale “furbata” c’è senz’altro l’allontanare ancor più cittadini dalle urne, con effetti pratici sul senso stesso di Democrazia sui quali è d’obbligo quantomeno chiedersi “qui prodest”, ma questo è un altro discorso che qui è decisamente OT.
      Se davvero fosse “legittimo”, come tu dici, non ci sarebbe neanche bisogno di stampare la casella con il NO sulle schede…

      • Solo due considerazioni:
        1) Giudicando la situazione a posteriori, direi che nessuno ha tentato di “mettersi in saccoccia” i numeri dell’astensione: Renzi non è stato mica così idiota da dichiarare nel postreferendum “il 69% degli italiani è con me” solo perché il quorum ha raggiunto il 31%
        2) Dubito fortemente che l’appoggio di Renzi all’astensione in occasione di questo referendum abrogativo “allontani ancor più i cittadini dalle urne” in generale: basterà osservare l’affluenza al referendum costituzionale di ottobre, che da tutte le parti si prospetta come molto partecipato

  2. Continuo a non capire la necessità di questo dibattito. I Padri Costituenti hanno voluto evitare la dittatura dei pochi e hanno creato uno strumento che quasi 70 anni dopo mostra il fianco in un contesto sociale differente.

    Embé?

    Il testo della costituzione è quello, le intenzioni dietro il testo sono ininfluenti.

  3. Per esempio, anche la legge sull’obiezione di coscienza per l’aborto porta a situazioni (interi reparti ginecologico in cui tutti sono obiettori e non si eseguono aborti) che non erano nella intenzione del legislatore.
    Ma discutere di cosa pensava il legislatore e inutile di fronte al testo della legge, che rende possibili tali situazioni.

    • Ma siamo sicuri che sia “la legge” che rende possibili simili distorsioni o piuttosto la ferma volontà di qualcuno di distorcere la legge, o non correggerla adattandola al mutato contesto sociale ad esempio, in modo da depotenziarla fino, in certi casi, a renderla sostanzialmente inutile?
      No, perché mi sembra che, anche se il risultato non cambia, ci sia una grossa differenza; ed è una differenza che meriterebbe ben più di un dibattito…

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