un blog canaglia

Urtarsi in città con lo smartphone in mano (un breve post quasi reazionario)

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Ci urtiamo. Camminiamo e ci urtiamo. Qualche volta chiediamo scusa; qualche volta invece tiriamo dritto con lo sguardo sequestrato. Dalle icone dell’attesa; dall’ora in cui s’è letto; dal momento in cui il rapimento è duplice e contemporaneo e si scrive o s’attende insieme; dall’ubiquità pixelata della nostra epoca.

Ciechi: ecco cosa siamo. “Ciechi che, pur vedendo, non vedono” come scriveva Saramago. Ciechi fortunati d’una fortuna tecnologica e paracula e giusta e fuori discussione. Perché le fortune, specialmente quelle che decidono le stagioni dell’umanità, non si discutono. Come non si discutono l’acqua e l’aria. Pure se non si bevono o non si respirano. È così che funziona l’evoluzione.

Però ci urtiamo. Sempre più frequentemente, sempre più distrattamente. E non ce ne importa niente perché nemmeno ce ne accorgiamo. Borseggiati dalla paura di perdere l’attimo; derubati proprio dell’attimo. Che è di un altro genere: del genere che si cammina e si beve e si respira. Del genere che si vive con la carne e con le ossa e di norma pure con le dita.

Andiamo a caso. Come soltanto i finti ciechi, quelli che chiudono gli occhi e cercano il muro di casa per gioco. E quindi ci urtiamo. Rivoluzionari della camminata, interpreti maldestri della città. Soli come il mondo ci vuole, certo, ma forse un poco di più: soli come chi, pur vedendo, non vede: spaesati iperinformati con lo smartphone in mano e il presente sotto i piedi.

4 Comments

  1. La faccio breve…il superfluo che ci hanno fatto spacciare come necessità, il social che più che essere sociale ti emargina davanti ad una macchina 3 ore al giorno, e per finire, una massa di tecno-rincoglioniti ansiosi che controllano lo schermo ogni 5 sec in attesa spasmodica dell’ennesimo futile post.
    E gli fanno pure le corsie dedicate…io li spalmerei sull’asfalto.

    Questa è la mia personalissima visione di questa tecnologia involutiva per il genere umano.

    Fine.

  2. La legge della tecnologia di Douglas:

    quello che esiste alla nascita lo dai per scontato (e non ti capaciti che qualcuno abbia potuto vivere senza)
    quel che viene inventato prima dei tuoi trentacinque anni e’ una figata (anche se spesso non hai idea di come usarlo)
    quel che viene inventato dopo i tuoi trentacinque anni e’ frutto del demonio e va bruciato.

    Anche se la Singolarita’ Tecnologica e’ gia’ in una tale crescita esponenziale che per la generazione degli anni ’80 l’eta’soglia dovrebbe essere abbassata a 25 anni.

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