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FOTO DI REPERTORIOLAPRESSE07-02-2012Vasco Rossi compie 60 anni

Vasco Rossi è stato un genio e io devo chiedergli scusa.

in arte/musica by

Qualche giorno fa mi ero messo ad ascoltare un best of di Franco Battiato, di cui fino ad allora conoscevo essenzialmente tre canzoni: Cuccuruccuccù, Bandiera Bianca e Centro di Gravità Permanente. Dalle casse sono cominciate ad uscire fuori Prospettiva Nevskij, L’Era del Cinghiale Bianco,  Summer on a Solitary Beach e tante altre ancora, e sebbene per un secondo mi sia rammaricato di non averle mai ascoltate prima, a dominarmi è stato subito dopo la meraviglia di avere davanti a me un’intera discografia ignota e di qualità eccelsa, praticamente un godimento infinito.

Mi ero quindi ripromesso di ascoltarmi ogni singolo album nelle settimane successive e così ho cominciato con Patriots. Mentre stavo per passare a Gommalacca, è avvenuto – ahimè – qualcosa di strano e mostruoso. Da un angolo remoto del mio cervello, come il serpente che tenta Eva con una pasticca fuori dalla scuola, ho sentito me stesso pensare: “Beh, se per questo, non hai mai ascoltato nemmeno la discografia di Vasco”. Il maledetto suggerimento veniva dal fatto che, gli stessi giorni in cui avevo l’epifania su Battiato, mi era capitato di ascoltare per la prima volta Colpa d’Alfredo. 

“Ho perso un’altra occasione buona stasera / è andata a casa con il negro, la troia”.

Come scusa? Ha proprio detto “è andata a casa con il negro, la troia”. Mi ero fatto la classica risatina da stupore in ritardo di 36 anni ed ero andato avanti ad ascoltare. Beh, pazzesco! Non mi aspettavo da Vasco un testo in cui, anziché vagheggiare i soliti sentimenti noiosi e banali, veniva narrato un aneddoto con un dettaglio incredibile delle persone coinvolte, del luogo, di tutto ciò che è contenuto effettivamente nelle parole e ciò di cui non c’è nemmeno bisogno di dire un aggettivo. Non è affatto facile rendere al pubblico una descrizione fotografica di una situazione usando pochissimi versi, ma Colpa d’Alfredo ci riesce benissimo.

Così, ancora con l’ironia imbecille di chi guarda Ciao Darwin “perché mi piace il trash e mi piace soprattutto sapermi migliore di loro”, ho cliccato sull’album omonimo alla canzone. “Solo un attimo, poi torno a Battiato.”.

Cantanti completamente strafatti durante un concerto: deve esserci un momento nella vita di queste persone in cui il bivio tra sopravvivere e soccombere è decisivo. L’importante è trovare sempre qualcosa di ironico nelle cose, come il fatto che questo video sia stato caricato dal profilo ufficiale del Partito Democratico.

Tralascio il classico Non l’hai mica capito, ché sulla questione dei classici pop di Vasco ci voglio tornare dopo. Susanna è divertente ma dimenticabile, senonché mi colpisce perché penso a mia sorella che si chiama come la canzone, che è contemporanea (o quasi) al disco e da ragazza era fan di Vasco, e mi viene in mente che magari questo brano le piaceva tantissimo da piccola e che dovrei ricordargliela la prossima volta che la sento. Poi Anima Fragile, dove tiro un sospiro di sollievo: finalmente una canzone inutile alla Vasco Rossi. E sono già pronto a chiuderla lì, quando salta fuori Alibi, e di nuovo mi accorgo che sono letteralmente immerso nella scena descritta. Non solo, ma poi comincia ad elencare “devono accertare / controllare / verificare / analizzare / eventuali connivenze / coincidenze”. Un uso delle parole singole, tutte in rima, che non so come ma mi ricorda Nun te reggae più. 

Cavolo, un disco piacevolissimo. Ha le canzoni strane, le canzoni famosissime e spensierate, un tot di canzoni banalotte come è lecito che sia per un album non scritto dai Beatles. O da Battiato, per dire. Così mi viene un dubbio: stai a vedere che prima di diventare famoso, Vasco era bravo. Seleziono quindi Non siamo mica gli americani  e schiaccio play.

Signori, popolo che mi legge, voglio oggi chiedere scusa a Vasco Rossi. Mi scuso per tutte le volte che ho pensato che fosse un coglione totale, uno dei minimi livelli della musica italiana, fagocitatore di fama senza aver contribuito a nulla in Italia se non ad arricchire i gestori degli stadi di calcio. Perché se da un certo punto in avanti della sua carriera questi concetti possono anche essere in parte o del tutto veri, è sicuramente certo che come artista ha fatto dei veri e propri capolavori assoluti quali Non siamo mica gli americani. 

L’album, il secondo della sua discografia, contiene 8 canzoni. Una metà è piacevolissima. L’altra metà è già diventata pietra miliari mia personale raccolta di canzoni fondamentali. Si tratta innanzitutto di Fegato, fegato spapolato, che guarda un po’ inizia esattamente come Alibi. E, nuovamente, racconta in maniera fotografica una mattina – che diventa poi automaticamente l’intera giovinezza – del classico fattone del piccolo paesello di provincia. Noi oggi quando vogliamo attribuire un complimento ad un altro divo del pop, Max Pezzali, diciamo “Eh, ma come ha raccontato lui certe situazioni dei ragazzi di provincia, proprio nessuno”. Sì, ma si trattava dei ragazzi puliti, quelli da oratorio d’inverno e Grest d’estate, e delle loro comunissime disavventure. Quindici anni prima Vasco parlava già dei comunissimi problemi dei lazzaroni tossici e cazzari che esistono e sempre esisteranno in provincia. Gente priva delle velleità dei disgraziati cantati dai Baustelle. Nonostante per assurdo poi il testo contenga tracce di poesia talvolta perfettamente unita al comico:  “La primavera insiste la mattina” o “La festa ha sempre lo stesso sapore, gusto di campane, non è neanche male”. Montale, scansati.

Segue Sballi ravvicinati del 3° tipo. Concetti dello spazio profondo, melodie lontane come i già citati L. dei Baustelle o No Time No Space di Battiato. Solo che parla, di nuovo, di fattoni completamente persi. Gente che non ha bisogno di parlare di serpenti giganti e autobus blu per spiegare che si è imbottita di fumo peggio di una centrale a carbone dell’800. E poi Non siamo mica gli americani, con quell’intro assurdo in dialetto meridionale o con quella divagazione (Astro del Ciel) dentro la melodia senza alcun motivo apparente che oggi vengono ricalcate da Elio e le Storie Tese,. Con la differenza che Elio parla di cose demenziali del tutto immaginarie, mentre Vasco sta semplicemente recitando frasi che le persone semplici pensavano o dicevano per davvero durante la leva militare. Perché se la guerra rende i soldati semplici vittime e poeti (aka Generale, quella famosa di Vasco che poi ha rifatto De Gregori…no dai, scherzo) in tempo di pace a dominare è la pura noia di essere obbligati a fare da guardia alla polveriera di domenica sera, sotto la sarcastica minaccia della guerra fredda.

E infine Albachiara. Uno, superata l’adolescenza, deve rendersi conto che il pop non è una merda. Il pop, come tutte le cose, può essere una roba orrenda o un’opera d’arte. Dietro Uptown Funk di Bruno Mars, per dire, c’è del genio. Dietro i diversi singoli di Pharrell Williams c’è del lavoro impressionante. E noi italiani non possiamo chiamare “cantautorato” le canzoni di massa che ci piacciono per lasciare che al pop la spazzatura. Adesso venitemi a dire che Agnese non è pop come Albachiara. Che Notte prima degli esami non è pop come Albachiara. Una canzone che non è orecchiabile, non è che si lascia ascoltare. E’ una bomba universale che al secondo ritornello stavo per salire in piedi sulla scrivania, tirare un calcio al monitor e cantare in mezzo all’ufficio. Ed è solo perché sono a Tokyo; se fossi stato in Italia non solo il gesto non avrebbe avuto ripercussioni, ma sono pronto a scommettere che avrei potuto interrompermi a “Sei fresca come…” e, col gesto del microfono rivolto al pubblico, lasciare che i colleghi completassero il verso.

 

vasco fan

 

E nonostante tutto, oggi, Vasco Rossi è oggettivamente il simbolo del peggio che la musica italiana possa offrire. Con il senno di oggi, mi dispiace pure per lui. Come sia avvenuta questa trasformazione non lo so, non conosco la sua biografia né moltissimi degli album che sono venuti dopo Vado al massimo, l’ultimo album – per altro anch’esso stupendo – che si è fermato a quota 100mila dischi venduti. Sarà stato il successo: Bollicine, subito successivo e con un milione di copie vendute, mi ha fatto cagare. Magari è perché ha riunito sotto di se gli eroi di cui cantava, cioè quei fattoni ignoranti e privi di sogni che presi singolarmente in qualche serata all’osteria fanno ridere a crepapelle ma messi tutti dentro ad uno stadio finiscono per fare cose immonde (dovrebbero scrivere un libro sui racconti di gente che negli anni 80-90 andava ai suoi concerti: venderebbe più di tutti i titoli di Palahniuk messi assieme).

Quello che è certo e che sono stato mosso da un pregiudizio, ed è giusto che me ne penta.

Per quelli che la partita doppia è andare allo stadio ubriachi. Prendo un libro o un giornale di economia, lo apro a caso, leggo e – qualche volta – capisco l'argomento, infine lo derido. Prima era il mio metodo di studio, adesso ci scrivo articoli. Sono Dan Marinos, e per paura che mi ritirino la laurea mantengo l’anonimato.

32 Comments

  1. Ma è ironico? O è davvero un articolo che parla di come uno a quarant’anni si renda conto che Vasco Rossi è bravo?

  2. Quei primi album sono stati eccezionali , poi anche secondo me si e’ affievolito , ma bravo lo e’ ancora , lo dimostrano alcune perle musicali che spiccano ma vanno ascoltate con cura altrimenti si fz di tutta l’ erba un fascio.

  3. se vuoi ascoltare altre chicche: Tropico del Cancro, Jenny è pazza e Che ironia. Canzoni pressochè sconosciute ma che raccontano storie incredibili…in queste canzoni, in poche parole è riuscito a dipingere mondi interi..

  4. La gente ama Vasco Rossi perchè lui, i suoi testi e la sua musica è come il popolo: semplicemente mediocre, il classico italiano medio…strafottente, melanconico, ignorante e selvaggio. Il suo intercalare “eehhh” ha sinceramente rotto il cazzo.
    Personalmente ritengo che sia fallito come artista dopo i primi album.
    Del resto o lo ami o lo odi….forse avete capito il mio sentimento.

  5. Finalmente ho capito perché per me (adolescenza negli anni ’90) Rossi è sempre stato un cazzone afasico mentre per il mio ex (adolesenza negli anni ’80) un mito: abbiamo ascoltato due cantanti diversi, che per coincidenza hanno lo stesso nome.

  6. Non so se ridere o piangere….hai solo 27 anni ma ti permetti di scrivere senza nemmeno avere ascoltato….siamo solo noi, vita spericolata, liberi liberi, c’è chi dice no, stupendo, ogni volta, vivere….solo le prime che mi vengono in mente……vasco ha fatto la storia, concordo che negli ultimi anni la creatività e calata….ma 40 anni sono lunghi…..e comunque complimenti…sei più bigotto dei miei nonni….

    • Ma, veramente ho scritto le stesse cose che dici tu.
      Comunque “bigotto” non era mai stato detto di un autore di Libernazione, grazie, mi fai salire di posizione nella collezione di insulti.

  7. Con tutto il bene che voglio Baustelle utilizzarli come metro di paragone per Vasco Rossi è come utizzare Al Nano per misurare Mozart (e credo che i Baustelle sarebbero d’accordo)

  8. …continua ad ascoltare sia IL PROFESSORE siciliano….che il KOM….altrimenti ti perderai ciò che di meglio i cantanti italiani hanno saputo esprimere e regalarci…..io credo che parlare di Battiato senza citare La Cura e di Vasco senza citare Sally(e ne stò citando solo 1 che tu non hai considerato)sia molto riduttivo ;-)…..caro il mio ventisettennne^^

  9. Amen fratello.
    Io la tua storia l’ho vissuta quasi al contrario, scoprendolo negli anni ’90. A a quindici anni il suo primo concerto (grazie papà..ma come t’è venuto in mente!?) e già allora i segni di cedimento erano importanti ma io venivo dalla provincia dove Vasco e il Papa non erano in discussione. Poi col tempo sono arrivata a dovermi praticamente giustificare e le armi a disposizione erano sempre meno, su Creep ho gettato la spugna. L’ultimo concerto a cui ho assistito fu una tale mostra di orrenda umanità che dissi basta, mai più.
    A distanza di anni però so che dentro quell’animale borioso si nasconde ancora il giovane intoverso che un giono salì sul palco di Sanremo e cambiò la storia della musica italiana. Alla fine stai là, sotto la doccia e se il mix di youtube si sente ispirato e ti passa Non mi va te la canti tutta a squarciagola usando la spugna come microfono..non è un segreto dai, lo sanno tutti.

  10. Che tristezza….non Sì può semplicemente dire benvenuto!!..ho anche unome di un suo brano..che in pochi ricordano ma i da ragazzina mettevo su in una radio locale….era spiritoso x me….ma oggi fra odio e amore..Vasco ..Battiato..e poi tanti altri ma ho imparato poi a d’amare..De Andrè. Un poeta ..Mina!! ..anche se non sono paragonabili x tante cose..sono artisti che offrono sempre sensazioni e pensieri ….

  11. Compro tutto quello che canta vasco , ma nn tutto piace.cqe trovo sally il testo più importante di vasco .io sono fermo al 1996 da li in poi compro per avere tutto di vasco .il 22 giugno sarò presente come sempre .ma vi ripeto i brividi si fermano al 96

  12. Succede, non si può conoscere tutto di tutti. Può accadere che ci si faccia un’idea basata solo su una parte del repertorio di un artista, non mi sembra niente di strano, da questo punto di vista la penso diversamente da alcuni indignati (spero non di professione) che leggo fra i commenti.
    Se dopo due, tre, quattro film un regista non dovesse riuscire a convincermi, probabilmente perderei ogni curiosità nei confronti delle sue opere, preferendo dedicare il mio tempo ad altro. Che comunque, come ho detto recentemente ad un amico, non è mai troppo tardi per scoprire Battisti-Pannella.

    • Caro Mario,

      tu non sai con quale inganno mi hai teso scrivendo “Battisti – Pannella”, anziché Panella.
      Stavo già sognando l’impossibile.

      Chiedimi scusa.

  13. Voglio possederti sulla poltrona di casa mia con il rewind…….rewind e tutto il necessario.

    Direi che può bastare.

    Ha semplicemente avuto la sfiga di non morire giovane.

  14. Io ho fatto il tuo percorso al contrario.
    Avendo 50 anni ho vissuto Vasco Rossi come un’esplosione nei primi anni 80.
    Quando dettavano legge Cutugno e i Ricchi&Poveri, spunta fuori uno spaesato che comincia a cantare che ” bambini dell’asilo stanno facendo casino, ci vuol qualcosa per tenerli impegnati. Ci vuole un goccino…ci vuole uno spino”. Oppure “Dimentichiamoci questa città”, con un attacco alla AC/DC de noattri.
    Mi si è aperto un mondo sulla musica italiana. Ricordo sempre un suo concerto nell’82 in un campetto di calcio della provincia vicentina con circa 200 spettatori.
    Poi però ho vissuto la deriva del VASCO, come lo chiamano i fans. Gli anni in cui scalava le classifiche e riempiva gli stadi con canzoni che sono poco più che liste della spesa o annotazione sull’agenda.
    Non cito le sue orribili canzoni degli ultimi quindici anni perchè non le conosco abbastanza, dopo un primo ascolto le ho dimenticate.
    Continuo a provare ad ascoltare i vecchi LP, ma mi sale la tristezza per ciò che è stato e non è rimasto.
    Peccato però, mi sarebbe piaciuto avere un ribelle della mia età. In fondo Johnny Cash non si è mica messo a cantare Jingle Bells a fine carriera.
    Il che significa che la coerenza esiste.

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