Un tramonto così

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Ricevo da A.R., e volentieri pubblico.

Ormai le cazzate che spara Barbapapà sono tali e tante che nessuno riesce più a stargli dietro. Troppe. E arrivano da un signore per cui tutti hanno antica stima: Eugenio, il Fondatore. Uno gentile perfino in ascensore. Uno alle cui geniali intuizioni di tanti anni fa tutti debbono testata e stipendio. Uno a cui davvero tutti vogliono tutti bene – e continuerebbero a volergliene, se solo smettesse di fare danni.

Sì, fare danni. Perché l’imbarazzo cresce ogni giorno. Perché il patriarca sta rincoglionendo. E rovinando tutto. A partire dalla sua creatura. Repubblica. Ma più in generale, il gruppo Espresso. Con le sue esternazioni rovinose. Con i suoi errori da Alzheimer (santo dio, quello sulla canonizzazione di Ignazio di Loyola ha fatto venire la pelle d’oca a tutto Largo Fochetti). Con i suoi anatemi novecenteschi contro Internet, secondo lui “causa dell’ignoranza contemporanea”. Roba che per un gruppo che investe ogni giorno le sue speranze sui siti fa ridere. O piangere. La maggioranza piange.

Il caso Scalfari ormai è quello che tiene banco alle macchinette del caffè così come al bar aziendale.

Chi ha il coraggio di dirglielo, che è tempo di smetterla, di chiudere, di stare zitto come fece il grande Norberto Bobbio a fine vita, non fidandosi più della sua lucidità? Chi ha il coraggio di dirglielo che sta rovinando – nel finale – la sua lunga reputazione e soprattutto l’oggetto che aveva creato quarant’anni fa – Repubblica – con tutta la sua propensione al nuovo, e che oggi lui stesso riduce, ogni volta che parla, agli anatemi ortodossi di un Bernardo di Clairvaux? Chi ha la forza di avvicinarlo per dirgli “la prego Direttore, scriva libri ospiziali se proprio vuole, ma ogni volta che appare sugli stessi giornali che con la sua grande intelligenza tanti anni fa ha creato, gli dà un colpo mortale”?

Niente, non glielo dice nessuno. Chi per paura, chi per gratitudine, chi perché gli vuole ancora bene. Lo si lascia alle sue maledizioni da anzianissimo perduto nel gorgo di un presente che non capisce più, da tempo.

E i più cattivi arrivano a sperare che lasci questo mondo, purché la smetta di fare così tanti danni.

Non si meritava, davvero, un tramonto così.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

6 Comments

  1. Capriccioli sei luciferino. Questo post è un’ubliqua e perfida frecciata alla figura di pannella, che affondando nei suoi sproloqui senili sta trascinando verso l’irrilevanza quello che era forse il miglior progetto politico italiano. Qualunque danno possa produrre il rincoglionirsi di Scalfari, non sarà mai lontanamente paragonabile al disastro prodotto dal pessimo invecchiamento di Pannella Giacinto. E da quelli che non hanno saputo impedirglielo.

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