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Una parafrasi di “Ocio”, il nuovo pezzo rap di Jerry Calà

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Non credo servano presentazioni. Se qualcuno però non lo sapesse, Jerry Calà (già il mio candidato favorito alla Presidenza della Repubblica all’ultima elezione), ha fatto uscire un pezzo rap (che trovate in calce a questo articolo) di una bellezza insensata, denso di rimandi, raffinatezze, arguzie e chicche assortite. Non potevo astenermi da darne una lettura personale.

Ah, non chiamatelo un ritorno
Io non ho mai mollato
Ti faccio vedere i sorci verdi, fighetta!
Mica quella roba commerciale che fa gente come J-Ax
Io faccio il rap vero!
Riportiamo questa roba in strada, fratelli!

In questo passaggio iniziale, il Maestro lancia un monito: nonostante la propria figura appartenga ad un tempo passato, quello dei gloriosi e intramontabili anni ’80, egli non se ne è mai andato, non ha mai abbandonato il proprio pubblico: non è appropriato parlare dunque di ritorno. Inoltre, compiutamente postmoderno, il Nostro si catapulta nel presente con il superamento dello stesso tramite il ben noto leitmotiv del ritorno alle origini: il rap “commerciale”, adoperato qui con forte accezione dispregiativa, va accantonato in favore di una ripresa più autentica degli inizi in strada.

Quando arrivo grida “Ocio! Ocio!”
La gente mi vede e grida “Ocio! Ocio!”
Fai lo smile al mio socio, ocio!
Dentro al club come sbocio, ocio!

“Ocio” è uno storico tormentone del Maestro. Compare in numerosi suoi film, spettacoli teatrali ed è sempre presente negli ormai epici mercoledì sera alla Capannina a Forte dei Marmi. Calà riporta qui, con un’operazione di grande complessità nel suo essere temporalmente trasversale, la spavalderia propria dello yuppismo di cui lui è stato testimone e interprete nella contemporaneità: egli, nel 2015, sboccia nel club. Ocio.
In un guizzo geniale, poi, un lettore ci fa notare una ricamata allitterazione di straordinaria raffinatezza: “fai lo smile al mio socio” suona pericolosamente vicino a “sai lo Smaila è il mio socio”. Un tributo straordinario al secondo dei quattro Gatti di Vicolo Miracoli.

Vivevo solo dentro al pied-à-terre
Tu ti facevi seghe, io la Venier
Sbocciavo con Eva e con Alba
Tu fai la vida loca, io la vita smeralda!

Il primo dei passaggi sinceramente magistrali del pezzo. Qui, coerentemente con la prospettiva di ritorno alle origini manifestata nell’intro, il Maestro si ricorda dei tempi iniziali, in cui –sebbene spiantato– portava in nuce i semi del suo essere bomber già all’epoca: Calà conosce la Venier sul set di Vado a vivere da solo (1982) e se la sposa negli USA due anni più tardi. Per gli altri, onanismo.
Il riferimento ad Eva e Anna, invece, è di più raffinata decrittazione: si fa riferimento ad Abbronzatissimi, pietra miliare del 1991 le cui protagoniste femminili erano, appunto, Alba Parietti ed Eva Grimaldi. Vita Smeralda è infine un film del 2006 scritto, diretto e interpretato dal Maestro. Le citazioni si sprecano.

Ho rossa l’iride, mi sale il crimine
La tua tipa che mi guarda: libidine!
Tu sei un fac-simile, con Jerry non fotti
La tua tipa sì: libidine coi fiocchi!

Qui il riferimento è ad una scena di grande disinibizione: compare l’utilizzo di droghe leggere e l’eccitazione della conquista. Sicuramente una situazione di grande libidine, appunto, altro tormentone del Vate catanese. Il raffinato gioco di parole successivo aumenta quella stessa libidine: non si scherza con Jerry, ma egli può permettersi di scherzare (sessualmente) con chiunque, perfino con le ragazze altrui. Forse, possiamo azzardare, le sue prede preferite.

Son di moda, cazzo son di moda
Tu sei in coda, babbo fai la coda
Minchia frate come stai
Pago il mio canone Rai

Verso interlocutorio questo: di fronte a Calà ci si può solo mettere in coda. Egli ci guarda col disprezzo derivante dalla coscienza della propria grandezza. In tutto ciò, è pure un onesto cittadino.

Quando arrivo grida “Ocio! Ocio!”
La gente mi vede e grida “Ocio! Ocio!”
Fai lo smile al mio socio, ocio!
Dentro al club come sbocio, ocio!

Strofa già trattata.

Sono vacanziero di professione
Vedo culi grossi, cinepanettone
Sono ritornato, un tornado in città
Spacco tutto: Jerry Calamità!

Qui si entra nel vivo, nella pregnanza del testo: le parole si susseguono come lame affilate in un turbinio sintattico-semantico da lasciare di sasso. Il primo riferimento è ai film a tema vacanze di cui il Maestro è stato protagonista a più riprese (vacanziero di professione): dallo storico, primo, cinepanettone Vacanze di Natale (1983), ma anche Vacanze in America (1984), lo stesso Abbronzatissimi (1991) o il mitico Sapore di Mare (1983), quasi un manifesto generazionale. Come poi mi fanno notare molti autori, questa mia prima, acerba, interpretazione è probabilmente sbagliata: si fa in realtà riferimento a Professione Vacanze, caposaldo della serialità italiana degli anni Ottanta e masterpiece indiscusso della carriera del Maestro. Infine, si riprende il tema dell’introduzione, in merito al rientro sulle scene, più carico e devastante che mai.

Versi a serramanico, scoppia il panico
Rime a raffica, Trrrrrrr, Jerry Kalashnikov
Alla fine la tua donna me la schiaccio
In giro dicono che non son bello, piaccio!

La devastazione causata dal flow è ormai totale: i versi fendono l’ascoltatore come un coltello affilato, e il panico serpeggia. Le rime arrivano a raffica, come sparate da un AK-47. Come se non bastasse, subito dopo, ecco il colpo di grazia: la frase simbolo del Maestro (“non sono bello: piaccio!”), trasportata dall’apertura di Vacanze di Natale dritta nel turbinio della contemporaneità. Lode, menzione d’onore e bacio accademico per “Jerry Kalashnikov”. Mi inchino.

Son di moda, cazzo son di moda
Tu sei in coda, babbo fai la coda
Minchia frate come stai
Pago il mio canone Rai

Quando arrivo grida “Ocio! Ocio!”
La gente mi vede e grida “Ocio! Ocio!”
Fai lo smile al mio socio, ocio!
Dentro al club come sbocio, ocio!

 

Quando ha la barba sembra vecchio, quando non ce l’ha basta parlarci un po’ per confermare l’impressione, in realtà è ben sotto la psicologica soglia dei 25. Più Toscana che Veneto, da un po’ è a Milano con furore. Porta avanti le battaglie della libertà del mangiar bene, bere bene, lavorare il giusto. Odia la globalizzazione solo quando non gli fa comodo. Con un Freak Fetish Disorder diagnosticato, sogna di fare una festa di laurea dalla cui torta escano un paio di ballerine succinte e Christian de Sica in smoking candido.

9 Comments

  1. E’ triste che un’esegesi così attenta del capolavoro cada proprio su uno delle strofe più emblematiche del testo. Il verso “Sono vacanziero di professione”, infatti, più che alle saghe vacanzier-vanzinesche sono abbastanza sicuro che alluda a “Professione Vacanze”, caposaldo della serialità italiana degli anni Ottanta e masterpiece indiscusso della carriera del Maestro.

    • Caro Valerio, credo che lei abbia proprio ragione. Ottima osservazione, e ottima serie. Come penitenza credo che la riguarderò. A lei posso offrire un Campari Soda con molto ghiaccio e una fettina di arancia per sdebitarmi?

  2. Ben nascosta tra le righe è l’alliterazione che allude al periodo precedente ai ruggenti anni 80, gli anni miagolanti.

    Smaila il mio socio.

  3. A breve (se non l’hanno già fatto) uscirà una antologia su Rete4 della serie FILMISSIMI in cui tutta la sua filmografia verrà rivalutata, qualche giornale allegherà i sui film in dvd e qualche “Tarantino” de noantri lo eleggerà a sua musa ispiratrice….

  4. Beh, grazie per avermi insegnato qualcosa. Seguii i Gatti alla fine degli anni Settanta, e per me erano il simbolo di Verona (prima del successo dell’Hellas Verona di Bagnoli, Garella & C.), ma non sapevo che Cala’ fosse nato a Catania.

    Quest’informazione non cambia la stima che ho per Jerry, il suo “psicologico infantile, in “Un ragazzo e una ragazza”, è tuttora il mio ideale professionale, ed ha descritto con decenni di anticipo la condizione dell’adulto nel ventunesimo secolo, a cavallo tra le responsabilità della maturità e l’infanzia che persiste.

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