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Voglia di bestemmiare

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Nel Pd della Capitale gli sbardelliani, i veltroniani, i popolari e perfino qualche ex berlusconiano, tentano di rifarsi una verginità renziana. Si riuniscono, progettano, rilanciano.

Più il marziano Marino fa buchi nell’acqua, più i marpioni si ringalluzziscono. “Il fuso orario del Campidoglio va regolato con quello di palazzo Chigi” dicono. Forti – s’intende – non di qualche risultato politico, ma esclusivamente di campagne elettorali concluse in grande stile, magari con i dipendenti di Atac, di Ama, o di un’altra fabbrica di consenso romano, tutte in dissesto con i soldi dei cittadini.
Nulla di nuovo. È il vecchio istinto gattopardesco. Del resto vi siete mai chiesti quali meritorie iniziative politiche abbia condotto Enrico Gasbarra per totalizzare 102.411 preferenze? Per non parlare degli altri capi corrente ancora più sconosciuti.
Su questo il dibattito dentro il Pd non è pervenuto. Neppure quando l’unico consigliere Radicale, Riccardo Magi, ha denunciato con Sergio Rizzo, il meccanismo ventennale di accumulazione del consenso a Roma. A destra, al centro e a sinistra. La manovrina d’aula o il maxiemendamento notturno, con i quali si foraggia de facto il bacino elettorale dei consiglieri, terminali dei capibastone. Non c’è alternativa a questo modello, dicono. I dirigenti comunali assunti esternamente all’organico già abbondante del Campidoglio per organizzare tra le altre cose la Festa dell’Unità di Roma (o Festa democratica), non hanno predisposto nessuna tavola rotonda sull’argomento.

Ma ci sarebbe dell’altro per quanto riguarda il maggiore partito della Capitale e del Paese, se la cronaca dei giornali romani non fosse peggiore dei politici che in buona parte dirige. Ad esempio si potrebbe riflettere sull’inossidabilità della “questione romana”. Il Papa apre nuove stagioni, loro no.

L’ostruzionismo del Pd in Campidoglio è velato ma a tutto campo. Per il Registro del testamento biologico c’è voluto l’intervento del Prefetto di Roma per calendarizzare la delibera. Per le Unioni civili si attende da due anni la votazione di un testo sottoscritto da 8 mila romani, dopo che Walter Veltroni, su richiesta del Card. Bertone, fece fuori il primo tentativo Radicale nel 2007. Miriam Mafai all’epoca la definì la “prima sconfitta per il Pd” che stava nascendo in quei mesi. Per alcuni una sconfitta per altri una vittoria che resiste nonostante la rivoluzione interna al Partito democratico. È forse un caso che per il futuro della Capitale tutti i nomi finora emersi siano legati ad un passato democristiano? Da Enrico Gasbarra a Dario Franceschini. O come nel caso di Marianna Madia, ad un presente contrario all’aborto e all’eutanasia. “Quando sei lì – racconta Marianna del suo viaggio a Medjugorje  in realtà non ti interessa capire se è vero o no quel che si racconta. Non ti poni il problema. Entri in una dimensione di fede più forte, di consapevolezza profonda”.

E quello di non porsi il problema di capire è un modello a forte vocazione maggioritaria. E così da una parte non bisogna farsi troppe domande sulle responsabilità del sistema clientelare nel fallimento in termini di dissesto finanziario di Roma, dall’altra meglio non tenere conto che sui diritti civili e la laicità il popolo da sempre è più pronto della sua classe dirigente. Lo dicono tutti i sondaggi da anni. Dall’ici per gli hotel cattolici all’eutanasia. Meglio non ricordare il 54% ottenuto della mangiapreti Emma Bonino che nel territorio di Roma vinse contro Renata Polverini, nonostante il sabotaggio orchestrato dei vertici del PD, raccontato poi da Concita De Gregorio.

Trasparenza, onestà, buon governo della cosa pubblica, ma anche laicità e nuovi diritti. A vincere furono altri. E i protagonisti a Roma – direttamente o tramite veline – quelli restano.

Collabora principalmente con Radio Radicale dove dirige il format di inchieste Fai Notizia. Negli ultimi anni ha scritto per Il Manifesto, l'Unità, Europa Quotidiano, Il Garantista, L'Opinione, Il Riformista. È l'editoria ad essere in crisi, non crede sia lui a portare sfiga.

1 Comment

  1. scusa Alessandro, condivido in massima parte la voglia di bestemmiare ma mi viene un dubbio… sembra sempre che i politici assecondino la parte cattolica per accaparrarsene i voti.
    Detta così mi immagino i politici quasi atei ( direi più puttane) e indipendenti che valutano le diverse convenienze con una controparte, cattolica, comunista, lavoratrice etc.
    Non è forse più realistico pensare che dato che sono finiti li spinti anche da certe correnti ne facciano in realtà parte al 99%? Quindi non è per interessi e numeri che si comportano in un certo modo, ma perchè effettivamente sono espressione naturale di coloro che vogliono assecondare, fanno parte della stessa famiglia. Hai presente uno che viene da CL e magari ci ha passato la gioventù che lavaggio del cervello ha avuto?
    Anche perchè come dici tu i sondaggi spesso esprimono altre tendenze.

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