un blog canaglia

Vizi Capitali: accidia

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Mi sono sfilato con un po’ di fatica gli anfibi e li ho abbandonati alla meglio all’ingresso; nel corridoio ho seminato, nell’ordine, borsa, giaccone, giacca, camicia, jeans e boxer: con indosso solo i miei (amati) calzini a righe rosse e blu entro nel bagno e mi do un’occhiata allo specchio. Considero la mia espressione alienata, le occhiaie profonde, scure. Mi sembra opportuno lavarmi i denti: un automatismo che mi porto dietro da quanto ero alto un metro, lavare i denti prima di andare a letto. Peccato che ora sono le tre e venti del pomeriggio, e che tra dieci minuti inizia la “riunione delle riunioni”, in cui è atteso il mio “importante contributo”.

Nudo, vado in cucina, e mi somministro una dose liberale di tranquillanti, accompagnati da 4 pasticche di cioccolato M&M’s – oggi si possono avere anche in versione personalizzata, tipo con le tue iniziali stampate sopra ogni confetto. Dodici passi contati mi conducono davanti al letto. Sollevo un lembo del piumone chiaro con i disegnini e mi ficco a letto. Mi giro sul lato sinistro, il mio preferito, dal momento che lascia libero l’orecchio destro, che sente meno. Qualcuno mi ha detto, però, che dormire sul lato sinistro affatica il cuore. Chissà se è vero. Mi tiro il lenzuolo imbottito fin sopra la testa e comincio a respirare l’aria di là sotto. E’ un gioco che facevo da bambino: respirare per un po’ l’aria viziata sotto le coperte, e poi cacciar fuori di botto la testa, ed annusare l’aria fresca, ossigenata, della stanza i cui termosifoni erano spenti da ore. Il mio ingenuo sinestismo infantile mi faceva immaginare che quell’aria fosse di un blu metallico tempestato di macchie d’argento, esattamente come il fondalino che nel presepe serviva a ricreare una fredda notte palestinese.

Erano notti serene, quelle: ronfavo avvolto nel mio bozzolo di amore familiare, la membrana opaca che mi impediva di vedere i guai e le tragedie che si consumavano nella famiglia – almeno quelle che ai miei genitori era possibile nascondere. A parte questa sensazione di protezione, che valuto oggi in prospettiva, non ricordo quasi niente di quei giorni vissuti oltre trenta anni fa. Per l’esattezza, di quell’era remota mi sono rimasti appiccicati dei frammenti casuali: le province di Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia, che mi si presantano ancora in ordine alfabetico; un incisivo sbeccato bevendo (ovviamente di nascosto) direttamente dalla brocca d’acqua che stavo portando a tavola e rimbalzatami direttamente sui denti grazie alla mia goffaggine; quando mi hanno bruciato una verruca da sotto il piede e poi ho camminato zoppo per diverse settimane; il tentativo di decifrare un film di un qualche minimo contenuto sessuale attraverso la nebbia catodica del televisorino portatile Philips (una pellicola di Pasolini), ricavandone la sconvolgente e ben poco eccitante vista di membri maschili mediorientali; la lista di preghiere da recitare prima di dormire – se avevo troppo sonno, mi concedevo la possibilità di “saltarle”, con l’impegno implicito a “recuperarle” la sera successiva. Il brutto veniva quando dovevo “mettermi in paro” per diversi giorni di turni rimandati! E vabbè che ho avuto una maturazione tardiva, e che magari non sono un un genio: ma ancora mi domando come un simile mondo mi sembrasse avere senso…

Anche ora sono al riparo di in un bozzolo di piuma, in posizione fetale, e ho pure escogitato una manovra che mi permette di nascondere anche la testa sotto le coperte lasciando un buchino per respirare. Complice la chimica, le membra si fanno pesanti, e sull’anima cala una pace serafica, scandita dal mantra del fanculo: fanculo il lavoro, fanculo la politica, fanculo i maschioni e fanculo le femministe, fanculo la scuola pubblica e fanculo anche la scuola privata, fanculo il fisco e fanculo gli evasori, fanculo i vessatori e fanculo i lavativi, fanculo la religione e fanculo pure gli atei, fanculo il papa e fanculo il dalai lama, fanculo la castità e fanculo il sesso, fanculo i moralisti e fanculo i libertini, fanculo la musica classica e fanculo la musica leggera, fanculo le scale e gli ascensori, fanculo i vecchi che puzzano e fanculo i giovani profumati come mignotte, fanculo le élite e fanculo le masse, fanculo i giornali e pure i blog, fanculo la guerra ed anche i pacifisti, fanculo le dittature e fanculo pure le democrazie, fanculo Prada e fanculo i punk, fanculo i gattini e fanculo gli animali che uccidono per il piacere di farlo, fanculo i carnivori e fanculo i vegetariani, fanculo il vino e fanculo l’acqua, l’hashish e la birra, fanculo gli arroganti e fanculo i timidi, fanculo la “casta” e fanculo l’uomo della strada, fanculo gli estremisti e fanculo i moderati, fanculo i fascisti e fanculo i comunisti, fanculo i poeti e fanculo gli ingegneri. Fanculo.

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

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