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“Una modesta proposta”

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Il fancazzismo impiegatizio è una piaga soprattutto per i lavoratori più bravi e capaci. Le aziende, infatti, non potendo (volendo) combatterlo seriamente, si rifanno sugli onesti. Basta fare un giro in una grande realtà pubblica e privata italiana per rendersi conto che le persone sedute dietro ad una scrivania senza fare assolutamente nulla pur essendo regolarmente retribuite (premi di “rendimento” inclusi) è sorprendentemente elevato.

Osserviamo da vicino il fancazzista: è un tipo psicologico il cui grado di allergia alla fatica e all’impegno va dal grado “medio” al “molto elevato”. Tra loro, vi sono i casi clinici, quelli cui un minimo sforzo intellettuale potrebbe risultare fatale. La fattispecie in questione presenta in genere un comportamento particolare, sotto certi aspetti controintuitivo: il fancazzista è infatti attentissimo al rispetto delle regole formali imposte dal datore di lavoro, manifestando d’altro canto un’abilità davvero raggurdevole nella nobile arte di “fottere il sistema” nella sostanza, pur restando tassativamente all’interno del recinto di regole, codicilli, orari e timbrature imposto dal padrone.

E’ noto, d’altra parte, che i capi degli uffici del personale attribuiscono grande valore agli aspetti formali (orari, timbri, permessi ferie), mentre diventano inflessibili quando si tratti di questioni di sostanza che per loro natura non possono essere affrontate se non attraverso una violazione di regole aziendali. Per intenderci: se la prendono più facilmente con un whistlerblower (vedi il caso dei ferrovieri licenziati per aver mostrato ad un giornalista le magagne dei sistemi di sicurezza dei treni su cui viaggiano milioni di italiani) che con un falso malato che si presenta in ufficio con frequenza tale da essere soprannominato “Fatima” (dopo un’apparizione, torna invisibile per mesi).

Lo so, è una posizione scomoda la mia, perché potrei sembrare un apologeta del padronato (uso questo termine per nostalgia, dal momento che oggi la grande realtà produttiva non ha volto, è impersonale, monade inconoscibile, al punto che era meglio un padrone fisico contro cui lottare, almeno ne (ri)conoscevi forze e debolezze). Tuttavia, se su un piatto della bilancia c’è il piacere di fottere un sistema bacato ed alienante, e sull’altro l’equità sociale, la scelta non può che ricadere su quest’ultima. Il fancazzista protetto da un sistema che è occhiuto con le persone oneste e lassista con chi ruba (perché chi prende uno stipendio senza fare un cazzo, questo fa, e lo fa agli altri lavoratori) è un insulto vivente per il preponderante, umilatissimo e disperato “quarto stato” (giovani con i soliti quattro stage di seguito a 500 euro al mese quando dice bene, poi assunti a tempo determinato, da grandi aziende che fanno scorrazzare i loro boss su aerei privati).

Per evitare che i fancazzisti continuino nella loro opera di disgregazione sociale, io lancio questa “modesta proposta”: il certificato ufficiale di fancazzismo (CUF). Tutti coloro che non desiderano lavorare pur avendone la possibilità, fisiche e mentali, sarebbero titolati a chiederne una all’apposito ministero (che sarebbe da me presieduto). Il CUF, integrato in una comoda scheda magnetizzata che potrebbe fungere anche bancomat (datemi qualche idea per il logo) darebbe diritto ad uno versamento mensile a carico dello FUF (Fondo Ufficiale Fancazzisti) pari al 65% del salario medio nazionale. Ovviamente sarebbero necessarie punizioni severe per i furbi che volessero beccarsi il CUF anche se lavorano in nero. Sarebbe bellissimo se i recuperi di efficienza della realtà produttiva finalmente sgravata della sua zavorra potessero condurre a maggiori assunzioni di persone motivate, ovvero ad un aumento degli stipendi dei dipendenti e/o un aumento dei fatturati, e pertanto degli imponibili, tale da consentire la copertura del FUF. Tutte questioni da analizzare e da mettere a punto. Un fatto è certo, comunque: un FUF costerebbe al complesso di pubblico e privato nel loro complesso meno di quello che costa alle sole aziende il mantenimento del loro piccolo esercito di piombo.

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

2 Comments

  1. Sei ammirevole nella tua volontà di voler trovare una sistemazione per i fancazzisti, direi che potremmo anche organizzare delle crociere gratuite per i fancazzisti, per esempio stavo pensando a Titanic o Poseidon….

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