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Una morte ad innesco burocratico

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Ciò che inquieta del caso Cucchi è che l’innesco della morte di questo ragazzo sia stato un errore burocratico. Nella praticità della vicenda infatti, abbiamo una persona che i carabinieri portarono in caserma in quanto possessore di alcune dosi di erba e cocaina. E fino a qui tutto ok. L’innesco della tragedia però avvenne con il verbale d’arresto, nel quale i militari dell’Arma scrissero che Cucchi era «nato in Albania il 24.10.1975, in Italia senza fissa dimora». Particolare non di poco conto, in quanto la mattina dopo il giudice dell’udienza di convalida negò i domiciliari per la «mancanza di una fissa dimora risultante con certezza dagli atti». Il dramma di questa faccenda, l’aggravante, sta proprio in quelle poche righe del verbale. Una svista. Una disattenzione.
Ora, secondo l’art. 391 del codice di procedura penale, l’udienza di convalida si svolge in camera di consiglio con la partecipazione necessaria del difensore dell’arrestato o fermato. Se lo stesso non è stato reperito il giudice ne nominerà uno di ufficio. Il pubblico ministero, se comparso, indica i motivi dell’arresto o del fermo e formula le richieste in ordine alla libertà personale. Il giudice, per consentire l’esercizio del diritto di difesa, interroga l’arrestato o fermato e sente in ogni caso il suo difensore.(…)”.
Quindi abbiamo il carabiniere verbalizzante che sbaglia in quanto probabilmente aveva inoltrato un modello riempito in precedenza da un albanese. Abbiamo il Pm che,  in quanto organo promotore di giustizia dovrebbe ricercare ed  acquisire non solo delle prove  a carico ma anche degli elementi a favore dell’imputato,  non si accorge ne rileva l’inesattezza presente nel verbale, nonostante l’abitazione in cui Cucchi risultava ufficialmente residente, fosse stata perquisita la sera stessa, senza esito, alla presenza sua e dei suoi genitori. Non sappiamo cosa abbia rilevato il difensore d’ufficio. Ed infine abbiamo un giudice che decide legittimamente ma sulla base di fatti ufficiali errati.
Una maledetta e sfortunata udienza di convalida, durata magari nemmeno 5 minuti, come chiave di tutto. Senza quell’errore nel verbale, o con la sua segnalazione, Cucchi sarebbe finito ai domiciliari e ancora vivo.
Come piccoli mattoncini piazzati neutralmente uno sopra l’altro, gli iter burocratici possono creare tragedie grandi come galassie d’angoscia irrecuperabili. Senza che poi ci siano veri e propri responsabili. Tutto secondo il rispetto delle leggi e dei regolamenti procedurali.

8 Comments

  1. Non mi è chiara una cosa. Cucchi era presente o meno all’udienza di convalida?
    http://www.internazionale.it/notizie/2014/11/01/gli-ultimi-giorni-di-stefano-cucchi
    Pare, inoltre, che fosse presente anche il padre
    Perchè l’avvocato difensore non ha impugnato subito la decisione del giudice visto che il falso materiale era facilmente confutabile?
    Ora se di un nostro convivente dovessero dire che è senza fossa dimora credo che tutti cercheremmo in ogni modo da farlo notare a chi ha questo convincimento!

    Manca qualche tassello in questa vicenda…

  2. “li iter burocratici possono creare tragedie grandi come galassie d’angoscia irrecuperabili. Senza che poi ci siano veri e propri responsabili”

    ?????”’???”?????

    mi sembra un tantinello fuorviante, a cominciare dal fatto che il soggetto dovrebbe essere “gli ERRORI burocratici” non gli iter.
    Poi sarà difficile a volte trovare i responsabili per gli errori. Ma nemmeno questo, stavolta.

  3. Quello che, aldilà di prove provate, condanne e quant’altro, lascia veramente senza fiato in vicende come questa è la cialtroneria.
    La cialtroneria di un carabiniere che non ha voglia di scrivere un verbale per intero e ne modifica un altro; la cialtroneria di un pubblico ministero, quella di un avvocato, quella di un giudice, quella poi dei secondini e quella degli infermieri.
    Cialtroneria e svogliata routine, quando si impadroniscono di chi ha a che fare con le persone, fanno molti più danni di qualsiasi errore burocratico.
    E la cialtroneria, per chi opera in certi ambiti, a mio avviso, andrebbe pesantemente sanzionata, come minimo con la perdita del posto di lavoro in cui ti sei dimostrato un emerito cialtrone…

  4. Emh, certo vanno visti tutti i risvolti e le concause ecc ecc, è giusto, e quindi, nell’ordine, leggendo tutti gli interventi di apertura oggi qui su Libernazione sul caso, abbiamo cialtronaggine, burocrazia, responsabilità politiche che portano alle concause, tutto giusto e io, per dire, in galera ci manderei Giovanardi, mentre le botte che hanno ammazzato Cucchi, e i capoccia che a Roma pranzano pappa e ciccia e si scambiano i favori assolvendosi a vicenda, be’, quella è dietrologia! 🙂

  5. Ciò che inquieta di più è che nelle caserme e nelle questure si muoia per “malori attivi”. Non che si facciano errori. Capisco la voglia di cercare una ragione, anche io odio la burocrazia, ma Stefano non è morto per uno sbaglio sui documenti e neppure perché era un drogato.

  6. Cucchi non è morto per colpa della svista nella compilazione del verbale perchè, anche se si viene rinchiusi in carcere senza giusto motivo, in carcere non si può MORIRE di non-si-sa-cosa!

    • In Italia, oggi, non è però nemmeno accettabile che qualcuno venga rinchiuso in carcere senza giusto motivo, indipendentemente da quello che poi accade dopo, che è un altro discorso ed ha altri responsabili.
      E, ripeto, solo per questo i responsabili, tutti con nome e cognome, andrebbero pesantemente sanzionati, quantomeno per palese incapacità di svolgere come si deve il loro lavoro…

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