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Una lettera di Gramellino su Milano ed Expo

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L’altro giorno mi trovavo a Milano. Non ci vado quasi mai a Milano, quando ormai fa troppo caldo per mangiare l’ossobuco però adesso hanno aperto l’Expo e allora ci vado sennò mi dicono che sono un bastian contrario e va bene essere anticonformista ma non esageriamo!
Ho visto tanti milanesi mettersi a riverniciare i muri devastati da quei delinquenti di black block e ho sentito tanta, tanta voglia di riscatto civile e partecipazione.
Certo, non potevo mettermi a pulire anche io perché devo mantenere il mio ruolo da intellettuale distaccato e poi diciamo che il lavoro manuale non mi si addice, del resto non per niente tengo l’unghia del mignolo lunga . Però non potevo rimanere indifferente di fronte a questa passione civile. Allora ho comprato Micromega e mi sono messo su una sedia e ho iniziato a leggere ad alta voce l’editoriale di Flores D’Arcais a beneficio dei concittadini che pulivano. È stato bellissimo per tanto tempo. Poi però mi hanno chiesto almeno un contributo alle spese della vernice e mi sono sconfortato. “Possibile – ho pensato – che le logiche di mercantilizzazione neoliberista siano arrivate al punto da chiedere soldi a un artista che legge per te”. È così, un po’ deluso, sono andato a bere una baladin da Eataly, per riconnettermi con quella italia contadina per cui i valori hanno ancora un senso.

(SINDACATO PAGANO) Nato in terre calde e prospere di disoccupazione si trasferisce giovinetto al Norte dove adesso lavora, rigorosamente a fini di lucro. Attende con speranza che Grillo faccia approvare il reddito di cittadinanza così da poter finalmente vivere come un rentier. Ha scelto il nome da usare nel blog guardando tra le bottiglie di alcolici di un amico rivoluzionario.

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