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Vita e morte del Re della Noia

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Theodorus Kikke è stato uno dei più geniali progettisti di videogiochi che il mondo abbia conosciuto. Nato a Marciana Silva nel settembre del 1960, si laureò in ingegneria elettronica alla facoltà di Heidelberg, dove conseguì il titolo dopo appena due anni, sei mesi e quattro giorni di frequenza. Una particolare configurazione del suo apparato sessuale lo aveva reso amante innaturalmente potente, benché incapace di provare un autentico orgasmo – se non, pare, esattamente ogni centesimo rapporto. Il suo fegato e il suo pancreas erano in grado di metabolizzare alcol e droghe senza difficoltà, cosa che gli rese impossibile il raggiungimento di un vero e profondo stato di alterazione.

In una tiepida sera tailandese, mentre prestava i suoi servigi ad una dozzina di giovani donne e uomini prezzolati dopo aver fumato oppio, gli arrivò l’illuminazione. Il volto della turnista sessuale del momento era contratto in una smorfia di piacere, ma a Theo sembrò che la sua bocca orientale proferisse parole profetiche (per la verità, la giovane non fece altro che continuare la sua farsa a base di raffiche di “fuck me fuck me fuck me”).

Avrebbe fatto fortuna con i videogiochi! Tornato in Germania, attraversò un periodo di febbrile attività, che per qualche mese lo allontanò dal suo stato d’animo costante, quello di una irredimibile noia. Chiuso nel suo tecno-eremo nel mezzo di una impenetrabile foresta, Kikke scrisse milioni di righe di codice fino a che una prima versione di Burokratzia venne alla luce. Era il 16 aprile del 2009. Anche se il prototipo era ancora molto imperfetto, a causa di una serie di bug e di alcune incoerenze di sceneggiatura, la sostanza del best seller che ha ucciso migliaia di persone era già lì. Quando qualcuno gli chiedeva chi mai avrebbe speso dei soldi per giocare ore ad un gioco che prometteva di essere “il più noioso mai prodotto”, Kikke, sbuffando rispondeva: “La musica industriale è un modo sgradevole per raccontare un mondo di violenza, perversione, malattia mentale, isolazione e delitto. Forse che per questo ha avuto meno successo? Il mondo che ci siamo costruiti è noioso: l’arte può reagire al male facendoci volare alto su quella lava. Ma, altrettanto legittimamente, l’arte ci può far sprofondare in quella merda”.

Poiché non trovò nessuna azienda disposta a distrubuire Burokratzia, Kikke decise di regalarlo: rese il gioco disponibile per download gratuito il 31 ottobre del 2010. La prima versione comprendeva sei “gironi”: 1) la scuola; 2) la dichiarazione dei redditi; 3) il lavoro impiegatizio; 4) i fumetti e i romanzi incomprensibili; 5) il sesso monotono. Il gioco era di una difficoltà mortale. L’obiettivo di Kikke era spremere al giocatore tutte le sue risorse, in modo da fare di ogni girone un’opera perfetta che rappresentasse una particolare sfaccettatura della noia. Se per caso qualche player perverso provava insano interesse per le materie imposte a scuola, veniva punito severamente. I suoi crediti venivano azzerati e ritornava al punto di partenza. Sembra che il suo capolavoro sia stato il quadro della dichiarazione dei redditi: il giocatore assumeva la “persona” del commercialista di una famiglia di diciotto persone, ognuna della quali aveva dei problemi complicatissimi da capire ma soprattutto da far rientrare all’interno delle casistiche kafkiane dell’Agenzia delle Entrate. Tra le opere che era necessario leggere e capire, quel genio perverso di Kikke inserì Ghost in the Shell e Il Maestro e Margherita. Quanto al sesso monotono, ai malcapitati ancora capaci di traghettare la propria libidine oltre il mare caldo della noia di Burokratzia, veniva data la possibilità di distrarsi visionando filmati amatoriali di una coppia bavarese che giorno dopo giorno, tranne la domenica, si accoppiava con modalità identiche: orale, missionario, pecorina, orgasmo. Sembra che il catalogo comprendesse oltre 4.000 filmati. Un calendario da parete inquadrato dalla telecamera segnalava che i rapporti si svolgevano in momenti diversi, ma per il resto essi erano del tutto identici.

Come accade in ogni perversione che si rispetti, la dipendenza da Burokratzia aveva degli aspetti intimamente contraddittori. La gente che odiava annoiarsi adorava annoiarsi a morte con Burokratzia; il primo suicidio avvenne nel marzo del 2011, quando un ragazzo si gettò dalla finestra dopo una sessione di 16 ore di Burokratzia. Nel biglietto d’addio scrisse che si sentiva in colpa perché, dopo aver realizzato tre dei cinque quadri, aveva provato un doloroso senso di soddisfazione. Nel giro di sette mesi dal primo incidente grave, i suicidi erano diventati circa 4.000, soprattutto localizzati nei paesi Scandinavi ed in Svizzera.

Kikke, dal suo sito cominciò a pontificare: “Finalmente la mia opera si sta compiendo. Andate, gente ed annoiatevi, annoatevi fino alla morte”. Le autorità avrebbero anche fatto qualche cosa, ma il fatto è che le riunioni che tenevano per risolvere la nuova emergenza erano di una noia così ordinaria, che tutti le troncavano con una scusa o con l’altra: non vedevano l’ora di mettersi al computer per annoiarsi finalmente in modo serio e professionale.

Il 3 agosto, Kikke ha scritto un ultimo post sul suo account Twitter: “Anche respirare è diventato troppo noioso”. Ed infatti, a detta del medico legale, Theodorus Kikke è spirato pochi minuti dopo per cause naturali. Dieci minuti dopo, su tutti i computer su cui era installato Burokratzia si è attivato un virus, che li ha resi inservibili per sempre. Da oggi la gente dovrà annoiarsi con i propri mezzi.

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

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